Teatro - Salvatore Di Giacomo/Assunta Spina

NOTICE: Mixed italian-neapolitan. In general, italics are for theatrical indications and are given in italian and dialogs are mostly in neapolitan.

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[p. 265 càgna]

ASSUNTA SPINA

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IN DUE ATTI

[p. 267 càgna]

PERSONAGGI

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Assunta Spina — 25 anni

Michele Boccadifuoco, beccaio — 35 anni

Federigo Funelli, vice cancelliere al Tribunale — 30 anni

Donna Concetta, madre di Boccadifuoco - 60 anni

Furturella popolane
Filumena

Sgueglia Diodato, usciere al Tribunale - 60 anni

Torelli Aniello, idem - 70 anni

Il brigadiere Ferrara

La guardia Sante Marcuso

La guardia Marcello Flaiano

Furtunatina
stiratrici
Olimpia
Rachele
Ernestina
Michelina

Tittariello, garzone di Boccadifuoco

Donn'Emilia Forcinella, levatrice

Tina Bouquet, « chanteuse », sua figlia

Epamimonda Pesce, « macchiettista »


Ai giorni nostri.

[p. 269 càgna]

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DECORAZIONE


Interno della grande Sala del Tribunale penale a Castelcapuano.

In fondo della scena — un’alta parete sulla quale, tra colonne barocche e festoni, sono figure a fresco dei re di Napoli — è, abbasso, interrottodalle porte delle «Sezioni penali». Su quella a sinistra è scritto: Terza Sezione, su quella di mezzo: Quinta Sezione, su quella a destra: Ottava Sezione. Tra porta e porta sono sedili di legno scuro con alta spalliera. Dalle spalliere pendono carte giudiziarie, bandi etc. Una varia folla occupa que’ sedili: vi stanno donne e uomini, signori e plebei, qualche prete, qualche guardia di finanza o di Publica Sicurezza, dei contadini etc., etc. Di volta in volta qualcuno di costoro si leva ed entra in una delle stanze di Sezioni. Gli uscieri appaiono, di volta in volta, sulla soglia e chiamano i testimoni.

A destra e a sinistra della vasta sala e dello spettatore sono grandi porte a larghi stipiti marmorei. Per queste porte entra ed esce continuamente una folla peripatetica, e il va e vieni e il vocio durano l’atto intero. Dei venditori ambulanti circolano tra la folla: vendono cerini, panini e carta da scrivere.

Sul davanti della scena sono tavole per gli uscieri. Alla prima, sulla sinistra dello spettatore, seggono l’usciere [p. 270 càgna]titolare e altri individui che scrivono o chiacchierano. Alla seconda, sulla destra, è un altro usciere che rassetta carte e discute con qualcuno, impiedi. Sulla prima tavola è un cartello con la scritta: Diodato Sgueglia, Ufficiale giudiziario. Sulla seconda tavola è un'altra scritta, che dice: Aniello Torelli, Ufficiale giudiziario. Si fuma. Sono le quattordici. È inverno. Il mormorio è continuo, anzi, a levata di tela, è un alto e confuso vocìo.


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[p. 271 càgna]

ATTO PRIMO


SCENA PRIMA

La folla. Ai loro posti gli uscieri Sgueglia e Torelli. Avvocati che sopraggiungono. L’avvocato Buffa. Portieri. Guardie. Un prete. Contadini, etc. Gran mormorio. Tutto il parlato e il movimento seguono in fretta.

Avvocato 1.º

(viene dalla destra, con carte sotto il braccio, frettoloso. S’incontra con l’Avvocato 2º)

Avvocato Franceschelli, noi siamo qua!

Avvocato 2.º

(stretta di mano)

Oh! Carissimo! Dunque? C’è motivo?

Avvocato 1.º

Altro! Ce ne stanno dduie. Siamo a cavallo!

Avvocato 2.º

Ah, neh? E ghiate dicenno... (gli si mette a fianco. Movono verso la sinistra). [p. 272 càgna]

Avvocato 1.º

Ecco qua: sulla prima posizione c’è la mancanza di presentazione di parte...

Avvocato 2.º

Benissimo!

Avvocato 1.º

Sulla seconda... (viano, discorrendo, per la sinistra).

Un fattorino postale

(di fretta, con un telegramma in mano, si accosta al banco dell'Ufficiale Torelli)

Neh, scusate, sapite stu presidente... (leggendo sul telegramma) Presidente Laudati... Addó sta?

Torelli

(cessa di scrivere)

Laudati? (si volge all’Ufficiale Sgueglia che siede al banco rimpetto) Neh, on Diodá?

Sgueglia

(che discute con un signore che gli siede accanto)

Jate dicenno.

Torelli

’O presidente Laudati a che sezione sta? [p. 273 càgna]

Il signore seduto

(a Sgueglia)

No! Scusate! Sono dodici e sessanta!

Sgueglia

Sono tredici e sessanta! Mo nce avessemo mparà pure a fare l’addizione?

Il signore

Sarà...

Sgueglia

No. Che sarà? È! È!

Torelli

Don Diodà?

Sgueglia

Chi è? Laudati? ’A sesta Sezione. (si rimette a discutere) Verificate meglio...

Torelli

(al fattorino, indicando)

A mano sinistra, ’a primma porta. (Il fattorino va via in fretta. Torelli si rimette a scrivere). [p. 274 càgna]

Il cerinaro

(con voce lamentosa)

Cerini a due scatole per un soldo! Fabbrica la Baschiera! Cerini inglesi! Due scatole per un soldo! (fa il giro delle tavole).

Avvocato 3.º

(in fretta, accostandosi al tavolo di Torelli)

’On Anié, fosse venuto ’o prufessore Buffa?

Torelli

(seguitando a scrivere)

È benuto e se n’è ghiuto.

Avvocato 3.º

Sapite si torna?

Torelli

(seguitando a scrivere)

E io che ve pozzo dì?

Avvocato 3.º

Allora mo mm’assetto e ll’aspetto. (siede accanto a Torelli e si mette a leggere carte legali).

Voce di usciere

(dal fondo, accanto alla 3.ª Sezione)

Aulisio! [p. 275 càgna]

Voce tra la folla

Qua, qua!

Voce di usciere

Aulisio Giuseppe!

Voce tra la folla

Mo’! Nu mumento! Presente!

Voce di usciere

E ghiammo, ja’!

Una popolana

(dalla sinistra, a un'altra che la segue)

Peppenè! Passa ’a chesta parte! Assettámmece! (le due donne vanno a una scranna in fondo e vi seggono) Nannina addo’ stà?

Voce di Nannina

Io nun pozzo passà! (appare e si fa largo. Ha un marmocchio in braccio).

La popolana

Viene, viene, assèttete!...

(Nannina va a sedere anche lei presso le altre due)

Voce di usciere

(dalla 3.ª Sezione, forte)

Giovanni Malatesta! Malatesta Giovanni! [p. 276 càgna]

Un testimone

(è seduto in fondo. Salutando quelli che gli stanno seduti accanto e levandosi)

Signori miei, permettete...

Voce di usciere

Giovanni Malatesta!

Il testimone

Presente! (va alla 3ª Sezione ed entra).

Avvocato 3.º

’On Anié, permettete... Mo vengo. Si vene ’o prufessore, facitelo aspettà. (via per la destra).

Torelli

(sommando)

Tredici, ventuno, ventotto... Fate, fate... Trentasette, cinquantacinque...

Cerinaro

(accostandosi a Torelli)

Due scatole per un soldo! Incoraggiate la piccola industria! Due scatole di cerini per un soldo! (con voce lamentosa) Signori, incoraggiate...

Torelli

Guagliò! Sí afflittivo, sa!... [p. 277 càgna]

Cerinaro

Incoraggiate... (si volta a Sgueglia).

Sgueglia

E battenne! Ca ccà stammo cchiù scuraggiate ’e te! (Il cerinaro, che continua a dar la voce, s’allontana. Al signore che gli siede accanto) E voi vorreste ca ncopp’ ’a Procura Generale se spicciassero dint’a dduie tre ghiuorne? Ma che pazziate?

Avvocato Buffa

(dalla destra, frettoloso, asciugandosi la fronte sudata. S’accosta alla tavola di Sgueglia)

Don Diodà, avite visto ’o giovene mio?

Sgueglia

Mme pare ca mo steva ccà. Dimandate a don Aniello. (indica con lo sguardo Torelli, che seguita a scrivere).

Il signore

(sopravvenendo, a Buffa)

Professore Buffa stimatissimo!

Buffa

Ai piedi vostri! Che c’è?

Il signore

Vi dovrei parlare... [p. 278 càgna]

Buffa

’Nu mumento... (a Torelli) ’On Anié, ’mme date nutizia d’ ’o giovene mio?

Torelli

Mo steva ccà assettato...

Buffa

Neh?... (al signore) Accomodatevi, ’on Aniello è cosa nostra. Dunque?.. (siede anche lui, continuando ad asciugarsi il sudore).

Il signore

Dunque, prufessò, l’affare è grave!..

Buffa

Grave?.. E comme? S’è fatto grave da un giorno all’altro?

Il signore

Eh, prufessore mio! Leggete qua... (cava carte dal petto. Buffa legge).

Un venditore

(girando e accostandosi ai tavoli)

Tarallucce frische! Na buona marenna!... [p. 279 càgna]

Un popolano

(a un altro che lo segue. Si avvia alla 3.ª Sezione)

Vicie’, viene vide! Trase!

L'altro popolano

E che causa se fa?

Un popolano

’O figlio d’ ’a Zincarella: p’ ’o juoco piccolo...

(cercano di entrare nella 3.ª Sezione)

Portiere della 3.ª

Levateve ’e cappielle, ca ccà nu ’state mmiez’ ’a strata!

(I due popolani si sberrettano ed entrano nella 3.ª

Portiere dell'8.ª

(sulla porta)

La Corte si ritira! Uscite fuori! (la folla esce dall’8.ª Sezione e si sparpaglia. Il Portiere chiude le porte).

Uno della folla

(a un altro, con gran voce)

Neh, Federí, saie addo’ se venneno ’e sicarre?

Un altro

’A chella parte. (indica a destra) E ched’è, nun ce ne jammo? [p. 280 càgna]

Uno della folla

Sentimmece primmo ’a sentenza. Vuo’ venì a fumà?

Un altro

E ghiammo... (viano per la destra. La folla va e viene e s’indugia e si mescola ad altra folla che sopraggiunge).

Una popolana

(Esce in fretta dalla 3.ª Sezione. A un uomo che è seduto a una scranna presso alla porta della stessa Sezione)

Giuvà, chiamma a Ciccillo!

L'uomo

(alzandosi)

Qua Ciccillo? Chillo se n’è sciso!

La donna

Addò se n’è sciso? Uh! Puozze passà nu guaio! Chille mo ’o chiammano! Va, curre, va abbascio, va ’o chiamma!.. (lo spinge, e rientra nella 3.ª Sezione).

L'uomo

Neh, Céccì!... (grida, camminando).

Una Guardia di p. s.

(lo ferma)

Gue’! Oh! E che staie mmiez’ ’a strata? [p. 281 càgna]

L'uomo

Ched’è? Ccà strilleno tutte quante....

La Guardia

Ma tu ’e’ ntiso ca non ’e’ alluccà?...

L'uomo

E nu’ v’amariggiate!

Portiere della 3.a

(gridando)

Piantone!

La Guardia

Comandi! (rompe la folla e accorre).

L'uomo

E bi’ che se passa! (rincamminandosi) Neh, Céccì! (grida più forte) Céccì!... (via in fretta).

Avvocato 3.°

(arriva in fretta dalla sinistra e s’accosta alla tavola ove è seduto Buffa).

Prufessó, io sto qua! [p. 282 càgna]

Buffa

(voltandosi)

Oh! Bravo, ’on Rafè! M’avite fatto sta in penziero!

Avvocato 3.°

Mme so ghiuto a mangià nu pagnuttino.

Buffa

Eccomi a voi. (al cliente che si è alzato). A ogni modo io v’avevo preparato ’a lettera per il curatore del fallimento. (la cava dal petto) Eccola qua. Che ve pozzo dì? Fate buone cose e fatemelo sapere... (gli stende la mano)

Il Signore

(stretta di mano)

Così spero, prufessó. Allora arrivederci (via).

Buffa

Arrivederci. ’On Rafè, venimmecenne a nuie...

Avvocato 3.°

Sto qua.

Buffa

(a Torelli. Indicando l'avvocato 3.°)

Tengo nu giovene ca va tant’oro quanto pesa! Dunque, ’on Rafè, per oggi v’è poco da fare. [p. 283 càgna]

Avvocato 3.º

(con un sospiro)

Eh! Meno male.

Buffa

Dovreste andare un momento in cancelleria e copiarvi quel processetto di Zamparella. Uscendo dalla Cancelleria mm’avarrisseve fa ’o piacere ’e v’addunà nu mumento a Cassazione per quell’affare di Taglialatela. E, passanno passanno, vedete a S. Domenico se ’o Cancelliero v’ha preparato chelli ccarte p’ ’a Pretura. Si ve l’ha preparate, faciteme ’o favore,jate nu mumento ’a Pretura ’e Furia, ccà vicino, so’ quatte passe. E’ ’a llà, si ve putite allungà nu mumento fino ’a casa mia, mme lassate Zamparella abbascio addo’ guardaporte.

Torelli

(levando la testa, a uno che gli siede accanto, sottovoce)

Piccola incombenza!

Avvocato 3.º

(sorridendo)

Professò.., non c’è nient’altro?

Buffa

No, figlio mio. Po’ ve ne jate a mangià in grazia di Dio. E ce vedimmo dimane... [p. 284 càgna]

Torelli

(Sottovoce)

(Si è vivo).

Buffa

(alzandosi)

Oh! E mo mme voglio ì a cagnà sta cammisa, ca stongo una zuppa!... ’On Rafè, vuie venite?

