Paggena:Rimatori napoletani del Quattrocento.djvu/61

Chesta paggena nun è stata leggiuta.

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Ectale co sperancza sta sperando
Mangiare la carne che roderà lossa [1]

F. [2]
Per certo se troppo dura
La pena camor meda
La mia uita fìnera
Finera la mia ventura

  1. Intendi questi due ultimi vei*si così: Appena potrà rodere le ossa questa gente, che con molla speranza spera ora di poter mangia- re la carne. Quest'ultimo verso ha una sillaba in più: leggasi e man- giar > facendo Ve muta, cosa comune anche al volgare toscano.
  2. L'A de' seguenti vci'si è Francesco Guleoto. Intorno a questo rimatore abbiamo ben poche notizie. A lui è de- dicata la novella 41 di Masuccio Salernitano^Vcon queste parole, che giova qui trascrivere: < Etsi de la suave musica d'Anflone* furono le dure petre com- mosse, nobilissimo mio Galioto, quale meraviglia che el tuo Masuc- cio de Tarmonia de toa dolcissima lira sia sforzato a fabricare con ruda mano la seguente novella, e quella a te, che notitia me ne de- sti, la intitulare ? Supplicote dunque che leggendola, el corregger non te sia molesto, a tale che se dilongato della verità, o alcuna ruggine, come non dubito, vi cognoscerai, con amore emendare e racconciare la debbi, si come tra la nostra non moderna amicizia se recerca. Vale •.
    Nel 1484 si trova il magnifico Francisco Galioto milite di Napoli e consigliere di re Ferrante I d'Aragona, che con diploma de' 6 maggio gli affida la tutela de'beni di Raimondo de Ursinis, duca di Ascoli, e di Roberto, Aglio di Orso, giù defunto (Priv. della Cancell. ar. voi, % fog. Hi.)