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330 L’ILLUSTRAZIONE POPOLARE

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POE S-lrt • N El PRINCIPALI DIALETTI ITALIANI,

Napoli conta tin gran numero di poeti vernacoli: se si volesse scriverne una storia, la riuscirebbe voluminosa. La segregazione di Napoli da tutto il resto d’Italia e la sua supremazia sopra tutte le città dell'antico Reame naturalmente conti ibuirono ad ali- mentare la caterva; degli _8crittori in dialetto. Ed è curioso che la maggior parte di essi nelle loro prefazioni ed introduzioni fa- cevano sul serio il parallelo fra la Lingua Toscana e la Napolitano., conchiudendo alla maggiore eccellenza di quest’ultima. Oggi non si fa piti tale parallelo — farebbe ridere — ma non perciò d diminuito il numero dei cultori del patrio dialetto, ve n' ha tuttora in buon numero.

I più famosi poeti vernacoli sono, a cominciare dal seicento (trasandando i più antichi, che risalgono fino a M. Spiniello, cronista anteriore a Daute): G. C. Cortese, autore della Vajasseide, del Micco Passaro e di altri poemi: G. B. Basile, scrittore del celebre Cunto de H c»m*e: F. Sgruttendio, autore della Tiorba e delle Materiate: G. Fasauo, N. Sfigliola e N. Capasso, traduttori, il primo della Gerusalemme Liberata, il secondo dq\VEneide ed il terzo di parte dell’ Iliade. E più prossimi ai nostri tempi : G. Genoino, M. Zezza e R. Sacco, e poi una schiera di scrittori viventi, come Altavilla, Spadetta, Iaccaiino, Quattromani ed altri.

Diamo ai nostri lettori tre brevi poesie di G. Genoino, e, secondo il nostro solito, vi uniamo i cenni biografici. Nacque egli il 13 maggio del 1773 a Frattamaggiore presso Napoli e mori il 7 aprile del 1856 Scrisse con molta lode in italiano ; acquistò fama coi suoi < ampi Flegrei, raccolta di liriche scritta con passione e spirante soave malinconia. Fu autore di Drammi e Com- medie, ma deve priocip^lmente la sua celebrità &W'Etica Drammatica pei fanciulli, opera che fu tradotta in Fraro^se, ed anche in altre lingue. Fu il Mecenate ed il Mentore di Giannina Milli. Ebbe a supremo fine d'ogni suo scritto la motantà e la reli- gione, e non parlò mai parola che potesse offendere l’orecchio casto d’una fanciulla. Non si arrestò solo a predicare il bene , l’operò anche; fu encomiato dagli uomini di lettere ed applaudito dal pubblico; dagli amici, dai discepoli, e dai poveri fu bene- detto. La sua vita fu un giorno sereno e tranquillo, diviso fra studii, scritti e buone azioni. Decrepito, uou cessò dal lavorare, la •na penna gioviale fu sempre pronta a patrocinare la causa del povero innanzi ai ricchi e agli uomini pubblici del suo paese.

Le tre poesie che seguono non sono le sue migliori; sono però fra le più iutelliggibiii per chi non è nato a Napoli.

NA SUPPRECA. 1

Na moccosella soorfana, Signò, *

Che n 'ave terra pe noe cammenà, 3 A lo Serraglio 1 nchiudere se vò, 5 E de farle te prejo sta caretà. 6

Ammalappena ba ssidece anne 7 e ppò Mmertecà co lo carro 8 e sciulpjà, 9 E a le rrecchie me face no tòtò 10 L’annore pe ssarvarese, e magnà. V

Già da quatt’ anne patre non ha cchiù De la mamma cchiù stoteca non c’ è, 13 E pò dà a ccagna a ppezze la virtù. *4

Essa perzò se jetta mbraccio a tte, 5 Sape che ssi no santariello, l® e ttu Mpizzala dinto a ss’ arca de Noè. 17