Avvocato 3.º

Eccomi qua (via con lui, dalla sinistra).

Portiere

(dalla 8.ª Sezione)

Cassano e Martino! Si fa l’incidente! Cassano e Martino!

(Campanello elettrico dalla 3.ª Sezione. La folla accorre alla porta di essa).

Sgueglia

(a uno che scrive accanto a lui)

’On Peppì, vuie state screvenno ancora?

Don Peppino

Ho finito. E mo mme fumo pure mezzo toscano (accavalla le gambe e accende il sigaro). Ma ched’è? Stammatina non vi vedo col solito buon umore. [p. 285 càgna]

Sgueglia

Lasciatemi stare, ’on Peppì. Tengo ’a signora mia ch’è uscita di conti da tre giorni!

Don Peppino

E state ccà ncoppa?

Sgueglia

E c’aggia fa? La spada di Damocle!

Una signora

(a Sgueglia)

Scusi, ha visto passare il giudice Bernardi?

Sgueglia

Nonzignore.

L'uomo seduto accanto a torelli

Volete ’o giudice Bernardi?

La signora

Per favore!

L'uomo c. s.

Sta abbascio ’o cafè. S’è sospesa l’udienza.

La signora

Oh! Grazie sa! (via per la destra). [p. 286 càgna]

Sgueglia

(a don Peppino)

’A vedite chella signora? ’A sera, a San Carlo canta dentro agli Ugonotti. E ’a matina vene cca ncoppa...

Don Peppino

E mena stuccate.

Un uomo

(dal fondo, chiamando Sgueglia)

Don Diodà! (Sgueglia si volta). Potete venì nu mumento qua?

Sgueglia

Pronto! (a don Peppino) Permettete? (s’alza e va in fondo).

Una contadina

(Porta un paniere infilato al braccio e si conduce una villanella per mano. Incontrandosi con un contadino che viene dalla sinistra)

Oi cumpare Tumaso!

Il contadino

Oi cumare Santella! E che ce state a fa ccà ncoppa?.. Pe Micalangelo ce state?... [p. 287 càgna]

La contadina

E buie che ce state, neh, cumpare Tumaso?

Il contadino

Mbè! pe testimmone. Ccà stace pure lu prèvete ’e Santa Zufia.

La contadina

Addo’ è ca ’o voglio vasare la mano! (alla villanella) Menechè, ce stace pure lu prevete ’e Santa Zufia!

Un grosso prete

E tu che faie ccàne? (alla cafona che gli bacia la mano).

La contadina

Pe Micalangelo, parrucchià!

(Il prete scosta Sgueglia che torna)

Sgueglia

Parrucchià, nun buttate! (va a sedere alla sua tavola).

Portiere della 8.ª

(forte)

Causa Mazzucchelli! I testimoni!

La contadina

Uh, Mamma Nucurunèta! E chesta è ’a causa ’e Micalangelo, parrucchià! [p. 288 càgna]

Il grosso prete

(pigliando tabacco, indifferente)

E va, va, a nomme de Dio!

La contadina

(trascinando la figlia)

Uh, aneme de lu Priatorio! E purtatemmillo nzarvamiento! Uh, Micalangelo mio!... (entra nella 8.ª Sezione. Il prete v’entra anche lui).

SCENA SECONDA


Michele Boccadifuoco, dalla destra, in mezzo a due carabinieri, ammanettato. È un uomo sui trentacinque, alto, robustissimo, pieno di forza. Un terzo carabiniere allontana la folla che segue Michele. Nella folla sono Filomena, Furturella e Tittariello.

La folla nella sala tace, curiosa.

1.º Carabiniere

(alla folla che impedisce il passo)

Passaggio! Passaggio!

(si arrestano per un momento)

Michele

(voltandosi)

Sie’ Filumè?... Addo’ sta?... [p. 289 càgna]

Filomena

(si fa largo)

Sto ccà.

Michele

Mamma addo’ sta?

Filomena

Sta ccà: sta venenno appriesso...

Michele

Tenitevella mmiezo a bbuie!

Michele

(cercando con lo sguardo nella folla)

Furtù!

2.º Carabiniere

(lo spinge)

Avanti!

Michele

Nu mumento, brigadie’! Pe favore!

Furturella

Don Miche’, che bulite? [p. 290 càgna]

Michele

Teniteve a mmamma mmiezo a bbuie! Datele chiacchiere!

Portiere

(ai carabinieri, uscendo sulla porta della 5.ª Sezione)

Jammo cu stu detenuto!

1.º Carabiniere

Avanti!

(Entrano nella 5.ª Sezione)

Furturella

(a Michele)

Jate! Lassate fa Dio ca è cosa ’e niente! (a Filomena) Ah, Signò! E ched’è? ’Onna Cuncetta è rummasa abbascio?

Filomena

Sta ccà. Chella è gravante e nu’ po’ correre.

Tittariello

Sta saglienno ’a gradiata chiano chiano. ’A vedite lloco.... [p. 291 càgna]

SCENA TERZA


Donna Concetta

(tra altre femmine)

Concetta

(ansimando)

Ah, Mamma d’ ’a Libbera! Io si nun moro stammatina nun moro cchiù!

Filomena

E assettateve! (a Sguaglia) Neh, signori mieie, ce putite favurì na seggia? (prende una sedia dal tavolo di Sgueglia).

Sgueglia

Bella figlió, ca ccà ’e segge ce servono!

Filomena

E ba buono, me’, pe favore... (a Concetta) Assettateve. Curaggio, curaggio!

(Concetta siede. Tutte le donne le si mettono, impiedi, attorno).

Concetta

E che guaio niro, neh, che guaio niro ch’è chisto! [p. 292 càgna]

Filomena

Avite raggione! Ma vedite, io mo ve vulesse dicere na cosa... (si volta e prende un’altra sedia) Già, vuie sapite (siede) ca io so chiara e sincera e chello che tengo mmocca tengo pure...

Sgueglia

Dentro al cuore. Bella figliò, v’avite pigliata n’ata seggia!

Furturella

’O ssapite, si nun ’o ttenite p’offesa mo v’ ’e pavammo sti segge!

Sgueglia

E che stammo int’ ’a cchiesa?

Tittariello

(con aria spavalda)

Va bene, prufessò. Mme pare ca mo vi fate troppo a ttenere per una picciulezza di nisciunissima cunziquenza!

Sgueglia

È vero?

Tittariello

Ci vuole un poco di sciordezza! [p. 293 càgna]

Sgueglia

(alzandosi)

Ma, vedete, io sta sciurdezza...

Furturella

E va buono me! È cosa ’e niente... (sottovoce a Sgueglia) (Nun ’o rispunnite) Signo’, aggiate pacienza!..

Sgueglia

(turbato, torna a sedere al suo posto)

Anzi! Vi prego. Fate ’o comodo vostro. Volete un’altra sedia?

Cerinaro

(accostandosi a Sgueglia)

Cerini volete!

Sgueglia

(irritato, gridando)

Vattenne! (Mo mm’ ’a sconto c’ ’o cerenaro)!

Concetta

(a Filomena)

Addo’ se fa, sta causa?

Tittariello

(indica la 5.ª Sezione)

Là, rimpetto. [p. 294 càgna]

Concetta

E ched’è? Già è accumminciata?...

Furturella

Tittarie’, trase, va vide!

(Tittariello entra nella 5.ª Sezione)

Concetta

Michele addo’ sta?

Furturella

È trasuto llà dinto.

Concetta

Allora è accumminciata?

Voce di usciere dalla 5.ª

I testimoni, fuori!

Concetta

Uh, Mamma d’ ’a Libbera! Io t’ ’o metto int’ ’e mmane toie miraculose! Avummaria e grazia plena! E dominus teche... (borbotta) E nunche et in ore...

Filomena e Furturella

(commosse, borbottando)

E mortissimi nostri!... [p. 295 càgna]

Torelli

(levandosi, seccatissimo)

E ammenne! Essì! S’è aperta ’a cappella! Ma scusate, questa nun è ’a maniera! Ccà avimmo fa ’e spezziale!

Filomena

(a Torelli)

Aggiate pacienza. Chella è ’a mamma!..

Torelli

(levandosi, seccatissimo)

E ammenne! Essì! S’è aperta ’a cappella! Ma scusate, questa nun è ’a maniera! Ccà avimmo fa ’e spezziale!

Filomena

(a Torelli)

Aggiate pacienza. Chella è ’a mamma!..

Torelli

Aggio sbagliato nu cunto per la terza volta!

Voce di usciere

Avvocato Maccarelli!

Voce nella folla

Nu mumento! Sto qua!

Concetta

(a Sgueglia)

Signò, ma che stanno facenno llà dinto?

Sgueglia

(seccato, con uno sgarbo)

Io saccio chesto! (vedendo uscire Tittariello dalla 5.ª Sezione) Avete ragione! Povera madre! (Mannaggia chi nun te spara a te e figlieto!) [p. 296 càgna]

Concetta

(alzandosi e andando incontro a Tittariello)

Che stanno facenno?

Tittariello

Mo chiammano ’e ttestimmonie!

Concetta

Voglio trasì!...

Filomena

(trattenendola)

Gnernò! Chillo ’o figlio vuosto nun m’ha raccumannato ato!

Voce di usciere

Emilia Forcinella!

Una voce femminile

Presente!

(La levatrice Forcinella, seguita da Tina Bouquet, entra, solennemente, nella 5.ª Sezione).

Concetta

Furtù, lassateme!

Furturella

Nonzignore! [p. 297 càgna]

Concetta

Faciteme passà!

Filomena

Venite ccà!

Usciere

Silenzio!

Concetta

Faciteme passà, si no mme metto a strellà comm’a na pazza!... (si dibatte) Chillo mm’è figlio! Chillo mm’è figlio!

Filomena

Ma che bulimmo fa ll’opera?

Tittariello

(a Filomena, sottovoce)

(Mantienela, ca chella sta Assunta llà dinto!)

Filomena

(meravigliata)

Chi?... (a Concetta) Aspettate!...

Concetta

Lassate! (Si dibatte. Appare Assunta sulla porta della 5.ª Sezione) [p. 298 càgna]

Filomena

(Oh! Felice notte ’e sunatore!)

SCENA QUARTA

Assunta Spina esce dalla 5.ª Sezione. È vestita da popolana, con qualche eleganza. Capelli rossi, grandi occhi neri, un fazzoletto nero le si annoda sulla cima del capo e le passa sotto il mento, nascondendo una ferita alla guancia destra. È pallida, tremante, emozionata. La segue la stiratrice Ernestina.

Assunta e donna Concetta, che va verso la 5.ª Sezione, s’incontrano. Si fissano per un momento. Attorno tutti tacciono, turbati.

Concetta

(fremente)

E ched’è? Ccà state?...

Assunta

(la guarda, silenziosa)

Concetta

(mentre Filomena cerca di trarsela via)

Pure ccà ncoppa?

Assunta

(amaramente, lenta)

Avesse dà cunto a quaccheduno? [p. 299 càgna]

Concetta

(ironica)

Chi? Vuie? E quanno maie avite dato cunto a quaccheduno?

Assunta

Be’, meno male c’ ’o ssapite.

Concetta

(riscaldandosi)

E comme, nun ’o ssaccio? ’O ssaccio a spese meie!

Filomena

(cerca di spingere donna Concetta verso il tribunale)

’Onna Cuncè...

Assunta

Pe revula vosta, si so’ benuta ccà ncoppa so benuta a fa n’opera bona!

Concetta

(con impeto, facendosele più accosto)

Chi? Tu?

Filomena

(c. s.)

’Onna Cuncè!... [p. 300 càgna]

Concetta

(furibonda, a Assunta)

Tu si’ benuta a fa opera bona?... Tu mme lieve nu figlio ’a sotto ’o sciato, e po dice ca si’ benuta a fa opera bona!

Sgueglia

(che ascolata, come gli altri, rivolto a Torelli)

Siente, sie’!...

Tittariello

(a donna Concetta)

Va bene, questi sono fatti ca s’apparono a un’arda parte. Ccà stammo ncopp’ ’o Tribbunale... Mannaggia ’a palella!...

Sgueglia

(Ncasa ’a mano!)

Assunta

(eccitatissima)

Sentite, ’onna Cuncè...

Filomena

(a Concetta)

Jammo!... (a Assunta) Po nce ’o dicite quanno esce ’on Michele a libbertà. Sperammo ca tutto riesce a bbene... [p. 301 càgna]

Concetta

(a Filomena, scostandola)

Lassateme sentí che dice...

Voce d'usciere

Il piantone!

Piantone

Qui! Qui!

(Passa correndo una guardia di P. S.)

Assunta

(si è avvicinata molto a Concetta. Le parla quasi sottovoce, fremendo, a denti stretti)

Vuie avite raggione. Vuie mm’avarrisseve sputà nfaccia, pecchè io so ’stata ’a causa e ’a corpa ’e tutto chello ch’è succieso!...

Concetta

(ironica)

Se’, se’, mo mme te faie c’ ’a vocca!

Assunta

(snoda il fazzoletto. Appare la cicatrice alla guardia: un lungo segno rosso. Afferra Concetta pel braccio e si mette un dito sulla cicatrice). Tiene mente ccà!

(Sgueglia, Torelli e altri si levano e guardano, curiosi) [p. 302 càgna]

Concetta

(torcendo lo sguardo e cercando di liberarsi)

Le’!...

Assunta

(c. s.)

Lasse!

Furturella

(a Assunta)

Lassate! Ma c’ ’a vulite fa vení na cosa?!

Assunta

(c. s.)

Figlieto m’ha tagliata ’a faccia!

Filomena

(a Assunta)

Zitto!...

Assunta

(lascia il braccio di Concetta. Premendosi il fazzoletto sulla gota soggiunge, sottovoce, indicando la 5.ª Sezione)}}

E io, nu mumento primmo, llà dinto, ’o bbedite, llà dinto... aggio ditto ca nun era stato isso! [p. 303 càgna]

Concetta

(emozionata e irritata, a Filomena, trascinandola verso la 5.ª Sezione)

Jammo!...

