Paggena:Teatro - Aniello Costagliola.djvu/187

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SCENA SECONDA.


Carmela. Poi, Michele.
Carmela (si desta. Si solleva, poggiando il gomito destro sui guanciali. Appare trepidante, smarrita. Volge intorno lo sguardo, come interrogando. Ricorda. Sussulta. Un tremito nervoso, che non riesce a dominare, la assale tutta. Ella ricade sul letto, nasconde il volto nei guanciali, e nei guanciali soffoca il suo grido angoscioso:) — Ah, mamma mia!... Madonna mia!


(Altri momenti di silenzio).


Michele (rientra, sorridente, e richiude la porticina. Pausa. Intende i singhiozzi e i lamenti della moglie. Si volta, di scatto, verso il letto, sorpreso, colpito. Un dubbio lo assale. È perplesso, un istante. Poi si avvicina al letto e, con un filo di voce che si sforza di render docile, chiama:) — Carmè! (La pipetta gli cade di bocca. Breve pausa. Poi con più forza:) Carmè!...
Carmela (si scuote. Leva la testa. Scorge il marito: e si raggomitola, tremante, sul letto, come per sottrarsi agli sguardi indagatori di lui).
Michele (è ai piedi del letto, immobile, scrutandola:) — Dimme na cosa... (Lentamente:) Aissera, io stevo 'a bino... e nun mm'arricordo cu pricesione... (Pausa). Mme pare... mme pare ca... Ninuccio nce accumpagnaie...
Carmela (confusa, accenna replicatamente di no, col capo).
Michele (con forza:) — Nce accumpagnaie! (Ha un movimento istintivo di ribellione: scuote nervosamente i ferri del letto: la compagine traballa).
Carmela (si precipita dal letto, rincantucciandosi, sgomenta, fra questo e la parete).
Michele (padroneggiandosi:) — Nce accumpagnaie: chesto 'o ttengo a mente buono... Se sape: Ninuccio