NCOPPA A LE MMALE LENGrUE

18

A lo tiempo che Betta era zitella 1®

Pecchè se fatecava na mascella, 29

— È troppo, bene mio — dicea la gente,

Che tìon ha. da fà 81 niente ;

— Si va de sta pedata 22

S* arrecetta la povera scasata — *s

Sente Betta ste ccose, ** e quanno 15 è festa

S’affaccia a la fenesta. 28

Gnernò, manco va buono! 27

E ncopp’ a n* auto tuono 28

Cantano — Se scetaje la gatta morta : 29

Chi arape 30 la fenesta, apre la porta. —

Trova marito e cciento 3* brutte cose Mmentano le ccompagne mmidejose, 32 Nfino a ddi che certe aneme devote 33 Tanto a testa Ile 31 fecero la dote.

Doppo quatt’ anne co na freve ncapo ,5

Lo marito morette, 36

E qua llengua mpastata de senapo, 37

Che fa de gnosta addeventà la neve, 8?

Sbocetejanno jette 39

Che chillo avette ncapo auto che freve !

io

E Betta desperata pe l’affanno Se mette lo soccanno, 4<

La pacienza 42 e la tonaca.

Lassa lo munno, e ccorre a ffarse 43 monaca

Ma che nne 41 caccia? Sente n’auta asciuta 45 Che Ile ntrona a la reochia : 4®

— Mo eh’ è na meza 47 vecchia Ave fatto sto sfuorzo la verruta! 48 E bidè 49 che talento,

Cercaje na sanatoria a to Commento. 50

Cacci ammone no muorzo de morale. 51 Amice mieje, facimmo 52 bene o male,

Chesto sempe nc’ attocca, 53

Ad ogne pilo s’ ha da mette vocca. 54

Quanto è socciesso 55 a Betta poverella Soccede a Llena, 58 a Marta, e a Menechella; Le mmale lengue hanno a parlà brisbeteco, 57 E sibbè pitte Sante, sì n’ areteco. 58

1 Una supplica. * Una fanciulla orfana, Signore. * Che non ha terra per camminarvi. * All’Ospizio dei poveri. * Si

vuol chiudere, $ E ti prego di farle questa carità. 7 Appena appena ha sedici anni. * E può rovesciarsi c®l carro. 9 E

scivolare. 10 E alle orecchie mi fa una tiritera. " Per salvarsi l'onore e mangiare. i2 Già da quattro anni padre non

ha più. Della madre persona più stolta no.i c’ è. 14 E può dare in contraccambio di pezze la virtù. >s Perciò si getta

in braccio a te. end sei un santerello. E tu ficcala in quest’arca di Nod. ’® Sulle male lingue Al tempo

che Betta era zitella. *o Perchè si faticava una.. *i Fare. 22 Se va di questo piede. 23 Muore la povera disgraziata.

24 Queste cose. Quando. ^ *• Finestra ** Nossignori, nemmeno va bene! 2* E sur un altro tuono. 29 Si svegliò

il gatto morto. *o Apre 31 Cento 32 Inventano le compagne invidiose. 33 gjn0 a dire che certe anime divote 34 Le.

36 Dopo quattro anni con una febbre nel capo. 36 n marito mori. 3? e qualche lingua impastata di bile. 33 D'inchiostro

diventare la... 39 Andò sbociando. <° Che colui ebbe al capo altro che... 41 Si mette il soggolo. 42 La pazienza.

43 Lascia il mondo e corre a farsi.... 44 Ne. <5 Un’altra uscita. 46 Che le introna all’orecchio. 47 Adesso ch’è una

mezza... « Ha fatto questo sforzo la birbacciona! » vedi. so Cerca una medicina al Convento 51 Cacciamone un

boccone di morale. Amici miei facciamo... ss Questo sempre ci tocca. 54 Ad ogni pelo s’ hanno da far critiche,

ss Successo. 54 Succede a Lena, ecc. 17 Le male lingue hanno da parlar bisbetico. s* E sebbene tu pingi i Santi, sei un eretico.