Assunta

(ironica)

Jate, jate.

(Concetta e Filomena entrano nella 5.ª Sezione)

Voce di usciere

(dalla 8.ª Sezione)

Giuseppe Citarelli!

Un popolano

(a un altro che siede in fondo e dorme)

Gué, Peppí, scétete!

L'altro popolano

(mezzo desto)

Ch’è stato?...

Il primo popolano

Te stanno chiammanno! Sùsete!

Voce di usciere

Citarelli Giuseppe! [p. 304 càgna]

L'altro popolano

Presente! Sto ccà! E si cheste nun me fanno passà! (rivolto a Ernestina e Assunta) Faciteme passà! Premmettete!... (entra nella 5.ª Sezione).

SCENA QUINTA


Federigo Funelli e Epaminonda Pesce dalla sinistra, a braccetto. Assunta è rimasta indietro, pensosa. Accanto le sta Ernestina, che sbuccia un’arancia. Si odono voci dalla 5.ª Sezione. Assunta porge l’orecchio.

Pesce

(sottovoce a Federigo, indicando Assunta)

(’A vi’ llánno!)

Federigo

(la vede, sottovoce a Pesce)

(E ’a do’ è asciuta?) (s’accosta al tavolo di Sgueglia) ’On Diodà, ccà sta ’a livrera vosta! (a Pesce, piano) (Fatte ccà).

(Pesce s'accosta anche lui)

Sgueglia

a Federigo, cessando di scrivere)

Padrone mio. E che ghiate facenno ’a chesti pparte? [p. 305 càgna]

Federigo

(guardando sempre Assunta)

Tengo ’e pitture int’ ’a cammera mia e me n’aggio avuto ascí pe disperazione. Stanno pittanno tutta ’a cancelleria. (a Pesce, piano) (Che fa? S’accosta?)

Pesce

(sottovoce)

(Mo...).

Sgueglia

Bravo! Vi state mettendo in bello? (Assunta si accosta. A Ernestina) Bella figlió, nun menate ’e scorze nterra.

Pesce

(sottovoce a Federigo)

(Se sta accustanno).

Federigo

(distratto, a Sgueglia)

Come dite? (a Pesce c. s.) (Assettammmece).

Sgueglia

Ho detto: Vi state mettendo in bello? (seguita a scrivere).

Pesce

(a Federigo, c. s.)

(’A vi lloco!)

(Assunta si ferma accosto al tavolo di Torelli)

[p. 306 càgna]

Federigo

(a Pesce, c. s.)

(Lèvete ’a nanze). Come dite, ’on Diodà?

Sgueglia

(smette di scrivere e lo guarda, meravigliato e seccato)

Assunta

(a Ernestina)

Assettammece. (seggono accanto al tavolo di Torelli, che non se ne avvede, occupato com’è a scrivere).'

Sgueglia

(a Federigo, con intenzione)

Don Federì, ho detto: Vi state mettendo in bello?

Federigo

Già... scusate... In bello... (pigliando una sedia e sedendo accanto al tavolo di Sgueglia). Voi permettete?

Sgueglia

(con intenzione, guardando Assunta e don Federigo)

In bello!... Bello come voi... Accomodatevi. (si rimette a scrivere).

Federigo

(a Torelli)

’On Anié’, servo vostro! [p. 307 càgna]

Torelli

(levando gli occhi)

Oh! Padrone! (guardando Assunta e Ernestina) (N’ato accunto!).

SCENA SESTA


Donn'Emilia, Tina Bouquet e detti

Voce di usciere

(dalla 5.ª Sezione)

Giuseppina Auletta!

(Una giovane popolana arriva dalla destra e va alla 5.ª Sezione. Fa per entrarvi. Movimento di sorpresa di Assunta, che si è voltata udendo quel nome).

Assunta

(a Ernestina)

Peppenella! Tu ’e’ visto?

Ernestina

Uh, overo!

Assunta

(si leva)

E mo che bbene a dicere, ccà? [p. 308 càgna]

Donn'Emilia

(uscendo con Tina dalla 5.ª Sezione e incontrandosi con l’Auletta che le dà uno spintone)

Piano! E ched’è? Jate ’e pressa?

Auletta

E te lieve ’a miezo? Vi’ quanta cummerità!

Donn'Emilia

(irritata, sorpresa)

Essì! Ha dda passà sta principessa!

Auletta

(sulla soglia della 5.ª Sezione, voltandosi minacciosa)

Ossà, statte zitta, ca si no quann’esco te ncaso ’a mallarda int’ ’e recchie!

Donn'Emilia

(urlando)

A chi? A chi?

Tina

Mammà!...

Usciere

Giuseppina Auletta!

Auletta

(entra nella sala)

Presente! Presente! [p. 309 càgna]

Donn'Emilia

(rivolta verso la Sezione)

A chi ’a ncase ’a mallarda?

Tina

(riconducendola avanti scena)

Mammà, non fate scenate! Ca io mme metto scuorno!

Assunta

(che Ernestina tenta invano di trattenere)

No! Io aggia sentì chella che dice!

Ernestina

Stateve ccà!

Assunta

No! Aggia trasí! (entra nella 5.ª Sezione, seguita da Ernestina).

Don'Emilia

(a Tina, furiosa) ’E’ visto? Io t’ ’avevo ditto ca ccà ncoppa mme ntussecavo! Mme ncasava ’a mallarda, mme ncasava! (verso la 5.ª Sezione) ’A ncase a chella bellella ’e soreta ca va facenno ’a culumbrina pe ncopp’ ’e marciappiede ’e Tuleto!

Tina

Mammà! Mammà!... [p. 310 càgna]

Federico

(levandosi)

Donn’Emì, che cos’è?

Tina

(a Emilia)

Adderezzateve ’o cappiello...

Donn'Emilia

(a Federigo, raddrizzandosi il cappello enorme)

Ch’è stato? È stato ca na vrenzola qualunque se piglia l’ardire e dicere nfaccia a una signora: Te ncaso ’a mallarda int’ ’e recchie! Puh! Pe la faccia ’e mammeta e pateto!

Sgueglia

(All’arma d’ ’a signora!)

Tina

Mammà, basta mo!

Donn'Emilia

Chi ’a sape? Chi l’ha vista maie a sta tale e quale?

Cerinaro

Cerini! [p. 311 càgna]

Federigo

(a donn'Emilia)

E nu’ ve pigliate collera!

Donn'Emilia

Embè, ’o crerite? M’ha fatto saglì tutto ’o sango ’a parte ’a capo!

Federigo

Assettateve!... (cerca una sedia al tavolo di Sgueglia)

Sgueglia

(piano, a Federigo)

(’On Federì, chi è sta signora?)

Federigo

(piano, a Sgueglia)

(’On Emilia, ’a vammana sotto all’arco d’ ’o Lavenaro) Don Diodà, con permesso... (prende la sedia e l’offre a donn’Emilia).

Sgueglia

Prego! (a donn’Emilia) Assettateve... Qui non si paga niente! (Emilia siede).

Tina

(a Sgueglia)

Scusi, sa! [p. 312 càgna]

Sgueglia

(rimettendosi a scrivere)

Oh, niente, sa!

Pesce

(a donn'Emilia, indicando Tina)

La signorina è vostra figlia?

Federico

Presento. Il mio amico Epaminonda Pesce. Macchiettista.

(Inchini da ogni parte)

Tina

Ah!

Donn'Emilia

(a Pesce)

Aspettate! Ma lei avete cantato all’Edèn?

Pesce

A servirla.

Donn'Emilia

Favorirmi! Ma allora io ve tengo stampato ncuorpo!...

Pesce

Tropp’onore... [p. 313 càgna]

Donn'Emilia

Io ve so benuta a sentì ogne sera!

Federigo

Emulo di Maldacea!

Pesce

Macché! (a Tina) E lei ci veniva all’Eden?

Tina

No, veramente. Io stavo scritturata a Roma...

Pesce

Ah, sí? A Roma? E dove? Al Margherita?

Tina

No, no, allo Sferisterio... (restano a parlare in fondo).

Federigo

’On Emì, levateme na curiosità...

Donn'Emilia

(sottovoce)

’On Federí, io ho capito: avite mise ll’uocchie ncopp’ ’a rossa! [p. 314 càgna]

Federigo

(sorridendo)

Io!? No!

Donn'Emilia

Va buono, ’on Federì, nue ce cunuscimmo; jammo’ a ffranche!

Federigo

Ma queste sono supposizioni vostre...

Donn'Emilia

E dàlle! ’On Federì, nun facite ’o ggesuita! (Lo prende per il bavero del soprabito e lo scuote).

Federigo

(sorridendo, sottovoce)

Ma chi è?... Na vicina vosta?

Donn'Emilia

Gnernò; na vota eremo vicine. Mo essa sta a Sant’Aniello a Custantinopole, vicino a l’ispezione ’e Pubblica Sicurezza. Sapite chella puteca ’e stiratrice ca int’ ’a staggione tene chella perziana verde?...

Federigo

Ho capito. Ma voi... [p. 315 càgna]

Donn'Emilia

Io sto sempe ’o Lavenaro, sott’all’arco. E accussì poco ce vedimmo cchiù. (Cava di tasca un pacchettino). Vulite nu poco ’e ciucculata Sciusciarre?

Federigo

Grazie. Dunque voi siete testimone alla causa?

Donn'Emilia

Precisamente.

Federigo

E chillo c’hanno purtato llà dinto, chi è? (indica la 5.ª Sezione).

Donn'Emilia

Chi? ’On Michele? E ’o nnammurato d’Assunta.

Federigo

Ah? Così si chiama?

Donn'Emilia

(mangiando)

Chi?

Federigo

Assunta? [p. 316 càgna]

Donn'Emilia

(mangiando)

Assunta Spina. E che spina!...

Voce di usciere

Giovanni Mazzarella!

Voce nella folla

Presente!

(Entra un uomo nella 5.ª Sezione. L’usciere chiude la porta).

Donn'Emilia

(a Federico)

Pe ve fa capì a buie, st’Assunta mo so’ quase tre anne ca sta cu stu don Michele, ch’è nu chianchiero abbascio ’e Ccavajole.

Federigo

(atto di sprezzo)

Nucchiù?

Donn'Emilia

E pecchè? Che l’avite dicere? Ma mo sapite ca ’e chianchiere manteneno ’e femmene meglio d’ ’e signure?

Federigo

Già: e po’ lle tagliano ’a faccia! [p. 317 càgna]

Donn'Emilia

’On Federì, nun ce facimmo maste! Mo ce vo, io ’so femmena e avarria piglià ’e pparte d’ ’e femmene. Ma sta vota Assunta ll’ha vuluto essa! Neh, diciteme na cosa; chesta nun teneva cielo pe vedé e terra pe cammenà, e chillo ha pigliato e ll’ha fatto uno ’e tutto: veste, scarpe, suttanine, cammise, l’armario, ’o sigrité; basta quanno ve dico uno ’e tutto, uno ’e tutto...

Federigo

Va bene, ma...

Donn'Emilia

Mo! E sentite! Vulette essere aperta na puteca ’e stiratrice a Sant’Aniello, e stu don Michele, piglie...

Sgueglia

(che ascolta anche lui)

E ce l’arapette.

Donn'Emilia

’O pate è nu viecchio nzallanuto ca nun è buono manco a ardere. Faceva ’o cuoco int’ ’a tratturia d’ ’a Bella Napule, e ’o princepale nn’ ’avette mannà pe disperazione. St’Assunta ’o vulette essere miso ’a tratturia d’ ’o Ribicchino, e stu don Michele, piglie... [p. 318 càgna]

Torelli

(che ascolta anche lui)

E ce ’o mettette.

Donn'Emilia

E po’, nu’ ve dico niente, mo a Pusilleco, mo a Secunnigliano, n’ato juorno addu’ Pallino, campagnate ’a ccà, rivertimente ’a llà, gelate, zeppule a San Giuseppe... Ah!... E che ne vulite sapé? (Rompe un altro pezzetto di cioccolatte) Sta ciucculata ’a essa ll’aggio avuta... (mangia).

Federigo

E tutto questo amore è finito con una tagliata di faccia!

Donn'Emilia

Amore? Eh!... (ironica. Mette in bocca un altro pezzo di cioccolatte) Amore! (si leva).

Federigo

No?

Donn'Emilia

Cioè, isso sì, isso ll’ha sempe vuluto bbene.

Federigo

E lei? [p. 319 càgna]

Donn'Emilia

E lei... Lei... Vulite sapé ’a verità? Io st’Assunta nun ll’aggio pututa maie capì! Chesta ogne tanto lle vota ’a capo pe quaccheduno, e, ogne tanto, pe ccausa soia, quacche povero figlio ’e mamma passa nu guaio.

Federigo

Ah? ’È pericolosa?

Donn'Emilia

È strambalata, ’on federì. È na femmena curiosa assaie. Vo’ bene, nun vo’ bene, s’appiccia, se stuta, mo v’ ’a strignite int’a na mano, mo ve sfuie comm’a n’anguilla... Ah!...

Federigo

È interessante.

Donn'Emilia

È cevetta.

Federigo

Già... Ma un certo genere di civetteria...

Donn'Emilia

Sicuro: avite raggione. Tuttuquante ’a vanno appriesso. E pur io, ’a voglio bene. Neh, comme se spieca?... [p. 320 càgna]

Federigo

Ma pecché ll’ha tagliata ’a faccia?

Donn'Emilia

Comme! Chella s’era misa a fa ’a cummedia cu na guardia ’e pubblica sicurezza! Int’ ’o stesso quartiere! Ma sta bene?

(La porta della 5.ª Sezione si schiude. Qualcuno esce. Esce Tina seguita da Pesce che le fa l’asino... Si ode, appena s’apre la porta, la voce dell’avvocato).

