Teatro - Menotti Bianchi/Menotti Bianchi

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[p. it càgna]

MENOTTI BIANCHI


In semplici e nitide edizioni, Menotti Bianchi pubblica i suoi drammi dialettali in uno e più atti e intorno al laborioso e silenzioso ricercatore ed idealizzatore dell'anima del suo popolo diletto, si accendono tutte le ansie della curiosità, e tutti i fremiti dell'attesa.
Poichè Menotti Bianchi — per quanto la critica ufficiale si sia fatto un dovere di tenerlo nascosto, e gli ineffabili raffazzonatori di polpettoni a sicuro effetto abbiano sempre dimostrato per lui un grottesco disdegno — rimane sempre un sereno e conscienzioso idealizzatore della vita, un sicuro artefice, dotato di una rara forza drammatica, soffusa di una sana onda di poesia. Ed è bello vedere questo ardito artefice perseguire, con ardore incessante, il suo sogno di bellezza, nonostante le volgari schermaglie larvate di cortesia, e le oscure lotte tramate nell'ombra che cela mille misfatti estetici. Menotti Bianchi, sicuro dell'intima energia che pulsa [p. it càgna] nel suo sogno ardente, à disdegnato sempre le chiesuole offuscate dal fumo degli incensi e della protezione, e questo è stato un bene per lui, ed è stato anche un male. È stato un bene, perchè egli à potuto così mantenere intatto il suo puro sogno di arte non contaminato da putridi contatti, e non oscurato dalle piccole ambizioni di coloro che cercano, attraverso le più losche concessioni, di pervenire per un istante, e perchè egli à potuto custodire immacolato il tesoro di semplicità e la candida freschezza della sua visione, che va di là da ogni miseria della vita quotidiana. Un male perchè egli, tenutosi lontano dagli arruffoni mestieranti, è stato da essi accanitamente bersagliato, si che à dovuto acuire intensamente le sue energie interiori, per potere resistere all'impeto della corrente, che tentava di farlo piombare nell'oblio irreparabile.
Bisogna che, nei tristi giorni che attraversiamo, si transiga con la propria coscienza, se arride il desiderio di non farsi vincere dall'onda comune. Bisogna avere tutti i sorrisi della ipocrisia, e aggrapparsi a qualunque mezzo, pur di battere sonoramente la grancassa, poichè l'opera d'arte oggi s'innalza e s'impone con l'abile e sapiente réclame, e il dramma e il romanzo sono scesi al livello del cinto elettrotecnico e del «tot»!
Menotti Bianchi però, dalla oscura guerriglia non è stato abbattuto, che anzi la sua figura emerge più chiara e piú pura, e quasi purificata dalle avversità dei suoi invidi, perchè egli chiude in sè una rara possanza [p. it càgna] di visioni, e un'anima aperta a tutte le significazioni e a tutte le idealità della vita bella. Il suo felice temperamento drammatico è stato riconosciuto da uomini illustri come Giovanni Verga e Luigi Capuana; Luigi Conforti, il poeta semplice e forte, il cui ricordo è come un rimpianto perenne nell'anima di tutti noi che lo amammo, dedicò sulla Fronda, a Menotti Bianchi, un lungo articolo vibrante di sincero entusiasmo. Nè altre voci di lodi e di incoraggiamento sono mancate, a questo coscienzioso animatore della scena, voci che sono spontaneamente scaturite da artisti e letterati, scevri di passione, e ardenti dinanzi al mistero delle cose belle.
Ora la figura di Menotti Bianchi si distacca dallo sfondo scuro, che è stato il suo passato di voluta noncuranza. I suoi drammi raccolti in un sol volume s'impongono alla libera discussione e pare che alfine si schiudano per lui i terribili battenti della interpretazione.
Dal suo primo dramma in un atto: Rosa Esposito, che vinse il concorso drammatico bandito dal «Mattino» nel 1902, fino a Catena, recentissimo, e alla Napoletana, è stata una continua e segreta ascensione, verso i più luminosi ideali della bellezza. Menotti Bianchi, poi, possiede il segreto del dramma in un atto, che per la sua rara sapienza tecnica, acquista una singolare forza di suggestione. Nel breve cerchio di poche scene, egli sa abilmente riassumere ed impostare un mistero di anime, una rappresentazione [p. it càgna] di vita: Comm'a nu brutto suonno, Notte, 'A morte, Voce d'è cose, sono altrettanti gioielli di verità e di poesia. Il Bianchi à una penetrazione profonda dell'anima e della vita, s aricercare i misteri segreti delle cose e degli uomini, e sa comporre le sue visioni, in una figurazione lucida di pensiero. L'abilità tecnica, la sapienza dell'orditura, la rappresentazione degli scorci, in dialogo rapido e serrato, la melodiosità delle imagini, gli fanno dettare delle scene di un effetto sincero, e di una vigorosità che incatena. Dalla sua lunga e varia e meditata operosità, sono scaturiti drammi forti come Comparàtico o I Contadini, tutti e due di ambiente siciliano, e ' figlia d' a Madonna, impressionante scena di amore e di dolore, e Maria Duplessis, delicata figurazione di poesia tenera e dolente. É tutta una prodigiosa rifioritura di ambiente di vita, rappresentata con tocchi validi, e con arte sicura.
Menotti Bianchi à il merito d'avere, per il primo, nel teatro dialettale napoletano, apportato la psicologia acuta e serena, mettendo lo studio accurato delle anime e del sentimento, là dove gli antichi costruttori di drammi popolari, avevano posto lo stereotipato colpo di coltello. Menotti Bianchi, che studia ed ama il suo popolo, sa che non tutti i figli dell'umile esistenza, sono violenti e crudeli; sa che i fligli della sua terra fascinante, ànno negli occhi il fulgore del sole meridionale, e le blandizie del mare sognante, e nell'anima il culto della melodia, e il più puro ardore di passione. Ed à sviscerato [p. it càgna] queste passioni, fiorite nella penombra d'una umile via ignorata, che chiude tanti misteri di desiderio, e tanti palpiti di idealità. Menotti Bianchi à idealizzato e rigenerato, nell'erroneo concetto comune, il suo popolo, che non è agitato dalle brame feline che formano il repertorio degli istrioni da arena, ma che à nell'intimo profondo tutto un tesoro di poesia, e che canta, nel fascino delle notti indolenti di luna, le più belle e le più ardenti canzoni che abbia mai saputo creare un popolo, al mondo!
Menotti Bianchi à diritto, al fine, a quel raggiungimento d'ideali, che è stato il sogno unico, puro ed eletto di tutta la sua giovanile ed incessante laboriosità prodigiosa. E la vita serberà a questo suo forte figlio il sorriso dell'arte e il bacio della bellezza, unica conquista alla quale ànno ansiosamente aspirato le sue energie accese, unico fulgore al quale ànno drizzato il volo, le possanze del suo spirito profondo e comprensivo.
Da: «Vita Letteraria» anno VI, n. XII (Roma).

Nicolò F. Mancino