Teatro - Menotti Bianchi/Napulitana

NOTICE: Mixed italian-neapolitan. In general, italics are for theatrical indications and are given in italian and dialogs are mostly in neapolitan.

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[p. Cover càgna]
MENOTTI BIANCHI



TEATRO
DIALETTALE NAPOLETANO


SECONDA EDIZIONE
____


Con giudizi di G. Verga - L. Capuana
A. Torelli - D. Milelli - G. Antonia-Traversi
R. Bracco - G. Rovetta - ecc.



NAPOLI
VINCENZO PATARINO
LIBRAIO-EDITORE
Piazza Cavour N. 74
1911
[p. it càgna]
LAVORI DRAMMATICI


'O sfregio 1
Rosa Esposito 58
'A figlia d''a Madonna 97
Comm'a nu brutto suonno 143
Trezza d'oro 177
'Int''o canciello 241
Notte 281
Voce d''e ccose 321
'E guaratelle 359
'A mercante 405
Napulitana 457
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MENOTTI BIANCHI


In semplici e nitide edizioni, Menotti Bianchi pubblica i suoi drammi dialettali in uno e più atti e intorno al laborioso e silenzioso ricercatore ed idealizzatore dell'anima del suo popolo diletto, si accendono tutte le ansie della curiosità, e tutti i fremiti dell'attesa.
Poichè Menotti Bianchi — per quanto la critica ufficiale si sia fatto un dovere di tenerlo nascosto, e gli ineffabili raffazzonatori di polpettoni a sicuro effetto abbiano sempre dimostrato per lui un grottesco disdegno — rimane sempre un sereno e conscienzioso idealizzatore della vita, un sicuro artefice, dotato di una rara forza drammatica, soffusa di una sana onda di poesia. Ed è bello vedere questo ardito artefice perseguire, con ardore incessante, il suo sogno di bellezza, nonostante le volgari schermaglie larvate di cortesia, e le oscure lotte tramate nell'ombra che cela mille misfatti estetici. Menotti Bianchi, sicuro dell'intima energia che pulsa [p. it càgna] nel suo sogno ardente, à disdegnato sempre le chiesuole offuscate dal fumo degli incensi e della protezione, e questo è stato un bene per lui, ed è stato anche un male. È stato un bene, perchè egli à potuto così mantenere intatto il suo puro sogno di arte non contaminato da putridi contatti, e non oscurato dalle piccole ambizioni di coloro che cercano, attraverso le più losche concessioni, di pervenire per un istante, e perchè egli à potuto custodire immacolato il tesoro di semplicità e la candida freschezza della sua visione, che va di là da ogni miseria della vita quotidiana. Un male perchè egli, tenutosi lontano dagli arruffoni mestieranti, è stato da essi accanitamente bersagliato, si che à dovuto acuire intensamente le sue energie interiori, per potere resistere all'impeto della corrente, che tentava di farlo piombare nell'oblio irreparabile.
Bisogna che, nei tristi giorni che attraversiamo, si transiga con la propria coscienza, se arride il desiderio di non farsi vincere dall'onda comune. Bisogna avere tutti i sorrisi della ipocrisia, e aggrapparsi a qualunque mezzo, pur di battere sonoramente la grancassa, poichè l'opera d'arte oggi s'innalza e s'impone con l'abile e sapiente réclame, e il dramma e il romanzo sono scesi al livello del cinto elettrotecnico e del «tot»!
Menotti Bianchi però, dalla oscura guerriglia non è stato abbattuto, che anzi la sua figura emerge più chiara e piú pura, e quasi purificata dalle avversità dei suoi invidi, perchè egli chiude in sè una rara possanza [p. it càgna] di visioni, e un'anima aperta a tutte le significazioni e a tutte le idealità della vita bella. Il suo felice temperamento drammatico è stato riconosciuto da uomini illustri come Giovanni Verga e Luigi Capuana; Luigi Conforti, il poeta semplice e forte, il cui ricordo è come un rimpianto perenne nell'anima di tutti noi che lo amammo, dedicò sulla Fronda, a Menotti Bianchi, un lungo articolo vibrante di sincero entusiasmo. Nè altre voci di lodi e di incoraggiamento sono mancate, a questo coscienzioso animatore della scena, voci che sono spontaneamente scaturite da artisti e letterati, scevri di passione, e ardenti dinanzi al mistero delle cose belle.
Ora la figura di Menotti Bianchi si distacca dallo sfondo scuro, che è stato il suo passato di voluta noncuranza. I suoi drammi raccolti in un sol volume s'impongono alla libera discussione e pare che alfine si schiudano per lui i terribili battenti della interpretazione.
Dal suo primo dramma in un atto: Rosa Esposito, che vinse il concorso drammatico bandito dal «Mattino» nel 1902, fino a Catena, recentissimo, e alla Napoletana, è stata una continua e segreta ascensione, verso i più luminosi ideali della bellezza. Menotti Bianchi, poi, possiede il segreto del dramma in un atto, che per la sua rara sapienza tecnica, acquista una singolare forza di suggestione. Nel breve cerchio di poche scene, egli sa abilmente riassumere ed impostare un mistero di anime, una rappresentazione [p. it càgna] di vita: Comm'a nu brutto suonno, Notte, 'A morte, Voce d'è cose, sono altrettanti gioielli di verità e di poesia. Il Bianchi à una penetrazione profonda dell'anima e della vita, s aricercare i misteri segreti delle cose e degli uomini, e sa comporre le sue visioni, in una figurazione lucida di pensiero. L'abilità tecnica, la sapienza dell'orditura, la rappresentazione degli scorci, in dialogo rapido e serrato, la melodiosità delle imagini, gli fanno dettare delle scene di un effetto sincero, e di una vigorosità che incatena. Dalla sua lunga e varia e meditata operosità, sono scaturiti drammi forti come Comparàtico o I Contadini, tutti e due di ambiente siciliano, e ' figlia d' a Madonna, impressionante scena di amore e di dolore, e Maria Duplessis, delicata figurazione di poesia tenera e dolente. É tutta una prodigiosa rifioritura di ambiente di vita, rappresentata con tocchi validi, e con arte sicura.
Menotti Bianchi à il merito d'avere, per il primo, nel teatro dialettale napoletano, apportato la psicologia acuta e serena, mettendo lo studio accurato delle anime e del sentimento, là dove gli antichi costruttori di drammi popolari, avevano posto lo stereotipato colpo di coltello. Menotti Bianchi, che studia ed ama il suo popolo, sa che non tutti i figli dell'umile esistenza, sono violenti e crudeli; sa che i fligli della sua terra fascinante, ànno negli occhi il fulgore del sole meridionale, e le blandizie del mare sognante, e nell'anima il culto della melodia, e il più puro ardore di passione. Ed à sviscerato [p. it càgna] queste passioni, fiorite nella penombra d'una umile via ignorata, che chiude tanti misteri di desiderio, e tanti palpiti di idealità. Menotti Bianchi à idealizzato e rigenerato, nell'erroneo concetto comune, il suo popolo, che non è agitato dalle brame feline che formano il repertorio degli istrioni da arena, ma che à nell'intimo profondo tutto un tesoro di poesia, e che canta, nel fascino delle notti indolenti di luna, le più belle e le più ardenti canzoni che abbia mai saputo creare un popolo, al mondo!
Menotti Bianchi à diritto, al fine, a quel raggiungimento d'ideali, che è stato il sogno unico, puro ed eletto di tutta la sua giovanile ed incessante laboriosità prodigiosa. E la vita serberà a questo suo forte figlio il sorriso dell'arte e il bacio della bellezza, unica conquista alla quale ànno ansiosamente aspirato le sue energie accese, unico fulgore al quale ànno drizzato il volo, le possanze del suo spirito profondo e comprensivo.
Da: «Vita Letteraria» anno VI, n. XII (Roma).

Nicolò F. Mancino


GIUDIZII DI VARII SCRITTORI

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Lucerna, 25 Agosto 1907.

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... Grazie, grazie dal profondo del cuore per la sua benevolenza squisita verso di me! Leggere anch'io con vivo piacere i suoi lavori, di cui conosciutissimi scrittori, e comuni amici, mi hanno detto un gran bene; e mi sarà caro di poter apprezzare anch'io il suo forte ingegno.

Suo aff.mo
Giannino Antona Traversi


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Napoli, 29 Nov. 1908.

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...Molto belli i tuoi piccoli drammi napoletani: «'A morte» — «Napulitana». Vivo il dialogo, sicuro lo scorcio, gli uomini parlano il linguaggio della vita! Due quadretti forti e coloriti! Bravo! Bravo! [p. it càgna] Vivamente mi congratulo. Sei un coraggioso lavoratore!
Ti saluto affettuosamente

Washington Borg


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Castellammare di Stabia, 10 Sett. 1905

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... Ho veramente ammirate le vostre spiccate facoltà sceniche. In tutti i piccoli drammi avete preferito lo scorcio, che è anche per me una delle manifestazioni più interessanti dell'arte teatrale. Lo scorcio è difficile ed è pericoloso, ma voi ne siete maestro, e io amo le difficoltà e i pericoli. Vi faccio, dunque, i miei complimenti, e vi auguro, con tutto il cuore, il successo che veramente meritate.
Vi stringo la mano.

Roberto Bracco

*


Catania, 23 Dicembre 1908

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Ho letto tutto d'un fiato «Napoletana» cosa indovinatissima, caratteristica. «Napoletana» è stata rappresentata? Son sicuro che avrà ottenuto lo splendido successo che merita, se à trovato interpreti degni. Mirallegro con l'autore particolarmente per l' [p. it càgna] appassionata creazione di Cannetella, figura indimenticabile, vera, proprio viva!
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Una cordiale stretta di mano dal

Suo aff.mo
Luigi Capuana


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Palermo, 7 Sett. 1905


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... « 'A figlia d' 'a Madonna, Comme 'a nu brutto suonno, Lo sfregio, Notte » drammi in un atto che uniti a « Rosa Esposito » formano cinque forti, e veri, e impressionanti quadri di vita popolare, nei quali, con una rara efficacia è dipinta la vita, l'anima, il sentimento del popolo napoletano.
Avendo un giorno, il forte commediografo comm. Achile Torelli, chiesto al Bianchi se egli imitasse i tedeschi o i francesi, il Bianchi rispose: Io traggo le ispirazioni da tutta la vita che rimiro, da tutto ciò che mi sta d'intorno. Io ò molto viaggiato, ò conosciuto molti uomini e molte cose; ò tratto da tutte queste visioni multiformi delle ispirazioni e degli ammaestramenti; è tutta la vita che ò contemplata e che ò studiata, ch'io mi prefiggo di ritrarre, facendo risaltare quel sentimento che mi suscita nell'anima, sinceramente, spontaneamente.....
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Da « La Fronda »

Luigi Conforti


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*


Novara, 19 Nov. 1908


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Lodo con viva sincerità la bella tua perseveranza e la inesauribile possa del tuo intelletto sempre aggiogato da una nobile febbre di arte. Non desistere: gli ostinati foggiano col tempo, a proprio piacere, anche l'avversità degli eventi. Mi piacque assai «'A morte» in cui è animata con maestria la sintesi di un poderoso dramma e in cui la riproduzione di un episodio della delinquenza napoletna è fatta con tocchi rapidi si, ma precisi e forti.

il tuo
Biagio Chiara


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Palermo, 10 Genn. 1909


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... Ho già letto tutti d'un fiato i tuoi lavori drammatici: ti dico che essi mi piacciono tutti. «'A Morte», è, effettivamente il più possente, «Napoletana» è sommamente afficace, un vero capolavoro di verità di colorito locale, e di carattere. Ognuna delle tre cose, insomma, mi à dato almeno un brivido, quel brivido che noi proviamo al cospetto delle vere opere d'arte. Ma ciò che a me è piaciuto di più, nella sua [p. it càgna] soggettività un pò irreale, nella sua poesia, nella sua — quasi — inconsistenza, è la tua «Cenerentola» che mi pare semplicemente deliziosa, squisita......
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il tuo
Federico De Maria


*

Napoli, 3 Ottobre 1907

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Il vostro piccolo dramma «Notte» è davvero pieno di passione e di tragicità: mi è tanto, tanto piaciuto! Grazie, grazie ancora.
E continuate a voler bene al

Vostro aff.mo
Salvatore Di Giacomo


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Tutto il «teatro napoletano» del Bianchi, da Rosa Esposito alla Figlia d' 'a Madonna, da 'O sfregio, da Notte a Morte, a Voce d' 'e ccose ed a Napulitana — la migliore tra le commedie tragiche sue — è non semplicemente teatro d'ambiente ma anche di caratteri, è opera di teatro e di poesia, pichè da esso scaturisce profondo il sentimento, una triste polla di poesia, una voce di umanità che trascende da una data scena e da [p. it càgna] un dato lavoro, per virare con le sue infinite tonalità nel cuore di tutti.
Questa profonda essenza umana forma la potenza e la forza essenziali dell'opera del Bianchi. Questa coralità, direi quasi, di essa, che trova la immediata corrispondenza nell'animo dell'ascoltante, le dà nobile impronta di originalità e verità.
Il «teatro» del Bianchi è sopratutto sincero. Perciò la veste dialettale di esso può restare contingenza secondaria, trascurabile essendo la ragion d'essere dei lavori tutti nel contenuto ideale, nell'intrinseco pregio, nella idea motrice e nelle parole di verità, negli schianti di dolore, nella felice, sobria, nitidissima dipintura ambientale.

Da: «La Vita» anno V, n. 163 (Roma).
Achile Macchia


*


Caro Bianchi,
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..............

Ho letto le vostre produzioni teatrali, e vi assicuro che esse mi hanno impressionato vivissimamente, per la profondità del contenuto, per la freschezza di colorito e di tocchi, e per la rapida ed efficace visione drammatica. Voi possedete in alto grado la tecnica delle scene, e sapete essere originale e commovente. Ho vissuto la vita dei vostri personaggi, e nella mia anima li sento palpitare ancora di un palpito indimenticabile. [p. it càgna] Abbiate coraggio, come avete forza, e senza dubbio conquisterete il futuro.
Credetemi vostro


Domenico Milelli


*


Milano, 20 ottobre 1908

Gentilissimo Bianchi

Avevo poca conoscenza del popolo napoletanto e tanto meno del suo teatro; ma lei, con i suoi drammi in un atto, me ne ha dato una forte e viva impressione.
Quanta sincerità, quanta poesia, quale tavolozza sm*gliante!... Direi, quasi, che nello scrivere i suoi drammi, lei à usato più che la penna, il pennello del grande pittore napoletano Dalbono.
Chi à scritto'A morte, Napoletana, Notte, Comm'a nu brutto suonno, e tutti gli altri drammi, merita di essere studiato particolarmente, avendo dato un teatro di vita, di poesia e di profonda psicologia.
Molti grandi commediografi in Italia invidierebbero i suoi drammi, che in minuscoli opuscoli libra al volo, per la loro vita, per la spontaneità del dialogo, lo scorcio usato da maestro, che sintetizza i caratteri e l'azione drammatica. .....
..............

Un saluto dal Suo
Gerolamo Rovetta

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*


Napoli, 15 Marzo 1911


Carissimo Menotti,
Non da ora tu sai quanto i ostimi i tuoi ar denti ideali di arte e il tuo lavoro coscienzioso, onesto e buono. Nè puoi ignorare che da lontano o da vicino, ti ho seguito con interesse fraterno, notando i rapidissimi progressi della tua arte e compiacendomene. Ora leggo completo la tua opera di scritta dialettale dedicato al teatro, e vedo quanta forza e quanto carattere tu hai saputo mettere nei tuoi varii e pittoreschi componimenti. Ti auguro la fortuna che meriti per la nobiltà dello scopo artistico e per l'amore che porti a Napoli. Tu sei pittore e poeta: nè meno si poteva aspettare da chi è nato come te da un letterato insigne, e da un artista così delicato e sottile come Colui che fu tuo padre.
Ti abbraccio con memore affetto.

Tuo
Ferd. Russo


*


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Iniziò il Bianchi la sua opera drammatica con lo Sfregio in un atto: lavoro che, e per tecnica e per concezione, troppo si avvicina ai generi che trionfavano venti o [p. it càgna] venticinque anni fa, generi primitivi in cui l'Arte si camuflava di sanguigne tuniche e un colpo di coltello risolveva, perpetuamente, il nodo scenico.
Ma nelle produzioni posteriori, da Rosa Esposito al Cantsastorie, la personalità sua si afferma netta e spearata. È già in La Figlia della Madonna un passo grande è fatto in questa nuova via: quivi la maternità e la nobiltà dell'amore non consanguineo si eleva e si purifica in un raggio superiore, quasi di sacrifizio.
Dopo «'O Dovere» studio di caratteri e «Int' o Canciello», studio d'un carcere, in cui il ladro unico si alterna al ladro filosofo, in «Notte», il Bianchi si afferma in tutta la maturità del suo ingegno. Dramma profondamente angoscioso pur essendo condotto senza scoppi, senza crosci e senza violenze: in una notte piena di poesia e di amarezze muore, l'amante tradito, di malinconia, mentre lei, la infedele, accorsa nell'ora ultima è scacciata dalla madre di lui folle di dolore.
Trame, come ognuno vede, esili, fila sottili allacciate senza nessuno artificio d'intreccio, senza nessun nodo gorgoneo. Eppure il dramma cozza nell'intimo e si esprime turbinoso, come una raffica; eppure lo scioglimento, che di rado è la catastrofe consueta, sorprende e travia e dilania ogni aspettazione.
Da: «La Sicilia» anno X, n. 259 (Catania).

Emilio Scaglione


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*


Napoli, 2 Agosto 1905

Gentilissimo Bianchi
Mi tengo onoratissimo della dedica del vostro lavoro, che ò letto con commozione. Date retta ad un uomo che vi stima e vi vuol bene: avete tutto per essere un forte autore drammatico, e se riuscite a voler meno i contrasti, avrete al tutto conseguito il posto che vi spetta.

Achille Torelli


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Milano, 13 Aprile 1902


Gentile Signore
Ho letto con piacere ed interesse il suo dramma in un atto «'A figlia d' 'a Madonna», e mi congratulo del notevole progresso ch'Ella dimostra di aver fatto con questo atto, dall'altro suo lavoro «Rosa Esposito» che fu pure premiato al Concorso del «Mattino». Ella è giovane di molto ingegno e può fare molto, ciò che le auguro sinceramente.

Suo
Giovanni Verga


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[p. 23 càgna]

A

Marco Praga



'O SFREGIO


dramma in un atto
[p. 25 càgna]
PERSONE
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Tore.
Gennarino.
Nannina.
Rusella.
Matalena.
'Onna Cuncetta.
Nu pizzaiuolo.
Nu solachianiello.
Nn maruzzaro.
Voce del friggitore.
Gente 'e strada.
[p. 27 càgna]
LA SCENA


A Porta Capuana. Nell'ora crepuscolare, il movimento intenso e caratteristico del popolo comincia ad attenuarsi. Le ombre cominciano a discendere sull'alta porta di pietra oscura, sormontata dalla marmorea effigie di S. Gennaro. Qualche lume si accende in lontananza, e la fanchiglia della via ampia rilette biecamente i primi lumi rossastri. La piazza sembra, ora, stanca della tumultosa vita popolare di tutto un giorno.
I venditori di pesci, di frutta, di castagne lesse raccolgono nel cesto l'ultima mercanzia, e si avviano. Ora, il movimento si accentua nelle pizzerie e nelle bettole, che s'illuminano d'una luce lenta e fosca, che discende dai lumi a gas, polverosi e affumicati.
Il tramonto è strano. Tutto sembra strano in questo focolario di bassa vita, pel quale, nell'ora grigia, si vedono a quando a quando indugiare uomini di mala vita e donne di malo affare.

[p. 29 càgna]

ATTO UNICO
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Un ciabattino, seduto sulla cesta che contiene le suole e i ferri del mestiere, batte su d'una pietra un pezzo di suola perchè si stiri.
Un venditore di lumache, col suo tegame illuminato da un lanternino rossiccio e fumigante, è circondato da figure misere, alcune sedute alla turca, altre in piedi, che acquistano qualche soldo della sua mercanzia. Egli mette nei varii piattelli le lumache e le freselle, che si bagnano del sugo rosso. A quando a quando, dà al vento il suo grido ampio e caratteristico.
La notturna, losca vita di miseria e di vizio comincia a svolgersi nel tenebrore della sera che discende.

SCENA I.


Pizzaiuolo, Ciabattino, Maruzzaro e Popolino


Pizzaiuolo


(Batte con le mani la pasta sulla lastra di marmo, dando la voce):

È c''o fungetiello e 'alice!
E vide soreta che te dice! ...
Soreta dice: Magnatella!
E mmàgnete 'a pizza c''o fungetiello!
[p. 30 càgna]
SCENA II.


detti e Garzone.


Garzone


(Esce dalla pizzeria, gridando): Una 'e otto, e doie 'e quatto c''a pummarola!...

Pizzaiuolo


Jammo, votta 'e mmane! (Mette la focaccia sulla pala che il giovane ha messa sul pancone) E falla còcere bona, ca 'o signore è rusecatore!...

Garzone

(Nel rientrare griderà): Pronto c''a pala!

Pizzaiuolo


(Prende dell'altra pasta, e dà la voce):
Cheste songo 'e sotto 'o Vesuvio!....
Nc'è scurruta 'a lava 'e ll'uoglio!...
(dopo seguita):
V'aggio fatto 'e pastiere!
Cheste so' mmeglio 'e chelle 'aiere!
Se l'ha magnate pure 'o cavaliere!....


SCENA III.


detti e Rusella.


Rusella


(Ha rialzata la veste da un lato, porta gli zoccoletti di stoffa rossa fiorata, di giallo, nella mano un ombrello da uomo per la pioggia. Si [p. 31 càgna] toglie la scarpina e la scaraventa al ciabuttino). L' 'e' cusuta c''a sputazza?... Tiene mente!... Nun 'o bide ca s'è scusuta?

Ciabattino


Chià!... N'ato ppoco mme sciaccàveve!... Vuie cunzumate 'e ffierro!...

Rusella


(Saltella su d'una gamba, per non mettere il piede scalzo a terra; si accosta al «maruzzaro» e dice al ciabattino): Jammo!... Fa ampressa, si no mme sporco 'e ccazette! (Cava dalla saccoccia del grembiale del pane e lo dà al «maruzzaro»): Fallo spugnà bbuono. (Appoggia il piede su d'uno scannetto).

Maruzzaro


Rusè... io ve facesse spugnà pure ll'ossa!

Rusella


Neh! E pecchè?

Maruzzaro


Pecchè site malamente... cu st'uocchie 'e malandrine!

Rusella


(In tono canzonatorio). Overo?!... U . Tiene mente, tie'!.. E io mo nun 'o ssapevo !.
[p. 32 càgna]

Pizzaiuolo


'On Pascà!... Avite ditto proprio buono!... Rusinella overo ca tene 'e ccose belle!... 'A penna!...

Rusella


(Al pizzaiuolo). Ched'è?... Vuie pure, mo?! Nun 'o bedite ca ve site fatto viecchio?

Pizzaiuolo


Comme se dice? Gallina vecchia fa buon brodo!...

Rusella


Sì, ma 'a gallina vecchia è tosta a digerì!

Maruzzaro


(Ride unito a gli altri). Bona chesta ! ... V'ha cuóvete 'int''a scella!.. Teniteve 'a posta!

Ciabattino


Mia signò, venitevenne, ca io v'aggio servita...

Rusella


(S'accosta, saltellando su d'una gamba). Miettammillo! (Appoggia il piede sulla coscia del ciabattino, e alza la veste in modo da mostrare il polpaccio della gamba). Jammo!... Fa ampresso!
[p. 33 càgna]

Ciabattino


(Palpeggia la gamba di Rusella). Oh anema d''e piede 'e puorco!... Tenite tutto stu bene 'e Dio!...

Rusella


È robba fatta in casa...

Pizzaiuolo


'E sfugliatelle 'e Caflisce!

Maruzzaro


(Dà la voce): 'O maruzzaro d''a festa!... Siente 'addore, siè!... (Con un cencio pulisce i piatelli. Il piccolo gruppo di avventori si va diradando a poco a poco).

Rusella


(Al ciabattino). Io te saluto!

Ciabattino


E ched'è?... 'E sorde..

Rusella


(Lo canzona). T''e ddonco dimane... Si Di' vo'!... 'E' capito?... Si Di' vo'!
[p. 34 càgna]

Ciabattino


E chisto è n'ato guadagno! M'aggio fatto 'a croce!...

Pizzaiuolo


Lieve mano!

Maruzzaro


(Si alza). Si' Rusè, tèccheve 'o pane... (Dà il pane inzuppato a Rusella).

Rusella


E tècchete 'o sordo.

Maruzzaro


(Si alza, e portando la mano al lato della bocca dà la voce):

Oh, che bella cosa!
Cunfiette ricce e palle 'e Silimone
magnàveno cheste!
E siente 'addore siè!
(Poi dice al ciabattino):
Si' ma', na mano.

Ciabattino


Eccome cca. Ve ne iate?

Maruzzaro


E che ce sto' a fa'?.. Faccio 'o giro... (Al pizzaiuolo) Bona sera!
[p. 35 càgna]

Pizzaiuolo


Pure a buie! (Entra nella bottega, gridando): Guagliò, 'o lume!

Maruzzaro


(Uscendo canta a distesa):

Oh, che bella cosa!
Quanto cchiù notte se fa,
cchiù 'e ccorne mme cacciano cheste!
E siente 'addore sie'!
Maruzze a fronna 'e rafaniello!
C'è asciuto 'a dinto nu castiello
cu tre figliole ngannatore,
'o re, 'a rigina e 'o mperatore!
E siente 'addore sie'! (Esce).


SCENA IV.


detti e Gennarino.


Gennarino


(Al ciabattino, che con i denti stira la sucla). Tira! Tira!

Ciabattino


Gue', don Gennarino bello!... Mo mo se n'è ghiuta Rusella...

Gennarino


(Marcato). Ah!... E pe do' è ghiuta?
[p. 36 càgna]

Ciabattino


Si nun sbaglio, a' parte d''o Vasto. S'ha fatto pure mettere nu punto a 'o scarpino...

Gennarino


Be'!... E allora stateve buono, masto Pascà. Mo l'arrivo.

Ciabattino


Ve saluto... (Stirando la suola con i denti). I' che vita!... (Batte il martello sulla suola). Mo' vedimmo si t'arrienne!... (Seguita a battere il martello).

SCENA V.


detti e Nannina.


Nannina


(S'incontra con Gennarino). Eh!.. Comme currite!.. Iate 'e pressa?

Gennarino


(Accarezzandola). I' comme staie bellella cu sta veste!... Mme pare 'a Madonna 'o Carmene, mme pare!... Parola mia, ca.....

Nannina


Don Gennarì!... Embe'?.. A chello che beco, nun rispettate cchiù a Tore!...

Gennarino


E pecchè, si è lecito?
[p. 37 càgna]

Nannina


Tore nun v'è amico?

Gennarino


A me? E chi 'o conosce?

Nannina


Ah!... Forze ce avite avuto che dicere?

Gennarino


Io? No!...

Nannina


Ireve tanto amice... e mo?... Va buò: aggio capito...

Gennarino


C'avite capito?

Nannina


Aggio capito... Ve site offeso, pecchè Tore, aiere, dette nu schiaffo a Rusella...

Gennarino


(Con disprezzo). Tore è nu carogna! Sape fa 'o spallettone surtanto cu 'e ffemmene.... Ma m'avite 'a credere: chillo pàccaro nce 'o faccio pavà caro!.. Isso me sape. [p. 38 càgna]

Nannina


'On Gennarì, pe norma vosta, Tore nun se mette paura 'e nisciuno, e se sape fa' ragione 'e tutte manere...

Ciabattino


'On Gennarì!... Me fa meraviglia 'e vuie, ca ve mettite cu cierta gente...

Nannina


Ne', pezzentò! Che buò venì a dicere?... Cca addurammmo 'e rose e giesummine!

Gennarino


(Annusa per l'aria) I' c'addore!.. I' che prufumaria!... Oi ne'!... Vattenne!..

Nannina


Avite fatto buono ca m'avite avisata... pecchè se dice: «Ommo avvisato...»

Gennarino


Miezo stravesato!
[p. 39 càgna]

SCENA VI.


detti e donna Cuncetta.