La voce dell'avvocato

Sì, o signori! Lo scoppio della passione in una anima ribelle, ma sincera!...

(La porta vien chiusa. Non si ode più la voce)

Donn'Emilia

Chi sta parlanno?

Federigo

L’avvocato.

Donn'Emilia

E Tina addo’ sta? Tina!... Tina!...

Sgueglia

(seccato)

Tina Ti’!... (si rimette a scrivere). [p. 321 càgna]

Tina

(dal fondo, seguita da Epaminonda)

Mammà?...

Donn'Emilia

E statte ccà! Lèvete ’a miezo ’a folla!

Tina

Mammà, sta parlanno ll’avvocato! Io ’o voglio sentì! (riapre la porta e rientra nella 5.ª Sezione, seguita da Pesce: si ode daccapo la voce dell’avvocato).

Donn'Emilia

(a Tina)

Viene ccà!...

La voce dell'Avvocato

E non a caso, o signori, ho citato il verso di quel poeta che, inneggiando al ribollente Vesuvio...

(La porta si chiude. Non s'ode più la voce)

Donn'Emilia

(ascoltando)

Che dice? ’O Vesuvio? E che ce trase ’o Vesuvio?

Federigo

Eh, va buono! Chillo è paglietta, vo vencere ’a casa e ce fa trasí ’o Vesuvio, Pumpei, ’a Grotta ’e Pezzule... Eh! ’A quanto tiempo avarranno fatto pure ’a sentenza! [p. 322 càgna]

Donn'Emilia

Ah, forze vurrà ntennere ca stu don Michele è comme ’o Vesuvio, ca votte fuoco...

Federigo

Pecchè, ’on Michele pure votte fuoco?

Donn'Emilia

Mena ’e curtellate, ’on Federì!

Federigo

Meglio!, meglio!

(Campanello dalla 5.ª Sezione. Mormorio là dentro. La porta si apre).

Donn'Emilia

È buono cumm’ ’o ppane, ma quanno ll’è scesa ’a benda nnanz’a ll’uocchie è n’animale!

Federigo

Meglio, meglio!

Donn'Emilia

Eh, meglio, meglio! E tene già n’ati dduje ferimente ncuollo!

Federigo

Recidivo? Meglio! [p. 323 càgna]

Donn'Emilia

(volendo entrare nella 5.ª)

Scusate, voglio vedé Tina addo’ sta...

Federigo

(trattenendola)

Aspettate... sentite...

Voce di usciere

(dalla 5.ª Sezione)

La Corte!

(Mormorio, poi silenzio profondo)

Federigo

(di fretta, sottovoce a donn'Emilia)

Sentite buono... ’onn’Emì... Vuie, a me...

Donn'Emilia

(sorpresa)

Ched’è, neh, ’on Federì?

Federigo

Vuie mme sapite pe scuitato... Avite capito?

Donn'Emilia

(sorpresa e confusa)

E pecché?...

(Risuona un alto grido nella 5.ª Sezione: «Ah! Figlio mio!... Figlio mio!...»

Subito dopo, una scampanellata. Mormorio animato. Esclamazioni. La folla esce dalla 5.ª Sezione, parlando a voce alta). [p. 324 càgna]

SCENA SETTIMA

Assunta Spina è tra le prime a uscire dalla Sezione. È stravolta, atterrita. Si preme la mano sinistra sulla benda e la tien ferma alla guancia. Agitando l’altra mano, a donna Emilia che le si fa incontro, con voce rauca:

Assunta

Duie anne! Duie anne!... (si batte con la palma della destra in fronte).

Donn'Emilia

(spaventata)

Overo!?

(Arrivano curiosi da destra e sinistra. Quasi contemporaneamente a Assunta escono dalla Sezione Donna Concetta, Furturella, Filomena, Ernestina, Tittariello, Tina e Pesce, che si affollano alla porta per vedere uscire Michele Controscena di tutti. Gli uscieri Sgueglia e Torelli seguitano a scrivere. Michele esce subito tra due carabinieri e una guardia di Publica Sicurezza, ammanettato. I carabinieri si fanno largo tra la folla).

Voce di usciere

Fuori! Fuori! Uscite!

Concetta

(cercando di avvicinarsi a Michele)

Michè! Michè!... [p. 325 càgna]

Un carabiniere

(scostandola e sospingendo Michele)

Avanti!

(Michele Boccadifuoco passa tra i carabinieri, movendo verso la destra. La folla lo segue mormorando. Concetta singhiozza, trascinandosi a stento dietro di lui).

Concetta

(vede Assunta, si fa largo tra le femmine che la sorreggono e, con le braccia levate, le urla):

Mm’è subbissato a nu figlio!

(Le donne la trascinano via per la destra. Viano tutti per la destra. Il mormorio diminuisce a poco a poco).

SCENA OTTAVA


Assunta, Ernestina, gli uscieri, Tina, donn’Emilia, Pesce, Federigo. La folla continua a passare, in silenzio.

Assunta

(sul davanti, come trasognata, a Ernestina che le sta vicino)

Ernestì!... Duie anne! Duie anne!

Ernestina

(colpita anche lei)

E chi ss’ ’o crereva? [p. 326 càgna]

Assunta

(come tra se stessa)

Duie anne!

(Un silenzio. Don Federigo s’è appoggiato col dosso alla tavola di Sgueglia. Donn’Emilia, Tina e Pesce fanno gruppo in fondo. Assunta e Ernestina stanno accanto alla tavola di Torelli).

Ernestina

(a Assunta)

Jammuncenne...

Assunta

Mme tremmeno ’e ggamme... (s’appoggia con la mano al tavolo di Torelli).

Ernestina

Vulite vévere?

Ernestina

No...

Ernestina

E assettateve... (le offre una seggiola. Assunta siede. Donn’Emilia si fa avanti, muta, spiaciuta. Assunta leva gli occhi e la guarda).

Assunta

(a donn'Emilia)

Duie anne, ’onn’Emì! Avite ntiso?... [p. 327 càgna]

Donn'Emilia

Ma vedite! E quanno maie pe na tagliata ’e faccia se so’ ddate duie anne!...

Assunta

Era ricidivo, ’onn’ ’Emì! E l’hanno carculate pure chille ati dduie ferimente che facette! (scuote la testa dolorosamente).

Donn'Emilia

Overo? Gué, ma ccà ncoppa nun se scordeno ’e niente!

(Un silenzio)

Assunta

Pe duie anne nun ’o veco cchiù! (china la testa fra le mani).

Federigo

(addossato al tavolo di Sgueglia, guardando Assunta)

Macché!

Assunta

(leva la testa e lo guarda)

Federigo

(facendosi una sigaretta, tranquillamente)

Se resta a Napoli siete sempre padronissima di vederlo almeno due volte al mese. [p. 328 càgna]

Ernestina

(a Assunta)

Avite ntiso?... (a Federigo). Overo neh signó?

Assunta

(continua a guardare Federigo)

Ma pecchè? Nn’ ’o ponno pure mannà fore?

Federigo

(continuando a farsi la sigaretta

Eh! Molto probabilmente.

Ernestina

E addo’ nn’ ’o ponno mannà?

Federigo

Che so? A Capua, a Salerno, al carcere d’Avellino. Secondo. (accende la sigaretta e contempla Assunta, sottocchi).

Assunta

(scuote la testa, con gli occhi a terra, come meditando, sgomentata).

Federigo

(dopo un silenzio e senza guardare Assunta)

Salvo... qualche impegno. Per mezzo del quale potrebbe restare anche a Napoli... [p. 329 càgna]

Ernestina

(toccando il gomito a Assunta che guarda Federigo)

(Avite ntiso?)

Assunta

(a Federigo, ansiosa)

Po’ resta’ a Napule?

Federigo

(guardandola)

Dipende. (Assunta si leva. Egli le si accosta, lento. Sottovoce). Tutto se po’ fa. (Un silenzio). Tutto si può accomodare. (più sottovoce). Io pozzo accuncià fatte pure cchiù gruosse ’e chisto.

Assunta

(dubiosa, fisandolo)

E vuie... chi site?

Federigo

(grazioso)

Un vostro ammiratore.

Torelli

(scrivendo, dal suo tavolo)

(Ntránchete!) [p. 330 càgna]

Assunta

(senza comprendere)

Chi site?...

(Donn'Emilia si avvicina, curiosa)

Federigo

Un amico di donn’Emilia.

Donn'Emilia

(sorpresa e seccata)

(Puozze passà nu guaio!)

Federigo

(facendo segno a Donn'Emilia)

’Onn’Emì?...

Donn'Emilia

(accostandosi, interdetta)

Già... ce cunuscimmo... Uh! ’A tanto tiempo!...

Federigo

(battendole lievemente e familiarmente sulla spalla)

’Onn’Emilia mme sape piccerillo... ’Onn’Emì, ’o primmo figlio ca faccio quanno mme nzoro (con intenzione) mme ll’avite piglià vuie!

Donn'Emilia

Onore e piacere! (Puozz’essere acciso! Chillo nne tene dduie!) [p. 331 càgna]

Assunta

(sottovoce a donn’Emilia, mentre Federigo s’accosta a Tina e ad Epamimonda e si mette a parlare con costoro).

(Chi è stu giovene?)

Donn'Emilia

(sottovoce)

(È n’impiegato ’e ccà ncoppa).

Assunta

(c. s)

(Avite ntiso c’ha ditto?)

Donn'Emilia

(c. s.)

(No... ’a verità...) (vedendo che Federigo si riavvicina) Neh, Tina! Ce ne vulimmo i’?

Tina

(a cui Pesce continua a far l'asino)

Mo, mammà! Voglio vedè comme fernesce ’a causa ’e chillo cafone!

Donn'Emilia

Tu qua cafone! Jammuncennne!... [p. 332 càgna]

Voce di usciere

(dalla 8.ª Sezione)

Aniello Battaglia!

Voce nella folla

Presente!

(Un prete entra nella 8.ª Sezione)

Pesce

(a Donn'Emilia)

Sentite, io aspetto un amico. Fra dieci minuti, se permettete, sarò libero e mi procurerò il piacere d’accompagnarvi.

Donn'Emilia

(Restano a parlare in fondo)

Federigo

(si avvicina rapidamente a Assunta e le dice piano e subito)

Volete che m’incarichi io di ottenere che il... vostro amico... resti a Napoli?

Assunta

(commossa)

Vuie overo dicite? [p. 333 càgna]

Federigo

Volete?

Assunta

(c. s.)

E che ce vo?... Che v’aggia dà?

(Il dialogo segue rapido e basso. Torelli, di volta in volta presta orecchio, lasciando di scrivere).

Federigo

Niente.

Assunta

(sorpresa, incredula)

Comme? Niente? (Un silenzio) Ce vonno ’e denare, ’o ssaccio... (risoluta) Ma io mme mpigno ll’oro, mme mpigno ’e rusette, faccio nu debbeto... Nun ce penzate!... Dicite!... Quanto ce vo? (lo afferra pel braccio).

Federigo

(dolcemente)

Vi ho detto che non occorre.

(Campanello dalla 5.ª Sezione. La folla vi accorre, entra o si ferma davanti alla porta).

Assunta

(a Federigo, quasi tremante, sottovoce)

Sentite... E dicite!... Parlate!... Nun ce vonno ’e mezze?... (Federigo fa spallucce) No?... E vuie mm’ ’o facite pe senza niente? [p. 334 càgna]

Federigo

Pe senza niente.

Assunta

Vuie facite restá a Michele a Napule?

Federigo

Sì.

Assunta

(dubiosa, tornando a pigliarlo pel braccio)

E si nn’ ’o manneno fora?

Federigo

(fa segno, con gli occhi e col capo, di no)

Assunta

(incalzando)

E... nun vulite... niente?

Federigo

(la guarda, con intenzione. Assunta pare indecisa sempre e dubiosa. Lo guarda. Guarda Torelli che sorride. Torna a fisare Federigo. Comprende)

Ah!... (con gli occhi spalancati guarda Federigo. Sorride amaramente. Gli mette la mano sul braccio).

Assunta

’O ssapite... Grazie. [p. 335 càgna]

Federigo

Grazie ’e che?

Assunta

(sorridendo, amara, ironica e dominandosi) Grazie, grazie... Sperammo ca resta a Napule.

(siede al tavolo di Torelli).

Federigo

(fa un gesto di disappunto. Poi, freddamente, con indifferenza)

Come volete.

Torelli

(tra se, rimettendosi a scrivere)

(Palla corta!)

(Federigo si rimette a sedere alla tavola di Sgueglia, che è come assorto e si tiene la testa fra le mani. Di volta in volta e sottocchi Federigo guarda Assunta, che pare non voglia incontrarsi col suo sguardo. Donn’Emilia, Tina e Pesce discorrono più in fondo).

Federigo

(scherzando con un quadrello che è sul tavolo di Sgueglia, a costui)

Che se dice, ’on Diodà? [p. 336 càgna]

Sgueglia

(seccato, levando la testa)

E che s’ha dda dì?... Uffà!...

Federigo

State ’e malumore?

Sgueglia

(tentennando il capo)

Eh! Caro don Federigo! Vedete, io sto qua... ma ’a capa mia sta a n’ata parte. Mia moglie è uscita di conti da sette giorni.

Federigo

Bravo!

Sgueglia

Bravo, ove’?

Federigo

E che paura avete?

Sgueglia

Comme, che paura avete? Chella po’ figlià ’a nu mumento ’a n’ato!

Federigo

Be’?

Sgueglia

E chi ll’assiste? [p. 337 càgna]

Federigo

Già. Avete ragione. Guai del matrimonio. Sapete chi è veramente libero, felice, padrone di sè stesso? (con intenzione, e guardando Assunta, sott’occhi) Chi nun è nzurato.

Sgueglia

E lo dite a me?!...

Assunta

(a Ernestina)

Mme pare c’aggio ntiso ’a voce ’e Tittariello...

Ernestina

’O vedite lloco!

