Paggena:Teatro - Aniello Costagliola.djvu/96

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SCENA SETTIMA.


Natalina, Carmine, Peppe, Canzirro.


Natalina (si sofferma, sospettosa, sul limitare).
Carmine (lascia Canzirro. Contempla la giovine, tremante, perplesso).
Natalina (comprende. Come annichilita, si appoggia al cassettone, il volto nelle mani).


(Qualche momento di silenzio).


Canzirro (a Peppe, che ha assistito, impassibile, alla lotta:) —'On Pe', io, po', ve ringrazio. Comme fosse, 'on Carmeniello mme strafucava, e buie ve guardàveve 'o spettacolo?
Peppe. — Embè figlio mio: chillo nu sfoco ll'ha da avè!
Canzirro (con un piccolo scatto di risentimento:) — 'On Pe'!
Carmine (a Canzirro:) — Tu, vattenne! Facchine nun ne vulimmo
Canzirro (ancora impaurito, si cava il berretto, s'inchina e se ne va).
Carmine (a Peppe:) — Miù, famme 'o favore...
Peppe (subito:) — Capisco. Ce vedimmo cchiù tarde. (Pianissimo:) Ve site capacitato, 'on Carmeniè? Io 'a capa nun mm''a ioco.
Carmine (raccommandandogli il silenzio:) — Ma tu...
Peppe. — Ch''o dicite a fa'. È dovere. (Si avvia verso il fondo. Quando passa dinanzi a Natalina, si scopre. Esce).


(Un silenzio).


SCENA OTTAVA.


Natalina, Carmine.


Carmine (va a chiudere l'uscio di scala. Nel silenzio, lo stridore della chiave girante nella toppa).