Cuncetta


(Entra in fretta). Neh, 'on Gennarì, avisseve visto a figliemo, Tore? (Vede Nannina e fa un atto di disprezzo).

Gennarino


No.

Nannina


Maè, si 'o veco, v''o manno subeto...

Cuncetta


Grazie tante: nun v'incomodate... Anze faciarrisseve meglio si 'o lassasseve. 'O Pate Eterno avarrìe 'a fa' perdere 'a semmenta d''e femmene comme a buie!...

Nannina


E pecchè? Che me l'aggio appezzato io vicino 'a vunnella, a 'o figlio vuosto?... Vedite buono: è isso ca me vene sempe appriesso... Cu me nisciuno ce perde niente...

Cuncetta


'O ssaccio, 'o ssaccio!... Vuie ll'avite fatto 'a fattura!...

Nannina


E che sapite ca faccio 'a fattucchiara?
[p. 40 càgna]

Cuncetta


Peggio! Peggio!...

Nannina


(Si stropiccia le mani). 'Onna Cunce',... abbarate bene comme parlate!... Ca, si me scappa 'a pacienza, io po' ve perdo 'o ppoco 'e rispetto.

Gennarino


Manco rispetto p''a mamma d''o nnammurato tuio tiene?!

Cuncetta


(A Gennarino) Fernimmela!... (A Nannina). E tu, siente a me, lassa 'a figliemo... ca figliemo s'ha da fa' 'e fatte suoie e s'ha da spusà a chi dico io... (A Gennarino). Ve saluto!

Gennarino


Ve saluto! (Donna Cuncetta esce).

SCENA VII.


Gennarino, Nannina e Garzone.


Garzone


(Accende il lume). Si' ma', mo v'appiccio pure 'o lume: accussì ce vedite meglio.

Ciabattino


Nun ce veco cchiù; mo me ne vaco pur io. (Smette di battere la suola).
[p. 41 càgna]

Gennarino


Io mo vurrìa sapè tu che ce truove 'e bello cu Tore... Fa buono isso ca te vatte e se magna 'e ccarne toie.

Nannina


E che si' meglio 'e Tore, tu?... Tu nun t''e' mpignate 'e rrusette 'e Rusella?.... Ll''e' rummasa senza manco n'aniello pe s''o mettere a 'o dito!...

Gennarino


È overo ca m'aggio mpignato 'e rrusette; ma ammacaro io 'e denare mm''e bevo... Ma Tore 'e lleva a tte, p''e ddà...

Nannina


A chi?

Gennarino


E va nce 'o spie.

Nannina


E tu nun 'o ssaie?...

Gennarino


Io nun faccio 'o sbirro 'e pulezia...

Nannina


E allora nun è overo, nun te credo... Si' nu busciardo...
[p. 42 càgna]

Gennarino


(Con risentimento). Io?!...

Nannina


Tu, si!

Gennarino


Ah! Nun ce cride? E fa comme te pare e piace... (Saluta il ciabattino). Masto Pascà, ve saluto!...

Ciabattino


(In fretta). Stateve buono, 'on Gennarì...

Nannina


(A Gennarino). Sentite...

Gennarino


Oi ne', io nun tengo tiempo 'a perdere... Mo aggio che fa'...

Nannina


Embe'... si mme dicite Tore cu chi spenne 'e sorde... io ve dico quacche cosa ca ve riguarda.

Gennarino


A chi? A me?

Nannina


Eh!.. A buie.
[p. 43 càgna]

Gennarino


Parla!...

Nannina


No. Primma vuie...

Gennarino


Tore sta annemmecato cu na cumpagna d''a toia!

Nannina


Ah! Aggio capito!... 'O nomme 'e sta... mia signora... 'o sapite?

Gennarino


No, 'a verità.

Nannina


Eppure... vedite... ve riguarda...

Gennarino


Rusella?!...

Nannina


'O dicite vuie... Pe me, nun v'aggio ditto niente...

Gennarino


Rusella!... Rusella!.. Ah, scellarata!...

Nannina


Io nun ce aggio creduto... Ma.. sapite... (Vede venire Rusella) Ah! 'A vedite lloco 'amica vosta.

Gennarino

Zitto!
[p. 44 càgna]

SCENA VIII.


detti e Rusella


Rusella


(A Gennarino). Io t'aggia parlà...

Gennarino


Arriva a tiempo.

Rusella


Pecchè?..

Gennarino


Saie che m'ha ditto Nannina, poco fa?.. M'ha ditto ca io nun t'abbasto... Ca tu aie bisogno d''o supplente...

Rusella


Io?

Gennarino


Nannì!... Dincello tu...

Nannina


(A Rusella) E pecchè? T''o buò annià?

Gennarino


(Stringe Rusella per il braccio, e con rabbia). Te scanno!... Pe quanto è vero Dio, te scanno!...
[p. 45 càgna]

Rusella


No! No!... T''o ghiuro nnanz'a Dio!... (a Nannina). E tu mm''e' visto, tu?

Nannina


Io, no... Ma 'o ssanno tutte quante...

Rusella


Busciarda!... Busciarda!...

Nannina


Po essere... Ma Tore...

Rusella


Ah!... È stato Tore che t''a ditto?...

Gennarino


E nègalo, sanghe d''a...! Mo capisco pecchè Tore ogne bota ca mme vedeva faceva 'o bello!

Nannina


(A Rusella) E mme facive l'amica, tu?!

Rusella


Gennarì, fallo p''a Madonna!.. Fallo pe mammeta, Gennarì!... Io so' nnucente!
[p. 46 càgna]

Gennarino


Vattenne! Va 'e cconta a n'ato, sti chiacchiere!... Io saccio chello c'aggia fa'... Si nun fosse overo, Tore nun t'avarria dato 'o pàccaro!....

Rusella


Sì, è overo... Isso me dette nu schiaffo!... Ma fuie io 'a primma ca l'offendette... E cca sta Nannina, ca 'o po di' (A Nannina). È overo?. .

Nannina


Eh, sì,... è overo... Ma te vuo' annià ca l'atriere stiste ncopp''o Campo, nzieme cu Tore?

Rusella


Io?... Siente... Tu faie nu peccato murtale, Nannì! Nu peccato murtale!... (A Gennarino) Io so' nnucente! Famme chello che buò!

Gennarino


Ferniscela, ca te canosco.... Tu si' chiara comme a ll'acqua d''e maccarune!

Rusella


(A Nannina) Pecchè rire? Ch''e' visto a Pulecenella!... Vi' che nciucessa!... (Si copre la faccia con le mani). Ah! Madonna mia!... 'Assamme sta' zitta!... Si parlo... [p. 47 càgna]

Nannina


Ched'è, si parlo?.... Che buò venì a dicere? (Si stropiccia le mani).

Gennarino


(A Rusella) Iesce!... Vattenne a' casa... e abbara a te!...

Rusella


Me ne vaco, sì; me ne vaco.. (A Nannina). Cu ttico po' facimmo 'e cunte...

Nannina


Quanno vuò tu!... Nun mme faie mettere appaura cu sti minacce .. 'o ssa'!...

SCENA IX.


detti e Garzone del pizzaiuolo


Pizzaiuolo


(Col garzone) 'E' capito 'e vuttà 'e mmane?

Garzone


(Con sulla testa il vassoio di latta nel quale son le focacce) Patrò, lassateme accurdà 'o strumento! (Cava dalla saccoccia l'ocarina).
[p. 48 càgna]

Pizzaiuolo


'E' capito 'e venì subeto?

Garzone


Arrivo cca, ncopp' a' Ferrovia, e torno subeto..... (Intuona una canzone popolare. Esce. Il pizzaiuolo rientra nella bottega).

SCENA X.


detti e Matalena


Matalena


Bongiorno, Gennarì. (Guarda attorno come chi cerchi qualcuno).

Gennarino


A chi iate truvanno, Matalè? A Tore?

Matalena


L'avisseve visto?

Gennarino


No.

Nannina


Mia signò! Che nce avite che ce spartere cu Tore?
[p. 49 càgna]

Matalena


E buie?

Nannina


Se vede ca nun site 'e stu quartiere, pe nun me canoscere.

Matalena


Vuie fusseve Nannina 'a Capuana?

Nannina


A servirve!... E pecchè facite sta faccia?

Matalena


Ma vue nun sapite chi songo io?

Nannina


E chi si'?... 'A rigina?

Matalena


Chi songo io, nun l'aggia dicere a buie!... Ma una cosa ve dico: lassate 'o sta' a Tore, ca Tore nun fa pe vuie.

Nannina


Overo?... Chillo mo mme sposa pure...

Matalena


Se sposa a vuie?!... Iate!... Tore nun è giovane 'e chesto.
[p. 50 càgna]

Nannina


E che buò venì a dicere?

Matalena


Voglio venì a dicere ca Tore nun se sposa a te... ca si' na mala femmena!...

Nannina


Ah!... (Si avventa; ma Gennarino la trattiene.)

Matalena


Ca tu m'accide, Tore è 'o mio!

Nannina


Ma te ne miette scuorno, cu sta faccia 'e bizzoca fauza?...

Matalena


Tore è 'o mio! M''ha giurato!

Nannina


'O tuio?!... Ah!... Pe chella Vergene Mmaculata!... (Fa per avventarsi; ma Tore viene a tempo, e minaccioso la afferra per la gola).
[p. 51 càgna]

SCENA XI.


detti, Tore e voce del friggitore.


Tore


Nun t'azzardà 'e lle torcere nu capillo, ca t'accido!... Te scamazzo!

Matalena


(L'abbraccia e l'accarezza) Ah!... Tore mio! Grazie!...

Tore


(Quasi pentito di averla difesa). E tu, vattenne!... Nun mettere cchiù pede cca mmiezo; si no, so' guaie pe te.

Matalena


Ah! Tore!... 'E' fatto comme a Ponzio Pilato... Primma cundannaie a Giesu Cristo e po' se ne lavaie 'e mmane...

Tore


Si t'aggio difesa, è stato surtanto pe frateto.

Matalena


(Con dolore) E... sulamente pe chesto?...
[p. 52 càgna]

Nannina


Ma tu te ne vaie, o no? (Fa atto di mettere la mano in saccoccia).

Tore


(Trattenendole il braccio) Che vuò fa'?!....

Nannina


(Minacciosa a Matal.). Mo 'a putarrisse fenì...

Matalena


Me ne vaco... sì, mme ne vaco... Ma ricòrdete.... (Prorompe in singulti)

Gennarino


To'!... Quanno avite fatto, v'avesse 'a dicere na parola...

Tore


A me? A 'o cumanno vuosto!.... (Parlano sotto voce).

Ciabattino


(Che ha visto tutta la scena). Ah! Ah!... Mo se mbroglia 'o tiempo!... Abbìa, abbì! (Prende la sporta, sotto il braccio e va via).
[p. 53 càgna]

Voce del friggitore (d. d.)


Guagliù, tengo 'o panzarotto!... Currite! È cauro cauro 'o crucchè!... Vì' cumm'è liggiero 'o panzarotto! (dà a voce):


Annascuso d''o patrone,
Faccio 'e rrote d''a carrozza!
'O patrone m'ammenaccia!
'A patrona me ne caccia!
Pecchè troppo belle 'e ffaccio
Sti zeppole c''a vurraccia!


Gennarino


E allora va bene: te credo... Tu nun sì' ommo 'e di' buscie... Chesta è 'a mano, e facimmo comme si nun fosse stato niente..... (Si stringono la mano).

Tore


'E ffemmene nun s'hanno 'a credere maie. Cu 'e nciucie lloro, so' capace 'e ce mettere 'o curtiello mmano e ce mannà 'ngalera!...

Gennarino


Ve lasso libero!... (Saluta, portando due dita al cappello, ed esce).

Nannina


'Assamme sentere... Che vo' chella femmena 'a te?... É 'a nnammurata toia?...
[p. 54 càgna]

Tore


(Ride). Ma no!...

Nannina


Io te saccio... Cu essa faie 'o sentimento, mentre po'.... cu mmico.... faie chello ca vuò tu.... e quanno vuò tu!.... (risoluta) Sa che c'è di nuovo?... Ognuno se fa 'e fatte suoie, e stasera nun ce venì a' casa mia, ca... truove 'o pizzo occupato.

Tore


(Con minaccia). Nun 'o di' manco pe pazzia, ca te caccio l'anema 'a pietto!...

SCENA XII.


detti e Matalena


Matalena


To'!...

Tore


Pecchè si' turnata?

Nannina


(Con sorriso canzonatorio) Eh!... Bello mio, l'ostreca nun se scòzzeca tanto facilmente 'a vicino 'o scoglio...
[p. 55 càgna]

Matalena


Cca mo vene mammeta... Te vo' parlà.

Nannina


E allora io mme ne vaco: Ve levo 'o fastidio... (Scherzando) Faciteme vedè cose belle!... Quanno 'e pruvammo sti cunfiette?... Sarranno iute nu poco 'acito!... Ah!.... ah!.... (Esce)

Tore


Si' cuntenta 'e mme fa' fa' sti figure?...

Matalena


Ma nun 'o bide comme me so' arrudutta?... Ma core 'npietto ne tiene? 'O tenive surtanto quanno m''e' perduta!

Tore


Acqua passata...

Matalena


No, Tore, no!... È na nfamità!...

Tore


Matalè!... Fallo pe santa Matalena benedetta!... Nun me ncuità cchiù!...
[p. 56 càgna]

Matalena


E accussì t''e' pututo scurda tutte 'e prumesse ca me facive?... 'e tutte 'e giuramente?...

Tore


Statte zitto!...

Matalena


No, niente! Voglio parlà!... Tu mm''e' fatto perdere 'o scuorno!.... Tu m''e' distrutta!... Tu....

Tore


Zitto! Statte zitto!...

Matalena


Che me ne mporta!... 'O sanno?... E quanno l'hanno saputo?.... Se diciarrà ca io so' na disgraziata e tu nu nfame.. Si, si... un nfame... che t''e' arrubbato chello ca io tenevo 'e cchiù santo!

Tore


Matalè... zitto!... Stammo mmiez''a via. Tu pienze a chello che faie?... Tu m'arruine!...

Matalena


Io mme so' menata a 'e piede 'e mammeta, e ll'aggio cuntato tutte cosa... Essa m'ha perdunato!...
[p. 57 càgna]

Tore


Ma io nun accunzentarragge maie... Io nun 'a pozzo lassà a Nannina.

Matalena


Nun 'o di', To'! Nun 'o di', ca me faie ascì pazza!... Ah!.... Chella femmena t'ha affatturato. Te si' perzo!... Te si' perzo!...

Tore


Tu può di' chello che buò tu... Ma io...

Matalena


Nun te pozzo spusà... È overo?... Vuò dicere chesto?

Tore


(S'ode il lento suono d'una campana). Voce 'e Dio!... 'A siente sta campana? Va, vattene 'int''a chiesa, e cerca perdono a Dio d''e peccate tuoie!...

Matalena


Aie ragione!... Ma chi m'ha fatto peccà?... Tu!... Tu, nfame! Tu!...

Tore


(Le ottura la bocca con la mano). Ma che me vuò fa' passà nu guaio?!...
[p. 58 càgna]

Matalena


(Indicando il suo cuore). Io, cca dinto, ce tengo 'e cinche chiuove 'e Giesù Cristo...

Tore


E fatte capace na vota e bona!

Matalena


Ah!... Si mme putesse iettà a 'e piede d''a Madonna, lle cuntarria tutte 'e ppene meie... (Risoluta). Ma 'a fernesco io!... T'aggia fa' chiagnere a lacreme 'e sanghe!... Addio! (Fa per andar via).

Tore


Addò vaie?...

Matalena


E a te che te ne mporta?...

Tore


(La prende per la mano). Matalè, tornatenne a' casa...

Matalena


E tu 'int''e braccia 'e chella mala femmena. Va, va!

Tore


(Con rimprovero). Matalè!...
[p. 59 càgna]

Matalena


No, no; tu si' nu buono giovene, tu si' 'e buon core... Nun me può lassà accussì... Io songo 'a toia, tutta d''a toia... Tutta!...

Tore


Va, va! Mm''e' seccato!

Matalena


(Si covre il volto). Ah! Madonna mia!... Nun 'o ricanosco cchiù!... Tu mme l''e' cagnato!

SCENA XIII.


detti e donna Cuncetta.


Tore


(A sua madre, con ira). Che site venuta a fa'?...

Cuncetta


So' venuta pe te levà 'a dint'a sta lota!

Matalena


Pe carità, cunzigliatelo vuie, oi ma', ca accussì ve pozzo chiammà...
[p. 60 càgna]

Cuncetta


(A Tore) Iammo.... Viene a' casa, ca Totonno, 'o frate 'e Matalena, è venuto addo me...

Matalena


Ah! Madonna mia!...

Cuncetta


Totonno sape tutto, e io ll'aggio giurato ncopp'a chell'anema benedetta 'e maritemo ca tu te spusave a Matalena.

Matalena


Ah!... Mamma mia bella!... Io nun so' degna 'e sta' vicino a vuie!...

Cuncetta

No, figlia mia!... Tu si' na povera disgraziata!... (Si accosta a Maddalena e la abbraccia. Poi, a Tore). Te faccio dunazione 'e tutta 'a rrobba mia. Totonno dà 'a dote a Matalena... Quattuciento ducate.

Tore


Nun voglio niente 'a nisciuno!... Nun me scucciate cchiù!... Iatevenne!

Cuncetta


(Con ira). Te smaledico 'o llatte che t'aggio dato!...
[p. 61 càgna]

Matalena


(Otturandole la bocca con la mano). No! No!... 'E ghiastemme d''e mamme còglieno! Iammo, iammuncenne! (Escono parlando. Tore entra nella pizzeria).

SCENA XIV.


Gennarino


(Viene, fumando un «napoletano», con aria spavalda. Si avvicina alla pizzeria, chiamando): Patrò!...

Pizzaiuolo d. d.


Pronto!... (Dopo poco, esce) 'O cumanno!

Gennarino


Sta lloco Rusella?...

Pizzaiuolo


No. Ce sta l'amico vuosto: Tore. Che brutta cera ca tene!...

Gennarino


Tempesta!

Pizzaiuolo


E dilluvio!...
[p. 62 càgna]

SCENA XV.


detti e Rusella.


Rusella


'E' fatto pace cu Tore? 'E' visto si avevo ragione io?

Gennarino


Ce simmo dichiarate, e ll'aggio avuto 'a credere... E po' Tore m'ha cercato scusa d''o paccaro c'aviste.

Rusella


Vattenne!... Tore, primma 'e cercà scusa a quaccheduno, se facesse fa' a tanto 'o piezzo... Chillo è carne perduta!...

Gennarino


(Con spavalderia) Ma io...

Rusella


Va buò!... Meglio accussì...

Gennarino


Mo simmo cchiù amice 'e primma..

Pizzaiuolo


Mme date 'o permesso?..
[p. 63 càgna]

Gennarino


Patrò, io ve ringrazio...

Pizzaiuolo


'E che? (Entra nella bottega).

Rusella


Nannina s'è misa n'ata vota c''o canteniere 'e Virgene... Parlavano a core a core!...

Gennarino


Overo?...

Rusella


Chella, Nannina, 'int''arraggia, è capace 'e chesto e ato.

Gennarino


Tore nun è ommo 'e se tenere st'affronto.

Rusella


(Gli fa cenno di tacere) Zi', zi'! 'O vi' cca Tore.

Gennarino


Mamma, ma'! E che brutta cera!
[p. 64 càgna]

SCENA XVI.


detti e Tore


Tore


(Con dolore, accasciato). Nun me ne fido cchiù!... Nun me ne fido cchiù!...

Rusella


Ch'è stato?... Che te siente?...

Tore


Niente!... Niente!...

Gennarino


Niente è troppo poco...

Rusella


Se capisce!... Quanno s'appurano cierti brutti fatte, uno po' c'ha da di'?.. Niente! È overo, To'?

Tore


'E nnutizie brutte pure passano.. 'O guaio è chello ca po succedere!

Rusella


Che v'è succiesso?
[p. 65 càgna]

Tore


Nun l'aggia di' a te!...

Gennarino


(A Rusella) Ma io t'aggio ditto tanta vote... (Atto di minaccia).

Tore


È cosa 'e niente.. Lassa 'a i'...

Rusella


Io mme faccio 'e fatte mieie... Si aggio ditto na parola, è stato a fine 'e bene...

Tore


E io te ne ringrazio...

Gennarino


Ma, santo Dio!, vuie ati ffemmene site tutte 'e stesse!... Una cchiù nciucessa 'e n'ata!

Tore


Mo dice buono! (Afferrando il braccio di Gennarino). Ma io me n'aggia vevere 'o sanghe!

Rusella


Ma mo che buò fa'?... [p. 66 càgna]

Gennarino


(A Rusella). Tu nun tiene che fa', stammatina?

Rusella


Ll'aie cu mmico?

Gennarino


Eh, cu ttico!

Tore


Ma na vota ca staie speruta 'e parlà, jammo, chiacchiarea. Di' tutto chello ca saie; ma nun dicere buscie.

Gennarino


Iammo!... Fa poche chiacchiere!

Rusella


Mo... chiano chiano... 'A se' Carmela m'ha ditto ca Nannina, pe te fa' dispietto, s'è misa n'ata vota cu don Gaetanino 'o canteniere 'e Virgene.

Tore


E bravo!... Ma io nun so' muorto... 'E mmane 'e tengo ancora!

Rusella


Siente a me... Penza buono a chello che faie... 'A libertà è cara e amara!
[p. 67 càgna]

Tore


Tu qua' libertà me vaie cuntanno!

Gennarino


(Gli stringe la mano). E bravo!... Si' stato sempe n'ommo 'e core!...

Rusella


(Vede venire la madre di Tore) To'! Mammeta!...

Tore


Mammema?!...

SCENA XVII.


detti e donna Cuncetta.


Cuncetta


Iammo a' casa...

Tore


Aggio che fa'!...

Cuncetta


To'! Nun me risponnere accussì... Ricordate ca te so' mamma... E t'aggio vuluto sempe bene!...

Tore


Auffà!...
[p. 68 càgna]

Rusella


Io pure nce 'aggio ditto ca se ne fosse turnato a' casa soia, e 'a fernesse 'na vota e pe sempe cu chella femmena.

Cuncetta


(La guarda con disprezzo, e nasconde la faccia tra le mani). 'O bide a cuntatto 'e chi mm''e' misa?... To'... fallo pe stu lutto che porto!... Si vuo' bene a mammeta, vienetenne a' casa... Viene, me'..., ca ce sta...

Tore


Chi?

Cuncetta


Nun 'o ssaie?

Tore


No.

Cuncetta


Jammo! Viene! Viene arrepare a 'o male ch''e' fatto.

Tore


È overo! Aggio fatto na mala azione... So' n'ommo perduto!... Me mmèreto tutte 'e maledizione!... Ma', lassateme sta'... Chella femmena mm'ha fatto perdere 'e ccervella!... (Mentre donna Cuncetta parla con Tore, Gennarino e Rusella parlano agitati, sotto voce). [p. 69 càgna]

Cuncetta


Nannina te manna 'n galera. To'!... Jammo! Fallo p''a bonanema 'e pateto, figlio mio! Vienetenne a' casa... (Lo trascina per un braccio).

Tore


Niente!... Mm'aggia vendicà apprimma! Ll'aggia sputà 'n faccia tutto 'o beleno ca m'ha dato!...

Cuncetta


Ma che buò fa'?...

Tore


E po' 'o bedite!

Cuncetta


Viene, fallo pe carità! Nun me fa dannà l'anema!...

Tore


Ma'!... Iatevenne. Io mo vengo...

Cuncetta


(Accarezzandolo e piangendo). Viene a' casa. 'O bide ca sto' suffrenno cchiù d''Addulurata a 'e piede 'a Croce!... M''e' 'a fa' chiagnere accussì, tu?! Tu ca si' tutta 'a vita mia!
[p. 70 càgna]

Tore


(Si asciuga una lagrima, abbraccia e bacia la madre). Mamma mia bella, perdoneme!... So' nu scellerato!...

Cuncetta


Giesù Cristo mio, te ne ringrazio!

Gennarino


(A Tore). Dalle audienza, ch'''a mamma è santa comme 'a Madonna!...

Rusella


(Sottovoce). E nuie simme 'o diavolo tentatore!

Gennarino


Peggio!...

Tore


Statte buono! (Gli dà la mano).

Gennarino


A rivederci...

Cuncetta


Maie cchiù cca!... (a Tore) Iammuncenne! (Escono, parlando).
[p. 71 càgna]

SCENA XVIII.


detti e Nannina


Rusella


Nun 'e' fatto a tiempo.

Nannina


'E che?

Rusella


Mo mo, è venuta 'a mamma 'e Tore, e tante ce n'ha ditto, ca l'ha fatto capace 'e se spusà a Matalena.

Nannina


Neh?!... E c'aggia fa'?... A me che me ne 'mporta?...

Gennarino


Eppure...

Nannina


Eppure, che?.. Nun me ne 'mporta niente!..

Gennarino


Nun ce credo...

Rusella


Tu 'o dice apposta...

Nannina


(Ride). Ah! Ah! Ah!
[p. 72 càgna]

Gennarino


Tu ride?... Ma quanno poco fa 'e' saputo ca Tore se spusava a Matalena, 'e' fatto 'a faccia ianca...

Nannina


Che carugnone!...

Rusella


Te siente currivo?...

Nannina


Embè, si!... È overo... 'O voglio ancora be- e me sento...

Gennarino


Pògnere d' 'a gelusia.

Rusella


Però, Nannì, statte attienta... Tore ha ditto ca s'ha da vendicà... E chillo è n'ommo capace 'e tutto...

Gennarino


Statte attienta!... Chillo te ntacca 'a mpigna! (Ne fa l'atto).

Nannina


A me?
[p. 73 càgna]

Rusella


No, a me...

Gennarino


Tu nun 'o ccride?...

Nannina


E cu qua' deritto?

Rusella


'A verità, io iesse ncoppa 'a Sezione, a parlà c''o cummissario.

Nannina


Io?... Io a fa' 'a spia?!... No!... Maie e po' maie!... Tu 'o ssaie meglio 'e me ca 'e ffemmene comme a nuie se fanno accidere ciente vote, ca fa' na nfamità 'e chesta...

Gennarino


Allora te fa piacere? (Fa atto di chi vuole tagliare la guancia).

Rusella


'O sfregio è segno d'ammore!

Gennarino


(A Nannina). E 'a bellezza toia?...
[p. 74 càgna]

Nannina


Vattenne, ca Tore nun fa niente... Mo penza a ati ccose.

Rusella


Te sbaglie!... Tore s''a leva 'a preta 'a dint''a scarpa!

Nannina


Ma pecchè, io nun tengo chi me difenne?... Vuie a don Gaitanino 'o canuscite, e sapite ca a ll'occasione se sape fa' valè... Basta, Rusè: statte bona... Si 'o vide, dincello ca me lassasse 'n santa pace, ca si no lle po venì male.

Rusella


Ma tu sta sempe all'erta...

Nannina


Vattenne, ca Tore nun fa niente...

Gennarino


Eh!... Statte cu sta capa...

Nannina


E va buò... Po' vedimmo... Ve saluto.

Rusella


Nannì, fatte vedè... Mo avimmo fatto pace.
[p. 75 càgna]

Nannina


(La bacia). Te'!... È fernuto tutte cosa... Gennarì, te saluto...

Gennarino


Addio!...

SCENA XIX.


detti e Matalena


Matalena


(Con disperazione, ansante per lunga corsa). Pe carità!... L'avite visto?.. Avite visto a Tore?...

Rusella


Ched'è?.... Ch'è succiesso?...

Matalena


Ah! Mamma d''o Carmene!...

Rusella


Ma ch'è stato? Parlate!...

Matalena


Nun me ne fido cchiù!... Me se chièieno 'e ggamme sotto... Mentre stevemo ienno a' casa 'e donna Cuncetta, nzieme cu Tore, e [p. 76 càgna]parlavemo tanto bello, avimmo scuntrato a don Gaitanino, 'o canteniere d''e Virgene...

Nannina


(Premurosa) Be'?...

Gennarino


Appriesso...

Rusella


E...?