(Assunta si leva, curiosamente)

SCENA NONA


Tittariello da destra e Detti.

Tittariello

(facendosi largo tra la folla)

Neh, pe favore, ’a quinta sezzione addo’ sta?

Donn'Emilia

(avanzandosi)

Ched’è, neh Tittarié? [p. 338 càgna]

Tittariello

’Onna Cuncetta ha perzo ’o fazzuletto ’e seta llà dinto.

Donn'Emilia

Eh! E mo nne trove dduie!

Pesce

(indicando la 5.ª Sezione a Tittariello)

Lì, lì, dimandate all’usciere.

Tittariello

(facendosi largo davanti alla 5.ª Sezione)

Neh, premettete, premettete! (entra là dentro).}}

Assunta

(a Ernestina, sottovoce)

Quann’esce chillo ’a llà dinto spiale si Michele sta ancora abbascio.

Ernestina

Abbasta ca nun mme fa quacche parte!

(Tittariello esce dalla 5.ª Sezione)

Assunta

(a Ernestina, spingendola)

’O ì lloco!... [p. 339 càgna]

Tittariello

(allegramente, col fazzoletto di seta in mano, mostrandolo a donn’Emilia)

Aggio truvato ’o fazzuletto! ’O teneva l’usciere...

Ernestina

Siente, Tittarié!... (Tittariello si ferma e si volta) ’On Michele sta ancora abbascio?

Tittariello

Sta dint’ ’a cammera d’ ’e carrubbiniere.

Ernestina

Ah?... (a Assunta, sottovoce) Avite ntiso?

Tittariello

(vedendo Assunta)

Avisseve scennere abbascio, mo? Nu ’scennite, Si no facite succedere ’o quarantotto!...

Assunta

’A mamma sta pure abbascio?...

Tittariello

Chi? Chella pare ’a Vergene d’ ’e sette spate! [p. 340 càgna]

Donn'Emilia

Puverella!

Tittariello

E mo c’ha ntiso c’a don Michele nn’ ’o manneno fora ll’è benuto comme si fosse n’inzurto!...

(Federigo s'accosta a udire)

Assunta

(tremante, balbettante)

Chi?... Addo’?... Fora?...

Tittariello

Ha ditto ’o marisciallo d’ ’e carrubbeniere c’a Santa Maria Apparente e ncoppa S. Efremo nun ce stanno cchiù poste. Tutte ’e cundannate d’ogge vanno ’Avellino...

Una voce da lontano

Tittarié!...

Tittariello

Oì ccà!... L’aggio truvato!... Neh, premettete... (via in fretta, gridando) Ll’aggio truvato!...

(Pesce indica a Tina la 5.ª Sezione e vi si avviano)

[p. 341 càgna]

SCENA DECIMA


Assunta, barcollante, s’appoggia con la mano allo spigolo della tavola di Torelli. Ernestina la guarda, in silenzio. Don Federigo finge di leggere un giornale che Sgueglia ha sul tavolo.

Donn'Emilia

(accostandosi a Assunta)

C’ha ditto ca nn’ ’o manneno fora?

Assunta

(fa segno di sì, con gli occhi e col capo, come atterrita)

Donn'Emilia

Sentite... io mo scennarria pe sapé si è overo, ma nun mme voglio ncuntrà c’ ’a mamma. Chella m’ha visto parlà cu vuie... (vedendo che Assunta non le dà retta e rimane come a meditare, con gli occhi fissi) Ma vedite!... Me dispiace proprio... (lentamente si allontana per raggiungere Tina, in fondo).

Federigo

(a donn’Emilia, sulle mosse di andare via anche lui)

Donn’Emì, ve ne venite? Io me ne vado...

(Assunta si volta e lo guarda, irresoluta. Lentamente si rimette a sedere). [p. 342 càgna]

Donn'Emilia

(a Federigo)

Aspetto a Tina, ’on Federì. E po’ ’a verità, nun mme vurria ncuntrà c’ ’a mamma ’e stu don Michele... Stanno ancora tuttuquante abbascio...

Federigo

Scenderemo per l’altra scala.

Donn'Emilia

Ah, ce sta n’ata gradiata? Embè, mo ce ne jammo... Tina!... Addo’ sta?... Tina! Tina!... (s’allontana, chiamandola).

(Un lampista viene ad accendere il fanale che pende dalla volta)

Assunta

(sottovoce a Ernestina)

(Scinnetenne, e aspettame ’a puteca).

(Ernestina si allontana per la destra. Torelli si mette a accomodare le sue carte. Sgueglia si rimette a scrivere. La scena è quasi vuota e silenziosa).

Federigo

(a Sgueglia)

’On Diodà, mantenetevi forte.

Sgueglia

Ve ne andate? [p. 343 càgna]

Federigo

Aggio che fa. V’auguro che tutto riesca bene.

Sgueglia

Eh, caro ’on Federigo! Stammo mmano a Dio. Buone cose anche a voi.

(Federigo si scosta dal tavolo di Sgueglia, si volta verso l’arcata a destra e vi s’incammina. Passa davanti a Assunta, senza guardarla, lento. Assunta ha gli occhi altrove, ma appena Federigo è passato li leva e lo segue con gli occhi. Federigo sta quasi per raggiungere l’arcata. Assunta si leva).

Assunta

Psst!

Federigo

(si volta. S’è arrestato. Pare sorpreso. Si punta la mano in petto)

A me?

Assunta

Sentite.

(S’è scostata dalla tavola di Torelli. Don Federigo torna, lento, accostandosele. La scena segue fra i due brevemente con parole rapide, quasi sottovoce).

Assunta

Vuie... poco primmo... mm’avite ditto ca ’o putiveve fa restà a Napule... [p. 344 càgna]

Federigo

(con un sorrisetto)

Quel vostro... amico?

Assunta

(senza badargli, vivamente)

Io ’o voglio fa restà a Napule!

Federigo

Va bene.

Assunta

’O pputite fa?

Federigo

(c. s.)

Per voi si fa tutto. (La guarda. Assunta evita lo sguardo) Soltanto... Bisogna pensarci subito.

Assunta

(impaziente)

Embè, addo’ nne putimmo parlà?

Federigo

(guardingo, voltandosi intorno)

Qui no.

(Mormorio dalla sinistra nelle scene. Il mormorio cresce sempre durante il dialogo di Assunta e Funelli). [p. 345 càgna]

Assunta

(con uno sforzo, sottovoce)

’A casa mia?

Federigo

(ha un lampo di speranza negli occhi. Si domina)

Anche adesso.

(Il mormorio cresce)

Assunta

(rapidamente)

Ce sta n’ata gradiata? (indicando quella a destra) ’A llà nun voglio ascì!...

Federigo

L’altra scala è lì... (indica a sinistra).

Assunta

(pare indecisa, tormentata. Si volta a destra e a sinistra come per accertarsi che non l’hanno udita. Sgueglia e Torelli seguitano a scrivere, ma la sorvegliano e si ammiccano).

Federigo

Dunque? [p. 346 càgna]

Assunta

(decisa)

Jammo.

(Il mormorio si avvicina. Assunta spinge lievemente pel braccio don Federigo. Viano per la sinistra).

Torelli

(leva lo sguardo e s'incontra in quello di Sgueglia)

Che?

Sgueglia

(ammirato)

Che bello servizio!

SCENA ULTIMA


Gran baccano dalla sinistra. S’avanza di là una folla di gente, per lo più contadini. Sono tra costoro Santella e la figlia Menechella, piangenti, disperate. Le seguono il compare Tommaso, il prete e altri. L’usciere, con la toga sul braccio, insiste per farsi pagare. Movono tutti verso destra continuando a piangere e a gridare.

Santella

(con un lamento a distesa)

E io tenevo a nu figlio e mme ll’henne levète! Me l’henne cundannète, cundannète!... Uh!... figlio mio!... [p. 347 càgna]

Menechella

Micalangelo bello e amato!

Santella

Teneve a nu figlio e mme l’henne levèto!...

Usciere

Aspettate! Dovete pagare la toga!

Santella e

Menechella

Micalangelo mio!...

Usciere

Pagate la toga! (esce con loro. Continuano i pianti fino a quando spariscono traversando la scena).

Donn'Emilia

(che è seguìta da Tina e da Pesce)

Mamma mia! Jammuncenne! Io me so’ stunata!...

Tina

Mo’... facite passà ’a folla... [p. 348 càgna]

Una ragazza

(dalla destra, correndo, va alla tavola di Sgueglia)

Signò! Signò! (Sgueglia fa un salto sulla sedia) Currite ’a casa! ’A mugliera vosta lle so’ venute ’e delure! (Sgueglia si leva precipitosamente. La sedia cade).

Sgueglia

Madonna d’ ’o Carmene!... (Torelli si leva, si accosta).

La ragazza

Venite! Venite!

(Mormorio dalla destra. Il mormorio s'avvicina)

Sgueglia

(rassettando le carte in fretta e furia)

E ’a vammana?

La ragazza

E ca chesto è ’o guaio! ’A vammana è ghiuta a Puzzule!

Sgueglia

(si dà un pugno in capo)

Tu che dice!...

Donn'Emilia

(a Sgueglia, in fretta)

Neh, scusate, ’on Federigo se n’è andato? [p. 349 càgna]

Sgueglia

(si precipita su donn'Emilia)

Voi siete levatrice?

Donn'Emilia

Autorizzata! (con orgoglio) Diploma dell’Università...

Sgueglia

(l'afferra e la trascina)

Jammo! Venite!

Donn'Emilia

Addò?... Aspettate!... Chi vi conosce?...

Sgueglia

Jammo! Jammo! Si no io passo nu guaio!

(La trascina. Arriva gran folla dalla destra. Dei popolani si portano in mezzo un detenuto dichiarato libero. Urli, feste, gioia, battimani. Scampanellate dalle varie Sezioni. Voci di uscieri che scacciano la folla).

Donn'Emilia

Piano!... Tina!... Signor Pesce!...

Pesce

L’accompagno io! Non ci pensate!... [p. 350 càgna]

Sgueglia

(trascinando donn'Emilia)

Jammo! Ve piglio ’a carruzzella!...

(S’incontrano nella folla, che viene dalla destra e che grida):

A libbertà! A libbertà! Viva il presirento!

(Battimani)

La voce di Santella

E io tenevo a nu figlio e me l’henne levète!... Me l’hanno cundannète! Cundannète!...

La voce di donn'Emilia

Tina! Tina!...


(Scena popolata, romorosa. Cala la tela, rapidamente, mentre Torelli e il suo giovane continuano a piegare il tappetto sulla tavola).


[p. 351 càgna]

ATTO SECONDO



DECORAZIONE


Il larghetto Sant’Aniello a Caponapoli, ov’è la casa di Assunta, una bottega da stiratoria, che dà sul larghetto.

A destra dello spettatore è una piccola credenza, addossata alla parete e guarnita di porte a vetri. Dentro vi sono i piatti, le bottiglie, le posate, ecc. Subito dopo segue la porticella della stanza ove Assunta dorme. Appresso è quella dell’antico pozzo.

Addossato alla parete di fronte allo spettatore, verso destra, è un «comò» guarnito di tutto quello che si usa mettervi sopra. Sul «comò», attaccato al muro, è un quadro di un santo. A sinistra del «comò» pende dalla parete uno specchio senza cornice, e sopra lo specchio è una finestretta a vetri, che dà sulla via e dalla quale entra maggior luce.

Nel mezzo della stessa parete di fondo è la porta a vetrate che dà sulla via. Appreso, verso sinistra, è attaccata al muro una corda dalla quale pendono camicie stirate. La parete a sinistra dello spettatore è interrotta pur da una medesima corda, dalla quale pure pendono camicie stirate. A sinistra dello spettatore è il lungo tavolo per la stiratura.

Seggiole, conchette verdi, tutto quello che occorre a una bottega di stiratrici.

Sono le nove ore della sera.

È l'antivigilia di Natale

[p. 353 càgna]

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Olimpia, Rachele, Ernestina e Fortunatina stirano. La ragazzetta Michelina risciacqua colletti in una conchetta presso la quale è accovacciata. La guardia Marcuso è seduta presso alla tavola e fa l'asino a Rachele. La guardia Flaiano, impiedi, muto, sta accanto al «comò».

Ernestina

(stira e canta)


Campagnò, si mme vuo' bene,
     nun ce serve 'o lietto 'e sposa!
     Ncopp'a ll'èvera addirosa...


Le altre

È cchiú ddoce a sta cu te!...


Marcuso

(dondolandosi sulla sedia e facendo l'occhio a Rachele)

È cchiú dduci a sta cu tia!...

(Romore di ferri che battono sui colletti)

[p. 354 càgna]

Michelina

(entusiasmata, levando le mani dalla conchetta e battendo palma a palma)

Benòoo!

Olimpia

(a Michelina)

Gué! Gué!

Una voce

(dalla via, lontana)

Sparate! Sparate!..

Marcuso

(a Olimpia)

’A lassassi cantari.

Olimpia

(a Marcuso)

E bi’ comme ve cernuliate pure vuie! Stateve attiento ca cadite a copp’ ’a seggia!

Marcuso

Cirnuliari? E cu è?

Michelina

(sciacquando i colletti)

Vo’ dicere accussì ca nun facite ’o farenello! [p. 355 càgna]

Olimpia

(seccata)

Gue’! Oh! E fa chello ch’ ’e’ a fa, tu! (alle ragazze) Jammo, picceré, ca è notte!

Rachele

(a Michelina)

E bi’ si sti pirchipetole nun esceno sempe mmiezo!

Michelina

E già! Pirchipetola! E c’aggio ditto?

Rachele

E fa chello ch’ ’e’ a fa!

Ernestina

Va, va stuta ’a stufa!

(Michelina s’asciuga le mani ed esce. Si sente il rumore della stufa, ch’ella vuota e su cui batte).

Olimpia

(a Ernestina)

Ernestì, damme sti cuolle...

