Paggena:Teatro - Achille Torelli.djvu/36

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tifila v fissandola con uno sguardo intensamente bieco: — Lasedarti sola eon lui! Mi fai compassione davvero!

Fatelo per chi avete in Paradiso! Lasciate che gli dica...’

— K che gli hai da dire?

— Io voglio sapere perchè Donato ce l’ha con me in quel modo!

Come una vela eccessivamente gonfia che sembra doversi fendere da un momento aH’altro, e poi, invece, per l’improvviso cessare del vento, s’affloscia, così fu dalla gelosia di donna Francesca; e poiché le fu chiaro che Filomena correva dietro a Gennarino non per altro che per parlargli d’ Donato, mise fuori un Aaah! strascicato, il quale espresse il passaggio che lei faceva dal non capire al capire e della gelosia alla quiete.

— Mo ho capito!

— Dio le ha dato lume! — sospirò il giovane.

— Me n’ero avvista, me n’ero avvista che avevi roba in corpo — continuò la Francesca — ma se non la buttavi fuori! Vuoi sapere perchè Donato?... E quandoi è così parlate pure sino a domani, chè io il core in petto non ce l’ho per me sola; ma anche per gli altri; e quando gli altri non guastan l’ova nel paniere a me, io non. le guasto a nessuno; anzi, se occorre ci metto di mio il paniere e la paglia a custodirle.

E bella davvero nella sua pomposa floridezza, in quel momento non guasta da sentimento ostentato e moine puerili, si spinse fino a baciare Filomena; e si penti d’aver messo il sospetto in Batticola, che quella ragazza avesse un pensiero per {ìennarino.

Prendendo poi le mosse per andar via, si aggiustò addosso

lo scialle di seia crespa dalla frangia sfilacciata lunga un palmo, il più elegante capo che possa portare lina nostra popolana, il sospiro d’ogni maestra nome che. per galanteria, i nostri popolani dànno alle loro mogli.

— Vado a giuocare alla tombola anch’io... Ma fate che questo vostro discorso non sia come una lucerna che non si smorza mai, perchè in Batticola è entrato il sospetto che voi due vi volete bene... Se l’amore, dolce com’è, nascesse senza gelosia» sarebbe una grazia di Dio!....

E mentre Gennarino levava lo sguardo al Cielo per la noia, e Filomena non reggeva per l’impazienza, Francesca concluse coi versi contro la gelosia:

Te piglia da la cimma d’ ’e capille E te torce e te fa

Ccmme a e panne che lave e che sturatile E sbatte © sfruculie senza pietà.

— Vado a giocare — ripetè, nè si si risolveva ad avviarsi, molleggiandosi sull’anche e aggiustandosi lo scialle per la centesima volta: — Vado....

Una lucerna che non si smorza mai! — borbottò Gennarino.