Matalena


Tore, appena ll'ha visto, ll'ha sputato 'n faccia..... È succiessa l'ira 'e Dio!... Strille.... mazzate... sanghe... Quanno l'hanno spartute, don Gaitanino, miezo muorto, l'hanno purtato a 'e Pellerine...

Nannina


Dio! Dio!... (Si mette le mani nei capelli, e fa per andar via).

Rusella


(La ferma). Addò vuò i', tu?... CHillo, Tore, si te vede, te fa 'a festa!

Nannina


Tutto pe causa mia!...

Matalena


E fattenne n'avantamento!...
[p. 77 càgna]

Nannina


Ll'e' vuluto tu!.. Nun te sapive sta' a' casa toia?

Gennarino


E Tore è ferito?...

Matalena


No... Va fuienno...

SCENA XX.


detti, donna Cuncetta, popolo.


Cuncetta


(Che vede Maddalena). Matalè!... Ll''e' tuvato?

Matalena


Ll'aggio perzo 'e vista...

Cuncetta


Mamma d''e Ggrazie, aiutelo tu!...

Gennarino


Ma pe do' è fuiuto?...

Matalena


E chi 'o ssape?... Hanno ditto 'a chesta parte...
[p. 78 càgna]

Matalena


Ah!... 'O vi' lloco!...

Tutti


(Si avvicinano a Maddalena). È isso!... E isso!

Matalena


Mamma d''o Carmene!... 'O secùteno ddoie guardie...

Rusella


(A Nannina). Fuie! Fuitenne tu!

Nannina


No!... Io 'o voglio vedè... Ll'aggia cercà perdono. È stata tutta pe colpa mia!...

Rusella


Tu si' pazza?!... Vattenne!... Tore, int''arraggia, te po accidere!...

Nannina


Meglio!... Lle vaso 'e mmane, si m''o fa!...
[p. 79 càgna]

SCENA XXI.


detti e Tore


Matalena


(Lo abbraccia). Ch''e' fatto?

Cuncetta


Figlio mio!... (Tutti lo circondano).

Tore


(Col rasoio in mano). Lassateme, ca me secutano 'e gguardie!...

Nannina


(Si avvicina a Tore e con passione). To'!... Perdòneme!...

Tore


(L'afferra per il petto). Ah Scellarata!... (La ferisce col rasoio sulla guancia).

Nannina


Ah! Che m''e' fatto?!...

Tutti


(Con spavento). Oh!...
[p. 80 càgna]
(Confusione. Tore fugge. Tutti circondano Nannina).

Cuncetta


Madonna mia, aiutalo tu!...

Matalena


Ah! S'è perduto, e pe sempe!...

Gennarino


(A Nannina). Si' cuntenta, mo?

Nannina


(Porta la mano insanguinata alla bocca e bacia il sangue della ferita). Io 'o perdono!... 'E ffacce belle se tagliano!... Mo Tore è tutto 'o mio!...

D. Cuncetta


(Con fierezza). Madonna mia! Fammillo vedè muorto, ma nun 'n braccia a sta mala femmena!...
(Due guardie appariscono, irrompendo in mezzo alla folla, che cerca di trattenerle).

FINE.


Napoli, 10-11 giugno 1886.


[p. 81 càgna]

A
Matilde Serao



ROSA ESPOSITO


(dramma in un atto)


[p. 82 càgna]

ROSA ESPOSITO


lavoro premiato al Concorso drammatico del « Mattino »


RELAZIONE
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L'unico e solo premio, per la commedia dialettale, è stato aggiudicato a Menotti Bianchi, autore di Rosa Esposito, col motto: « Chi la dura la vince. »
Rosa Esposito è lavoro di effetto, in grazia del quale i tipi, benchè vivi e veri, son ritratti di scorcio. Più curato è il movimento scenico che non il carattere. Il sentimento è giusto, persino nella colpa. Il motivo drammatico è trovato con delicatezza, trattato con maestria. Svelto il dialogo, eccellente la forma.

Napoli, 25 gennajo, 1902.



LA COMMISSIONE: E. ScarfoglioM. SeraoF. VerdinoisA. TorelliG.M. ScalingerRiccardo ForsterF. RussoF. G. StaraceG. Bellezza.




[p. 83 càgna]

PERSONE
__



Rosa Esposito.

Vito.

Taniello.

Margarita.

Matalena.

Nannina.

Filumena.

Venditore di lupini.

Popolani.


[p. 85 càgna]

LA SCENA


Il « basso » di Rosa Esposito, d'una pretensiosa e banale ricercatezza. Nel fondo, una porta a vetri, che dà sulla via Anticaglia, antica e lurida via che nemmeno il sole meridiano riesce ad illuminare. A sinistra, un maestoso letto di ottone lucente, coperto da una ricchissima coltre di seta damascata; sulla parete, a capo del letto, alcune imagini di santi, una piletta di porcellana, un ramoscello d'ulivo, ed una candela istoriata, con un rosario di madreperla. Dall'alto del soffitto pende un ricco candelabro, con lume a petrolio e candele. A destra, un panciuto cassettone di mogano antico, sul quale spicca una statuetta della Madonna Addolorata, chiusa in un'alta campana di vetro. Innanzi alla sacra imagine arde una lampada rossastra. E un meriggio autunnale, un po' oscuro, in quella cameretta popolare, ove è diffuso un senso di tristezza e di sconforto. In un angolo della camera bolle una pentola con legumi, su d'una fornace di tufo. [p. 87 càgna]

ATTO UNICO
____

Rosa è seduta dietro i vetri. È pallida. Si alza e va lentamente a rimestolare i legumi; poi ritorna a sedere e a guardare nella via.

SCENA I.


Rosa e Venditore di lupini.


Rosa


E che sarrà? (Lungo silenzio).

Vend. di lupini d. d.


(Dà la voce a distesa, quindi passa davanti il basso di Rosa. Sul capo ha il catino col lanternino acceso):

Guagliò, viene 'e prova!
Io songo 'o lupenaro 'e ogne ghiuorno!
Salatiè!...


Rosa


'O lupenaro!... Nientemeno, l'avummaria!...
[p. 88 càgna]

Vend. di lupini


(Soffermandosi davanti il basso di Rosa): Maè, 'e lupine?...

Rosa


(Fa segno di no. Il venditore scompare). E nun vene ancora! (Pausa). Ah, Madonna mia, a te mm'arraccumanno! (Prega).

SCENA II.


Matalena e Rosa.


Matalena


(Entra, con un scialle sulle spalle, e con affanno dice a Rosa): Ah! Nun ne pozzo cchiù! So' curruta comm'a na pazza!

Rosa


Ch'è stato?... Assettateve... Ch'è succieso, neh, Matalè?... Taniello?...

Matalena


(Ansimante) Mo...

Rosa


(Tastandola) State tutta nfosa... Ma ch'è, ch'è stato?
[p. 89 càgna]

Matalena


'O marito vuosto...

Rosa


Vito?...

Matalena


È asciuto d''e ccarcere!

Rosa


Maritemo!... È... asciuto d''e carcere?!.. (Cade a sedere).

Matalena


S'è ncuntrato cu 'a siè Carmela, 'a mugliera d''o ferracavalle...

Rosa


Ah, Matalena, e che me dicite! Che me dicite!...

Matalena


Isso stesso ha fermata 'a siè Carmela, sott'a ll'Arco d''e turniere... Dice: « Neh, siè Carmè, si vedite a muglierema, facitele assapè ca so' asciuto 'a Niseta » ...

Rosa


Accussì... ha ditto?
[p. 90 càgna]

Matalena


E c''o sango a ll'uocchie, 'onna Ro'!

Rosa


Ave ragione!... È giusto!... È troppo giusto!...

Matalena


Io po', 'a verità, pe ve di' comme 'a penzo, nun mme mettesse tutta 'sta paura. Cierti bote — comme se dice? — sò cchiù è nnoce ca 'e vvoce.

Rosa


Chi?... Vuie che dicite? Ma vuie a Vito nun 'o sapite, Matalena mia!

Matalena


E nun ce penzate, ca po essere ca s'acconcia tutte cosa...

Rosa


(Come a sè stessa). Ah, Taniello, Taniello, e che m''e' fatto fa'!

Matalena


Ce vo' curaggio...
[p. 91 càgna]

Rosa


Ah, povera a me, povera a me!... E si vene Vito?!... E si trova a chill'ato?!...

Matalena


E, pecchesto, nun ve perdite 'e curaggio.. Facite quacche cosa... penzate a nu sottarfuggio... Comme v'aggia di'?...

Rosa


(Con sconforto). E che pozzo penzà?.... Venesse... So' priparata a tutto... Io ll'aggio vuluto, e ben a mi sta!

Matalena


Uh, mamma mia! E pecchè ve perdite 'e curaggio? E a chella figlia ca tenite ce penzate, o nun ve mporta cchiù manco d'essa?

Rosa


Povera Margaretella!

Matalena


Figlia 'e Taniello, è ovè? Eh! E mo vedite che succede, quanno 'o marito vuosto 'o vvene a sapè!

Rosa


(Con dolore) Povera Margaretella! (Piange).
[p. 92 càgna]

Matalena


che chiagnite a fa'?

Rosa


Fosse na cosa ca se putesse annasconnere!... Margarita m'è figlia e ll'aggia tenè cca, vicino a me. Vito l'ha da sapè pe forza. E Vito, po' vedite Matalè... Vito m'accide!

Matalena


Giesù! Arrassusia! A che ghiate penzanno!

Rosa


E po' vedite! Po' 'o vedite!

Matalena


E che vulite fa'? Penzate ca 'o tiempo passa...

Rosa


E c'aggia fa'? Dicite vuie stessa... che pozzo fa'? Comme mme pozzo revulà? Io me veco perza... 'O curaggio m'abbandona!

Matalena


(Come vinta da un'idea). Ah!... Aspettate!.. Aggio truvato...
[p. 93 càgna]

Rosa


Matalè, aiutateme!... Aiutateme vuie!...

Matalena


'A piccerella addò sta?

Rosa


Che bulite fa'?

Matalena


Addò sta?

Rosa


Cca bicino: addo Cristina, 'a cummarella...

Matalena


Mannatela a piglià.

Rosa


E pecchè? Dicite...

Matalena


Uh, mamma mia! E bi' si se persuade!
'A vulite mannà a piglià?

Rosa


(Corre alla porta e chiama ad alta voce, a distesa, una ragazzina di dodici anni, per istinto molto pettegola). Neh, Nannì!... Viene cca... Siente...
[p. 94 càgna]

SCENA III.


dette e Nannina.


Nannina


(Entra) Che v'aggia servì?

Matalena


Viene cca, siente...

Rosa


Siente chello ca te dice Matalena...

Matalena


Siente... Tu saie 'a stalla d''o si' Taniello? Cca bicino, a San Paolo... Va llà, chiàmmete 'o si' Taniello 'e parte e dincello accussì: — Ha ditto 'onna Rosa ca cchiù tarde vene essa addo vuie, e nun ve muvite 'a cca.

Nannina


Va bene... E pecchè?

Matalena


Chiste nun so' affare ca t'apparteneno. Tu 'a mmasciata 'a vuò fa'?
[p. 95 càgna]

Nannina


(Indecisa). Io aggio che fa': aggia i' addo mammema...

Rosa


(Va al «comò» e prende da un tiretto un fazzoletto di seta colorato). Siente, Nanninè, famme stu favore! Te', chisto è nu bello fazzuletto 'e sera. Tienatillo pe ricordo mio.

Nannina


(Pigliandoselo). Mo vaco...

Matalena


Aspetta! Siente... Quanno tuorne d''a stalla, va addo Crestina, 'a cummarella 'e 'onna Rosa. Là truove 'a piccerella, Margarita...

Nannina


Che ll'aggia di'?

Matalena


Niente... T''a piglie e 'a puorte cca.

Rosa


Nanninè, tu 'e' capito buono?

Nannina


Nannina


Pozzo i'?
[p. 96 càgna]

Matalena


Va, va. C'aspiette? (Nannina va via, correndo).

Rosa


Matalè, io nu' v'abbasto a ringrazià! Chello ca facite pe me, 'o Signore v''o renne ncopp'a chelli ccriature voste!

Matalena


Sentite, 'onna Ro'. Cca Vito vene certo. E 'o mmeglio è ca nun se truvasse facce affronte cu Taniello.

Rosa


Vuie che dicite?! Io, si ce penzo, tremmo tutta quanta!...

Matalena


Be'!... Pe mo, quaccosa s'è fatta. Nannina ghiuta 'avvisà a Taniello. E mo io faccio n'ata funzione: vaco addo Filumena, 'a mamma 'e Taniello, e lle dico ca se tenesse 'o figlio a' casa, pecchè Vito è asciuto da 'e ccarcere, e po succedere n'aggrisso...

Rosa


E Margarita? Pecchè l'avite mannata a chiammà?
[p. 97 càgna]

Matalena


'A piccerella v'è figlia e ha da sta' cu vuie. E po', Taniello nun è ommo c'abbada a 'e figlie. Nun saccio, ma mme pare ch'è meglio c''a piccerella v''a tenite cu vuie... (Guarda verso la porta) Giesù, s'è fatto notte tutto nzieme!... Io me ne vaco...

Rosa


Mme vulite lassà?

Matalena


Pe cumbinazione. ... tenisseve na capa d'aglio?

Rosa


(Prendendo sul cassettone alcuni spicchi d'aglio e dandoli a Matalena): Tenite cca: quante ne vulite... Ve ne iate?... Mme lassate?

Matalena


Ve lasso 'a bona nuttata. E nun ve mettite appaura, ca tutto s'acconcia. Bona notte.

Rosa


Bona notte.....
[p. 98 càgna]

SCENA IV.


Vito e detta


Rosa


(Rimane pensosa un momento. Poi, come se si ricordasse, corre alla porta e chiama) Matalè!.. Sentite!... Ah!... (retrocede. Vito le sta davanti, entra e chiude la porta). Vito!

Vito


(Con violenza). Si, io, grannissema scellarata nfame!

Rosa


Perdòneme, Vito, perdòneme!...

Vito


Perdòneme?! A te, a te ca m''e' fatto addeventà l'urdemo ommo d''a terra?!

Rosa


(Con dolore). Vito! Vito!

Vito


Tu nun m'aspettave, è ovè? È stata na brutta surpresa! Tu te credive ca nun sarria maie cchiù asciuto 'a Niseta, e ca nove anne [p. 99 càgna]nun sarriano passate maie? Mo sto cca, invece. Te tengo 'int''e mmane (come per acciuffarla) Addò sta Taniello?

Rosa


Siente, Vito... Siente...

Vito


M'aggia vevere 'o sanghe vuosto, nfame, nfame assassine!...

Rosa


Siente.. Lassame a stu nfame destino mio!... Nun perdere 'a libertà n'ata vota!... Lasso o i', a Taniello...

Vito


(Con ira): Ah, malafemmena!

Rosa


Accideme, Vito! Ma nun mme di' sta parola! No, nun m'o mmereto!

Vito


(Guardando intorno e con ironia). E te lagne d''a vita che faie, cu tutto stu bene 'e Dio int''a casa? Teh! Cummò, lietto 'attone, robba nova. Tiene pure 'o pignato ncopp''o ffuoco... 'O si' Taniello ha da venì; ll'aspiette. Embè, mo ll'aspetto pur io (siede a cavalcione su d'una sedia).
[p. 100 càgna]

Rosa


'A nomme è Dio, Vito, siente, nun te ncuntrà cu chillo nfame!

Vito


Te miette paura ca 'o faccio quacche cosa? Nun avè appaura.

Rosa


No, nun è pe chesto...

Vito


Te ce sì affeziunata? E giusto...

Rosa


No, no, Vito! Chillo è nu nfame!... Tu nun saie chello c'aggio patuto cu isso!... È pe te ca io mme metto paura! Pe te, sulo pe te!...

Vito


Ricordete c'accedette a Tore pe te! Aggio sufferto nove anne!... Nove anne 'e priatorio!

Rosa


Vito!

Vito


E mo pure a chist'ato!
[p. 101 càgna]

Rosa


E tu nun ce pienze a chello che faie?....

Vito


Nfame, assassine ca site state tutte quante! M''o mmeretavo io?... Di', m''o mmeretavo?

Rosa


Nun fuie io, no!... Siente... Quanno tu iste carcerato, io a poco a poco m'avette 'a vennere tutta 'a robba d''a casa. Po' venette 'a miseria... e che miseria!... Iette addo mammeta... e mammeta me ne cacciaie... (movimento di Vito) Sì, mammeta!... Stette diuna duie iuorne, e pe duie iuorne 'e seguito na femmena 'e chelle ca se vanno accattanno l'onore 'e ll'ate runziaie 'a parta mia pe mme fa' fa' chello ca io nun vulevo... Na sera, mentre me retiravo, morta 'e famme, stracqua, disperata, ncuntraie a Taniello...

Vito


(Con scatto) E nun era meglio ciento vote ca te fusse posta a fa' 'a mala femmena? Ma tu a Taniello 'o vulive bene! E 'o vuò bene!

Rosa


No! No!
[p. 102 càgna]

Vito


Taniello, pe me fa' nu sfregio, t'ha vuluto tenè cu isso!... E io l'aspetto cca. Ha da venì!...

Rosa


No! No! Fuie nu tradimento!... Pe forza!.. Io nun vuleva!

Vito


Va, va, busciarda! Io nun te credo!

Rosa


Nun mme ne caccià, Vito! Fallo pe tutte 'e muorte tuoie! Sienteme, sienteme almeno!

SCENA V.


detti, Margarita e Nannina


Margarita


Mammà, che buò? (guardandola con meraviglia) Ch'è stato?

Vito


(Rimane estatico) Uh! Dio! Dio! Dio!...

Rosa


(Abbraccia la bambina) Figlia mia!
[p. 103 càgna]

Nannina


Taniello nun ce steva... So' ghiuta primma a' stalla e po' a' casa soia... Nun steva manco a' casa... E chisto chi è, neh, 'onna Ro? 'O marito vuosto?

Rosa


(Seccata) Va. Va.

Nannina


Bonanotte (nell'uscire, guarda con meraviglia Vito).

Margarita


Mammà, tu chiagne?!... E pecchè?... Ch'è stato?...

Rosa


Niente, figlia mia...

Margarita


Chi t'ha fatto chiagnere?... Papà?... Chillo te fa' sempe chiagnere!

Vito


(Cupo) Figlia a Taniello?!.. E nun era meglio ca fosse muorto ngalera?!

Margarita


(A Rosa) Ma pecchè chiagne?
[p. 104 càgna]

Rosa


Vito, tu aie ragione, sì, ciente vote e no' una! Ma io te giuro ncopp'a st'anema 'e Dio ca sulo a te aggio vuluto bene! E te ne voglio ancora, sempe, sempe! T''o giuro!... Crideme! E, si nun mme cride, accideme, ca te vaso 'e mmane!

Margarita


(Con spavento, si gitta nelle braccia della madre) Mammà! Mamma mia!...

Vito


(Indicando la bambina) Chella... chella parla pe tutte!

Rosa


Ah, si sapisse comme ll'aggio mparato a vulerte bene!

Vito


(Mordendosi il pugno) Ma quanno mme pozzo vennecà? Maie?

Rosa


No, Vito! No! Tu a Taniello nun l''e' 'a tuccà! Che buò fa'? Vuò fa' n'ato riato!?

Vito


E mo 'o tuorne a difendere?! 'O difiende n'ata vota?!
[p. 105 càgna]

Rosa


No! Io nun 'o pozzo vedé, nun 'o pozzo suffrì!... Ma è pe te ca me metto paura! Pe te!

Margarita


Mammà, tu che dice?! Nun vuò cchiù bene a papà? E che t'ha fatto? T'ha vattuta? Ah, chillo papà!

Vito


Taniello è n'assassino!

Margarita


Chi? Papà?!... E pecchè?... E vuie chi site?

Rosa


Vito! E st'anema 'e Dio che peccato ha fatto?

Margarita


Mammà, e chi è stu Vito? Nun è chillo c'arraccumannammo ogne sera a' Madonna? (a Vito) Vuie site Vito? E pecchè chiagnite? (gli si avvicina con dolcezza, e con la mano gli terge una lagrima).

Vito


(Dolcemente commosso) Va... va addo mammà...
[p. 106 càgna]

Margarita


(Non si muove). Nun chiagnite! (Guarda sua madre) Site stata vuie?... Pecchè?... Nun m'avite ditto ca era tanto buono? E mo... pecchè?... (A Vito) E vuie pecchè facite chiagnere a mammà?... Che v'ha fatto 'e male? Me'... facite pace... dateme sta mano... (gli prende la mano) Mammà, dateme 'a mana vosta... (cerca di far avvicinare Vito a Rosa).

Vito


(Ha uno slancio; carezza Margherita, poi bacia Rosa e se la stringe tra le braccia) Te perdono! Mme voglio scurdà 'e tutto!

Rosa


Vito! Iammuncenne 'a dinto a sta casa... Nce aggio patuto nove anne!... E Margarita?

Vito


Vene cu nuie, Ro'. Penza ca io mme so' scurdato 'e tutto. Ricòrdete ca io nun voglio fa' ridere 'a gente ncuoll'a me! Tu a chill'ommo 'e' 'a fa' comme si nun l'avisse maie canusciuto! Ca fosse muorto...

Rosa


Porteme, porteme cu te!...
[p. 107 càgna]

Vito


Iammuncenne... Pigliete 'a piccerella...

Rosa


(Azione) Iammo.... Mo nchiudo, e lasso 'a chiave a Nannina... (Sulla soglia appare Filomena, poi Matalena).

SCENA VIII.


detti, Filumena e Matalena


Rosa


(Con grande sorpresa) Vuie, donna Filumè?

Filumena


(Ironica) Ched'è, ve disturbo? (a Matalena) E tu ca dicive ca nun era overo!...

Matalena


E chi ne sapeva niente?...

Vito


(Risoluto) 'E che se tratta? Che bulite?

Rosa


(Supplichevole) Vito!
[p. 108 càgna]

Filumena


Io songo 'a mamma 'e Taniello.

Vito


Tanto piacere!... Me dispiace sulo ca nun aggio visto 'o figlio vuosto.

Filumena


Pe rèula vosta, figliemo nun è tanto doce 'e sale...

Vito


Sì? Tanto meglio. Po' se vede!

Rosa


(Supplichevole) Vito!

Filumena


Ma io so' mamma, e spero e nun le fa' passà ati guaie pe chesta bona cristiana.

Vito


Chi? 'O figlio vuosto? Ma io me n'avarrie 'a vevere 'o sanghe!

Matalena


(Sottovoce) Uh, mamma mia!
[p. 109 càgna]

Filumena


È stata 'a mugliera vosta. Essa 'o ssapeva o nun o ssapeva ca aviveve 'a turnà da 'e ccarcere?

Rosa


Sentite, 'onna Filumè: ragiunammo: 'o figlio vuosto ha fatto comme a chillo ca se pigliaie 'o cane c'aveva perzo 'o patrone. Primma l'accarezzaie e s''o purtaie 'a casa. Po' l'accumminciaie a vattere ogne ghiuorno.

Filumena


E chesto mo che vo' dicere? L'aie cu Taniello?

Rosa


Sì! Cu isso. Ca 'e me, ca ero na bona femmena, n'ha fatto peggio 'e na....

Vito


(Con scatto) Statte zitta!..

Rosa


Ma chella 'o ssape, 'onna Filumena! Mo fa vedè!... Ched'è? Nun 'o ssapite ca Taniello mme pigliaie a trarimento? Ca mme mbriacaie? Ca io nun vuleva?.... Ve site scurdata 'e prumesse ca vuie mme facisteve?
[p. 110 càgna]

Filumena


Nun saccio niente... Nun è overo...

Rosa


(A Matalena) Neh, Matalè?... Parla tu!..

Matalena


'Onna Filumè, vuie avite tuorto... 'O ssanno tutte quante, 'o ssanno! Sentite... Facite na cosa bona... Vedite 'e truvà e Taniello, e si 'o truvate v''o purtate a' casa... Si 'o trovo, io lle dico ca state malata... Accussì chillo piglia e corre a' casa...

Rosa


'Onna Filumè, chesta è 'a chiave... Tutta sta rrobba è d''o figlio vuosto...

Filumena


Ve site fatto cuscienza!...

Vito


Iate! Si no, comm'è overa 'a iurnata ch'è ogge, accummencio 'a vuie!...

Matalena


Iate, iate, 'onna Filumè....
[p. 111 càgna]

Filumena


Si 'o vedite, mannatemmillo...

Matalena


(L'accompagna dolcemente verso la porta) E ghiate mo! (Quando sarà uscita): Puozze passà nu guaio! È bona sulamente a dà 'e renare c''o nteresse e se zuca 'o sanghe d''a povera gente!

Vito


Nfame! Assassine!...

Rosa


Vi', iammuncenne!

Matalena


E ve ne iate accussì? E nun ve pigliate ll'oro, quacche poco 'e rrobba?...

Vito


Niente! Ll'oro nce 'o torno a fa' io... Iammo!... (fa per partire).

Margarita


Addò iammo, neh, mammà?...
[p. 112 càgna]

Rosa


A n'ata casa cchiù bella... Matalè, addio... Stateve bona...

Matalena


Dateme nu vaso... (si baciano)

Vito


Pe vuie 'a casa mia è sempe aperta.... Iammo, Ro'!... Margarì, damme 'a mano. (prende per mano Margherita. Mentre stanno per uscire, si odono le campane delle capre, poi il fischio di Taniello).

Rosa


(Soffermandosi) Taniello?!

Vito


Ch'è stato?

Matalena


(Tremante) 'On Vì!... È Taniello!... (si fa alla porta).
[p. 113 càgna]

SCENA IX.


detti e Taniello


Taniello


(Tenendo in mano una lunga mazza, vede Maddalena e le dice): Vuie?!... E che facite cca? (vede Vito) Tu?!... Vito!

Vito


Embè... io... saccio 'o duvere mio... So' venuto pe ve ringrazià 'e tutto chello c'avite fatto pe muglierema... Pe ve di' ca so' asciuto vivo da 'e ccarcere!

Taniello


(Confuso) Io.... (Rosa prende per mano Margarita e fa per andare) Addò iate?...

Matalena


Sentite, Taniè: 'a mamma vosta ve vo'... Sta malata... Iate, iate, ca ve vo'!

Taniello


Nun di' buscie!
[p. 114 càgna]

Vito


(Minaccioso) E quanno 'a fernimmo?

Taniello


Ma ched'è, mme vuò fa' mettere paura?

Vito


Mo no... Chisto nun è 'o mumento... Ma tu saie addò me può truvà... (a Rosa) Iammo!

Taniello


(A Rosa) Tu 'a cca nun iesce! (rivolgendosi a Vito) Sta femmena m'appartene!

Rosa


A chi? Meglio 'a morte, mille vote!

Margarita


(Piagnucolosa) Mammà, mme metto paura!

Matalena


Facitelo pe chell'anema nnucente

Taniello


Margarita m'è figlia!... Lassa sta criatura!
[p. 115 càgna]

Vito


(Si mette davanti a Margherita) È figlia a te nnanze a Dio! Nnanz''a legge, è figlia a me!

Taniello


Scòstete! Sanghe d''a ... (alzando la mazza).

Vito


(Trattenuto da Rosa) Nun te movere!

Matalena


Taniè! P'ammore 'e Dio! Vuie che vulite fa'?!

Taniello


(A Rosa) Tu mo mme vuò lassà?!... Doppo ca t'aggio sfamata! Va, ca tu si' una 'e chella 'e Porta Capuana!...

Vito


(Viene trattenuto da Rosa e Matalena, che si vuole slanciare contro Taniello. In questo, avrà aperto il coltello che nasconde nella saccoccia) E tu si' nu carugnone!... Iesce!...

Matalena


Vergine Santissima!
[p. 116 càgna]

Taniello


Iesce! (esce dal «basso». Vito, dopo di essersi svincolato dalle braccia di Rosa, impugnando il coltello, si precipita fuori).

Matalena


(Fermando Rosa, le dice): Addò, addò vulite i'?...

Rosa


È maritemo! Lassateme!

SCENA XI.


detti e Vito.


Rosa


(Corre alla porta; ma s'incontra col marito, che, senza cappello, terrorizzato, stringe ancora il coltello nella mano; avvedendosi dell'arma, con ribrezzo la gitta a terra, poi con disgusto si pulisce la mano insanguinata) Ah, Vito! Ch''e' fatto?!..