(Ernestina le porge dei colletti stirati. Olimpia li conta. Le ragazze stirano e chiacchierano). [p. 356 càgna]

Marcuso

(cavando da petto un mezzo toscano e la scatoletta dei cerini)

Dunque? Chi dissi lei, ca iu fazzu ’u farenello?

Olimpia

(rilegando i colletti con un filo rosso)

Nonzignore... Ma pecché, ve site pigliato collera? Mme vulissive arrestà?

Rachele

Ccà stanno pure ’e puzine...

Olimpia

Miette ccà (prende i polsi).

Marcuso

Arristari? A lei? (accende il mezzo toscano) A lei no. (lancia una boccata di fumo) Ma si mmi vvini a tagghiu l’amorusi di lei, ci fazzu a bbídere ca ’u fazzu dormiri una notte su un tavulazzo.

Olimpia

Overo?!... Sentite don... cumme ve chiammate...

Marcuso

Marcuso Sante a obidirvi. [p. 357 càgna]

Olimpia

Sentite, on Marcù, l’amurosi di me (si batte in petto con le punta delle dita) se fa ’o fatto suio, e nun ha avuto maie che fa c’ ’o tavulazzo!

(Michelina rientra portando la stufa. La va a mettere in un angolo).

Ernestina

Neh, ma ched’è stu tavulazzo?

Michelina

Vo’ dicere ’o lietto d’ ’e carcerate: senza materazze (scuote il suo grembiale).

Olimpia

(a Marcuso)

Essí!... ’On Marcù, pe revula vosta...

Marcuso

(ridendo)

Zitto, beddicchia. Schirzai.

Ernestina

E vuie schirzate sempe?

Fortunatina

’O vedite ’o cumpagno vuosto comme se sta zitto e cuieto? (addita Flaiano, che sorride. Marcuso si volta a guardarlo). [p. 358 càgna]

Ernestina

Neh, qua so’ sti cuolli d’ ’o brigadiere?

Marcuso

(a Flaiano)

Taliassi.

(Si alza Flaiano, s’accosta al banco e guarda i colletti che gli mostra Ernestina).

Ernestina

So’ cchiste?

Flaiano

Sì.

Ernestina

E tenite. Uno, ddue, tre, quatto, cinco e seie.

Flaiano

E tre pare de puzine.

Fortunatina

(passa i polsini a Olimpia)

Tenite. Tre pare.

Olimpia

(a Flaiano)

Favorite: uno, doie e tre... (Lo guarda) Vuie pure site d’ ’a Sicilia? [p. 359 càgna]

Flaiano

(con un sorriso)

Abruzzese.

Olimpia

E ’o paese vuosto nun se parla, ovè?

Flaiano

(c. s. co' colli e i polsi fra mani)

Sì... se parla...

Marcuso

(tornando a sedere accanto alla tavola)

’U lassassi stari.

Fortunatina

E mo s’assette n’ata vota!

Ernestina

(a Flaiano)

Ma vuie a chi penzate?

Fortunatina

E a chi ha dda penzà? ’A nnammurata.

Olimpia

Comme se chiamma? [p. 360 càgna]

Marcuso

’U lassassi stari.

Fortunatina

E che male ce sta? Comme se chiamma?

Flaiano

(ingenuo e serio)

Regina.

Fortunatina

Ah?... Gue’, i’ che bbelli nomme che teneno ncopp’a ll’Abruzzo! Riggina! E vuie comme ve chiammate?

(Marcuso s'è messo a chiacchierare con Rachele)

Flaiano

Flaiano Marcello.

Ernestina

(ridendo)

Uh! Marcello!

Olimpia

(a Ernestina)

E pecché? Si ’o nnammurato mio se chiammasse Marcello sa quanto ’o vulesse cchiù bene! [p. 361 càgna]

Ernestina

(a Flaiano)

E brave! Marcello e Riggina! (batte il ferro su un colletto).

Fortunatina

Amanti e sposi! (batte il ferro su un colletto)

(Nel lontano, un suono di zampogna e di ciannamella)

Una voce lontana

Sparate! Sparate!... Duie bengala nu sordo!...

Ernestina

(a Flaiano)

’E ssentite comme soneno belle ’e zampogne? ’O paese vuosto ce stanno, ’e zampogne? O facite Natale sotto ’a furnacella?

Flaiano

(un po’ triste, un po’ commosso, e come in uno scatto, a Ernestina)

E che t’accride ca venghe da lu paese de li selvagge? Lu paese mio è Pescara. È cetà de marina, e si vedisse che marina! Tutta verde che fa de centi culore, e nun è comme a lu mare vostri che è sempre turchino! E li zampugnare scì ca ce vengheno, a Natale! Se ne saglieno da vascio a la marina, a la mezanotte, e soneno li zampogne [p. 362 càgna]e la licenziata. E stanno aperte li cantine, e se spanne la neve janca janca, e ariluce la luna chiara ca sta mmiez’a lu cele e ncopp’a la marina. Li tenimmo, scì, li zampogne — e tenimmo li campane che soneno a stesa, e a li campane de Pescara arisponnere li campane de Sente Rocche e de Castellammmare e de Sepultore. E ariluce la luna ncopp’a la neve de la Maielle — e dint’a la chiesa arilucene tutte li cannele appicciate!...

(Durante tutto questo parlato le zampogne lontane suonano sempre; tutte le ragazze intente smettono di stirare; Michelina mangiucchia un pane e ascolta anche lei).

Ernestina

E bravo ’on Marcello! I’ che ce teneva n’cuorpo!

(Le zampogne smettono)

Marcuso

(alzandosi, a Marcello)

Amuninni, và! (salutando Rachele) Ossia benedica! (Poi alle altre) Picciotte, buono Natale! (a Marcello) ’I cuddari ’i pigghiasti?

Marcello

(mostrando i colletti)

Qua.

Marcuso

E cusì li porti? [p. 363 càgna]

Olimpia

(a Michelina)

Picceré, piglie nu giurnale.

(Michelina s’asciuga le mani al grembiale e cerca un giornale sul comò).

Marcuso

(a Olimpia)

Amara siti!

Olimpia

Nun fa niente. Io songo amara e quacchedun’ata è ddorge!

Rachele

(a Ernestina, sottovoce, indicando con l'occhio Olimpia)

(Ah! nun se po’ scennere proprio!)

Ernestina

(a Rachele, sottovoce)

(Nun ’a dà retta!)

Michelina

(col giornale)

’O giurnale.

Olimpia

(vi avvolge colletti e polsi e li porge a Flaiano)

Favurite. [p. 364 càgna]

Marcuso

Duie autri cuddari ci devono esseri.

Ernestina

E v’ ’e ddammo doppo Natale.

Marcuso

Dimani no?

Fortunatina

Dimane è a viggilia. Nce avimmo mangià ’o capitone!

Marcuso

E buon prore vi fazzu! Mmi nni vaiu. (a Rachele) Addio, morettina!

Olimpia

Jate, jate! ’A Madonna v’accumpagne!...

Michelina

(mangiando)

E Santo Nufrio peluso!

Olimpia

(mentre le due guardie vanno via, alle ragazze)

Jammo a levà mano, jà! (a Michelina) ’È trasuta ’a stufa? [p. 365 càgna]

Michelina

(indicandola nell'angolo)

’A vedite llanno.

Olimpia

E ghiammo jà! (a Michelina) Va vide fora c’ora è. (Alle ragazze mentre esse sbarazzano la tavola e ammucchiano i ferri e qualcuna si va a mirare allo specchietto e qualche altra si rassetta) Facimmo sti cunte ampresso ampresso. (a Ernestina) Tu quanto ’e’ avé?

Ernestina

(che si mette un grembiale)

Doie lire e se’ solde.

Rachele

Se’ solde so dd’e mieie.

Ernestina

Neh? E pecché?

Rachele

E ched’è, ’a pizza d’ajere nun t’ ’a ricuorde? Io cacciaie se sorde pe te e dduie sorde pe Furtunatina. [p. 366 càgna]

Fortunatina

(che dalla soglia della bottega guardava fuori, rientrando)

C’ha fatto Furtunatina? (s’acconcia al collo un boa nero) Gue’, ’o ssapite, è asciuta na bella luna!

Olimpia

(seccata, impaziente)

Jammo, ja’!... (s’accostano in gruppo alla tavola e fanno i conti. Olimpia distribuisce il danaro. A voce alta, chiamando Michelina, verso la porta) Michelina, Michelì!... Funa ncanna!... I’ si se move!... Guagliona, guaglió!...

Michelina

(accorrendo dalla via)

I ’sto ccà... Sta venenno pure ’a princepala.

SCENA SECONDA


ASSUNTA — donn'Emilia e dette

Assunta entra per la prima, quasi in fretta, e dà uno sguardo attorno come se cercasse qualcuno: poi viene più avanti, disillusa. Entra donn’Emilia, dimessamente vestita e con aria triste, un ombrello in mano e il manicotto. Cerca una sedia e si mette a sedere, con le spalle rivolte al comò. Resta silenziosa e pensosa.

Assunta

(a Olimpia, buttando la giacca sul tavolo)

È bbenuto nisciuno? [p. 367 càgna]

Olimpia

I’ nn’aggio visto a nisciuno... (alle ragazze) Neh, picceré, è benuto quaccheduno?

Rachele

No...

(Le altre spallucciano)

Assunta

(seccata, nervosa)

E che facite ccà? State ancora ccà?!..

(Accende il lume sul comò. Donn’Emilia prende una seggiola e siede a destra pensosa).

Olimpia

E si nun venivene vuie! (a Michelina, che è salita sulla tavola e fa per smorzare il lume) Stuta, stu’!...

Assunta

(agitata, va a guardare accanto alla credenza)

E chillo mbrello ca steva ccà, chi s’ ’ha pigliato?

Olimpia

Qua’ mbrello? (si volta alle compagne come per interrogarle).

Michelina

(che ha smorzato il lume e scende dalla tavola)

Sì, ce steva nu mbrello. Ll’aggio purtato dinto...

(indica la stanza interna). [p. 368 càgna]

Assunta

(va a quella porta e l’apre. Ne esce subito con un ombrello che appoggia accanto alla credenza).

(Un silenzio. Le ragazze si guardano in faccia e si fanno segno, come per incoraggiarsi a andar via).

Olimpia

(decidendosi)

Onn’Assù, nuie ce ne jammo. Ve lassammo ’a bona nuttata. E facite buono Natale!

Assunta

(la guarda e tentenna il capo)

Ernestina

Buono Natale, ’onn’Assù!

Rachele

Bonasera. Buono Natale!

Assunta

(mentre le ragazze escono salutando)

Grazie. Bonasera. Buono Natale pure a vuie... [p. 369 càgna]

Michelina

’Onn’Assù, io ’a chiudo ’a porta?...

Assunta

Chiude, chiude.

(Tutte le stiratrici escono. La porta si chiude. Si sente per un po’ il loro chiacchierio fuori e qualche risata. Poi silenzio).

SCENA TERZA


Assunta e Donn'Emilia

Assunta si volta verso la porta; lentamente le si appressa e la rinserra meglio. Ritorna sul davanti, lenta: s’accosta al tavolo e si appoggia ad esso col fianco destro e vi posa la mano destra. Resta pensosa, con gli occhi fisi nel vuoto.

Donn’Emilia è seduta a destra dello spettatore, davanti al comò. Anche lei pare che mediti, triste, con gli occhi a terra e tentennando il capo e lisciando il manicotto. A un momento leva lo sguardo e guarda Assunta. Costei se ne avvede, si copre gli occhi con le mani e singhiozza piano.

Donn'Emilia

’Onn’Assù?...

Assunta

(non le risponde; non la guarda. Scuote dall’alto in basso la testa. È commossa: si piega, quasi). [p. 370 càgna]

Donn'Emilia

(sospirando)

Eh! figlia mia!.. ncopp’a stu munno nun ce ne stanno cuntentezze! (Un silenzio. Scuotendo il capo e come parlando a se stessa) Chi mm’ ’avesse ditto, pure a me! (torna a meditare).

Assunta

(raddrizzandosi)

E va bene! (siede alla tavola, dall’altra parte. Vi poggia i gomiti. Col mento nelle mani, col pensiero altrove, guarda Donn’Emilia, che pure la guarda e pensa a cose sue).

Donn'Emilia

(lenta, triste)

’Onn’Assù, ’o ssapite ca figliema... Tina... se n’è fuiuta? (si morde il labbro inferiore per trattenere il pianto).

Assunta

(come uscendo dal suo sogno)

Tina?

Donn'Emilia

(scuote la testa per dire di sì)

Assunta

Se n’è fuiuta?... [p. 371 càgna]

Donn'Emilia

(assente col capo: poi con un risolino ironico, addolorato)

Se n’è fuiuta c’ ’o macchiettista... V’ ’o ricurdate?... Già... Tina, Tina!... Cuncettina... (piange, piano) E mm’ha rummasa a mme sola... senza piatà... barbaramente!...

Assunta

(coi gomiti sulla tavola, il mento nelle mani)

Giesù!...

Donn'Emilia

Èh!... E mo mme so’ rummase sulamente ll’uocchie pe chiagnere, ’onn’Assù!... Ve ricurdate comm’era allera, che?... Quanno se diceva ’onn’Emilia ’a vammana veneva a rirere a tuttuquante! (ride, convulsa) E mo pure rireno tuttuquante!... (con gli occhi nel vuoto e come interrogandosi, a bassa voce) Eggià... Ll’ha vuluto dà n’educazione? Ll’ha mparata a leggere e scrivere?... Ll’ha vuluta fa sciantosa?... E tècchete chesto!.. (dopo un po’) Che curaggio, Giesù! Ma comme s’è cagnata tutta na vota io nun ’o saccio! Era accussí bona guagliona, ’onn’Assù! E mme vuleva tanto bbene! E io ’a vulevo tanto bene! (piange) Tenite mente ccà... (fruga nel manicotto; ne cava una corona da rosario e se la mette in saccoccia, ne cava il fazzoletto e se lo mette in saccoccia, ne cava, infine una lettera. La va a leggere al lume che sta sul comò) Ll’atriere mm’ha scritto ’a Livorno: «Mia cara mammà, [p. 372 càgna]perdonatemi!... Io sono più infelice di quello che credete!»... (piangendo) E allora pecché te ne si’ fuiuta?! E allora pecché mm’ ’è lassata?!... E pecché nun te ne tuorne?... (singhiozzando) ’Onn’Assù, vuie nun v’ ’o putite mmagginà , quann’io mme sceto ’a matina, mm’avoto, e nun mm’a veco cchiù vicina!... Già, chi dorme cchiù? Chi se cucina cchiù?... Chi fa cchiù niente? Sto ghienno mangianno p’ ’e tratturie... sola... cumm’a nu sturente... (pausa) che dicite? Turnarrà?...

