Paggena:Teatro - Achille Torelli.djvu/69

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brigadiere di sotto, s’e immaginato ehe tra me e il brigadiere ci sia stato un’ora di combattimento.

— E la sciabola che non si trova? Che n’hai fatto. Te la sei portata per trofeo? — osservò Ciecillo esprimendo semprpcon la smorfia del viso» ehe l’amico non gliela dava ad inteBdere.

— La sciabola?... Sarà ancora in fondo all’acqua!...

— Va là! il fatto è andato come ho detto io! Chi vuoi per^ suadere?... Si può credere che il perseguitato da uno sbirro si volli indietro a tirarlo da un mal passQ per farsi arrestare appunto quando gli è scappato dalle mani?! Storielle!-. Va a raccontarla ai bambini in fasce!

— Oh, vedete che mi capita!...

— Trovala meglio, che così non va!

— Oh, che mi doveva succedere!...

— Se poi dubiti che io possa tradirti, mi offendi a morte!

— Hie morte! che tradirti! che affastelli!

■— Se ti penti d’essere stato un figliuolo di coraggio e rivo!" ti la frittata, perche non ti fidi di me, da fratelli torniamo nemici peggio di prima!

E t’iccillo, che per nulla s’ombrava e pigliava fuoco, rosso come un gambero, prese le mosse per andar via e arrivò firio airuscio. dove lo Zio Prete lo raggiunse e lo trattenne pigliandolo con le buone.

— Sia zitto! sta zitto! non replicare! — diceva intanto a Gennar.no Teresina sommessamente tirandolo per la giacca d’ lustrino, che sarebbe andata a strappi, se lui, seguitando a pròtestare, non avesse ceduto agli strattoni di lei, di modo che andarono a finire accanto al muro dov’era lo sportello del pozzo.

— State zitto! — glj consigliava anche Filomena, entrata, nell’idea dell’amica: — Che vi preme? Lasciategli credere quello che vuole!

E Ciccillo sull’uscio incornato a ritenersi offeso vociava peggio:

— Un compagno? dopo il bacio dato?! Sospettare?! Dopo il sangue corso?! Si scherza?! E’ una ferita all’anima!

— Nossignore! che ferita! che anima! — s’adoperava a chetarlo don Tito.

Di modo che i due sull’uscio staccati dai tre presso il po2~ zo continuavano la proprJa disputa senza sentir nulla dell’altrui.

— - Zitto, scemo — insisteva Teresina.

— Secmo, se vi dessi retta!

— Non vedi che lui per le tue bravure ti porta in palmn di mano e se neghi d’averle fatte non mi permetto p’ìi di volerti bene? Che t’importa di passrare per un figliuolo di coraggio?!... Fallo per me! Non mi far morire! Pure e peccato!... — K gli volse uno di quei suoi sguardi ammaliatori, che lo avvinghiavano, lo immelensivano, lo facevano cucciare come un cane.