Vito


(Quasi per scusarsi dell'operato, dice): Io nun vulevo!... Isso ll'ha vuluto!...
[p. 117 càgna]

Margarita


(Si precipita fuori, gridando): Papà mio! Papà mio!... Me ll'hanno acciso!...

Rosa


(Al quadro dell'Addolorata) Ah, Madonna Addulurata! Tu nun mm''e' vuluto perdunà!... (Al di fuori si odono le voci continue del popolino).

Vito


(Si precipita alla prota e la chiude; poi con spavento): Annascunneme!... 'A galera mme fa paura!...

(Il popolino, dietro la porta, bussa con chiasso. Un vetro va in frantumi. Si grida): Assassino! Assassino!
(Vito cade tra le braccia della moglie e prorompe in singulti).

FINE.



Napoli, 6-7 Nov. 1888.


[p. 119 càgna]

A
Giovanni Verga



'A FIGLIA D' 'A MADONNA
dramma in un atto



[p. 121 càgna]
PERSONE
---


Amalia.
Gaitano.
'Nnarella.
Furtunato.
Catarina.
'O Pezzecato.

Nannina. giovanette della sartoria
Milia.
Cuncettina.
Teresina.
Peppenella.
Giuvannina.
[p. 123 càgna]
LA SCENA


Nel basso di donna Amalia, in un tiepido mattino di primavera, le giovani della sartoria si affaticano a finire un abito da consegnare.
Nel fondo della camera, si apre la porta d'ingresso, con invetriata e portierine, che dà nel larghetto di SS. Apostoli.
Sulla sinistra, un tavolo ingombro di scatole, stoffe e modelli di carta; poco discosto la pupa (il manichino) e una porta che mette nella camera da letto di donn'Amalia. Sulla destra, un armadio con luce di Venezia, un divano, due poltrone. Sul davanti, una macchina da cucire,
Nella camera è un po' di disordine e di confusione; ma il tutto è decente, pulito.

[p. 125 càgna]

ATTO UNICO
----


Le giovani, sedute in giro, si affrettano a finire un abito che devono consegnare. Parlano, ridono, cinguettano fra loro.

SCENA I.


Nannina, Milia, Cuncetta, Giuvannina, Teresina e Peppenella.


Milia


(Cuce e canta sottovoce):


Da lu cielo cadette na stella,
Mmiez'a l'acqua de Santa Lucia;
Io currette, nciampanno p''a via,
Chella stella pe ghire a piglià.
'O mare e ba!
'O mare e ba!
Sienteme, sienteme,
Sienteme cca!


(Interrompe il canto) Auff!... Nun me ne fido cchiù!.... M'abbrusciano ll'uocchie! (Va allo specchio e si ravvia i capelli).
[p. 126 càgna]

Nannina


Emì, viene a faticà, ca si vene 'onn'Amalia...

Milia


Ma che te cride che songo 'e fierro?...

Cuncetta


Neh! E pecchè mme faie 'a cianciosa?...

Giuvannina


Ma chi t''o fa fa'?...

Milia


I' nun songo avvezza a faticà comm'a nu cavallo!... Ll'uocchie m'abbrusciano, e nun ce veco cchiù.

Teresina


Si ll'uocchie te fanno male, sciacquatille cu nu poco d'acqua.

Milia


(Che ha finito di guardarsi nello specchio). E mo, se mmarita pure 'Nnarella!... E bravo! Zompa chi po, dicette 'o granavuòttolo!

Nannina


Che d'è, te dispiace? 'O dice 'e na manera...
[p. 127 càgna]

Milia


Io?

Nannina


Quase comme si te dispiacesse.

Milia


Si' pazza!... Sulamente...

Giuvannina


Sulamente?

Cuncetta


Che cosa?... Di'! Di'!...

Milia


Niente... Dicevo ca tutte sti ffiglie 'e... tèneno 'a bona sciorta.

Nannina


'Nnarella è na bona figliola, e po' sape l'arte meglio 'e te e meglio 'e me.

Milia


'O ssaccio. Ma si nun truvava a donn'Amalia...
[p. 128 càgna]

Nannina


overo; ma tu saie pure ca, si s'è fatta ricca, 'onn'Amalia, è stato pure pe l'abilità 'e 'Nnarella.

Milia


Ma...

Nannina


Ma che ma e ma!... 'Nnarella è 'a penna 'e tutte 'e ffigliole, e tutte quante nuie nun lle putimmo purtà manco 'e scarpune!

Milia


(Con risentimento) Pe rèula toia, i' nun porto 'e scarpune a nisciuno. Io tengo na mamma e nu pate... mentre essa è figlia d''a Madonna!

Cuncetta


E s'ha da rispettà, pecchè è na povera disgraziata ca sta sotto 'o manto d''a Madonna. Emì, vuò sapè na cosa? Tu me pare comme si n'avisse 'mmiria.

Milia


A me?! Manco p''a capa!... È pecchè essa vo' fa' troppo 'a saputa!...

Teresina


E pecchè, che lle vuò dicere?...
[p. 129 càgna]

Nannina


Comme! Nnarella fa 'a saputa?! Siente a me, Emì: tu ne vuò di' a forza male.

Cuncetta


E va buono, mo; vuttàmmela a fenì 'sta veste, ca sta pe venì 'onn'Amalia.

Teresina


Nun credo. È asciuta cu 'Nnarella p'accattà l'oro.

Giuvannina


E sposa sùbeto?

Teresina


Ogge danno parola. Furtunato nun ce sta 'int''e panne!... Va, vene, zompa, abballa: pare che tene 'argiento vivo!...

SCENA II.


dette e Furtunato


Furtunato


(Che ha udito le parole di Teresina) Eccoce cca!... (Tutti si voltano).

Teresina


Stèvemo parlanno male 'e vuie.
[p. 130 càgna]

Furtunato


E i' ve ringrazio! (Rivolgendosi a Nannina) E 'Nnarella?... 'Onn'Amalia?

Nannina


Songo asciute. So' ghiute a fa' cierti spese....

Furtunato


Ll'avevo capito.... Quanno nun ce sta 'a gatta, 'e sùrece abballano!

Teresina


Furtunà, chesto nun 'o putite dicere...... Pecchè, nun ce avite truvate faticanno?

Fortunato


È giusto; ma 'a lengua nun steva a 'o pizzo suio.

Milia


(Insinuante) Nun dicevemo niente 'e male... e particularmente, po', 'e vuie e de chella preta 'e zucchero d''a spusella vosta.

Furtunato


(Guardando con significato Emilia e le altre ragazze) Già ch''o dicite vuie, nun ve credo!... Tenite na lengua ca 'o Signore v''a pozza benedicere!
[p. 131 càgna]

Milia


Pe di' bene sulo d''o prossemo, sì...

Teresina


(A Nannina, sottovoce): Che faccia tosta!...

Nannina


(A Cuncetta) È ffenuta!.. Ancappa, ancà!... Cùsece 'e bettune... (Tutti si alzano. Chi mette le sedie a posto, chi si toglie dalle vesti i fili di cotone, chi si ravvia i capelli. Peppenella, con la granada, pulisce il pavimento, ingombro di ritagli).

Nannina


(A Peppenella) Tiene mente là.... Piglia chill'aco e chelli spìngole...

Milia


(A Peppenella, con mal garbo) Nun si' bona proprio a niente!...

Peppenella


E già, nisciuno sape fa' niente cca!... Sulo essa sape fa' tutte cose!

Milia


(Dandole uno scapaccione) Scopa, sco'!
[p. 132 càgna]

Peppenella


(Risentita) Stateve cuieta cu 'e mmane!

Nannina


Emì, lassa 'a i'!

Furtunato


(A Nannina) Io me ne vaco.

Milia


Ve ne iate senza vedè 'a sposa?

Fortunato


Vengo cchiù tarde. Quanno torna 'Nnarella, le dicite ch'aggio accattato 'e pperne....

Tutte


Uh, 'e vulimmo vedè!....

Furtunato


Oh!... Chesto, no!

Nannina


È giusto! L'ha da vedè primma 'a sposa...

Furtunato


Nun è pe chesto.... È ca me pare comme si facesse na cattiva azione.
[p. 133 càgna]

Milia


(Insinuante) 'I' quanto 'a vulite bene!...

Furtunato


Sì, è overo ca 'a voglio bene... e ve giuro ca nun mm''a sposo p''e denare ca tene!...

Nannina


È overo! È overo!

Furtunato


Ce ne stanno poche 'e figliole comm'a 'Nnarella!

Milia


Dico ca sì! Ma vuie parlate comme si se fosse perduta 'a semmenta d''e boni ffigliole!

Nannina


Pecchè, nun è overo?... Ogge 'e ffigliole penzano sulo a s'alliscià, a se 'mpupazzà e fa' 'ammore... Già, vuie nun capite chello che voglio dicere...

Milia


Nun tutte 'e ddete d''a mano songo socce!
[p. 134 càgna]

Furtunato


Ve saluto! (Sulla porta di uscita, si rivolta e dice a Nannina): Nun ve scurdate 'a mmasciata... E dicitencello ca vengo subeto.

Nannina


Nun dubitate: ve servo. (Alle ragazze) Mo ve ne putite i': nce 'o dico io a donn'Amalia... Nun ve scurdate 'e venì 'a cca a n'at'ora... 'Nnarella dà parola, e si venite lle facite piacere.

Teresina


Ve pare! Nuie avimmo 'a essere 'e pprimme!...

Tutte


(Allegre) Iammo, iammuncenne!...

Milia


(Con ironia) Salutateme 'a maesta... e nun ve scurdate 'e dicere a 'Nnarella ca Furtunato l'ha purtato 'e pperne! Ah! ah!.... (Ride ed esce).

Nannina


Che faccia 'e cuorno! (Va alla porta, come per dirle qualche cosa; ma s'incontra con la maestra e 'Nnarella).
[p. 135 càgna]

SCENA III.


Nannina, Amalia e 'Nnarella


Amalia


Pe ne mannà 'e ffigliole, 'a veste è fernuta?

Nannina


Sissignore.

'Nnarella


E Furtunato è venuto?

Nannina


Nun l'avite 'ncuntrato?

'Nnarella


No.

Nannina


Nun so' manco diece minute ca se n'è ghiuto.

Amalia


Sulo o cu 'a famiglia?

Nannina


Sulo. (Rivolgendosi a 'Nnarella) Furtunato v'ha purtato...
[p. 136 càgna]

'Nnarella


Che cosa?

Nannina


Nun 'o ssapite?

'Nnarella


No.

Amalia


'O rialo p''a parola.

Nannina


Si, e m'ha ditto: « Di' a 'Nnarella che l'aggio accattato 'e pperne ».

Amalia


E te l'ha fatte vedè?

Nannina


No. Milia 'e buleva vedè; ma isso l'ha ditto ca no, pecchè l'aviveve 'a vedè primma vuie.

'Nnarella


(Con gioia). Quanto me vo' bene, quanto!...

Amalia


Può essere cuntenta, figlia mia. Furtunato te vo' bene overamente.


[p. 137 càgna]
Nannina


Ogge ll'uommene vanno caro!... Nun te dico po' 'e buone!... Se contano ncopp''e deta!

SCENA IV.


dette e 'O Pezzecate


'O Pezzecato


(Fermandosi sulla porta, col cappello a cencio in mano; ma con aria spavalda). È premmesso 'e salutà a don'Amalia?

Amalia


M'avite 'a dicere quacche cosa?

'O Pezzecato


Vuie 'o ssapite chi me manna, e bularria... (indica 'Nnarella).

Amalia


(Che ha capito). Parlarme 'e chill'affare?

'O Pezzecato


Si nun ve dispiace...

Amalia


No. Assettateve.
[p. 138 càgna]

'O Pezzecato


Mille ràzie! So' stato assettato fino a mo dint''o «Cafè degli amici... »

Amalia


A piacere vuosto... Nannì, tu curre a purtà 'a veste a' signora..... e ricordete 'e venì subeto, ca ce divertimmo nu poco... ('O Pezzecato fa nu sorriso quasi d'incredulità). Nun te scurdà, sa'...

Nannina


(Che avrà di già preso e messo l'abito nella scatola). Nun ce penzate: sarraggio 'a primma a abbraccià sta sora bella! I' vaco... (Sottovoce, indicando 'o Pezzecato) Ma che bo'?.... Tene na faccia nun saccio comme...

Amalia


Nun ce fa' caso... È venuto a parlà cu maritemo.... Va, vattenne.

Nannina


Allora me ne vaco? (Rivolgendosi a 'Nnarella) Ce vedimmo subeto?

'Nnarella


(Salutandola con la mano) I' t'aspetto.
[p. 139 càgna]

Amalia


Tu, figlia mia, vatte a mettere n'ata veste.

'Nnarella


Fa ampresso, e vieneme a fa' cumpagnia.

SCENA V.


'Onn'Amalia e 'O Pezzecato


Amalia


Mo stammo sule: putite parlà... Che v'aggia servì?

'O Pezzecato


(Sottovoce) Catarina, 'a mamma 'e 'Nnarella...

Amalia


Che bo'?

'O Pezzecato


Comme, nun capite?

Amalia


Si nun parlate, comme pozzo capì?

'O Pezzecato


Catarina nun bo' stu matremmonio, pecchè dice ca 'a figlia soia se l'ha da mmaretà essa.
[p. 140 càgna]

Amalia


(Con uno scatto) Essa?!... Essa?!... E chi è sta femmena ca vene a mettere pede avante a me?

'O Pezzecato


Comme, chi è?... È 'a mamma. Ve ne site scurdata?

Amalia


Io, i' songo 'a mamma!... I' che l'aggio tenuta 'int''e braccia meie! I' che l'aggio dato 'o latte mio! I' ca mme l'aggio crisciuta comm'a nu sciore! I ch'aggio perzo 'e notte sane sane vicino a 'o letticciullo suio, si teneva nu dolore 'e capa! Io, i' sola songo 'a mamma, pecchè l'aggio data 'a vita, cu 'e vase mieie!...

'O Pezzecato


Ma Catarina....

Amalia


Ma addò steva 'sta Catarina, quann'io, c''o parpeto 'mpietto, cu l'uocchie chine 'e lacreme, 'a sceppava 'a dint''a ll'ogne d''a morte?.... Mo nun 'o ssaie, mo?... Catarina, 'sta Catarina... sta... (Movimento del Pizzicato) mala femmena ieva p''e strate cchiù zuzzose [p. 141 càgna]a vennerse, pe te cunzignà mmano, quanno se retirava 'a notte, tutto chello che s'aveva abbuscato... Annieiatello! Annieiatello!...

'O Pezzecato


(Alzando la sedia, minaccioso) Si nun parle buone, te spacco 'a capa!

SCENA VI.


detti e Gaitano


(Entrando, con una bottiglia in mano, guarda minaccioso 'o Pezzecato) Bravo! Me piace! Faie 'o forte cu 'e ffemmene!... Saie pe quanto nun te caccio 'e stentine 'a fore!

Amalia


(Spaventata e frammettendosi ai due) Taniè!...

Gaitano


Tu lèvete 'a miezo!.... Vattenne!.... Lassece sule. (al Pizzicato) Stèvemo dicenno...

'O Pezzecato


Ecco cca, 'on Gaità. 'Onn'Amalia, 'a mugliera vosta, m'ha offeso... m'ha chiammato ric.... E vuie 'o ssapite quanto rispetto tengo pe buie e p''a casa vosta. [p. 142 càgna]

Gaitano


Allora è n'ato pare 'e màneche.... (A sua moglie) Tu capisce ca nun s'offende chi vene 'int''a casa nosta?

'O Pezzecato


Comme sapite, i' songo ambasciatore e...

Amalia


(A suo marito, con calore) Ma tu saie ch'è benuto a dicere st'appoialibbarda?... Catarina se vo' piglià a 'Nnarella!... (Singhiozza).

Gaitano


(Con calore) Comme?!... E cu qua' deritto?... (Ironico) Già... Essa è 'a mamma!...

Amalia


'A mamma!... Ma i' l'affucarria primma 'e nce 'a cunzignà 'int''e mmane soie!

Gaitano


Nun c'è stu caso 'e bisogno. 'A legge sta a' parta nosta. Mo mo, me l'ha ditto 'o cummissario.

Amalia


Dunque, nun c'è paura?
[p. 143 càgna]

Gaitano


Nun avè paura. Mo vengo 'a copp''a sezione.

SCENA VII.


dette e Catarina


(Entrando, con un sorriso canzonatorio e con le braccia arcuate sui fianchi). Putimmo salutà st'amice?

Amalia


Vuie, vuie cca?!...

Catarina


Vedite... i' aspettava a stu mio signore (Indicando 'o Pezzecato) cu 'a piccerella... E siccomme l'ha pigliato a luongo, so' benuta io, pe ce spiccià cchiù ampresso. Aggio fatto buono?

Gaitano


Avite fatto buono, pecchè chello che v'avevo 'a mannà a dicere pe ll'amico vuosto, mo v''o dico a buie.

Catarina


Accussì me piace! ('Nnarella, non vista, appare sotto la porta) 'A franchezza!
[p. 144 càgna]

Gaitano


A 'Nnarella nun 'a dongo nè a buie, e manco a 'o figlio d''o Pateterno! Essa spusarrà a Furtunato, pecchè accussì voglio i'!

Catarina


(Fregandosi le mani) Bravo!... Bravo!... Me piacite!... Chesto significa parlà chiaro... (Rivolgendosi a 'o Pezzecato) E tu che ne dice?... Si' restato 'mpalato lloco, comm'a na mazza 'e scopa?...

'O Pezzecato


(Annoiato) Ch'aggia a dicere?... Significa ca na vota che nun 'a vonno cunzignà c''o buono, nce 'a pigliammo cu 'a forza.

Amalia


(È per slanciarsi, ma viene trattenuta dal marito). I' te caccio l'anema, a te e a sta femmena!

Amalia


(Con spavalderia). Iammo: nun facimmo cchiù chiacchiere, e cunzignateme a figliema!.
[p. 145 càgna]

SCENA VIII.


detti e 'Nnarella


'Nnarella


(Che tutto ha udito, si fa arditamente avanti). Tu me si' mamma tu?!...

Catarina


Si, io, io! (Fa per abbracciarla).

'Nnarella


Nun me tuccate!... (Gittandosi fra le braccia di Amalia, poi fra quelle di Gaetano). Mamma!... Mamma mia!.. Papá mio!

'O Pezzecato


Quanta vuòmmeche!

'Nnarella


(Avvicinandosi a Caterina, risoluta). Tu, tu cu qua' deritto viene a minaccià 'sta povera famiglia?... Sta povera gente c'ha fatto tanto pe me! Nun me iettaste 'int''a rota, comme se fa cu na mappata 'e pezze vecchie?... Chi m'ha crisciuta per diciotto anne?. Chi m'ha fatto addeventà na femmena onesta? 'E bi' cca: so' state sti duie, ca tu [p. 146 càgna] ammenacce; sti duie, ca me pigliaieno 'a dint''a Nunziata, e me vuletteno cchiù bene 'e na figlia!... Allora nun te ricurdaste 'e chella mappatella ca iettaste 'int' a chella casa addò 'e ccriature moreno a centenara?... Faciste buono!... Chi sa che n'avarrisse fatto 'e me criatura... 'e me puverella!

Catarina


(Facendo la voce dolce). 'Nnarè!... Si' tu che parle accussì a mamma toia?!

'Nnarella


Sì, mo saccio tutto... I' songo una 'e chelli povere figlie nate pe cumbinazione! E tu te cride ca io te so' figlia?... Ca tu me si' mamma? No, no! Tu nun me può di': «me si' figlia». No! No! 'A mamma nun lassa maie 'a figlia soia: s''a tene sempe astrignuta 'int''e braccia: le dà tutta 'a vita soia: s''addorme 'n braccia, s''a vasa...

Catarina


Ma tu m'accide! Vide comme me faie chiagnere!

'Nnarella


Va, va!... Tu nun saie comme se chiagne, no!

Catarina


Tu me si' figlia, tu!
[p. 147 càgna]

'Nnarella


E mo che m''e' vuluto fa' sapè che me si' mamma, dimme, dimme pàtemo chi è!

Catarina


Pàteto?... Pàteto...

'Nnarella


Dimmello, dimmello, mo! Nun me fa scuorno niente cchiù... Dimmello: è nu mariuolo? (Indicando con disprezzo 'o Pezzecato) È n'ommo comm'a chisto?

Catarina


Pàteto...

'Nnarella


'O bi' ca nun 'o saie manco tu?... 'O bi' ca nun 'o saie scegliere mmiez a tutto 'accunte tuoie?

'O pezzecato


Lasse 'a i'! Nun bide quant'è 'ngrata?!

'Nnarella


Nun t'abbastava 'e venì 'int' a 'sta casa? Avive 'a mannà pure a chisto?

'O Pezzecato


(Minaccioso). Fernimmela!
[p. 148 càgna]

'Nnarella


(Esaltata, quasi piangendo). Ascite! Iatevenne 'a dint'a 'sta casa!... Ascite! Nfame assassine!... (Sviene fra le braccia di Amalia e Gaetano).

'O Pezzecato


Catarì, mo iammuncenne.

Catarina


(Sedendosi) Seh! Mo me ne vaco!... Staie lustra!

Gaitano


(Chiama da parte 'o Pezzecato). Fernimmela! A 'Nnarella vuie nun l'avite... Però, si me facite sta' cuieto 'int''a casa mia....

'O Pezzecato


M''o putiveve dicere primma.

Gaitano


Aviveve 'a venì addo me, e nun addo muglierema.

'O Pezzecato


E va bene. A Catarina nce penzo i'... e si nun se fa capace, le faccio nu liscio e busso... Va bene. Restiamo intensi... (a Caterina) Iammuncenne, Catarì...

Gaitano


Avite capito? Cca nun ce avìte 'a mettere cchiù 'o pede.
[p. 149 càgna]

'O Pezzecato


V'aggio dato 'a parola mia... Ve saluto.

Catarina


E 'Nnarella?

'O Pezzecato


(Minaccioso, facendola alzare dalla sedia) Te vuò sta' zitta.

Catarina


I' nun me movo 'a cca!

'O Pezzecato


(Sottovoce). Mannaggia 'a... Nun 'e' capito!

Amalia


(Al marito, indicando la bottiglia che questi aveva in mano e che ha poggiata sopra un mobile). È acito, chello?

Gaetano


No, è spireto 'e sale.

Amalia


Va piglie nu poco 'acito

Gaitano


(Prende la bottiglia dello spirito di sale, ed entra nella camera; poi ritorna con l'aceto) Nun avè paura. E' cosa 'e niente. (Fanno odorare [p. 150 càgna]l'aceto a 'Nnarella, che rinviene a poco a poco).

Amalia


Mamma mia! Che paura!

Gaitano


Ringraziammo a Dio ch'è fernuta accussì... Cu chella gente, bella mia, nun se sape maie chello ca succede.

Amalia


Zitto. Lle sta passanno...

'Nnarella


(Guardando intorno) Me vulevano purtà cu' lloro?! (Scoppia in un pianto dirotto).

Amalia


Nun chiagnere, core mio!... Che nce azzéccano mo sti llacreme?

'Nnarella


Io, io, figlia a chella femmena?!... Madonna! Madonna mia!... E che diciarrà Furtunato?!... I' nun m''o pozzo spusà cchiù!... No, no! Nu giovene onesto nun po... nun s'ha da spusà 'a figlia 'e na... Dio!... Dio!... (Con le mani sul viso, piange).

Gaitano

(Cerca di persuaderla) Furtunato 'o ssape ca tu si' figlia a' Madonna, e...
[p. 151 càgna]

'Nnarella


Ma nun sape chi è màmmema!... No, no! Nun 'o pozzo 'ngannà! Sarria na 'nfamità!... E 'a famiglia soia? No, no!...

Amalia


Scemona!... Aiza st'uocchie... Guardece... Nun simmo nuie mammà e papà tuio?...

Gaitano


Nun faticammo pe te?..... Pecchè ce vuò 'ntussecà sti poche anne che ce resteno?

'Nnarella


(Abbracciandoli e laciandoli) Avite ragione... Si. Io tengo sulo a vuie, sulamente a vuie!... Camparraggio sulo pe vuie.

Amalia


Cu nuie e cu Furtunato...

'Nnarella


No no! Io nun 'o pozzo, nun l'aggia 'ngannà.

Amalia


Asciùttete st'uocchie, ca mo 'o vide 'e venì.
[p. 152 càgna]

'Nnarella


(Esegue) Meglio accussì. Ce parlo; e le dico tutto.

Amalia


Ma...

Gaitano


Ave ragione, povera figlia! Tanto, nu iuorno o n'ato l'ha d''a sapè.

Amalia


(Ode un fischio) O vi' cca.

'Nnarella


(Alzandosi dalla sedia) Lassateme sola cu isso.

Gaitano


Io vaco a' puteca e torno subeto.

Amalia


E a chi nc''e' lassato?

Gaitano


A Tore, 'o lavurante.

Amalia


'E' fernuto 'e cummiglià l'asteco d''o Marchese?
[p. 153 càgna]

Gaitano


Ce vo' tiempo ancora. Perciò aggio pigliato l'ato spireto 'e sale. I' mo torno.

Amalia


E nun te puorte 'a butteglia?

Gaitano


No; pe mo pozzo arremedià...

Amalia


Viene ampresso.

'Nnarella


Sì, venite ampresso, papà... Tengo nu brutto presentimento.

Gaitano


Oi ne', si' pazza?!

SCENA IX.


detti e Furtunato.


Furtunato


(Allegro) Eccome cca. Aggio anticipato, e so' venuto 'n cumpagnia cu l'amico.

Gaitano


Qua' amico?... I' veco sulamente a te...
[p. 154 càgna]

Furtunato


L'ato 'o tengo 'int''a sacca.

Gaitano


Che cosa?

Furtunato


'O rialo.

Gaitano


Mo aggio capito. Addio. Io vaco a' puteca.

Furtunato


E nun vulite vedè 'o rialo?

Gaitano


(Uscendo) Mo che torno...

Furtunato


Casa e puteca!... Che ommo!

Amalia


Furtunà, i' vaco nu mumento add''a cummara Rosa. Ve lasso nu mumento... Mo ve pozzo lassà...

Furtunato


Iate. Nuie v'aspettammo.

Amalia


(A 'Nnarella, uscendo) Curaggio, core mio!... Ah!...
[p. 155 càgna]

Furtunato


(Accompagna Amalia alla porta, poi corre a dare un bacio a 'Nnarella, che lo allontana) E pecchè?... Pecchè nun me vuò dà nu vaso?... Tu 'e' chiagnuto?!... Ch'è succieso? Dimme, dimmello!... Che t'è succieso!

'Nnarella


Furtunà... (Soffocata dai singhiozzi)

Furtunato


Ma che te siente?... Parla!

'Nnarella


Io so' na disgraziata! Io nun so' degna 'e te spusà!... No, no! Nun te pozza spusà!...

Furtunato


(Con sorpresa) Tu?!... No, no!... Tu si' na pazza!...

'Nnarella


Io fino a mo sapeva ch'era d''a Nunziata; ma nun sapevo che màmmema era viva.

Furtunato


E chesto te fa chiagnere?!... Che scemona!... Scemòna!...
[p. 156 càgna]

'Nnarella


Ma tu saie, tu saie chello che fa màmmema?

Furtunato


No.

'Nnarella


Allora nun m''o dimannà!

Furtunato


Mammeta?! Parla, dì!...

'Nnarella


Fa 'a malafemmena!... (Prorompe in pianto).

Furtunato


(Si copre il volto) Dio!... Dio mio!...

'Nnarella


È stato nu suonno!

Furtunato


(Cade sulla sedia) E che diciarrà 'a famiglia mia?!...

'Nnarella


Io t''o dicevo... io... Tutto, tutto è fenuto!

Furtunato


Fenuto! Fenuto!
[p. 157 càgna]

'Nnarella


Sì, è fenuto... Va, curre add''a famiglia toia primma ca vene cca, còntele tutto, nun l'annasconnere niente... Ièttete a 'e piede 'e mammeta, e dille: i' voglio bene assaie assaie 'a figlia 'e na...

Furtunato


Zitta!... Tu nun ce aie nisciuna colpa, tu... Ma 'a famiglia mia?!... (Con disperazione) Madonna! Madonna mia!