Assunta

(sordamente)

Turnarrà, turnarrà. Tutto fenesce. Ll’uommene se seccano (si leva).

Emilia

Vuie pure site sfurtunata, ’onn’Assù! Io ’o ssaccio.

Assunta

È colpa mia.

(Un silenzio)

Emilia

(lisciando il manicotto)

Che fa chillo galantomo? [p. 373 càgna]

Assunta

(con un sorriso)

Vuie ’o ssapite. Mme lassa.

(Un silenzio)

Emilia

Figlia mia, truvatevenne cuntenta! Chillo nun era cosa pe vuie...

Assunta

(scattando e avvicinandosele)

Ma che v’ha ditto? Che bo’ fa? Che ve steva dicenno?

Emilia

(confusa)

Chi? Quanno?...

Assunta

Mo!... Sotto Porta San Gennaro... Nu’ steva parlanno cu vuie?!

Emilia

E chi ’o nega?

Assunta

Embè, che v’ha ditto? Che bo’ fa?... Parlasse! Che bo’ fa?... (le si è accostata assai da presso). [p. 374 càgna]

Emilia

Mo! Nu mumento!... Vuie che bulite ’a me neh, ’onn’Assù?... Dio ’o ssape, che core scuro ca tengo cchiù dd’ ’o vuosto!...

Assunta

Eccomme, chillo Pateterno nun mme zeffonne!... Ma che bo’ fa?.. Che fa?... Vene?... Nun vene?... Se ne va?... Mme vo’ lassà?... Ma che v’ha ditto?...

Emilia

Ma ch’è succieso? Io nun ne saccio niente...

Assunta

Vuie che dicisteve ncopp’o Tribbunale? Nu’ v’ ’o ricurdate? Dicisteve c’a Federico ’o canusciveve, ch’era nu buono giovene, ca mme puteva aiutà...

Emilia

(levandosi)

Io dicetto chesto? ’Onn’Assù, vuie che dicite? Vuie cu n’ata testimmonia ’e chesta, me facite ì ngalera!

Assunta

(ironica)

Vuie nun sapite niente, ovè?... [p. 375 càgna]

Emilia

Io saccio c’avite fatto, vuie e isso!

Assunta

(faccia a faccia con donn'Emilia, sottovoce, rapidamente)

’Onn’Emì, vuie ’o ssapite! Vuie site l’uneca perzona c’ ’o sapite! Io so’ stata bona ’e mantené ’o segreto a tuttuquante! Federico vene ccà quanno ’e ffigliole nun ce stanno! ’A mamma ’e Michele nun sape niente, nun ha capito niente! Sape ca io voglio fa ascì ’o figlio ’a int’ ’e carcere e ca stu don Federico ca vene ’a chesti pparte va pure ’a parte soia pe riflesso ’e Michele... (ride, ironica) I’ c’aggio saputo fa, che? Io faccio abbedé ca riro, ca chiagno, ca mme dispero... (ride) Manco na recitante! Io aggio tenuto ’a bandezza ’e ì a truvà a Michele int’ ’e ccarcere, sempe, sempe, fino a nu mese fa... e Michele nun sape niente! Io mme metto a pericolo ’e vita... pe n’ato... ’o ccapite?... E chist’ato mme lassa... avite visto? Tutto, tutto s’a pigliato!... M’ha arruinata!... M’ha arruinata! E mo mme lassa!... E fa buono! Fa buono! Fa buono! Io mm’o mmereto!...

Emilia

Giesù! Giesù!... L’antevigilia ’e Natale!

(Un silenzio)

[p. 376 càgna]

Assunta

(come tra se stessa)

Tutto! Tutto! Tutto!...

Emilia

E don Michele quanto ato ha dda fa?

Assunta

N’ati tre mmise.

Emilia

(spaventata)

E a n’ati tre mmise?...

Assunta

(con un risolino, scuotendo il capo)

Nun mme trove cchiú.

Emilia

Ve ne iate?... Vuie sola?... e addo’ ve ne iate?

Assunta

(levando le spalle)

E chi ’o ssape?

(Un silenzio)

Emilia

Vuie tenite nu mbrello ’e ’on Federico? [p. 377 càgna]

Assunta

(la guarda)

Ve l’ha ditto isso?

Emilia

M’ha ditto ca s’ ’o veneva a piglià...

Assunta

(con uno scatto)

Quanno? Mo?...

Emilia

Quanno ha fenuto ’e jucà. Sta jucanno dint’ ’o cafè a Porta San Gennaro...

Assunta

(dopo una pausa)

Vuie che strata facite?...

Emilia

Mme retiro, ’onn’Assù. È tarde... (La guarda. Pausa) Sentite... Si passo nnanz’ ’o cafè, v’ ’o chiammo... Che ddicite?

Assunta

(vivamente)

Dicitele ca ll’aggia parlà... Assulutamente! Nicessariamente! [p. 378 càgna]

Emilia

(si avvia alla porta di strada. Si arresta a metà del camino. Guarda Assunta che è ricaduta nella sua meditazione e ha gli occhi a terra, muta, appoggiata al tavolo)

’Onn’Assù?... (Assunta si volta, lenta) Nu’ v’ ’a pigliate cu me...

Assunta

(con un triste sorriso)

E pecché?

Emilia

(commossa)

Avite raggione... Io v’aveva scunziglià... (Assunta sorride e scuote il capo dall’alto in basso) Ma ’o bbedite?... (con voce in cui si sente il pianto) ’O Signore m’ha casticata!... (si avvia alla porta).

Assunta

(benevola)

Jate, jate... (si accosta alla credenza, l’apre, si rivolta a Donn’Emilia che è vicina alla porta) ’Obbedite? Io mo lle preparo ’a cena... (prende dalla credenza un tovagliolo e le posate).

Emilia

(sulla porta)

Stateve bona...

Assunta

Stateve bona.

(Emilia esce e rinserra le vetrate)

[p. 379 càgna]

SCENA QUARTA


Assunta a un angolo della tavola spiega il tovagliolo e prepara il desco per due. Sulla tavola è il lume che ella vi porta dal «comò». Quando ha finito ella siede accanto alla tavola, pensosa. Un silenzio. Dopo un po’ s’ode un romore di passi nella via. Ella si leva, ma resta con le spalle rivolte alla vetrata. Si picchia lievemente ai vetri.

Assunta

(fremente, ma senza voltarsi)

Trase.

(La vetrata si spalanca. Sulla soglia appare Michele, e vi si arresta).

Michele

con un grido di gioia

Assù?!...

Assunta

(voltandosi, di scatto)

Uh, Madonna! (s’è levata, s’è arretrata. Ha Gli occhi spalancati, pieni di meraviglia e di terrore).

Michele

(ancora sulla soglia, con le mani sui fianchi, protendendo e scotendo il capo)

Che?... T’ ’o ccredive? (si volta e chiude a mezzo la vetrata). [p. 380 càgna]

Assunta

(si passa le mani sulla faccia stravolta)

Oh!... Madonna!... Madonna!...

Michele

(avanzando, sempre lieto)

Nun te mettere paura!... (s’arresta, quasi timido) So’ io... sì... so’ io...

Assunta

(istupidita, con le spalle alla parete, senza moversi)

Tu si’ asciuto?...

Michele

Tre mise primma! (È raggiante. Le si getta addosso, l’abbraccia, la bacia, emozionato. Le carezza i capelli, le carezza la faccia, mentre lei si schiva, palpitante) T’ ’o ccredive? Che? T’ ’o ccredive?!...

Assunta

(guardandolo, e quasi balbettando)

E comme si’ asciuto? (Quasi manca. È risalita fino al comò al quale ora si appoggia, tremante).

Michele

Eh!... So’ asciuto!... (preoccupato, la sorregge) E ched’è?... E pecchè triemme accussì?... Gue’! Viene ccà... (le prende il braccio che ficca sotto al suo. Cerca una seggiola e la accosta a lei) Assèttete!... [p. 381 càgna]

Assunta

(cade a sedere, coi gomiti sulle ginocchia, con la faccia nelle palme delle mani)

Dio! Dio! Dio mio!..

Michele

(meravigliato e preoccupato)

Ma comme? Tanta impressione t’ha fatto?!... (È impiedi, alle sue spalle. Si china su di lei e l’accarezza) Assù?... Hai raggione... sì, sì... Io t’aveva avvisà... Ma io nun ne sapevo niente manco io... (le distacca le mani dalla faccia, le alza il capo, la guarda, tenero) Mé!... Assù!... Alleramente!...

Assunta

(con un filo di voce, leva gli occhi, lo guarda)

Sì... sì... E mo?... (con gli occhi nel vuoto e come a se stessa).

Michele

E mo che? (Si volta; va alla tavola. Mesce acqua in un bicchiere, lo porge a Assunta) Vive... me’!... Vive... (Ella beve. Michele ripone il bicchiere sulla tavola. Si avvede che sono due coperti a tavola. Ingenuo, sorridendo) Comme se vede ca nun te fide ’e sta sola...

Assunta

Perché? Che ddice? (Michele le indica la tavola. Ella ha un sussulto) Ah!... [p. 382 càgna]

Michele

Chi ’é mmitato? (si toglie il cappello e lo mette sul comò).

Assunta

(sforzandosi di parer calma)

’A cummara... ’Onna Peppina... Ma nun ce vene... M’ha mannato a di’ ca nun po’ venì cchiù...

Michele

(torna a guardare la tavola: si gratta in capo, sorridente, bonaccione)

Quase, quase... ’A stammatina saie che tengo n’ cuorpo? Duie maccarune sfatte e tanto ’e pane... Chesto è chello ca nce ha passato ’o guverno, a mmieziuorno... (prende un po’ di pane e lo addenta).

Assunta

(si leva, gli si accosta, lo afferra pel braccio. Lo affisa, smarrita, dubiosa) Siente!... Dimme!... Comme si’ asciuto?

Michele

E dalle!... I’ sa che saccio? Ll’appello ca mettette... Tu siente?

Assunta

Sì... [p. 383 càgna]

Michele

Ll’appello mme scennette a trirece mise? E io nn’aggio fatto diece! Chesto saccio.

Assunta

Ma pecché?

Michele

Pecché?... Eh!... Pecché, mprimmese, aggio fatto bbona cundotta... E po’, don Federico Funelle mm’ha fatto comme a nu frate!... (Va alla tavola. Vi siede. Si alza daccapo) ’O bbello sa ched’è? Manco isso ’o ssape! Isso se crere c’aggia ascì viernarí a otto... E io so’ asciuto sette juorne primma!... E quanno è dimane lle voglio fa na suppresa ’a casa!... (prende Assunta per la mano e la trae alla tavola) Assèttete! (Assunta casca a sedere) Parlammo ’e nuie!... (siede accanto a Assunta) Che mme dice? (È tenero, carezzevole, acceso un poco. Piglia la mano di Assunta e la tiene tra le sue).

Assunta

(ritirando lentamente la mano. D'un subito)

Tu nun si’ stato ’a casa toia?

Michele

Quanno esco ’a ccà...

Assunta

(fingendo sorpresa e levandosi)

Mammeta nun sape niente?!... [p. 384 càgna]

Michele

E che fa? Assèttete...

Assunta

Vance mo.... E po’ tuorne...

Michele

Mo? (con un sorriso) Mo mme voglio sta ccà! Ce vaco dimane. Mammema manco sape niente... Nu juorno ’e cchiù, nu juorno ’e meno... (guarda ancora la tavola) Comm’ ’e ditto, c’ ’a cummara nun vene cchiù?... (sempre allegro, ignaro, sorridente).

Assunta

(che guarda di sfuggita alla porta)

Chi?...

Michele

Tu accussí ’e’ ditto.

Assunta

(quasi sottovoce)

Sì...

Michele

Vulimmo fa na cosa?

Assunta

Che cosa?... [p. 385 càgna]

Michele

Mangiammo tutte ’e dduie!... Te dispiace?

Assunta

No...

Michele

E mange tu pure? (Si leva e va a sedere a tavola).

Assunta

Io pure?... Sì... Ma io nun tengo appetito. (Torna a guardare alla porta).

Michele

(scoprendo i piatti e senza badarle)

Genuvese rifredda! Muzzarella!... E bravo! (Assunta fa per muovere verso la porta) Addo’ vaie?

Assunta

Te voglio accattà nu poco ’e pane...

Michele

(leva la mano col pane che prende di su la tavola)

E chesto?... Assèttete... Ma ch’ ’è perduta ’a capa?... (Assunta siede rimpetto a lui) Oh!... Mange! (Mangia quasi avidamente un pezzetto di pane e si mesce del vino da un fiasco. Cerca sul tavolo le posate che Assunta non v’ha ancora posto). [p. 386 càgna]

Assunta

Tire ’o teraturo...

