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NAPOLETANO

anche oggi gli stranieri, se voglion scrivere o parlare in Napoletano, palesa subito quali siano in quella lettera gli errori dello straniero scrittore, e quali le varietà, che veramente in quattro secoli ha potuto soffrire il dialetto. Molto più chiari sono poi per noi moltissimi errori de’ copisti, e forse dell’editore, come avviene, sempre, allorché si copia o si stampa in una lingua ignota.

Noi per venerazione al nome di tanto scrittore, e perchè in se stesso considerato è quello un prezioso monumento per noi, abbiam creduto pregio dell’ opera primieramente rapportarlo tale quale si trova scorrettamente stampato nell’edizione di Firenze, ed in confronto mettere la correzione non solo di tutti gli errori di scrittura,che indubitatamente vi sono scorsi per abbaglio de’ copisti, o dell’editore, ma anche la correzione di tutte quelle caricature di pronunzia, e di lingua, che vi commise il Boccaccio per inespertezza del vero dialetto. Ma lasceremo esistere quelle maniere di dire, e quelle parole non mai state nostre, ma tutte Toscane, che vi si veggono intruse. Avremmo soverchio alterato il Testo, se anche queste avessimo volute correggete. Ben però nelle note le avvertiremo, ed inoltre rischiareremo ciocché per la mutazione de’ tempi, e de’ costumi è divenuto oscuro. Indi per far comprendere quale sia la mutazione e di ortografia, e di lingua, che in questi quattro secoli ha avuta il dialetto, la ridurremo nel Napoletano oggi corrente togliendone qualunque barbarismo, e si vedrà subito quanto diviene chiara, ed intelligibile a ciascuno

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