'Nnarella


(Sofferente) Nun te disperà... Guarda.... I' avarria bisogno 'e curaggio... Invece t''o dongo io a te... Siente... Curre a' casa toia, conta tuttecosa a' famiglia toia, ca... forse... nun sarranno tanto 'nfame 'e ce spartere!

Furtunato


No, no! È inutile! Io canosco a màmmema...

'Nnarella


(Con amarezza e dolore) Allora... tutto è fenuto! Io 'o ssapevo.

Furtunato


(Dondolando la testa) Fenuto!.... Tutto è fenuto!... ('Nnarella profitta del dolore di Furtunato ed entra nella sua camera. Silenzio)
[p. 158 càgna]
Siente, 'Nnarè!... Cunziglieme... tu... Forse... (Vedendo che la giovine non c'è, si alza, va alla porta d'ingresso e guarda per ogni lato; indi fa per entrare nella camera di 'Nnarella. S'incontrano). Addò si' stata?... Tu... nun te mantiene all'erta!... Ch''e' fatto?!

'Nnarella


Tu ll''e' ditto: «Tutt'è fenuto!»

Furtunato


(Con disperazione) Ma ch''e' fatto?!... Parla!...

'Nnarella


(Perdendo le forze) Niente... È fenuta!...

Furtunato


(Corre alla porta e chiamma) 'Onn'Amà!... 'Onn'Amà! Currite!... 'Nnarella more!...

SCENA X.


detti, donna Amalia, Nannina, poi Milla, Cuncattella, Teresina, Giuvannina e Peppenella.


Amalia


(Accorre, spaventata) Figlia! Figlia mia!... Ch''e' fatto?...

Nannina


'Nnarè?!... Ch''e' fatto?!... Sora mia bella!...
[p. 159 càgna]

'Nnarella


(Che già è caduta su di una sedia, con un filo di voce) Perdoneme, mammà! M'aggio vìpeto 'o spireto 'e sale!...

Amalia


Dio!... S'è mmelenata!

Milia


(Entra, tutta allegra, con le amiche, ridendo) Ah, ah! Comm'era curiosa!

Nannina


(Con rimprovero) Te staie zitta?

Milia


Pecchè?

Nannina


Nun vide?

Milia


Madonna!... 'Nnarella?!...

Nannina


Zitta!

Cuncettella


Ch'è succiesso?..
[p. 160 càgna]

Nannina


(Alle ragazze, che l'hanno circondata, sulla porta) S'è avvelenata!

Amalia


(A Peppenella) Curre! Chiamma na carruzzella!

Furtunato


Subeto! A ll'Incurabele... (Peppenella esce).

'Nnarella


Perdunateme, mammà! Io 'o vulevo troppo bene e nun me fidavo 'e l'abbandunà... Isso nun me puteva spusà cchiù, e io...

Furtunato


Disgraziata!... Io nun t'aggio ditto chesto...

'Nnarella


(Sempre perdendo le forze) No! Nun putive! tu si' nu giovene onesto!... I' songo 'a figlia...
[p. 161 càgna]

SCENA XI.


detti e Gaitano


Gaitano


(Facendosi largo tra la gente) Ch'è succiesso? (Vedendo 'Nnarella) Figlia!... Figlia mia!

Amalia


S'ha vippeto 'o spireto 'e sale!

Gaitano


(Dà un grido d'orrore) Dio!... È perduta!

Furtunato


E so' stato io, io, l'assassino!... Ma, pe carità, chiammate na carruzzella! Purtammela a ll'Incurabele!...

Gaitano


È inutile! Chesto è beleno ca nun perdona!...

'Nnarella


(Chiama Furtunato, con un segno della mano. Furtunato s'inginocchia ai suoi piedi) Perdoneme! Io nun te putevo essere mugliera...
[p. 162 càgna]

Furtunato


No, no! Nun 'o dicere!

'Nnarella


(Sempre indebolendosi) Dio nun ha vuluto... Chisto è 'o destino 'e tutte 'e ffiglie d''a Madonna!

Furtunato


Ah! Che m'accedarria!

Nannina


Ma che vulite fa'!...

'Nnarella


Accuiètete, Furtunà! Accuiètete!...

Furtunato


(Con disperazione) Dio, Dio mio! Ma 'sta carruzzella nun vene?!...

'Nnarella


(Guardando la madre) Addio, mammà!... (Amalia la bacia) E tu... nun me perduone, papà? (Gaitano le si avvicina, piangendo).
[p. 163 càgna]
E quanno maie tu 'e' chiagnuto accussì?!... (Gaitano, che non può trattener le lacrime, fugge in fondo). Puveriello!... Addio Furtunato...

Amalia


(Che ha sollevato la testa di 'Nnarella dalle braccia di Furtunato, ha un grido di dolore straziante). Morta!... Morta!...
(Le giovani della sartoria s'inginocchiano, in atto di preghiera).

FINE


Napoli, 21 agosto 1890.
[p. 165 càgna]

A
Roberto Bracco



COMM''A NU BRUTTO SUONNO....


macàbra in un atto


[p. 167 càgna]

PERSONE
---



Matalena.
Tore.
Vicienzo.
Emilia.
'Gnesa.
Nannina.
Peppenella.
Ciro.
Totonno.
Nu lampionaro.
Nu guardiano.
Duie facchine.
Nu surdato 'e fantaria.
Na serva.
Na vecchia.
Na piccerella.
Femmene, gente 'e strata, guagliune.


[p. 169 càgna]

La scena


È una triste giornata grigia di dicembre. La pioggia vien giù a pulviscolo, continua, monotona. Una zampogna miagola in lontananza. Alcune voci di popolani e di venditori s'incrociano, salgono dal Borgo dell'Annunziata, stendendosi fino a «S. Nicola dei Caserti.»
Nella via dei Tribunali, fino a pocchi anni fa, trovavasi la «Sala di riconoscimento»
(la morgue) sottostante alla strada e scavata sotto il terrapieno di Castelcapuano, ove ogni mattina e ogni sera ruzzolava il carrozzone de' carcerati.
La sala era umita, oscura come una tomba.
Un vecchio e arrugginito cancello a sbarre di ferro ne chiudeva l'ingresso. Il fronte dell'antica «Sala di riconoscimento» è illuminato dalla luce sanguigna di un tramonto invernale.


[p. 171 càgna]

ATTO UNICO
----



Si ode venire di lontano un vivo clamore di voci confuse, grida di popolani, il bando dei venditori. Una zampogna manda gli ultimi suoni d'una novena.

SCENA I.


Voci diverse d: d:


Voce di donna: — (prolungata, stentorea) Carmeniè... e... e!... Carmeniè... e... e!... Vien''a cca!... 'O vi' ca chiove!...
Voce del ragazzo: — Oi mà!... Mo, mo!... Schizzechea!...
Voce di venditore: — I' comme canta a ragosta!... A trentadoie 'e vive e gruosse!!...
Voce di venditrice: — Pigne mullise' grosse!...
Voce di vecchia: — Nannì...i...i!... Trase 'e galline!... Tu ce siente?...
Voce di venditore: — È venuto Natale, è ancora fresca, 'e mmele, 'e sovere e l'uva fresca!!...

[p. 172 càgna]

SCENA II.


Un Soldato di fanteria e una serva


Serva


(Al soldato che le sta vicino) Ma tu si' pazzo?... T'è ghiuto 'o liccese 'n capo?...

Surdato


No ghe xè nissun! No ti sa, che xè do anni, che mì ghe parlo?...

Serva


Cca t'è caduto 'o ciuccio?... (Vede la sala di riconoscimento ed ha paura) Iammuncenne!... Me metto appaura!...

Surdato


Lassè veder mì!...

Serva


(Trattenendolo) Là, là!... (Il soldato fa per vedere) No, no!... Tu si' pazzo?! Là ce sta 'o muorto.

Surdato


Cossa diavolo gh'aveu?... Mì, siora, no gh'avè paura! Son soldato, ostregheta!...(Nuovamente fa per avvicinarsi al cancello).
[p. 173 càgna]

Serva


No, nun nce i'! (Lo trattiene per la manica della giubba). Quanta gente! (Indica in fondo) Che sarrà succiesso?... Iammo a vedè!...

Surdato


Marche!... Anderemu anche nu,

Serva


(Infila il braccio del soldato) Me mette paura; miettete nnanze!...

Surdato


(Passando davanti la « morgue » dice, con entusiasmo): Ostregheta! che bella putea!!... (Escono).

SCENA III.


Una folla cenciosa di uomini, di donne e di ragazzi vien fuori a precipizio, gesticolando, facendo ressa presso due facchini, i quali trasportano, su una barella, il cadavere di un uomo il cui volto è coperto da un ruvido sacco.

Emilia, Nannina, Totonno, 'Gnesa, Ciro e Peppenella


Emilia


(Che sta sotto l'ombrello dell'amica Nannina facendosi largo e rivolgendosi ai facchini con curiosità) Faciteme vedè... voglio vedè...
[p. 174 càgna]

Nannina


(Trattenendola) Che curaggio ca tiene, Miliè!

Totonno


(Ansioso di sapere qualche cosa, si rivolge ad Emilia) Vuie 'o canuscite?

Emilia


Io? Gnernò, 'nun 'o canosco.

Nannina


E allora chi t''o fa fa'?

Emilia


È pe nu sfizio!

Nannina


Che sfizio 'e cane arraggiato.

Emilia


(A Nannina) Chiude stu 'mbrello.

Nannina


Chiove piccio piccio, me pare nu funerale.
[p. 175 càgna]

'Gnesa


Pover'ommo! Chi sa comm'è muorto?

Peppenella


Aggio 'ntiso dicere ca s'è acciso p''a famme.

Ciro


È na buscia! L'hanno data na botta sotto 'o core!

Emilia


E vuie, comme 'o ssapite?

Ciro


Me l'hanno ditto!... E po' nun avite visto 'o sanghe?...

Peppenella


(Con tristezza) Giesù! Giesú! Che curaggio! A nun rispettà manco sti sante iurnate! Iusto ogge ch'è Natale.

Emilia


(Sempre curiosa) Ma è giovene? È viecchio?

'Gnesa


'N faccia 'a trentina...
[p. 176 càgna]

Ciro


(A 'Gnesa) Ma pecchè, 'o canuscite vuie?

'Gnesa


Addò?!...

Emilia


E pecchè 'o metteno cca?

Totonno


Appunto pecchè nisciuno 'o canosce, 'o metteno dint''a sala 'e ricunuscimento.

Emilia


Ma è de Napole? È de fora? Cca nun se pò appurà propio niente!

'Gnesa


Hanno ditto ch'è cafone...

Totonno


Ma, pe sapè, addò l'hanno truvato?

Peppenella


Pe ditto d''a gente, vicino 'a «Funtana d''e Sierpe.»

Ciro


Io, mmece, aggio 'ntiso dicere, ch'è stato truvuto nnanz'a na casa malamente!.. Vuie me capite?
[p. 177 càgna]

'Gnesa


(Con disgusto) Ah! era n'ommo veziuso? Ce l'ha vuluto isso!...

Totonno


Ecco cca, hanno cacciata 'a sentenza!..... « Ce l'ha vuluto isso!! » (A 'Gnesa) Ve mettite subeto a parlà, quanno nun sapite 'o riest''e niente!

Emilia


Chi sa quanta botte ll'hanno date?

Ciro


No, pecchesto, è stata una e bbona! Quanno se pogne 'o core, felicissima notte! Se va deritto deritto 'o criatore!

Emilia


Chi sa si nun era pure nzurato, e ha lassato 'e figlie!

Peppenella


E chi 'o ssape!...
[p. 178 càgna]

SCENA IV.


detti e Guardiano


Guardiano


(Facendosi largo ed avvicinandosi ai facchini) Lassateme passà!... Facite largo! (Con una chiave apre il cancello, mentre la folla si accosta, curiosa, alla camera mortuaria) Iammo, scennite... (Rivolgendosi ai facchini) e stateve attiente... (I due facchini discendono il cadavere, ed il guardiano, respingendo la folla, dice:) Nun capisco che sfizio ce truvate a guardà nu muorto. (A Emilia, che gli sta per chiedere che cosa è successo) Gnorsì, se tratta 'e na disgrazia, ma a vuie che ve ne 'mporta? 'O canuscite? Sì? E allora pecchè nun parlate? Nun 'o sapite? E allora pecchè nun ve ne iate? (Scompare nell'interno della camera).

Emilia


I' che bella ràzia ca tene!... Fusse acciso!...

'Gnesa


Nu facchino 'e chille m'ha ditto ca 'o muorto veramente è stato truvato vicino 'a funtana d''e Sierpe. 'O giurece, secondo 'o soleto, s'è fatto aspettà nu bello piezzo, e po' ha ditto d''o purtà cca.
[p. 179 càgna]

Totonno


Ma mo che l'hanno esposto se venarrà subeto a capo 'e quacche cosa.

Emilia


Guardate! L'hanno situato ncopp''o marmolo.

Peppenella


Comme te vene tantu curaggio? 'A verità i' nun me fidarrìa.

Nannina


E io? Nun voglia maie 'o cielo e m''o sunnasse... sa che paura!..

Totonno


Ve mettarrisseve appaura 'e ve sunnà nu muorto?

Nannina


E se sape!... Vuie no... Vuie site ommo.

Totonno


A me, chille ca me fanno paura so' ll'uocchie vuoste!...

Nannina


(Lusingata) Overamente? Embé! me crerite? I' mo stu fatto nun 'o sapeva! (Al tramonto è succeduta la sera e la via incomincia ad oscurarsi). [p. 180 càgna]

'Gnesa


(A Peppenella, parlando di Nannina) Vuommeche... vuò! Te fanno avutà proprio 'o stommaco!...

Peppenella


Totò, pecchè ce vulite fa disturbà cchiù 'e quanno stammo disturbate?

Totonno


(A 'Gnesa e Peppenella) Ma pecchè? Ve dispiace 'e me sentì?

Peppenella


No, ce dispiace 'e smucculià stu cannelotto!

Totonno


(Sorridendo) È stato pe spezzà nu poco 'sta munutunia!

Nannina


E già! Chillo, Totonno é giovene, s'ha da divertì!

Emilia


(Che non lascia mai di guardare nella cella) Hanno appicciata 'a lampa... (Alcuni corrono a vedere; la cella si è illuminata d'una luce rossastra).

'Gnesa


Mamma mia, che faccia ianca... Fa paura. (Sempre con tristezza) Puveriello!
[p. 181 càgna]

Ciro


(Con interesse) Vuie 'o canuscite?

Emilia


Gnernò!... Gnernò!...

Peppenella


Che brutto destino! Che brutta morte c'ha fatto!

Nannina


'O signore ce ne libera e scanza!

Ciro


E pure, quanno 'e' scavato buono buono, ce truove sempe 'a femmena p''o miezo!

Nannina


Ma comme, nun se po appurà chi è stato ca l'ha acciso?

'Gnesa


Pe chesto ntanto 'a Quistura, a chest'ora, già avarrà appurato tutte cose!

Emilia


E 'o mettevano cca? Pare nu faticatore.

Peppenella


Sarrà 'e quacche paese 'a cca attuorno.
[p. 182 càgna]

Ciro


Già, proprio!... Ha da essere 'e quacche paisiello 'a cc''attuorno! (In questo punto compariscono i due facchini e il guardiano che chiude il cancello).

SCENA V.


detti, Guardiano e i due Facchini


Guardiano


(Rivolto alla folla) Guardate, guardate! Ancora nun ve ne site saziate? E comme, nuie aute napulitane avimmo essere accussì curiuse!... Tenimmo 'e guaie fino a' cimma d''e capille, e ce iammo sempe 'ntricanno d''e fatte ca nun ce riguardano! È inutile, chisto è 'o paese d''a curiusità e d''a sciampagnaria! (Si allontana con i facchini).

Emilia


(Al guardiano) Si' ghiuto overamente 'a penna! e t''a mmierete na sbattuta d'ogne! (Rivolgendosi a Nannina) Me ne vogl'i'. Me sento venì meno!..

Nannina


E tu, pecchè te si' appricata tanto a guardà?! Nuie nun t''o dicevamo? Iammo, ca te tengo cumpagnia... (Fanno per allontanarsi).
[p. 183 càgna]

Peppenella


Che d'è, ve ne iate?

Nannina


Chell'Emilia...

Peppenella


Allora me ne vengo io pure.

Totonno


(Con galanteria) Vulite che v'accumpagno?

Nannina


Grazie!

Peppenella


Me parite 'o gallo mmiezo 'e galline!

Totonno


'O parlà chiaro è fatto p''amice!... E io ve ringrazio.

Nannina


È ca tengo nu frate ca le prore 'a capa.... e nun vularrìa...

Totonno


'E frate, se persuateno subeto... E po' che ce sta 'e male?...

Peppenella


Ma vuie nun avite che fa'?...
[p. 184 càgna]

Totonno


Comme site ntussecosa, nennè! (A Nannina) E vuie state assaie luntana? 'O Vasto?

Nannina


No, cca vicino, 'o Buvero.

Peppenella


Nannì, ma che avimmo 'a sta' cca?... Iammuncenne!...

Totonno


Iate 'e pressa? Che tenite 'a neva 'int''a sacca?...

Peppenella


(A Nannina) Si' sempe tu!

Nannina


Che ce sta 'e male?... Me ne leva nu piezzo?...

Totonno


Ve pozzo accumpagnà?...

Nannina


Ma, vuie, che bulite?

Totonno


Ve voglio dà na preghiera...
[p. 185 càgna]

Peppenella


Madonna! Parite na zecca cavallina!

Totonno


(A Nannina prendendola per un braccio) Ma v'è sora?...

Nannina


Amica. E lassateme...

Emilia


E sientelo... Vi' che bò!

Peppenella


Ma che ha da vulè? (a Nannina) Iammuncenne!...

Nannina


(Infastidita) Ma tu si' scucciante!

Totonno


Ah, mo me so' addecriato!

Nannina


(A Peppenella) Nun nce esco cchiù cu tico. (Si avvia).

Totonno


(Correndole dietro) Sentite, sentite!... (Escono).

Peppenella


(Ad Emilia) E nu bello giovene.
[p. 186 càgna]

Emilia


Te piace?

Peppenella


Assaie!...

Emilia


Aggio capito...

Peppenella


Che 'e' capito?...

Emilia


No, niente!... (Escono).

SCENA VI.


Ciro, 'Gnesa ed altri


Ciro


(Sotto voce a 'Gnesa che trae in disparte) Dicite 'a verità, ve fusseve vuie pure vestuta 'a scema? L'avite o nun l'avite canusciuto?

'Gnesa


A chi?

Ciro


Comme? 'o muorto!...

'Gnesa


'Ncuscienzia mia! nun 'o canosco.
[p. 187 càgna]

Ciro


Me faccio maraviglia! E dicere ch'è d''o stesso quartiere nuosto (Man mano la folla si allontana per diverse vie).

'Gnesa


E chi è?

Ciro


(Sempre sotto voce) Vicienzo, 'o nnammurato 'e Matalena, chella ch''a chiammano, 'a Russulella!

'Gnesa


'A Russulella?...

Ciro


Comme, vuie nun canuscite 'o nnammurato 'e Matalena? Chella bella figliola 'e San Giuvanne a Gravunara? Chella c''a faccia tagliata?

'Gnesa


(Con grande meraviglia) Overo! Isso!?

Ciro


E ghiate, riflettitelo! ('Gnesa va a guardare il morto).

'Gnesa


Isso! Propio isso! Avite ragione! Già, sarà stato 'o marito.
[p. 188 càgna]

Ciro


E chi puteva essere?... Parlate cchiù chiano (Sottovoce). Nce 'o prumettette, e appena è asciuto d''e ccarcere, ha mantenuta 'a parola!

'Gnesa


Che curaggio! Che 'nfamità!

Ciro


Ma isso pure è stato malamente; pecchè nun ha rispettato 'e cumandamente 'e Dio! L'è piaciuta 'a mugliera 'e ll'amico? e mo ben gli sta! Cheste so' cose ca nun se fanno!

'Gnesa


E va bene, nun se fanno; ma è sempe 'a femmena che nce àve cchiù corpa. Si Matalena se fosse saputa riguardà, si se fosse mantenuta aunesta, tutto chesto nun sarrìa succieso! Se capisse, ll'ommo è cacciatore, vede 'a quaglia e 'a spara.

Ciro


Ma Vicienzo, pozz'essere beneritto, nun aveva tradì l'amicizia... L'ha traduta? e vedite che ll'è succieso!

'Gnesa


'O munno s'è cagnato... s'è fatto malamente! Se ne sentono, ca se ne sentono! E [p. 189 càgna] tutto pecchè? pecchè nun se crede a niente cchiù! Va, iammuncenne, se ne so' ghiute tutte quante; che ce facimmo nuie sule cca?

Ciro


Si, iammuncenne, s'è fatte pure notte. (A questo punto viene in iscena nu lampionaro. Indossa un abito azzurro ed ha la placca di ottone col numero sul petto, e la solita asta per accendere i fanali.

SCENA VII.


(detti e Lampionaro)


Ciro


(Al lampionaro) Cumpà, pecchè currite? Chi ve secuta?

Lampionaro


Nun me facite perdere tiempo, l'aggio fatto tarde...

Ciro


Mena mo, ca nun è pena 'e morte! Guardate llà... (Indicando la sala di riconoscimento).

Lampionaro


(Con indifferenza). Quacche muorto! Nun è na nuvità.

'Gnesa


È nu fatto! Ma sapite vuie chi è stu muorto?
[p. 190 càgna]

Lampionaro


(Con interesse). Chi è?

Ciro


Vicienzo... 'o nnammurato 'e Matalena 'a Rossa!

Lampionaro


(Con viva impressione). Vuie che dicite? Pussibile?! Appunto aiere ce simmo 'ncuntrate! (Andamo a guardare) 'On Vicienzo! Che peccato! Io 'o ddiceva.... E accussì è stato.

Ciro


Ma vuie 'o fatto 'o sapite? Avite capito?

Lampionaro


Ma che ve pare, ce vò 'a zingara p'addivinà 'a ventura? (Abbassando la voce). È stato Tore! 'O marito.

Ciro


'On Vicienzo nun teneva ati nemice!

'Gnesa


Chella povera mamma nun saparrà niente ancora, si no 'a quanto tiempo sarrìa venuta cca.
[p. 191 càgna]

Lampionaro


Povera femmena! Starrà aspettanno ca se retira, e chillo....

Ciro


E Iammuncenne pure nuie. Da nu mumento a n'ato po venì Matalena, e chi se fidarria d'assistere a chillo sparpetuo (Escono).

'Gnesa


(Mentre va via). Povero Vicienzo! Requie a ll'anema soia. (La scena si oscura di piú).

SCENA VIII.


detta e Matalena


Matalena


(Spaventata, con gli occhi rossi dal lungo e forte piangere, con la disperazione nel cuore, vestita di nero, vien fuori come una forsennata. Fa per correre al cancello, ma con terrore indietreggia, ansante. Vinto il primo spavento, si precipita al cancello. Emette un grido straziante, forte, terribile e cade a terra. 'Gnesa corre per rialzarla. Matalena alzandosi non bada a 'Gnesa e tendendo le braccia attraverso le spranghe dal cancello). Vicienzo! Vicienzo mio!... Chi me l'ha acciso, chi?! Tu ire accussì bello! Forte, buono! Nu core d'oro! N'angelo 'e buntà!! Viciè, [p. 192 càgna] Vicienzo, guardame, i' sto cca!.. Cca, vicino a te! È nu suonno! No, no! nun po essere no! nun po essere!!.. Tu si vivo. No, no, nun pazzià!! (Con disperazione) Veciè! Vecienzo!...

'Gnesa


(Fa per tirarla dal cancello) Matalè! Matalè! Vuie che facite? Arraggiunate!.. Si 'a gente ve vede... 'O marito vuosto...

Matalena


(La fissa come una forsennata) 'O marito mio?... E vuie chi site?.

'Gnesa


'Gnesa. Chè? nun m'avite afficurato?

Matalena


(Indica il morto). Me l'hanno acciso! Me l'hanno acciso!..

'Gnesa


Venitevenne... Mò che vulite fà? 'A gente po' parla e taglia.. E vuie avite 'a dà cunto.

Matalena


Me l'hanno acciso! L'hanno acciso!

'Gnesa


Curaggio, Matalè, dateve curaggio!....
[p. 193 càgna]

Matalena


(Svincolandosi). Lassateme, Lassatem''o vedè!.. (Corre al cancello). Vicienzo! Vicienzo! (Si rivolge al cielo). Ah Madonna, muòvete a compassione! Io sto suffrenno tutte 'e ppene 'e ll'inferno! Muòvete a pietà! (Con un visibile crescente). E tu, Madò, aie pututo permettere stu scenufleggio, 'sta 'nfamità?! No, no!... Tu si' senza pietà, si' senza misericordia!

'Gnesa


(Terrorizzata) Ma tu si pazza!? Tu iastimme!

Matalena


(Seguitando). Io nun te crede cchiù si nun m''o faie sosere 'a llà ncoppa!... No, no, nun te credo cchiù!!...

'Gnesa


(Tappandole la bocca). Nun fa' peccato! Tu iastimme!!...

Matalena


(Come svegliandosi da un letargo chiede ad a 'Gnesa). Che aggio ditto?... Io nun ragiono, no!... Madonna, perduoname! Io nun saccio chello ca dico, nun saccio chello ca faccio! Io me sento ascì pazza! Pietà, pietà, Madonna! Pietà 'e 'sta povera scunzulata!!.. (Dà in un pianto dirotto e si avvicina nuovamente alle [p. 194 càgna] spranghe del cancello). Vicienzo mio! Susete 'a lloco! Sienteme... Mariuccella, 'a piccerella, te sta aspettanno ch''e braccelle aperte... E chiagne, pecchè nun te vede turnà... Vicienzo mio, me siente!? Susete 'a copp''a stu marmolo 'e morte! Viene vicino a stu canciello, damme nu vase! Uno surtanto, l'urdemo! (Al colmo della disperazione) Chi t'ha acciso ha da suffrì 'o carcere, 'a miseria!... L'aggio 'a vedè acciso comm'a nu cane! Senza truvà n'anema ca l'aiuta! Viciè! Vicienzo mio! (cade svenuta).

'Gnesa


É na pazza! È na pazza!... (Cerca di farla tornare in sè) Matalè!... Matalè!... Nun risponne... (Guarda attorno) Nun vene nisciuno... (Si ode un fischio che arieggia una canzone popolare. Dopo poco appare Tore, ubbriaco) 'O marito!!...

SCENA IX.


dette e Tore


Tore


Che cauro!... Auff!...

'Gnesa


Tore! Tore!... (Indica Matalena) Cca sta 'a mugliera vosta...

Tore


Chi mme vò?...
[p. 195 càgna]

'Gnesa


Llà, vedite...

Tore


Auff!... che cauro!...

'Gnesa


(A Tore) Io me ne vaco!... (Chiedendo a sè stessa) Ma a me chi m''o fa fa'?.. (Esce).

Tore


(Ubbriaco com'è, con gli abiti in disordine, barcollando va ad appoggiarsi al muro). Bona chesta, nun trovo cchiù 'a purtella. (Arrivando al cancello). Ah, sta cca! Ll'aggio truvata. Matalè! Matalè, arape!... Matalè! e che d'è, si 'nzurduta? Mo nun m''a faie cchiù, mo!... (Con una risata sguaiata e ributtante). L'aggio stutato... (Ode i singulti di Matalena). Che d'è? Tu chiagne? È inutile! nun po turnà cchiù... Te piaceva, te piaceva? E quanno arape? (Nello scuotere il cancello, guarda nella sala di riconoscimento). E tu che faie cca dinto? Chesta è 'a casa mia... Arapeme! Ce siente? (A questo punto, Matalena, man mano è andata rinvenendo, guarderà Tore). Arape, carugnone!... (Matalena si alza di scatto e corre ad afferrare Tore pel braccio, gli fissa in volto gli occhi che hanno lampi di fuoco).

Matalena


(Riconoscendolo). Tore!.. Tu! tu si' stato, tu!
[p. 196 càgna]

Tore


(Sempre barcollando) Me canusce!? E tu chi si'?

Matalena


(Fissandolo ancora con sguardo terrificante). Tu! tu l'è acciso! Si' stato tu!

Tore


(Come sopra) E chi t''a ditto? Tu chi si'?