Michele

(apre il fodero della tavola, e cava una forchetta, cerca ancora nel fodero e ne cava un coltello corto)

Gue’!.. (ridendo di compiacenza) ’O curtiello mio!... (prende il pane e lo affetta con quel coltello. Guarda il coltello) E chisto manco niente se ricorda!... Se ricorda quanno arapette ’a chianca abbascio ’a Sanità!... Mange!... Vive!... (si mesce vino e ne mesce a Assunta) I’ tengo na sete ’e morte!... (beve d’un fiato) ’A quanto tiempo nun vevo vino!... (mangiando) Quanno è stata ll’urdema vota ca mme si’ bbenuta a truvà? Vedimmo si t’ ’o ricuorde...

Assunta

A che bbaie penzanno...

Michele

È stato nu mese fa... ’E vintiquatto ’e nuvembre... Nu miercurì... E te ricuorde che mme purtaste?

Assunta

(guardandolo, lenta, distratta)

’E sicarre... [p. 387 càgna]

Michele

(tenero, affettuoso)

E pure n’ata cosa... Ched’è, nun te ricuorde?... ’O ritratto tuio... (Mette la mano in petto e cava una fotografia. La mostra a lei, poi la guarda, con occhi di gioia) Assuntulella! ’A vedite ccà!... (Afferra la mano di Assunta, accarezza lei che si commove, guardandolo. Si mesce vino e beve). E po’ pecché nun si’ benuta cchiù?

Assunta

Chi? Io?...

Michele

E chi? Io?...

Assunta

Pecché nun so’ benuta cchiù?... E ’o permesso?... Nnu mme l’hanno vuluto dà cchiù...

Michele

(mangiando)

Nce ’o pputive di’ a don Federico... Già, chillo mo tene ato p’ ’a capa, pur’isso... (Assunta presta attenzione. È palpitante. Michele si rimesce vino e beve, si asciuga il labbro alla tovaglia e resta col bicchiere in mano) T’ ’ha ditto, ca se ne va ’a Napule?

Assunta

(con un filo di voce)

Chi? [p. 388 càgna]

Michele

’On Federico. (mangiando) È muorto ’o pate d’ ’a mugliera... Nun t’ ’ha ditto?

Assunta

(balbettando)

’A mugliera?!...

Michele

’A tene a Cusenza. Steva nziemme c’ ’o pate ch’è muor... (vede che Assunta quasi manca) Assù?... (posa il bicchiere, spaventato) Ch’è stato?...

Assunta

(con un fil di voce)

Mme vota ’a capa... (piega le braccia sulla tavola e nasconde sulle braccia il volto).

Michele

(si leva, le si appresa, la scuote, la carezza)

Assú!?... Assú!... (gira intorno lo sguardo come per chiedere aiuto) Ma che te siente?... (s’avvia in fretta alla vetrata) Aspetta... mo arapo nu poco...

Assunta

(risollevando il capo mentre Michele è già presso la vetrata)

No!... [p. 389 càgna]

Michele

Na sengulella... (lascia schiusa la vetrata; torna a lei premuroso) Ma che te siente?

Assunta

Niente... Mm’è passato... (sorride, accarezza Michele. Lo guarda) Viene ccà... Assèttete... (Michele siede) Mm’è passato... (Michele si mesce vino e beve) Nun bevere cchiù...

Michele

(sorridendo, scherzoso, affettuoso, più eccitato)

Mm’ ’è fatto squaglià ’o sango ’a cuollo...

(Una pausa. Sono seduti faccia a faccia. Michele scosta il lume, lo fa più in là verso la porta. Si guardano. Un silenzio).

Assunta

Siente... Si te dico... Si te dico na cosa... Tu ce cride?...

Michele

(mangiandosela con gli occhi e stendendo la mano di su la tavola)

E viene ccà... Assèttete vicino a me... Damme ’a mano...

Assunta

(macchinalmente stende la mano che Michele afferra)

Siente... Te voglio di’ na cosa... [p. 390 càgna]

Michele

(c. s.)

Va nchiure chelli lastre...

Assunta

Siente... Na cosa seria...

Michele

E buo’ venì ccà o no?... (Si leva, ma barcolla. Gira la tavola. Assunta fa per levarsi ma non è a tempo. Michele le arriva accanto, palpitante di desiderio).

Assunta

(schermendosi e quasi supplicando)

No! No!...

Michele

Nun te vedevo ’a tanto tiempo!... (Ella china il viso. Michele le solleva il mento, la guarda, balbettando) E mo mme pare ca te si’ fatta cchiù bella... (sempre più acceso) Assù!... Guardeme!...

Assunta

(cerca di levarsi)

No! Lasseme! Lasseme! [p. 391 càgna]

Michele

(le mantiene fermo il braccio sulla tavola. Ella si schermisce con l’altro. Egli le mette una mano sulla fronte, la costringe a levare il capo)

Aize ’a capa!... Voglio vedé... che te facette n’ faccia...

Assunta

(voltando la faccia)

No! Lasseme!...

Michele

Famme vedé!... (le scopre la faccia) Ah, che te facette! E me l’ ’e’ perdunato?... (si china per baciarla).

Assunta

(con uno sforzo lo rigetta indietro)

Sì, sì, ma lasseme!... (si leva).

Michele

(sospinto barcolla, s’irrita, s’appoggia allo spigolo della tavola. Rauco) Ma che sango d’ ’o diavolo t’afferra?... quasi minaccioso) Ma pecché?

Assunta

(emozionata)

Pecché nun mm’ ’o mmereto!... Nun so’ degna!... [p. 392 càgna]

Michele

(cercando la seggiola per sedersi)

Che cosa? Nun si’ degna?... Che dice?... (ricade a sedere. Guarda Assunta, sbalordito, senza ancora comprendere, ma seccato e incollerito).

Assunta

(con gli occhi fissi su di lui, quasi scandendo le parole)

Nun mm’o mmereto!

(Un silenzio. Si guardano)

Michele

(dopo un poco, rauco)

E... pecché?...

Assunta

(si riaccosta alla tavola. Siede. Più sottovoce e quasi in fretta) Siente... Michè... Quanno tu stive... Quanno tu stive carcerato... Io... (egli l’ascolta a bocca aperta, sporgendo il capo) Io...

Michele

(comprende. Stende la mano, l’indice teso verso di lei, come indicandola, interrogando. Assunta si leva, si trae indietro, senza levar lo sguardo da lui) Tu?...

Assunta

Sì...

Michele

(con un urlo)

E cu chi?... Chi è stato?... (Cerca di levarsi, si protende col busto. Si leva quasi dalla sedia). [p. 393 càgna]

Assunta

È stato... (si rattiene. È convulsa. Guarda sempre Michele) No!... Nun... 'o saie...

(Un silenzio)

(Michele ricade sulla seggiola, colpito, muto. Si piglia il capo fra le mani; tocca, quasi, con la fronte la tavola. Poi leva gli occhi iniettati di sangue, e guarda Assunta con un sorriso ironico, ansimando).

Assunta

(ansiosa, tremante)

Michè!?...

Michele

(continua a guardarla, torvo, sprezzante. Si passa le mani sulla fronte. Poi, lento, con la mano che trema, si versa un bicchiere di vino. Passa il dosso della mano sulle labbra. Poi balbetta)

'E' fatto buono.

Assunta

(disperata)

No! Nun aggio fatto buono!

Michele

(sorride, trema, cerca di dominarsi)

Viene ccà... Assèttete... Nun te mettere paura... le indicauna seggiola accanto alla tavola). [p. 394 càgna]

Assunta

(s'accosta, siede, ma lo sorveglia)

Famme parlà...

Michele

Parla... Cónteme... cónteme... (con un riso strano) Mentre io stevo carcerato...

Assunta

(frettolosa, vorrebbe dir tutto in una volta)

Sì... chella sera... ca tu fuste cundannato... io truvaie a... uno... ncopp’ ’o stesso Tribbunale... uno... ca mme dicette ca tu putive rummanè a Napule... e ca isso stesso era buono ’e te fa rummané a Napule... sì... io... ll’avesse vuluto... (China la testa come vergognosa, poi la rialza e lo guarda).

Michele

(con le mani sulla fronte, fissandola, con un rantolo)

Cónteme... cónteme...

Assunta

(c. s.)

Io lle credette...

Michele

(assente col capo. S'ode il suo respiro affannoso)

[p. 395 càgna]

Assunta

(c. s.)

Pecché io te vulevo vedé... Io te vulevo vedé sempe, sempe! Ammeno na vota ’a settimana!..

Michele

(ha un riso ironico e la guarda)

Assunta

No! Crideme! Michè! Crideme! M’avevano ditto ca te mannaveno fora... A Avellino... Luntano... Io nun t’avarria pututo vedé cchiù!... Nun mme cride?...

Michele

(sorride, fa atto, ironico, di sì, stende la mano al fiasco e si versa vino: sul momento di bere fa spallucce)

Assunta

Nun te ne mporta?!

Michele

(coi gomiti sulla tavola e il mento nelle mani, affisandola)

No...

Assunta

(con un urlo)

No! Te mporta!... Te mporta!... T’ha dda mpurtà! [p. 396 càgna]

Michele

(terribile, affisandola con uno sguardo di odio, con voce rotta e rauca)

Ma tu... mme vuo’ fa ì n’ata vota carcerato? (con orrore) Io nun ce voglio i’! Tu mme vuo’ fa assaggià n’ata vota ’o ppane niro, ’e ccancelle... ’a privazione d’a libertà!... (si esalta) Tu!? Tu, ca si’ ll’urdema femmena d’ ’o munno!... (poggia le mani sulla tavola e fa per levarsi. Assunta indietreggia) Sì!... Tu... (riesce a levarsi minaccioso) Tu si’ ll’urdema femmena d’ ’o munno!... (cerca di afferrarla. Ella sfugge).

Assunta

No! Nun m’accidere!...

Michele

Nu ’strellà... (si guarda attorno, balbetta, inciampica, ricade a sedere. Sconvolto, convulso) Che mm’ ’è miso... int’ ’o vino?

Assunta

Io?!...

Michele

Tu... mm’ ’è miso... ’o bbeleno... int’ ’o vino... Mm’avota ’a capa...

Assunta

Io?!... [p. 397 càgna]

Michele

Ma pecché... so’ turnato ccà?... (come tra se stesso, cercando sempre di levarsi) ’O duvere mio... (con la mano levata) Nun appena songo asciuto d’ ’e carcere... ’o duvere mio... Aveva correre addu mammema... (s’intenerisce, ha il pianot nella voce) Aveva correre... pe lle di’: Ma’! Oi ma’!... Io songo asciuto!... (s’intenerisce sempre più, si leva a mezzo, leva le braccia) Songo asciuto a llibertà!... Ma’!... Mamma mia bella!... (ricade a sedere, convulso).

Assunta

(spaventata)

Michè!...

Michele

Chi è stato?!... Parla! Si no te levo d’ ’o munno!... (guarda sulla tavola, vi scorge il coltello e lo afferra. Riesce a levarsi. È livido. Gira la tavola dal lato della porta per impedire a Assunta d’uscire) Parla!... Chi è stato?... ’O canosco?...

Assunta

(terrorizzata, può appena articolare)

Tu ’o saie...

Michele

(in un baleno si raccoglie, capisce)

’On... Federico?!... [p. 398 càgna]

Assunta

(lo guarda, impietrita)

Michele

E chillo... era meglio ’e me... neh... schifosa?!...

(La rincorre, traballando. Ella cerca di salvarsi. A un momento Assunta volge lo sguardo alla porta, come se udisse arrivare qualcuno. Michele se ne avvede. Presta orecchio. Subito si sente zufolare nella via l’aria della Matschisca. Michele scivola lungo il muro, apre la vetrata, si getta fuori col coltello in pugno).

Assunta

(addossata alla porta della sua stanza, al colmo del terrore)

No! No!...

(Un urlo rauco nella via. Assunta si copre la faccia con le mani, inorridita. La vetrata si spalanca).

SCENA ULTIMA

Don Federigo — Poi il brigadiere Ferrara, la guardia Flaiano, la folla.

Don Federico

(entra di spalle, con la sinistra premendosi il cuore. S’appoggia alla tavola, cerca di uscire, e sulla porta urla):

Aiuto!... Aiuto!... (retrocede, barcolla, cerca di afferrarsi alla tavola e cade riverso, appiè di essa).

(Mormorio nella strada)

[p. 399 càgna]

Assunta

(gira dietro la tavola. Si accosta alla vetrata e guarda fuori. Rientra. Cerca con gli occhi il cappello che Michele ha lasciato sul comò. Apre la porta del pozzo e lo butta giù, e rinserra. Il mormorio s’avvicina. Ella presta orecchio. È decisa. S’avvicina al lume e lo spegne. Nella stanza si fa l’oscurità.

Improvvicamente appare sulla soglia, col revolver in pugno il brigadiere. S’arresta. Dietro di lui è la folla che vorrebbe entrare e ch’egli rattiene.

Il brigadiere

Nu lume! Nu lume!... (Accende un cerino, si china sul cadavere. Lo illumina col cerino) E chisto è isso...

(Il cerino si spegne. Un uomo arriva con un lume)

Il brigadiere

(accende un altro cerino e lo leva)

Iammo!... Nun facimo scherzetti!... Chi è stato?...

Assunta

(s’avvanza, pallida, decisa. Si mette la mano in petto. Con voce chiara e commossa):

Io... brigadié...

(Mormorio nella strada)

[p. 400 càgna]

Il brigadiere

(afferrandola per un braccio e sospingendo nella stanza la guardia Flaiano)

Jammuncenne... (a Flaiano) A te... Miettete lloco! E nun te movere...

Trascina via Assunta. Mormorio che si dilegua. La vetrata resta schiusa. Fuori v’è il chiaro di luna. Si vede qualche curioso che spia nella camera.

La guardia Flaiano resta impiedi. È pallido. Osa appena guardare di sfuggita il cadavere. Improvvisamente si riode nel lontano il suono della zampogna. Flaiano sospinge la vetrata e l’apre tutta. Il chiaro di luna inonda, fuori, la via. La campana della chiesa di S. Domenico Maggiore squilla, triste e solenne. Flaiano, commosso, si scopre.


La tela cade, lentamente.