Matalena


Nun me canusce? Staie 'mbriaco?

Tore


Matalena!...

Matalena


(Scuotendolo forte) Assassino!.. Assassino!..

Tore


(Barcollando). Statte, ca me faie cadè!

Matalena


Assassino!.. (costringendolo poi a guardare il morto) Guarda! Guarda ch''e' fatto!

Tore


(Con rabbia, come per svincolarsi) E lasseme!...

Matalena


Cunfessa, 'nfame!.. Cunfessa!
[p. 197 càgna]

Tore


(c. s.) E quanno me lasse?!

Matalena


Si' stato tu che l' 'e' acciso, tu!...

Tore


E ssì! So' stat'io, che buò?

Matalena


Ah! si stato tu?!... (Risoluta tira dai capelli la «spadetta di Genova» e con movimento fulmineo colpisce ripetutamente Tore alla gola, sul volto e sul petto). E teh!... Chesto è pe Vicienzo, chesto pe me, e chesto pe Dio! ca pure isso l'ha vuluto! (Tore gira su sè stesso e cade morto. Maddalena gitta attraverso il cancello la «spadetta», indi si rivolge al morto della morgue). Teh! chesto è sanghe suio!
(Con ribrezze si guarda le mani intrise di sangue, poi, nasconde la faccia nello scialle e fugge perdendosi nell'oscurità della notte. Dalla «Vicaria» giunge il canto d'un carcerato, interrotto dal suono ferreo delle inferriate, «visitate» dai secondini).
[p. 198 càgna]

Canto del Carcerato


Ah, quant'è bello lu murire acciso,
mmocc' a la porta de la nnammurata!
L'anema se ne saglie 'n paraviso,
e 'o cuorpo se lu chiagne la scasata!...


SCENA X.


Una donna e una fanciulla


(A metà del canto, passa una donna vestita di nero imbacuccata in uno scialle nero; conduce per mano una bambina vestita a lutto. Guarda verso la «sala di riconoscimento», si segna ed affretta il passo. Il carcerato riprende il canto malinconico).

Canto del Carcerato


Ah, quant'è bello lu murire acciso,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

(La tela cala lentamente durante il canto).
Napoli 15-16 Marzo 1891.
[p. 199 càgna]

A
Renato Simoni



TREZZA D'ORO


commedia in un atto


[p. 201 càgna]

PERSONE
---



'Onna Carmela.
Trezza d'oro.
Biasiello. (*)
Paolo.
'On Giuvanne.
Nannina.
Nu viecchio signore.
Aniello.



(*) La parte di Biasiello può essere sostenuta dalla prima attrice giovane. [p. 203 càgna]

LA SCENA


In portineria. Una piccola camera con una porta a vetri nel fondo. Dietro i vetri si vede una breve corte e lo svolgersi delle scale marmoree che s'innalzano fino ai piani superiori. A destra un quadro di legno con cinque portavoci di ottone giallo e lucido, allineati. Un po' più alto la rastrelliera per le lettere con qualche lettera e qualche giornale. A sinistra una vecchia cristalliera con stoviglie rustiche. Nel mezzo della camera un tavolo grezzo con un tappeto logoro e sfuggente. Intorno, alcune sedie impagliate. Le pareti sono ornate del ritratto del Re e della Regina in oleografia volgare. C'è anche l'immagine di un Santo e qualche figura tratta dalle pagine della Scena Illustrata o da altra rivista a colori.
C'è anche una mensoletta di gesso con un mezzo busto di Garibaldi pure in gesso. Sulla sinistra della prima quinta una porta che dà nell'unica stanza che fa da camera da letto.
E un mattino di state, ambiguo e quasi oscuro in quell'ambiente sottomesso.

[p. 205 càgna]

ATTO UNICO
---



Donna Carmela, è seduta vicino al tavolo e sorseggia il caffè, che versa da una piccola caffettiera di latta nel coverchio. È pensierosa. Dalla camera da letto giunge il canto della ninna-nanna che Trezza d'oro canta alla sua creatura. La vecchia si commuove e si asciuga una lagrima.

SCENA I.


Ninna-Nanna

— Vienece, suonno; vienece da li monte
Viene, palluccia d'oro, e dàlle 'n fronte!
— E dalle 'n fronte, e nun mme la fa' male!
Ca è piccerella, e 'a nonna mo vò fare!
— E nonna, nonna — nonna, nunnarella!
Lu lupo s'ha mangiata 'a pecurella!
— Ah, pecurella mia, comme faciste,
Quanno mmocca a lu lupo te vediste?!


SCENA II.


donna Carmela e Trezza d'oro


Carmela


(A Trezza d'oro che cammina sulla punta dei piedi, e volge la testa indietro per assicurarsi che la bambina dorme) S'è addurmuta?... I' che nziria c'aveva pigliato! Vuleva afforza 'a pupata d''a figlia d''a maestrina.
[p. 206 càgna]Aviv''a vedè cu che preputenza ci 'a sceppava d''e mmane, alluccanno: «È 'a mia!... È 'a mia!...» Ce n'è vuluto p''a fa' capace! Si nun era pe Biasiello, ca s'è truvato a tiempo, t'assicuro ch''a pupata se sarrìa fatta tant''o piezzo!

Trezza d'oro


Site vuie che l'avvizziate malamente...

Carmela


È piccerella...

Trezza d'oro


A sett'anne, se capisce chello ca se fa...

Carmela


Già!... Comme si tu a sett'anne nun ire cchiù verrezzosa d'essa... Nun te parlo 'e chillo lazzarone 'e Biasiello... Chillo, è stato sempe 'a disperaziona mia...

trezza d'oro


Ma però tene nu bello core!...

Carmela


Nun t''o nego; ma ten''a capa sciacqua.
[p. 207 càgna]

Trezza d'oro


È nu guaglione ca nun se fa fa' scemo. È nu poco manisco, ma è nu buono figlio.

Carmela


A quinnece anne 'a capa s'ha dda tenè 'o pizzo suio. Ma quanno, quann''o purtarrà nu sordo 'int''a casa? Maie?...

Trezza d'oro


S'aveva 'mparà n'at'arte?...

Carmela


Se 'ncapricciate ch'aveva fa' 'o pittore, l'artista, 'o nguacchia tela... Ma aggio paura ca Biasiello nun sarà buono manco a ianchià na cucina...

Trezza d'oro


'O ccride tu!

Carmela


Pecchè, m''o vuò chiammà artista?.. Pulecenella saglienno 'e scale d''o Tribunale dicette ca era avvucato.. Accussì figlieto. Pecchè va a ll'Istituto 'e Belle Arte è addiventato artista... Comme si p'essere artista, bastasse 'e purtà 'o cascettino d''e [p. 208 càgna]culure e 'o ciuffo 'a malandrino!.... Comme va ca nun ll' 'e' chiammato addirittura prufessore?...

Trezza d'oro


Nun esaggerà... Biasiello s'è purtato buono, e 'st'anno, certamente farrà na bella figura. 'O quadro suio...

Carmela


Ha fatto nu quadro?...

Trezza d'oro


E quanto è bello!... E ce ha miso 'o titolo: «I lazzaroni».

Carmela


Ha saputo scegliere!... 'E cumpagne suie...

Trezza d'oro


Mammà, tu si' malamente a parlà accussì.

Carmela


Vattè... ca chillo è nu scugnizzo!... Ha pigliato tutto d''o pate. Da chillo... (Si batte la mano sulla bocca).

Trezza d'oro


(Con risentimento) Mammà!...
[p. 209 càgna]

Carmela


'O difienne?.. Faie buono!.. Che se n'è fatto? Te lasciaie accussì...

Trezza d'oro


Chi sa, se nu iuorno...

Carmela


Io tengo 'e capille ianche... e l'uommene 'e ssaccio 'a dinto e 'a fora...

Trezza d'oro


Ma Pauluccio nun n'avete colpa; fu 'o pate. E tu 'o ssaie, ca 'o mannaie fora...

Carmela


Che me vaie cuntanne tu... Già, 'a colpa fuie tutta d''a toia.

Trezza d'oro


È overo, 'a colpa fuie tutta d''a mia... ma, io ero na guagliona,.. tenevo appena dicessette anne.. e a chell'età manca 'o iudizio... Dio accussì ha vuluto! E po'... che pozzo pretennere cchiù 'a Pauluccio?..... (Indicando la camera da letto) E chella peccerella? Comme farrìa nu iuorno a dirle: Saie.. patete fuie n'assassino... Saie, patete.. è [p. 210 càgna]muorto 'n galera?... Me fa scuorno d'essere stato 'a mugliera 'e chill'ommo T''o giuro!... Sarria stato cchiù cuntenta d'essere stata 'a femmena 'e tutte, ch''a mugliera 'e n'assassino...

Carmela


Ma, Assuntulella, tene nu nomme...

Trezza d'oro


Bello nomme!.. Ne po i' superba...

Carmela


Ma 'o tene. Mentre Biasiello, è nu bastardo...

Trezza d'oro


(Con scatto) Mammà!. Biasiello s''o farrà nu nomme, e nu nomme annurato... (Lungo silenzio).

SCENA III.


dette e don Giuvanne


Giuvanne


(Fa capolino e resta sulla porta stringendo sotto il braccio la chitarra avvolta in un cencio colorato) Se po trasì?

Trezza d'oro


Site vuie, 'on Giuvà...
[p. 211 càgna]

Giuvanne


Si, songh'io... (Si avanza).

Carmela


(Lo guarda) Ma ch'è!. Stat'arraggiato?..

Giuvanne


So' venuto pe' ve di' ca 'o nepote vuosto è assassino!

Trezza d'oro


Pecchè, che v'ha fatto?

Carmela


'O ssoleto... una d''e ssoie...

Giuvanne


Chillo guaglione fernarrà malamente.... certo 'n galera.

Trezza d'oro


'On Giuvà, abbadate comme parlate!...

Giuvanne


Avite ragione... Vuie site 'a mamma e cierti parole ca se diceno 'int''arraggia fanno male... Ma, quanno io me veco [p. 212 càgna]sfracassà 'o strumento... (Svolge la chitarra dal cencio) Guardate, guardate cca che m'ha fatto...

Trezza d'oro


Trezza d'oro


Ma, nun sarrà stato Biasiello...

Giuvanne


Isso!... Isso!. L'aggio visto proprio io quanno m'ha menata 'a preta...

Trezza d'oro


Carmela


Pecchè 'o difienne? Nun 'o canusce, tu, a figlieto...

Trezza d'oro


Mammà, avite pacienza... No, io, nun ce pozzo credere....

Giuvanne


Facite malamente a pigliarne 'e difese... Si vuie sapisseve cu che razza 'e cumpagne s''a fa... 'O signore ce scanza e libbera... sarriano capace 'e ve passà 'a revista pure 'int''e sacche...

Trezza d'oro


'On Giuvà, fernitela! A figliemo io 'o canosco.... (Don Giuvanne fa spallucce)
E guaie a vuie, si Biasiello ve sentesse.
[p. 213 càgna]

Giuvanne


E se sape!. Ll'avarrìa dà 'o riesto appriesso...

Carmela


'E' visto comme se retiraie aiere ssera? Ch''e panne stracciate e senza cappiello. E dicite, 'on Giuvà, 'sta preta pecchè v''a menaie?...

Giuvanne


Avit''a sapè ca io passavo nzieme c''o cumpagno mio, don Alessio, nnanz'a ll'Istituto 'e Belle Arte, ca s'avarrìa chiammà invece delle brutte arti, quanno na morra 'e giuvinotte, ch''e cappielle a' sgherra, nce abbistaieno e accuminciaino a sfruculiarce: « Fate largo ai prufessori di S. Carlo! » Nuie zitte, e seguitaieme a cammenà p''e fatte nuoste... Quanno, tutte nzieme, ce sentimmo chiovere ncuollo na tempesta 'e scorze 'e purtuallo e aute purcarie... Nuie alluccàmmo, e chilli figlie 'e gran... (Si tappa la bocca con la mano) a ridere... a fa' ammuina. Alessio, 'o cumpagno mio, se vuleva menà aizanno 'o clarino cumme a nu mazzariello, io 'o mantengo.. e na preta.. puffete.. me sfunnaie 'a chitarra...

Carmela


E po'?..

Giuvanne


E po' che, 'onna Carmè?
[p. 214 càgna]

Carmela


No, dicevo... Comme iette a fernì?...

Giuvanne


Iett'a fernì ca se ne fuiettero...

Trezza d'oro


E pecchè, avite data 'a colpa a Biasiello?

Giuvanne


Pecchè, 'o capo popolo era 'o figlio vuosto...

Trezza d'oro


Ma chesta nun è na ragione pe credere c''a pretate l'ha menata figliemo. A' fine d''e cunte po'... si è stato Biasiello, ve pavammo 'a chitarra... e bonanotte...

Giuvanne


Mo iammo buono!... 'A chitarra è overo ca era vecchia; ma vecchia comm'era puteva custà na ventenella 'e lire.

Carmela


'On Giuvà.. vuie che dicite! Cu vinte lire n'accattate na duzzina...

Giovanne


'E cartone!... E vuie allora dateme chello ca vulite vuie. Che v'aggia di'?
[p. 215 càgna]

Trezza d'oro


Lassate primma c'addimanno a figliemo. Ma, abbadate 'on Giuvà... ca si nun è overo chello ca m'avite ditto, Biasiello nun se ne sta!.. Vuie 'o canuscite... Penzatece bbuono...

Giuvanne


(Resta pensieroso, poi si gratta il lobo dell'orecchio) A me m'è parso...

Trezza d'oro


(Con un sorriso) 'O vedite, comme ve ne venite: «A me n'è parso!» Allora, nun 'o ssapite cu certezza? Iucate a lana pierde....

Giuvanne


A me, me l'ha ditto Alessio ch'è stat'isso.

Carmela


Alessio?... Ma si chillo è cecato?

Trezza d'oro


'On Giuvà, scusate, ma chesto nun è 'a vuie!...

Giuvanne


Vuò vedè, ca mo, aggio pure tuorto?...

Carmela


(A suo figlio) Sceta a chillo galioto.
[p. 216 càgna]

Trezza d'oro


(Si avvicina alla porta) Biasiè!. Biasiè! Susete!... Viene a cca!...

Voce di Biasiello d. d.


'O 'i cca! Sto truvanno 'o cappiello!...

Carmela


S'è scurdato ca l'ha perduto... Che capa! che capa!

Trezza d'oro


Viene cca, ce sta 'on Giuvanne 'o sunatore...

Giuvanne


(Raccomandandosi) Ve ne prego, nun le dicite subbeto 'o fatto d''a chitarra... Pigliatelo c''o buono.. Chillo beneditto figlio tene certe mmane longhe, e io, nun mme ce voglio mettere a tuzzo..

Trezza d'oro


Nnanze a me se starrà cu doie piede 'int'a na scarpa!

Giuvanne


Sta venenno! V'arraccumanno, pigliatelo c''o buono... vedarrate ca cunfessarrà tutto...
[p. 217 càgna]

SCENA IV.


detti e Biasiello


Biasiello


(Senza cappello, con la giubba lacera ad una manica. Esce della porta a sinistra). Mammà, pecchè tutta 'sta pressa? (Vedendo 'on Giuvanne) Ah, pe stu viecchio rimbambito?...

Giuvanne


Accuminciammo buono!....

Trezza d'oro


Accussì rispiette 'e viecchie?... Ricordete ca 'on Giuvanne sta 'int''a casa nosta...

Biasiello


(Accostandosi a don Giovanni con atto minaccioso e sottovoce) E va bene!.. e va bene! Po' facimme 'e cunte.... Staie aparato!...

Carmela


Di' 'a verità: che ll''e' fatto a don Giuvanne?

Biasiello


Io?... Niente!... Chi 'o canosce?
[p. 218 càgna]

Trezza d'oro


Sì, tu!...

Biasiello


(A don Giuvanne) Ah! vuie m'accusate? (Minaccioso) E tenite pure 'o curaggio 'e venì 'int''a casa mia?... (Alla madre) Oi ma'! Chisto v'ha ditto 'a verità?...

Carmela


Ha cuntato tutto...

Biasiello


Ma comme vuleva isso?...

Trezza d'oro


Di', si' stato tu a romperle 'a chitarra?...

Biasiello


Io?.. No!.. Fuie n'ato giovane 'e ll'Istituto... Ma, 'on Giuvanne, v'ha ditto ca nce offennette?

Carmela


Chesto no.

Trezza d'oro


'On Giuvà... 'o sentite?

Biasiello


Mammà, tu 'o ssaie si te voglio bene, e a te na buscìa nun 'a dico... Si, è overo ca [p. 219 càgna]lle menaieme 'e scorze, ma isso... (Gli si avvicina e fingendo di prenderlo per la manica della giacca gli dà un pizzicotto da farlo gridare) ma isso, ce chiammaie: Mariuncielle. Allora, uno d''e nuoste, offeso, cu nu caucio lle scassaie 'a chitarra...

Trezza d'oro


Nun fuste tu, ca lle menaste 'a preta?

Biasiello


Qua' preta?... (A don Giuvanne minaccioso e facendo atto di mettergli un dito nell'occhio) Tu 'e' ditto ca so' stat'io?.. Di'?...

Giuvanne


(Intimorito) Nonzignore, nun aggio ditto chesto... Ma chisto è nu diavolo scatenato!.

Trezza d'oro


Biasiè, 'e mmane 'o pizzo lloro...

Biasiello


(A don Giuvanne) E mo, sa' che te dico? 'A ll'Istituto non ce passà cchiù... Arricuordate 'e solde che t'aggio fatto abbuscà ogne vota ca tu e chillu ietteco d''o cumpagno tuio veniveve a romperce 'e scatole... Guaie a te!.. Va a fa' bene a 'st'affamato...
[p. 220 càgna]

Giuvanne


Eccellenza!.. scusate...

Biasiello


(Dandosi dell'aria e passeggiando) E va bbuono!... Pe 'sta volta si prumiette 'e nun 'o fa' cchiù, aizammo 'a mano...

Carmela


Chi te fa fa' 'o ferlocco?.. Quanno 'o miette nu poco e' iudicio?... Maie?...

Giuvanne


Quanno chiovene passe e fiche secche!

Biasiello


Mammà, 'o vi'? ch'è isso...

Trezza d'oro


'On Giuvà, a vuie ve piace d''o sentere?

Biasiello


A te po' te l'aggio ditto chello ca t'aggia fa'!... A chill'avanzo 'e spitale d''o cumpagno tuio nce aggia penzà nu poco meglio: V'aggia distruggere... uommene inservibili!

Giuvanne


(Togliendosi il cappello) E io ve ringrazio!.. Ha cacciat''a sentenze.
[p. 221 càgna]

Biasiello


'Nfamà nu figlio 'e mamma...

Giuvanne


E già, dire 'a verità, vò di' 'nfamà 'a gente.

Biasiello


E mo sapite ch'avite 'a fa'? Venitece quanno meno putite a' casa mia...

Carmela


E tu chi si'?... (A sua figlia) 'O siente? È asciuto n'ato patrone...

Trezza d'oro


Biasiè, tu si' 'a disperazione mia!... (Ha uno scoppio di pianto).

Biasiello


Mammà, mammà mia!... perduoname... (Le accarezza i capelli d'oro) Comme so' belle 'e capille tuoie. Hanno ragione 'e chiamarte Trezza d'oro.. Pure papà te chiammava accussì. (Trezza d'oro singhiozza nel cavo delle mani) No... nun chiagnere!... (Minaccioso verso don Giovanni) Tutto pe colpa toia... Ma, guaie a te!...
[p. 222 càgna]

Trezza d'oro


Biasiè.. no.. nun voglio!... Stu penzà tuio te purtarrà sfurtuna.. Tu si' grussiciello e' è 'a mettere iudicio. . . Cca, dinto 'a 'sta casa manca 'o capo 'e famiglia.. e tutte 'e speranze mie so' mise ncuollo a te!

Carmela


'O voglio vedè stu iuorno...

Biasiello


(Sicuro e con alterigia) Si, mammà!.. Venarrà stu iuorno, e tu p''a priezza me stregnerraie 'int''e braccia toie... (Si asciuga una lagrima) Io nun songo malamente, comme me credite. Io.....

Trezza d'oro


(Lo abbraccia e lo accarezza) No, no! Nun te voglio vedè chiagnere...

Giuvanne


(Quasi commosso) Fernitela!. Mo me metto a chiagnere pur'io.

Biasiello


(Gli calpesta un piede) Cuccutrillo!
[p. 223 càgna]

Giuvanne


(Zoppicando con dolore) No, chisto è diavolo!.. È diavolo...

SCENA V.


detti e un vecchio Signore


Signore


Bebè è in casa?

Trezza d'oro


Sissignore!

Signore


V' è il portavoce?..

Trezza d'oro


(Indica il portavoce) Numero tre...

Signore


(Si avvicina al portavoce) Eccolo! (Toglie il fischietto e soffia nel portavoce, quindi rimette il fischietto a posto. Aspetta. S'ode un fischio. Toglie ancora il fischietto e parla) Con chi parlo?... Con Bebè?... Benissimo! Non avete conosciuta la mia voce? Io sono il Marchese del Fiore! (Biasiello si soffia fortemente il naso facendo trombetta! Il signore lo guarda irato) E così?.. Non mi fate comprendere nulla.
[p. 224 càgna]

Biasiello


(Facendo lo gnorri) Tengo nu catarrone... tengo!

Signore


Vuol fare una passeggiata?.. Le manderò la vittoria.. No?.. Ha da fare?.. Come?..

Biasiello


(A don Giuvanne) E accussì che state a fa' llà 'mpalato?

Giuvanne


Me ne cacce?. . .

Signore


(Nel portavoce) Non sento! Qui in portineria si parla... (Si rivolge a Biasiello) Vi prego un po' di silenzio... Ma questa non è la maniera...

Trezza d'oro


(Con rimprovero) Biasiè!...

Biasiello


Ma ched'è! Manco parlà se pò?... Sto o no 'int''a casa mia?..

Signore


(Con risentimento) Allora perchè mettete quì i portavoci?
[p. 225 càgna]

Biasiello


Ce l'avite 'a dicere 'o patrone 'e casa.

Trezza d'oro


Biasiè, tu nun tiene nient''a fa'?

Biasiello


Vurria pittà nu quadretto; ma cca ce sta poca luce.. Aggio fatto na penzata...

Giuvanne


Sarrà certo na penzata d''e ssoie...

Biasiello


(A don Giuvanne) Aspè.. ca te voglio fa' 'o ritratto...

Giuvanne


A me?.. Tu? E si bbuono?

Biasiello


Pecchè, nun me faie capace?

Giuvanne


Nun dicevo chesto...
[p. 226 càgna]

Carmela


(Al signore che aspetta per poter parlare al portavoce) Scusate, signò. Biasiè, 'o signore ha dda parlà. Statte nu poco zitto...

Biasiello


(A don Giuvanne) Vaco a piglià 'o cassettino d''e culure e 'o cavalletto e vengo subeto. (Esce a prendere l'occorrente per dipingere).

Trezza d'oro


(Al signore) È nu diavolo, chillo guaglione..

Signore


(Nel portavoce) Perdonatemi; ma non è colpa mia se non ho udito... Dite?.. Ah! Ho capito.. Sarà per un'altra volta.. Posso venire questa sera?.. Grazie!.. Sì, sì, verrò subito... (Rimette il fischietto al portavoce).

Trezza d'oro


(Al signore) Signò, scusate... Chillo guaglione tene argiento vivo...

Signore


È abbastanza malcreato.
[p. 227 càgna]

Trezza d'oro


Ve cerco scusa...

Signore


Lo mandi alla scuola. Imparerà ad essere un pò più educato.

Biasiello


(Ritornando) Mammà, ma pecchè pierdo 'o tiempo a parlà cu chisto?

Signore


(Minaccioso) Insolente!.. Tu sai con chi parli? Ridicolo!

Biasiello


(Afferrando una sedia) Ve perdono 'a parola, sulo pecchè state 'int''a casa mia..... si no...

Signore


Se no?..

Biasiello


Ve l'avarria fatto annuzzà 'n ganna... (Don Giuvanne lo trattiene) Mmece 'e fa' 'o giuvinotto, 'o checco, vedite 'e metterve 'ngrazia c''o Pateterno... Nun 'o vedite ca state cchiù 'a llà, che 'a cca? [p. 228 càgna]

Signore


Me la pagherai!.. Insolente!.. Scostumato!.

Carmela


Biasiello! Biasiello!...

Biasiello


(Al signore) Tu vuò nu cunziglio d'amico?... Si me truove p''a via, avota strata....

Giuvanne


(Al signore) Sentite a me, avutate strata... Va 'a penna a fa' vulà 'e pprete...

Signore


(Il signore esce minacciando) Ci vedremo.

Biasiello


(Gli grida dietro) Quanno vuò tu!.. marchese 'e stu..... stivale.

Trezza d'oro


Tu ce ne farraie caccià d''o patrone 'e casa...

Carmela


(Alla figlia) Lass''o fa'!.. Chillo ce porta tutte chille solde cu ll'arta soia.. È ghiusto... Mo fa pure 'o rre cumanna scoppole..
[p. 229 càgna]

Biasiello


Ma comme, io aveva vedè a mammema ca cercava scusa a chillo viecchio pittato?

Trezza d'oro


Si' stato tu! Si' stato tu!

Biasiello


Doppo ca isso m'ha sfruculiato..

Giuvanne


(Con calma) Ma tu, nun ragione...

Biasiello


Tu nun capisce 'o riesto 'e niente, e statte zitto!...

Giuvanne


(Sempre pauroso) È comme dice tu!... Sissignore, àve ragione Biasiello...

Biasiello


(Alla nonna) 'O vedite c'aggio ragione? (Dispone il cavalletto, vi appoggia una tela e prepara la tavolozza con i colori) E po', a me, me secca 'e vedè a mamma mia suttumetterse. 'A mamma 'e n'artista ha dda essere superba, orgogliosa.. tanto pe nu poco 'e rispietto a ll'arte! (La madre lo bacia con affetto).
[p. 230 càgna]

Carmela


Tu 'o 'mpare malamente!

Trezza d'oro


tutt''o pate!.. Tutt''o pate!

Biasiello


(Rimane pensoso) Patemo?... Tu me dicive ch'era tanto bbuono...

Trezza d'oro


Tanto buono!... Sì, è overo.

Biasiello


E murette luntano. In America, è ovè?

Trezza d'oro


Sì...

Biasiello


(Alla madre) Ah, no!.. Nun te voglio vedè chiagnere.. Songo nu 'nfame.. (Si asciuga le lagrime).

Giuvanne


(Commosso) Me facite chiagnere pure a me.

Biasiello


Zitto!.. Cuccutrillo!...
[p. 231 càgna]

Giuvanne


Guè, ma ce l'ave proprio cu me!... Mo me ne vach'io...

Biasiello


Te ne vaie? E 'o ritratto?...

Giuvanne


I' m'aggia abbuscà 'a iurnata...

Biasiello


Ecco cca!.. (Lo fa sedere) 'Inta n'ora, te prumetto 'e farte 'o capo ritratto!

Giuvanne


Vedimmo che sape fa' 'o pittore! (Biasiello si mette all'opera).

Trezza d'oro


Mo esco nu mumento pe vedè d'asiggere chelle poche lire d''a signora 'e de Mari... 'Int''a casa nun ce sta 'a croce d''o centesemo...

Carmela


Pecchè, nun 'e cirche a ffiglieto? Tanta fummo...

Biasiello


Nonò, venarrà, venarrà, stu iuorno.
[p. 232 càgna]

Trezza d'oro


Fosse vocca d'angelo 'a toia!

Carmela


Chi 'o ssa se 'o vedo stu iuorno...

Biasiello


No',.... tu aie da campà cient'anne.... (Si alza e l'accarezza).

Carmela


Va, ca si' nu ruffianiello!... (L'abbraccia e lo bacia),

Biasiello


'A pace è fatta... Mo so' cchiù cuntento.

Giuvanne


Ma io me stanco a sta accussì 'mpalato!

Biasiello


Ancora aggia accumincià...

Giuvanne


Vi' che pacienza! (Trezza d'oro entra in camera).

Biasiello


(A don Giuvanne) 'O cumpagno tuio 'a fa tarde?...


[p. 233 càgna]
Giuvanne


Chi sa che lle sarrà succiesso.

Trezza d'oro


(Esce dalla camera avvolta in uno scialletto) Mo torno. Mammà, si 'a piccerella se sceta datele 'o bibberò...

Biasiello


Pe chesto ce penzarrà 'on Giuvanne...

Giuvanne


Io?.. E sulo 'a nutriccia aggia fa'! (Trezza d'oro esce. A donna Carmela) 'A piccerella sta malata? Che tene?...

Carmela


E 'e che manera! Trezza d'oro, nun 'o ssape.. Se penza ca è na cosa 'e niente...

Biasiello


'O miedeco l'ha vista?..

Carmela


'O miedeco, ca ieva ncoppa d''a maestrina, so' cinche iuorne ca nun se fa vedè... [p. 234 càgna]E fuie isso ca me dicette c''a piccerella se ne puteva i' da nu mumento a n' ato.

Biasiello


E chesto, a mammà, ce s'aveva di'..

Giuvanne


Sicuro!.. È ghiusto!..

Biasiello


Si nun ato farcelo capì a poco 'a vota... (A don Giuvanne) Statte fermo!... Nun te movere!...

Carmela


(A Biasiello) E tu, comme iesce accussì stracciato, senza cappiello?..

Biasiello


L'aghe pecchè ce stanne?.. P''o cappiello nce arrangiammo...

Carmela


Dice tu: ce sta mammema ca ce penza!...

Biasiello


No.. Si venno a' Promotrice te faccio vedè che bello «Bursalino» ca m'accatto. (A don Giuvanne) Te vuò sta cuieto?.. Tu tiene 'arteteca!
[p. 235 càgna]

Giuvanne


Guagliò, io me stanco!.. Fa' ampressa!...

SCENA VI.


detti e Nannina


Nannina


(Con un paniere di verdura) Bongiorno, 'onna Carmè!..

Carmela


Nannì... si tu?...

Nannina


Chiammateme ciuccia, 'nvece 'e Nannina! Pe na miseria vonno tenè 'a serva c'ha dda fa' pure 'a cammarera... I' scopo, io faccio 'a casa comme a nu specchio, i' faccio 'a spesa, servo a tavola e accumpagno pure 'a signurina a' passiata... E po' me s'ammenaccia ora e mumento, 'e cacciarme sott''o colpo.

Carmela


Nannì, nun ve lagnate...

Nannina


Già, vuie parlate bello, pecchè nun sapite che schiattamiento 'n cuorpo! 'A
[p. 236 càgna]signurina se crede 'avè che fa' sempe cu 'e sculare... Ma nu bellu iuorno 'a nchianto, e me ne vaco.. È na schifezza!!... (Va al portavoce e vi soffia dentro con dispetto) Guardate cca, me fa aspettà c''o pisemo che porto...

Giuvanne


Si nun sbaglio, vuie 'a cesta l'avite pusata 'n terra!

Nannina


'On Giuvà, vuie che facite? 'o sunatore?... E penzate a sunà... si sapite sunà!...

Biasiello


Firme 'sta ricevuta!.. Ma comme? t'aie 'a 'ntricà sempe d'affare d''a gente? Abbada 'e guaie tuoie!...

Nannina


(Impaziente) Uffà!!...

Carmela


Nannì, avite tuorto!... Nun ve lagnate d''a patrona vosta. 'A maestrina è na bbona figlia, ca se fatica 'a vita soia.

Nannina


Diece lire 'o mese e nu muorzo 'e magnà... Miseria bella nun m'abbandunà!... (S'ode il fischio del portavoce) Signurì, [p. 237 càgna]acalate 'o panaro, o aggia saglì?... (A donna Carmela) Che v'aggio ditto?.. Pozzo saglì cu tutta 'sta robba?...

Carmela


Nu poco a' vota s'arriva 'mparaviso!

Nannina


Si na femmena ce trase, chella aggia esser'io...

Biasiello


Cu tutte 'e panne, Nannì?...

Nannina


E pure cu 'e scarpe, si attocca! (Prende il paniere e fa per uscire) Bona iurnata, 'onna Carmè!... (Ritorna) E .. 'a piccerella, comme sta?...

Carmela


Sempe 'o stesso!.. Salutateme 'a signurina, e ringraziatammella d''o penziero c'ha tenuto.

Nannina


Era essa c''o vuleva sapè...

Carmela


Io l'aveva capito!
[p. 238 càgna]

Nannina


Ve saluto! (Esce)

Giuvanne


(A Biasiello) Vi' che lengua!.. E na limma.

Biasiello


Fa 'a serva...

Giuvanne


Se dice ca tutte 'e femmene 'e servizie so' smaledette 'a S. Pietro...

Biasiello


E 'o pecchè 'o sapite?...

Giuvanne


Chesto no. Accussì dice 'a gente.

Biasiello


'A saccio io 'a ragione...

Giuvanne


E sarrìa?

Biasiello


S. Pietro, primma d'essere chillo santo ca è, faceva 'ammore cu na serva...
[p. 239 càgna]

Giuvanne


Comme, vuleva bene a na serva?...

Biasiello


Propio! Ma nu iuorno, chesta 'o tradette cu nu centurione, nu surdato rumano, a 'o quale, S. Pietro, lle tagliaie na recchia quanno iette a arrestà Gesù Cristo 'int'a ll'uorto.

Carmela


Scummunicato!... Statte zitto!... Chesto è peccato!...

Giuvanne


Mo capisco!... L'avetta ricanoscere e se vennecaie.

Biasiello


Nun sulo chesto: ma quanno avette 'e cchiave d''o Paraviso, ne cacciaie tutt''e sserve. Ecco pecchè se dice ca 'e femmene 'e servizio so' smaledette 'a S. Pietro...

Giuvanne


Vi' che vò di' leggere 'e libbre!...

Carmela


Bella cosa! S'addeventa turco.....
[p. 240 càgna]

Giuvanne


Pecchè, vuie nun 'o ccredite 'o fatto 'e S. Pietro?...

Carmela


Una avarrìa essere nu scemo comm'a vuie, pe credere a sti pallune...

SCENA VII.


detti e Trezza d'oro


Trezza d'oro


(Entra e si toglie lo scialletto e dice alla madre) Niente!...

Carmela


Niente?... E comme?...

Trezza d'oro


M'ha ditto 'e turnà 'int''a semmana...

Carmela


Pe na miseria!... Nun te disperà...

Trezza d'oro


Si me dispero è pecchè nun ce sta nu sordo 'int''a casa.. E si a' piccerella le serve quacche cosa?...
[p. 241 càgna]

Carmela


Sperammo ca no.

Trezza d'oro


Ha chiagniuto?...

Biasiello


No, mammà. Nemmeno nu strillo...

Trezza d'oro


Mo veco 'e me fa' dà quaccosa 'e sorde d''a mercante...

Carmela


L'avimmo 'a dà paricchio.

Trezza d'oro


Vaco a vedè 'a criatura...

Biasiello


Povera mammà!.. (A don Giuvanne) Statte cuieto!.. N'ato mumento e aggio fernuto...

Trezza d'oro d. d.


Ah, figlia!... Figlia mia!...
[p. 242 càgna]

Biasiello


(S'alza di scatto) Ch'è succiesso?... (Fa per entrare in camera, ma si incontra con la madre pallida ed agitata).

SCENA VIII.


detti e Trezza d'oro


Trezza d'oro


(Ha uno scoppio violento di pianto) Morta!.. Morta!...

Carmela


(Portandosi le mani alla testa in alto di disperazione) Figlia mia!.. E comme è morta?. Accussì? Senza nu lamiento?... Figlia mia bella!!....

Biasiello


(Si precipita nella camera e ne riesce subito, esultando) No, mammà, no! È viva. È viva!...

Carmela


Viva?...

Biasiello


Sì!... Sì!... Quann'io so' trasuto ha apierto ll'uocchie...

Trezza d'oro


(Conclusa, fa per entrare nella camera) Tu nun me 'nganne?.. È 'a verità?...
[p. 243 càgna]

Biasiello


Ma sì!... T''o ghiuro!... (Trezza d'oro entra nella camera).

Carmela


(Dondolando la testa) Chi sa, qua' iuorno, ce resta sotto a una 'e sti mosse!.. 'O miedeco m''o dicette..

Biasiello


Sperammo 'e no!

Trezza d'oro


(Con gioia entra) È viva!.. È viva! (Alla madre) Comme me sbatte 'o core! Mammà, valle a dà n'uocchio.. Nun me fido d''a vedè accussì sbattuta...

Carmela


(S'alza a stenti) Ah, gamma benedetta!.... Me s'è addurmuta... (Entra in camera zoppicando).

Biasiello


Lassammo sta... Sarrà pe n'ata vota... (Toglie ogni cosa e lo depone in un angolo.)

Giuvanne


E Alessio nun se vede. Che lle sarrà succieso?...
[p. 244 càgna]

Trezza d'oro


E tu, nun vaie a' scola?...

Biasiello


(Con imbarazzo) Nun teng''o cappiello... (A don Giuvanne) Me prieste 'o tuio?...

Giuvanne


E io?...

Biasiello


(Ha un'idea. Va alla rastrelliera delle lettere e prende un giornale) Ecco ccà! A tutto ce sta 'o rimmedio, sulo a' morte no. (Piega il giornale a forma di cappello, come quello che usono i pittori da camera).

Giuvanne


E bravo!... Pitta pittò!...

Biasiello


Nun è cappiello pure chisto? Me pigliarranno pe nu pittore 'e stanze, e che fa?... Sempe pittore songo...

Trezza d'oro


Addò vaie?..

Biasiello


Vac''a scola e torno subeto (Esce di tutta corsa). [p. 245 càgna]

Trezza d'oro


È nu buono figlio...

Giuvanne


Peccato ca tene 'e mmane pesante...

Trezza d'oro


E vuie, 'on Giuvà, nun me sapite cunziglià nu mezzo pe fa' denaro?...

Giuvanne


Sora mia, si 'o sapesse, nun starrìa cca...

Trezza d'oro


Nun pozzo fa' manco nu pigno... Nun tengo manco ll'uocchie pe chiagnere... E si me capita na disgrazia? E si aggia chiammà 'o miedeco?

Giuvanne


E chi ve dà tuorto? Ma, 'e denare mancano proprio quanno uno 'e va truvanno... (Appare sotto la porta Aniello).

[p. 246 càgna]

SCENA IX.


detti e Aniello.


Aniello


(Col sacco dei capelli) 'A maestrina sta ncoppa?...

Trezza d'oro


Putite saglì. (Pausa) Pecchè me guardate, aniello?...

Aniello


Guardavo 'e capille vuoste. Pareno d'oro...

Giuvanne


Ve fanno gulìo?... No pe niente, 'o vicinato, 'a chiamma Trezza d'oro.

Trezza d'oro


V''e vulite accattà?... Mo me truvate 'e genio.

Aniello


Pazziate?... Pazziate pe cient'anne... Ce vonno e miliune, ce vonno.

Trezza d'oro


Quanto m''e pavate?.. Sentimmo.
[p. 247 càgna]

Aniello


Nu tesoro!...

Trezza d'oro


Aniè, nun mme tentate. Ca i' so' capace 'e m''e vennere overamente.

Aniello


Vuie pazziate!...

Trezza d'oro


Vulimmo fa' 'st'affare?...

Aniello


I' so' sicuro ca nun m''e darrisseve manco pe tutto ll'oro d''o Munno... Ve saluto! (Esce e sale dalla maestrina).

Voce di Carmela d. d.


Trezza d'oro!... Trezza d'oro!... Viene, c''a criatura se sbatte... (Trezza d'oro si precipita nella camera).

Giuvanne


Nun v'allarmate... Nun v'allarmate!... (Resta a guardare sulla soglia. Rientra Trezza d'oro sconvolta, pallida) 'A piccerella?...

Trezza d'oro


Na mossa!... Madonna e che pena!... Me more!... Nu miedeco!... 'On Giuvà, [p. 248 càgna]currite vuie... (Cade su d'una sedia) Figlia, figlia mia!...

SCENA X.


detti e Biasiello


Biasiello


(Resta immoto, tenendo in mano un cappello a cencio, sotto la porta) Mammà!...

Trezza d'oro


É Dio ca te manna!... Curre o' spitale 'a Pace... Nu miedeco!.. subeto!...

Biasiello


Corro!... 'O primmo ca trovo, 'afferro e 'o porto cca!...

Trezza d'oro


Curre!... Fa priesto!... (Biasiello esce).

Giuvanne


Mammà, calmateve, sarrà una d''e solete mosse. Nun ve spaventate...

Trezza d'oro


Che paura!... Madonna!... Madonna!...
[p. 249 càgna]

SCENA XI.


detti e Aniello


Trezza d'oro


(Vedendo il compratore di capelli che scende lo chiama) Aniè!... Aniè!...

Aniello


(Sulla soglia) M'avite chiammato?...

Trezza d'oro


Si... Trasite... (A don Giuvanne) 'On Giuvà... iate a vedè 'a piccerella... Mammà è vecchia... Io mo vengo... (D. Giuvanne esce).

Aniello


Tenite 'a piccerella malata?...

Trezza d'oro


I' campo 'e palpete e paure...

Aniello


A che v'aggia servì?...

Trezza d'oro


(Risoluta) Ve voglio vennere 'e trezze... Pigliatevelle...

Aniello


Dicite overo?... Vuie pazziate!...
[p. 250 càgna]

Trezza d'oro


(Sciogliendosi le treccie) Facite ampressa... Tagliate!...

Aniello


(Cava dalla saccoccia le forbici) Me manca 'o curaggio...

Trezza d'oro


Ch'ommo site?.. Ve site pentito?

Aniello


Io?... 'A parola è una...

Trezza d'oro


(Agitata) Tagliate! Facite ampresso!...

Aniello


Ve dò diece lire?...

Trezza d'oro


E quanno tagliate?

Aniello


(Le taglia le due treccie) È fatto!... Chesto so' 'e diece lire. (Trezza d'oro si copre il capo col fazzoletto di seta che ha alla gola. Si asciuga una lagrima e cade sulla sedia. Aniello la guarda ad esce, facendo una scrollatina di spalle. Trezza d'oro fa per entrare [p. 251 càgna] nella camera, ma s'incontra con don Giuvanne) 'A piccerella?...

Giuvanne


Calmateve... Dorme ca pare n'angelo...

Trezza d'oro


aggio fatto 'e sorde p''o miedeco...

Giuvanne


Brava!.. E comme avito fatto?...

Trezza d'oro


Po' v''o dico!...

SCENA XII.


detti e Biasiello


Biasiello


(Rosso, affannato entra in portineria) Sta venenno! Mo vene!...

Trezza d'oro


Addò stà?...

Biasiello


So' venuto 'e tutta corsa pe t'avvisà... E 'a piccerella?

Giuvanne


Sta meglio!...
[p. 252 càgna]

Biasiello


Respiro!.. 'E' 'a vedè che bell'ommo, e che bella maniera ca tene. Appena ll'aggio ditto 'e che se trattava, ha pigliato 'o cappiello è m'ha ditto: Va tu, ca io mo vengo. (Va alla porta) Sta venenno!...

SCENA XIII.


detti e Paolo


Paolo


(Dà il cappello ed il bastone a Biasiello). Dov'è la bambina?

Trezza d'oro


(Lo fissa lungamente) Sta cca... (Indica la camera).

Biasiello


È rinvenuta...

Paolo


Che cosa soffre?...

Giuvanne


(Interrompendo) Vedite Duttò... Cca se tratta... (Biasiello lo tira per la giacca) Tu che vuò?

Biasiello


(Sottovoce) Nun te fa' canoscere...
[p. 253 càgna]

Trezza d'oro


Soffre 'e cunvulsione... Fa paura, se sbatte tutta... Pare che allora allora me mora!

Paolo


Non vi spaventate... Noi la guariremo.

Biasiello


Vulesse 'o cielo!...

Paolo


La bambina è di là?... (Indica la camera da letto).

Trezza d'oro


Si.. Ve faccio strada... (Entra nella camera, il medico la segue).

Biasiello


'E' visto, comm'è educato chillo signore?.. Appena è trasuto s'è levato 'o cappiello, mentre tu trase comme a nu ciuccio...

Giuvanne


Che vuò dicere?... Cu vuie ce stà 'a cunfidenza...

Biasiello


Ma chi t''a dà 'sta cunfidenza?...
[p. 254 càgna]

Giuvanne


(Vedendo il cappello a cencio) T''o si fatto a' scola?... (Fa il gesto di rubare).

Biasiello


Pe chi m''è pigliato?... Dillo n'ata vota!.. (Con serietà) Quanno piglio e mm'arrubbavo... N'aggio truvato uno ca me ieva buono, e me l'aggio miso...

Giuvanne


Aggio capito... Nun te l''è arrubbato, ma te l''e' pigliato... Si nun è zuppa è pane 'nfuso...

Biasiello


(Vedendo venire la madre e il medico) Zitto! Vengono 'a chesta parte.. Eppure chillo signore è tale e quale...

Giuvanne


(Curioso) A chi?...

Biasiello


Nun t''o voglio di'... Schiatta!!...
[p. 255 càgna]

SCENA XIV.


detti, Trezza d'oro e Paolo


Trezza d'oro


Me l'assicurate Duttò?...

Paolo


Buona donna, noi medici, possiamo combattere un male, ma, non possiamo mai assicurarne la guarigione. La natura può più d'ogni altra cosa.

Trezza d'oro


Cioè... Dio!...

Paolo


(Con un sorriso) Propio... Dio può far tutto...

Trezza d'oro


Allora ce sta 'o pericolo?..

Paolo


No; ma ci vorrà del tempo...

Giuvanne


Lassate fa' a Dio... Chillo sape chello ca fa!
[p. 256 càgna]

Biasiello


Ha parlato 'o filosofo!... (Paolo lo guarda e gli sorride) Che ne capite vuie?... E vò sempe parlà!...

Paolo


(A Trezza d'oro) Ha dello spirito questo ragazzo... È vostro figlio?...

Trezza d'oro


Si, m'è figlio.

Paolo


< (A Biasiello) E ti chiami?

Biasiello


Biasiello!

Paolo


Operaio?...

Biasiello


Mammà nun ha voluto farme 'mparà nu mestiere... Studio 'a pittura...

Paolo


Bravo! Sei un artista?... Vai all'Istituto di Belle Arti?...

Biasiello


Si. E chist'anno, aggio pure esposto nu quadro...
[p. 257 càgna]

Paolo


Ma bravo!... (A Trezza d'oro) Vi raccomando di fare spedire la ricetta..,

Trezza d'oro


Biasiè, lasciace nu poco. Aggia parlà c''o Duttore... Te chiamm'io.

Biasiello


(A don Giuvanne) Avanti!... Marscè!...

D. Giuvanne


Pur'io?..

Trezza d'oro


Pe nu mumento.

D. Giuvanne


È giusto! (Prende la chitarra e dice a Biasiello) Allora vengo cu tte?

Biasiello


Jammo a fernì 'o ritratto... (Prende dall'angolo il cavalletto e la cassetta dei colori, e la tela).

Giuvanne


Ma quanno sarrà fernuto, m''o daie?
[p. 258 càgna]

Biasiello


Se capisce!... Viene!... (Lo spinge nella camera da letto).

Trezza d'oro


(A Biasiello) Zitto, zitto!... T'arraccumanno..

Biasiello


Duttò, permettete!... Quando nun tenite che fa'... ve faccio pure a vuie 'o capo ritratto. Ve dispiace?...

Paolo


Sì, volentiere. (Biasiello e l'altro escono).

Trezza d'oro


(Lo fissa in volto) Guardateme!...

Paolo


Perchè vi debbo guardare?

Trezza d'oro


Guardateme! (Gli si avvicina)

Paolo


(Impallidisce, trema ed esclama) Trezza d'oro!!.. Trezza d'oro!!... Trezza d'oro!!.. (Cade tra le braccia di Trezza d'oro. Lungo silenzio).
[p. 259 càgna]

Trezza d'oro


(Poi con un gesto rapido lo allontana) No!... No!... Polo, figliemo sta llà...

Paolo


E che mmale ce sta?..

Trezza d'oro


Po venì... Biasiello nun sape niente. Sa ca 'o padre è muorto...

Paolo


Biasiello m'è figlio? Ma io so' libero...

Trezza d'oro


Mo vulennolo, nun 'o putarrìa cchiù...

Paolo


Pecchè?... Chi t''o proibisce?... Ah!... Cchella piccerella?...

Trezza d'oro


No, nun penzà a male... Chella piccerella l'avette cu maritemo...

Paolo


Maritata?...
[p. 260 càgna]

Trezza d'oro


Si; ma mo, so' vedova...

Paolo


(Con gioia) Allora si' libera?

Trezza d'oro


E tu, t''ha spusarrisse 'a vedova 'e nu galeoto?... Diventarrisse 'o pato 'e chella piccerella?...

Paolo


(Resta pensieroso) Ma Biasiello m'è figlio!...

Trezza d'oro


T'è figlio... Ma quanno l'avarrie ditto: «Saie.. i' te so' pate» l'avarraie ditto pure chello ch'è stata 'a mamma... No!. Paolo, no!. Tu nun 'o può vulè stu sacrificio... Tu nun mm''e' a dà stu scuorno, nnanze a figliemo...

Paolo


E tu, può rinunzià a non vedermi mai più?...

Trezza d'oro


L'ammore?... L'ammore è muorto. Nun esiste cchiù... Tu, mo' nun spusarrisse Trezza d'oro, no!... Ma, spusarrisse sulo 'a mamma 'e Biasiello.

Paolo


Non è vero, no!...
[p. 261 càgna]

Trezza d'oro


No, nun di' buscìa...

Paolo


Perdonami!... Perdonami!...

Trezza d'oro


Te perdunaie da chillo iuorno ca nascette Biasiello...

Paolo


(L'abbraccia e la bacia in fronte) Oh! se tutte le donne ti somigliassero... Si' 'n angelo!...

Trezza d'oro


'E' sufferto?

Paolo


Molto... (La guarda con gioia) Oh! quei giorni!.. Tutto passa!.. (Fa per togliere il fazzoletto dalla testa) Fammi vedere i tuoi capelli d'oro.. Ti ricordi... Quanno te mettette 'o nomme 'e Trezza d'oro...

Trezza d'oro


E me remanette. E mo tutte mme chiammeno accussì.

Paolo


(Insiste) Famme vedè le tue belle trecce d'oro...
[p. 262 càgna]

Trezza d'oro


(Con spavento) No!.. No!.. Lassa sta!.. Nun boglio!..

Paolo


Perchè?..

Trezza d'oro


(Con dolore fa cadere il fazzoletto) Guarda!

Paolo


Ch'è fatto? Pecchè?...

Trezza d'oro


'A piccerella mureva... e io nun teneva comme pavà 'o miedeco...

Paolo


Tu si 'n'angelo! 'N'angelo! (Si abbracciano. Trezza d'oro abbandona il suo capo il suo capo sulla spalla di Paolo. Dalla camera da letto giunge la Ninna Nanna, cantata dalla vecchia).

Ninna-Nanna


— Stu piccerillo è nato a ll'ora bona:
ora ca 'n cielo la messa se sona...

— Stu piccerillo è nato a ll'ora santa:
ora ca 'n cielo la messa se canta!

(Durante la cantilena, la tela scende lentamente).

FINE


(Durante la cantilenal, la tela scende lentamente).
Napoli, 20-25 agosto 1893.
[p. 263 càgna]

A
G. Antona-Traversi



'INT' 'O CANCIELLO


dramma in un atto


[p. 265 càgna]

PERSONE


---




Salvatore.

Totonno.

Carmela.

Peppeniello.

Aniello.

'On Gennaro.

Gaitanino.

'O piantone

Na guardia 'e P. S.

[p. 267 càgna]
LA SCENA


La camera di sicurezza, umida, oscura e malsana.
In fondo, sulla sinistra, una porta ferrata; sulla destra si stende fino alla parete, il «tavolaccio» sul quale dorme Peppeniello, un ragazzetto di otto anni. Egli nel sonno ha qualche lieve singulto. A tratti a tratti si lamenta anche. Salvatore, che veste ancora l'abito del galeotto, è seduto sulla sponda del tavolato, fuma e guarda con occhio di commiserazione il ragazzo dormiente.
Aniello, passeggia su e giù per la camera, con le braccia incorciate, e con la testa abbassata sul petto; fa le volte del leone e fischia insistentemente.
Da una finestra, in alto, custodita da una forte inferriata, entrano i primi barlumi dell'alba, un'alba uggiosa e triste senza fine.
[p. 269 càgna]

ATTO UNICO
____



SCENA I.


Salvatore, Aniello e Peppeniello.


Salvatore


'E' pigliato l'acqua a passà? 'A fenisce cu stu sisco?

Aniello


(Con ironia) Scusate: nun sapevo ca 'o sisco mio tuccava 'a nervatura a vostr'eccellenza!

Salvatore


(Scattando) Animale! Nun 'o vide ca 'o guaglione dorme?

Aniello


Ma che, v''e figlio?

Salvatore


Nun me seccà! (Aniello seguita a passeggiare ed a fischiare. Salvatore s'alza e con impeto l'afferra per la gola) Te rompo 'a faccia, pe quant'è certo Dio!
[p. 270 càgna]

Aniello


Chià, chiano!... Tenit''e mane 'e fierro... Che d'é, nun 'o sapiveve dicere 'e n'ata manera?

Salvatore


Accussì se chiacchiarea cu tte.

Aniello


Embè!... Che v'aggia dì'? Avite ragione!... Stammo cca dinto.. (La chiave gira nella toppa ed apppare 'o Piantone che sostiene 'on Gennaro ubbriaco fradicio).

SCENA II.


detti, Gennaro, Piantone


Piantone


Trase, e statte zitto! Cca, nun se chiacchiareia.

Gennaro


Felice notte! (Saluta attorno con la mano) 'A primma veppeta 'a dammo a chi ce ha cacciate!... Vevite, vevite sempe vuie!...

Salvatore


'I comme sta accuoncio!...
[p. 271 càgna]

Piantone


(Batte con la mano sulla spalla di 'on Gennaro) Amico, tu c siente, ca t'aie 'a sta zitto?...

Salvatore


Ma nun 'o vedite ca parlate cu nu peretto? (Aiuta 'o Piantone a fare sedere 'on Gennaro) Viene cca, assettete... Eh, accussì!.

Piantone


E mo accuccia, si no te metto 'o taccariello mmocca e bonanotte!

Gennaro


(S'alza e mette un dito nell'occhio d' 'o Piantone) A me?... Io so' nu galantommo! Che vene a dicere stu taccariello mmocca?.... Avite capito ca io so' nu galantommo? (A Salvatore) A buoncunto che vò di' stu taccariello?

Salvatore


Ha ditto, ca te vò mettere 'a mussarola, si nun te staie zitto.

Gennaro


Ma che, so' fatto cane?
[p. 272 càgna]

Salvatore


Iammo, statte zitto! Nun vide ca 'st'anema 'e Dio sta durmenno?

Gennaro


(A Salvatore) Scusate... Diciteme: chesta è lucanna? E 'o lietto mio addò sta? (Cerca il letto) 'O taccariello! Ma che vò di' stu taccariello?... 'O taccariello mmocca a un galantommo? Voglio vedè!...

Piantone


Guè! Comme-te-chià?... Tu 'e' capito ca t'aie 'a sta zitto?

Gennaro


N'ata preghiera: 'A tenite na tazza 'e cafè? (Fa atto di recere).

Salvatore


Vide addò 'o ghiette!

Gennaro


Ma che, sto mbriaco? E chill'ato ca me vuleva mettere 'o taccariello mmocca! Io nu sto mbriaco, ma che saccio... me pare comme si avutasseme tuorno tuorno tutte quante. Songo io o nun songo io?... Masto, vevite [p. 273 càgna]pure vuie; doppo veve chi ce ha cacciate, e bevo pure io!... E bevo semp'io! (Cade sul tavolato).

Piantone


Ma chisto overo è na peròccola!

Gennaro


Peròccola siete lei, brigatiè! Basta, nun fa niente; vevite pure ('o Piantone esce).

Gennaro


Embè, che d'è, ve ne iate? Chesta è n'offesa! (A Salvatore) Pe favore, tenisseve nu sicario? (Salvatore gli offre la pipa) «No, questa me disturba; e poi v'ho pregato ca io so' nu galantommo. Voi per chi mi avete preso? Voi mi conoscete? »

Salvatore


'On Giesuè! durmite, si avite 'a durmì.

Gennaro


Ma io ve voglio dicere chi songo io... Sulo Linardo avrei potuto fare quello che ò fatto io mmano a Francisco! Eh, staie lustro! Ogne vota ca me vedeva 'o Re erano pezze!

Salvatore


Ma quale?... Chelle ca tiene 'o cazone?


[p. 274 càgna]
Gennaro


(Si alza per mostrare che pezze non ne ha) Io so' nu galantommo! Pezze nun ne tengo!... (Nel mostrare il calzone, cade)

Salvatore


E staie buono lloco! (Si apre la porta. 'O Piantone fa entrare Totonno e spinge nella camera Gaitanino, che, non vedendo 'on Gennaro steso a terra, gli cade sopra).

SCENA III.


Gaitanino


'St'animale è muorto ('O Piantone) E vuie, nun sapite tenè nu poco cchiù 'e maniera? ('O Piantone gli ride sul muso).

Salvatore


(A Totonno) Scusate: dateme na mano... È mbriaco.

Aniello


Ma che d'è, uno nun se po nemmeno mbriacà, pe se scurdà 'e guaie suie? (Totonno dà una mano a Salvatore per alzare da terra 'on Gennaro, che borbottando si gitta [p. 275 càgna]pesantemente sul tavolato. Gaetanino siede a terra, sulla sinistra).

Piantone


Buon divertimento! (Fa per uscire)

Salvatore


Stanotte è trasuta 'e quaglie!

Totonno


'E povere figlie 'e mamma, cca, nun mancano maie.

Piantone


E pecchè nun dicite 'e ribusciate?

Gaitanino


E vuie chi site, ca fate 'o zetiello?... Sott'a 'sta scorza, ca tenite ncuolla, ce stanno certi pelle p''o lietto!

Piantone


Fate silenzio! Canaglia! ('O Piantone esce e gira la chiave nella toppa).

Totonno


(A Salvatore) Vuie ascite?
[p. 276 càgna]

Salvatore


Doppo diece anne!...

Totonno


Vuie ascite e io traso.

Salvatore


'A Niseta?

Gennaro


A Niseta ce sta l'aria bbona.

Salvatore


Durmite, si avite 'a durmì!

Gennaro


All'ubberienzia! (Si addormenta)

Salvatore


Me chiammo Salvatore Merenda. Mammema venne 'a robba vecchia ncopp''e Fuosse.

Totonno


'A canosco.

Totonno


'A canosco.

Salvatore


Che n'è 'e mammema?... Parlate...
[p. 277 càgna]

Totonno


Che ve pozzo dicere?... È da paricchio ca nun 'a veco.

Salvatore


'A stessa risposta! Tutt'accussì! Ma diciteme, facitelo pe Dio!... Sapite quacche cosa? Fosse... morta?!

Totonno


Che ghiate penzanno!

Salvatore


Tengo nu core niro niro... Me sento nu brutto presentimento!

Totonno


E io?... Dimane hanno appuntata 'a causa mia, e chi 'o ssape si...

Salvatore


Ma c'avite fatto?

Totonno


(Sottovoce) Aggio arrubbato! (Si nasconde il volto nelle mani).

Salvatore


Vuie?! (Si allontana con disgusto).
[p. 278 càgna]

Totonno


Ma nun pe me, no; ce so' stato furzato. Guardate, guardate sti mane, so' chiene 'e calle... Aggio faticato sempe tutta 'a vita mia. So' mane 'e mariuolo cheste?... Dicitelo! So' nu sventurato! Chesto songo io e nient'ato (Piange)

Gaitanino


'I comm'è longa 'sta nuttata!

Peppeniello


Oi mà!...

Salvatore


Povero guaglione!

Totonno


(Che si è seduto sul tavolato, si volta e guarda il ragazzo) Se more 'e friddo! (Si toglie la giubba e copre Peppeniello) Accussì sta cchiù meglio!

Peppeniello


(Si lamenta nel sonno) Papà! Papà! Nun mme accedite!

Salvatore


Parla nzuonno!.. (Guarda il ragazzo) Se sta scetanno.
[p. 279 càgna]

Peppeniello


Madonna mia! Addò sto?

Salvatore


Nun avè appaura!

Peppeniello


E addò sta mamma? Addò l'hanno purtato? Teneva na ferita 'n capo... 'o sanghe le scenneva pe ncuollo.

Salvatore


Comme te chiamme?

Peppeniello


Peppeniello.

Salvatore


E che l'hanno fatto a mamma toia?

Peppeniello


Papà l'ha vattuta!

Salvatore


E a tte, pecchè t'hanno arrestato?

Peppeniello


Nun 'o saccio!... M'hanno pigliato e m'hanno purtato cca.


[p. 280 càgna]
Salvatore


Addò staie 'e casa?

Peppeniello


Sott''e Caserte.

Totonno


Povere figlie 'e mamma!

Salvatore


(Cavando dalla saccoccia del pane nero) Vuò nu poco 'e pane? È ancora chello 'e Niseta.

Peppeniello


(Porta il pane alla bocca, ma lo lascia cadere sul tavolato) Nun ne voglio, no... Voglio a mammà mia.

Salvatore


E nun chiagnere. Dimane matina te porto io a' casa toia. Pulèzzete l'uocchie.

Peppeniello


E me fanno ascì 'a cca dinto? Io nun tengo a nisciuno cchiù. Papà l'hanno purtato a San Francisco e a mammà 'o spitale d''a Pace.

Salvatore


E va buò, ce penzo io! Nun chiagnere cchiù. [p. 281 càgna]

Peppeniello


Vuie site nu buon'ommo... Papà mio, nun è comme a buie. (Mostra la giubba) 'E chi è 'sta giacchetta? È 'a vosta? Pecchè m''avite misa ncuollo? (con un sorriso desolato) Nce aggio fatto 'o callo... Quante e quante notte aggio durmuto mmiez''a via, c''o friddo, c''o chiovere... Mammema chiagneva, e pateme me chiammava: «Figlio 'e... » e diceva 'a mala parola!

Totonno


Che barbarie!

Salvatore


E a mammeta, 'a vuò bene?

Peppeniello


Assaie! Chiagneva sempe, quanno papà me vatteva. E certi vote, quanno stevamo sule, diceva: « Perdonelo a papà tuio! Chillo, quanno sta bevuto, nun ragiona! » (A poco a poco si addormenta).

Salvatore


S'è addurmuto n'ata vota! Viato a isso!

Totonno


'On Salvatò, aiutatelo, si putite, ca facite opera 'e carità.


[p. 282 càgna]
Aniello


Uffà!... Mo abboffo!

Gaitanino


Che vutamiento 'e stommaco!

Salvatore


Vuie, site gente senza cuscienzia!

Totonno


Ma vuie ne tenite figlie a 'e ccase voste? No? E allora stateve zitto!

Aniello


'E figlie?.. Io? Maie, furtunatamente. Io campo d'aria e miseria. 'A state, dormo ncopp''e marciappiede; 'e vierno, 'int'a nu furno. Chi è cchiù felice 'e me?... Manco 'o Re!

Salvatore


E 'sta vita te piace?

Aniello


A me? Si. Io strascino 'sta vita p''e strate 'e Napole, comme na mala femmena strascina 'a vunnella pe dint''a lota! (Un silenzio) Chella ca vuie disprezzate, a me piace... Campo? Nun me 'mporta comme...
[p. 283 càgna]
Arrobbo? Embè! È nu peccato, forse? No, pecchè io arrobbo a chi ne tene cchiù 'e me.

Salvatore


Ma, si' sempe nu mariuolo?

Aniello


Sì, è overo, m''o diceno tutte quante; e cchiù spisso m''o dice chi arrobba cchiù 'e me!

Totonno


Va buò! Nun ne parlammo cchiù.

Aniello


E pecchè? Io chello ca dico è 'a verità. Mo, m'aggio fatto piglià d''e guardie pecchè me murevo 'e famme. È l'unica carità c'avimmo d''o Guverno. Arrubbammo? Iammo 'a dinto, e magnammo. Comme vedite, pe gudè 'sta carità s'ha dda arrubbà a forza. E io arrobbo.

Salvatore


Va, ca si' n'ommo perzo!

Aniello


Eppure, tu nun si' meglio 'e me! Tu viene 'a ll'isola. (Salvatore lo guarda con disprezzo) Tu me guarde? Che mme vuò venì a dicere? Ca forse 'e' acciso p''annore?... Pe na femmena, forse?
[p. 284 càgna]

Salvatore


E che ne saie tu d''a vita mia?

Gaitanino


'A vita toia è comm''a vita 'e tutte quante late. Se fa nu passo, se sciulia e bonanotte.

Salvatore


Io nun so' comm'a vuie...

Gaitanino


Nun capisco chello che vuò di'. 'O cert'è ca viene 'a ll'isola. Dunque, quaccosa 'e' fatto, pe te fa' cundannà.

Salvatore


E hanno fatto bbuono! Io nun me lagno.

Gaitanino


'A verità, io nun te capisco.

Salvatore


Tu, nun me vuò capì!

Aniello


(Canzonatorio) Chi 'o diciarrìa ca è nu carcere? Pare na scola, chesta. (Canticchia:)

« Fronn'e vurraccia, »
« si nun te piglie a me te taglia 'a faccia! »

[p. 285 càgna]
Salvatore


Tu nun si' nu gnurante. Tu si' nu scellarato!... Ma comm'è pussibile 'e nun vulè bene a nisciuno?

Aniello


Ma, a chi aggia vulè bene, pe sapè?

Gaitanino


Io voglio bene sol''a morte ca nun me chiamme.

Salvatore


E 'a morte s'è scurdata 'e te. E tu camparraie pe scuntà tutt''e peccate ch'è fatto.

Gaitanino


(A Salvatore) Famme fumà!

Salvatore


(Con asprezza) No!

Totonno


(A Salvatore) Dimane vuie ascite, e io passo 'o carcere.

Aniello


Ah! tu pure si' d''e nuoste?

Gaitanino


Addio, cumpagnò!
[p. 286 càgna]

Totonno


Sì, ma tra me e vuie ce passa 'o mare! Io aggio cercato 'a fatica comme se cerca 'o pane, vuie 'a cantina e 'a mala vita. A poco 'a vota, me vennette fino all'urdemo spruoccolo d''a casa, e na notte, m''o ricordo comme si fosse mo, cercaie 'a lemmosena, si 'a lemmosena; ma nun purtaie niente a' casa. Muglierema, 'e figlie mieie, chelle povere criature, m'aspettavano, allancate, affamate! I' traso, e me guardano. 'O cchiù peccerillo, Vicenzino, cu na faccia ianca comm''a cera, chiagnenno, m'afferra p''a mano e: — « Papà, me moro 'e famma! » Ah! chella voce fuie nu turmiento, na curtellata 'o core! (Un silenzio) Fuiete d''a casa comm'a nu pazzo. 'O primmo ca 'ncuntraie mmiez''a via, lle dicette: «Tengo quatt'aneme 'e Dio ca se moreno 'e famme! Dateme quacche cosa! » Ma chillo me rispunnette: « Si giovene, va fatica ». A chelle parole nun ce vedette cchiù. L'afferraie pe pietto; e lle sceppaie 'a catena. Pe chella sera 'e figlie mieie nun se muretteno 'e famme!... (Cade sul tavolato e si nasconde la faccia tra le mani).

Salvatore


Pover'ommo!

Aniello


M''a gente 'ha capito pecchè te si' sacrificato?
[p. 287 càgna]

Gaitanino


A me pare ca no, pecchè t'hanno arrestato.

Aniello


Che maraviglia! Nuie simme nate pe nce arrubbà l'uno cu ll'ato!

Salvatore


Comme 'e vote n'ommo se 'nganna! Cca dateme 'a mano!

Totonno


Io ve ringrazio, 'on Salvatò. Sti parole so' parole sante!

Aniello


E giudece però nun 'a penzano accussì!

Salvatore


'A gente 'e core po giudicá, no chille c'arapeno 'o libro da legge e sputano sentenze!

Salvatore


(A Totonno) Curaggio. Vuie che pena putarrate avè? Ve ponno cundannà a tre, a quatto mise, a n'anno, si pure! Io aggio sufferto diece anne. So' stato diece anne [p. 288 càgna]'n galera. Pecchè me cundannaieno? me cundannaieno pecchè io m'avevo fatto giustizia! «Avite 'a sapè ca 'e genitore mieie, pe ve fa' capace a vuie, erano gente 'e basso ceto, ma ricche, e penzaieno 'e me mannà a' scola fino a strappantiello. Me vulevano fa' sturià pe farme addeventà nu piezzo gruosso; ma nn poco 'e cumpagne, nu poco 'a capa, ca nun steva a segno, svugliato, distratto, tutto nzieme cagnaie vita e bonanotte! Ah! Si m'avessero 'mparata n'arte, quanto sarria stato meglio!... Si, pecchè chello poco 'e leggere e scrivere m'ha fatto cchiù male ca bene... Io aggio acciso a muglierema, ma no comm''a femmena ca 'nganna 'o marito, ma comm''a femmena ca tradisce 'o bene, 'a passione, 'ammore! (Ai due ladri) Vuie ridite?... Già, vuie nun capite niente; pecchè nun avite mai vuluto bene a nisciune! Io aggio vuluto bene a chella femmena comm'a nu pazzo, e 'a voglio bene ancora, doppo diece anne ca l'aggio accisa. E me ricordo 'e rose 'e chella vocca... me ricordo 'e capille nire comm''a pece... ne tengo ancora nu cierro astipato, annascuosto dint'a 'st'abbetiello. Si sapisseve quanto aggio sufferto! Me credite? Io ne parlo e sudo friddo tutto quanto! (Totonno gli tocca la mano). Nun avite paura: è niente. Dunque, dicevamo? Se chiammava 'Ntunetta. Era na bella figliola, sempe allera, sempe... Pareva na rosa. E io l'aggio accisa! 'Ntunetta era na femmena perduta, e io, c''a vuleva bene, nun abbaraie nè a pregiudizie, nè a niente, [p. 289 càgna]e m''a spusaie, cu tutto ca 'e genitore mieie nun vulevano. E patemo, salute a vuie, ne murette p''o dispiacere. Pecchè m''a spusaie? Nun 'o saccio io stesso. Forse pecchè, spusannela, me pareva ca nun avesse avuto 'o core 'e me ngannà; e mme ngannaie! IO l'accidette, cu na botta 'e curtiello! Una! Una sola! 'A colpa nun fuie d''a mia... Io nun arragionavo cchiù... Io vedette tutto russo. Mme se cummigliaieno 'e sanghe! E nu zampillo 'e chello sanghe me schizzaie 'n faccia, Dio! che mpressione! So' diece anne e 'o sento ancora cca! (Si tocca la guancia destra) Io l'avevo già perdunato, crediteme, e quanno 'a vedette stesa longa 'n terra, cercaie 'e l'aiutà, chiagnette; ma 'Ntunetta era morta! Allora fuiette. Ma pecchè? Io m'aveva accidere vicino a essa. Nun l'avevo accisa forse p''ammore? Po' m'arrestaieno, nun me ricordo doppo quanta iuorne. E dint''o carcere, me menaie ncopp''o tavulaccio e m'addurmette. Pare ancora nu suonno! Po', comme v'aggio ditto, me cundannaieno a diece anne. Nun me ne so' lagnato, nè me lagno; m''o mmeretaie pe tanta ragione. 'E femmene comm'a chella nun se sposano. Pecchè, essa, tradenneme, facette 'o mestiere suio. (A questo punto bacia l'abitino e si asciuga una lagrima. Totonno gli si avvicina e lo conforta).
[p. 290 càgna]

Aniello


E chesto è chello ca s'ave doppo avè voluto bene a na femmena! Traruto, 'ngannato e pazzo! Ma, chisto, è nu pazzo che ragiona!

Gaitanino


(Ad Aniello) T'è maie capitato 'e vedè na femmena pazza p''ammore?

Aniello


No. 'A femmena fa uscì pazzo! (Peppeniello si lamenta nel sonno).

Totonno


Stu povero disgraziato se sta lamentanno

Peppeniello


Madonna! Chi site vuie? (Fa per alzarsi).

Totonno


Nun te spaventà!

Peppeniello


Che brutto suonno!

Totonno


Che t''e' sunnato?
[p. 291 càgna]

Peppeniello


Mamma mia! Io nun ce voglio sta cchiù cca dinto! Io me mette paura!

Salvatore


E pecchè te miette paura? Duorme, duorme me. 'A cca a n' ato ppoco ascimmo. Duorme. (Peppeniello si assopisce).

Carmela (d. d.)


Pe chillo santo ca tenite 'n Paraviso, facitemillo vedè. Tengo 'e guagliune a' casa ca m'aspettano. Pe pietà, p"e muorte vuoste, facitemmillo vedè! Totonno!... Totonno!...

Piantone (d. d.)


Andate, andate via! (Si sente il pianto di Carmela).

Totonno


Carmela! Carmela! (A Salvatore) È mu- glierema! Chill'assassine m' 'a fanno murì. È malata 'e core! (Scuote la porta) Apriteme! Apriteme!

Carmela (d. d.)


Totò, songo io!... [p. 292 càgna]

Piantone (d. d.)


Andate via! Andate via!

Totonno


(Con sdegno) Assassino! Ommo senza core! (Piange a singulti).

Salvatore


Chella c'avite fatto vuie è cosa 'e niente. 'A gente 'e core ce stanno ancora. Crediteme: ll'uommene non so' accussì malamente comme se dice!

Aniello


LI' uommene? Ma nun già 'e giudece!

Gaitanino


Ave ragione: chi cundanna nun è n'ommo. Pecche nisciun' ommo tene 'o deritto 'e cundannà a n'ato! Chi ce 'o dà stu deritto, pe sapè?

Salvatore


Siente, siè, che filusufia!

Gaitanino


Che d' è , nun te cummiene? 'A vocca pecchesta è fatta : pe parlà. [p. 293 càgna]

Aniello


Se capisce: pe parlà e pe...

Salvatore


E pe ghiastemmà!

Aniello


È giusto... Ha parlato 'o galantommo, ca vene 'a ll'isola.

Salvatore


(Con scatto) Tu sì' na carogna! Tu si nu mariuolo, e pe chesto tutt' 'a gente te fuie oomme nu cane rugnuso!

Aniello


'O saccio, e me fa piacere!

Salvatore


Dimme: tiene ancor' 'a mamma toia, tu?

Aniello


(Si turba e guarda Salvatore con ira) Mammema ? E pecchè? Che vuò dicere?

Salvatore


Rispunne: 'a vuò bene? [p. 294 càgna]

Aniello


Nu l'aggia dicere a tte!

Salvatore


Eppure, te se legge 'n faccia 'o rimorso. Parla: 'a vuò bene a mamma toia ?

Aniello


Feniscela! T' aggio ditto: feniscela !

Salvatore


Ah! Nun vuó ca se ne parla? Chi sa quanta vote l'avarraie vattuta, scellerato!

Aniello


Statte zitto! Statte zitto! (Si rintana con spavento in un angolo dal camerone).

Salvatore


Essa accussì te chiamma: scellerato!

Aniello


Statte zitto! Statte zitto!

Salvatore


No. Quanno iesce a libertà, mènet' 'e piede 'e mammeta e cerchele perduono. [p. 295 càgna]

Aniello


Zitto! zitto! ca tu m'accide!

Gaitanino


Embè, io credo che tu, primm' 'e fa' 'o galiota, facive 'o prerecatore.

Salvatore


Io faceva l'ommo onesto! Tu no, pecchè tu 'e' arrubbato sempe.

Gaitanino


(Minaccioso) Abbara comme parle, pecchè...

Salvatore


Carogna! (La porta si apre ed entra 'o piantone con una guardia di P.S, in borghese).

SCENA IV.
detti, Piantone e Guardia in borghese


Piantone


(A Gaitanino) Che d'è, me faie 'o cammurrista?

Gaitanino


Embè, quanno stu mio signò m' offenne! [p. 296 càgna]
Guardia


(Cava le manette) Iammo! Damme sti mane.

Gaitanino


(Sentendo dolore) Ah! Nu strignite.

Guardia


Andiamo! (Vede Aniello) Ah! tu cca staie? E bravo! n''e' fatto n'ata?

Piantone


'O ssà? è venuta mammeta e ha dimmannato 'e te.

Aniello


Quanno?

Piantone


Mo, poco primma.

Guardia


(A Gaitanino) Iammo, galantò! (Esce con Gaitanino).

Aniello


Si torna, dicitele ca venesse dimane a' Pretura. Aggiate pacienza.

Piantone


Sta cca fore. [p. 297 càgna]
Aniello


Cu stu friddo? Ah, puvurella!

Piantone


Bona notte! (Esce).

Totonno


(A Salvatore) E vuie, restate ancora cca?

Salvatore


Forse a n'ato poco me purtarranno nnanze add''o rilligato.

Totonno


(Sospira) E accussì, ve ne iate? Viato a vuie! (Gli prende la mano) Si ve cerco nu favore, m''o facite?

Salvatore


Parlate.

Totonno


Quanno avite abbracciata 'a mamma vosta, pe favore, arricurdateve 'e passà p''a casa mia, e mme vasate a chelle povere criature. 'On Salvatò, vasatele, comme si fossero figlie vuoste!

Salvatore


V''o prumetto e 'o faccio cu tutt''o core!
[p. 298 càgna]

Totonno


Io ve ringrazio... Ma si chelle povere criature v'addimmànano 'e me, p''ammore 'e Dio! Nun le dicite niente... Ammentate na scusa, dicite ca so' ghiuto 'a parte 'e fore pe faticà... e ca torno subeto.

SCENA V.


detti e Piantone


Piantone


(A Salvatore) Salvatore Murenda! Siete voi Salvatore Murenda? Il delegato vi aspetta.

Salvatore


Eccome. (Indica Peppeniello) E stu povero guaglione?

Piantone


(A Peppeniello, scuotendolo) Scètete! Susete!

Salvatore


Si po essere, si premmettete, 'o porto io d''a mamma.

Piantone


'A canuscite?
[p. 299 càgna]

Salvatore


M'è cummara.

Piantone


Parlatene 'o Cummissario. Nun ha fatto niente. E state arrestato pe ozioso vagabondo.

Salvatore


(Al ragazzo) Vuò venì cu mme?

Peppeniello


E me purtate d''a mammà?
Si, te porto addò vuò tu. Iammuncenno!

Totonno


'On Salvatò, nun ve scurdate chella preghiera. Io sto 'e casa a Sant'Austino a' Zecca, vicino 'o turniero, addimannate 'e Carmela.

Salvatore


Addio!

Totonno


Vasateme 'e criature: e nun ve scurdate 'e me...
[p. 300 càgna]

Salvatore


Addio!

Piantone


(A 'on Gennaro che russa) Susete, mbriachè!

Gennaro


Nannì, alleramente! 'Sta mmatina nun se fatica: è festa!

Piantone


Susete, su'!

Gennaro


Addò sto?

Piantone


È alleggerita 'a pella?

Gennaro


Embè, ce so' capitato n'ata vota! Avevo giurato 'e nun vevere cchiù.

Piantone


Iammo, nun me fa' perdere tiempo.

Gennaro


E iammo primm''e mo (Si precipita ad uscire dalla camera).
[p. 301 càgna]

SCENA VI.


detti e Guardia di P. S.


Guardia


Si' tu Antonio Pallante?

Totonno


Sissignore: io propio.

Guardia


Seguitemi. (Fa per mettergli le manotte).

Totonno


Comme, pure a me?

Totonno


Pe forza. Non posso trasgredire gli ordini. Il regolamento parla chiaro.

Totonno


A piacere vuosto!

Guardia


(Con sorriso sardonico) Ve fanno male?

Totonno


Iammo, si avimma i'! (Totonno si avvia; la guardia lo segue. 'O Piantone chiude pesantemente la porta, che chiude a chiave).
[p. 302 càgna]

SCENA VII.


Aniello solo


(Dopo un lungo silenzio, guarda attorno; s'alza e va all'inferriata per vedere se vede sua madre. Ritorna a sedere sul tavolato) Nisciuno!...

Canto a figliola (d. d)


Anielle, anielle!
A uno a uno tirete 'e capille!
Ietta lacreme 'e sanghe 'int''e cancelle!

Arena, arena!
Cerca perduono a mammeta luntana, e strafochete po' cu 'sta catena!...

(A questo punto, Aniello è preso dal pianto. Forti singhiozzi gli squarciano il petto. Grida con disperazione): Mammà! Mamma mia!... Perdoneme 'o schiaffe ca te dette!.....
(Cade in ginocchio piangendo dirottamente).

Canto a figliola (d. d.)


(Ricomincia più malinconico e va a perdersi in lontananza, a poco a poco)

Arena, arena!
Cerca perduono a mammeta luntana ...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


FINE.


Napoli, 18 agosto 1894.
[p. 303 càgna]

A
Salvatore Di Giacomo



NOTTE


fuga in un atto

[p. 305 càgna]
PERSONE
---



Aniello
'onn Amalia
Cuncetta
Peppeniello
Rusella
Taniello
Carmeniello
Nunziatina
Furturella
Assunta
Gnesella
Vito
Tore
Biase
Mimì
Due Guardie di P. S.
Popolani
(comparse)

[p. 307 càgna]
LA SCENA


A Cariati, al crocevia, su i quartieri di Toledo, fra i tortuosi vicoli della vecchia Napoli, in una paurosa notte di pioggia, s'erge, di fronte al vicolo cieco « Caricatolo » un sontuoso calvario, innanzi al quale i fedeli del rione, liberati dal colera del 1884, accendono ogni sera una lampada votiva davanti il quadro dell'Addolorata che sta ai piedi del Gesú. La fiammella agonizza, rossiccia. Dietro la croce, discende a precipizio, la via « Croce Cariati ». A quando a quando, fuggevolmente si vede balenare, in fondo, alla via, il Vesuvio in eruzione, e tutto il caseggiato che discende fino alla città sottostante.

Alla destra del calvario, vedesi un basso, al quale si ascende per una scaletta di pietra, parapettata di tufo gialliccio, lumacata; sul parapetto fiorisce, in un vaso di creta, una pianta di garofani in fiore.

Tutto è avvolto nella fitta oscurità della notte. Piove e lampeggia.

Sulla sinistra, dietro la porta socchiusa del basso di donna Amalia, brilla un fioco riverbero di luce di candela che si riflette sul lastrico bagnato e sulla paglia sparsa dinanzi alla casa. Non ostante l'ora tarda, e la notte piovosa, qualche finestra è ancora socchiusa, qualche volto femmineo si protende, guardando verso la casa della morte. [p. 309 càgna]

ATTO UNICO
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La via è deserta. Passano rari popolani che si segnano davanti al calvario e si soffermano per poco dinnanzi al basso di donna Amalia, dove si veglia l'agonia di un giovane che muore per amore.

SCENA I.



Aniello e Amalia (d. d. il basso)


Aniello


Io mo moro!... Mo moro!...

Amalia


No, core 'e mamma, no; nun o di'!.. (Passa una popolana).

Aniello


Ma', chiammateme nu prevete (Tossisce) Io mo moro!... Me voglio fa' l'ora 'e Dio.

Amalia


Figlio mio!... Mo t''o manno a chiammà.. E comme, madó!... Nun te vuò smovere no?
[p. 310 càgna](Si ode un pianto dirotto. Due donne si segnano e si soffermano davanti il basso, in ascolto).

Aniello


Ma', nun chiagnere... Io moro, perdono a tutte quante. (Un forte colpo di tosse).

SCENA II.


Due guardia di P. S., Peppeniello e Amalia


(Due guardie di P.S., con l'impermeabile, attraversano la via, dalla sinistra alla destra, con passo cadenzato, uguale. Poco dopo, dal basso di Aniello esce di corsa Peppeniello. 'on'Amalia immediatamente appare sulla soglia del basso e lo chiama).

Amalia


Aspè, Peppeniè!... Piglieto 'o mbrello, ca sta chiuvenno.

Peppeniello


Che ghiate penzanno! Io vaco e vengo!... (Fa per correre).

Amalia


E siente!... Doppo ca è chiammato 'o santissemo a' parrocchia, accattè doie connelotte 'a don Andrea. (Si asciuga una lagrima). Te': 'e quatto sorde. [p. 311 càgna]

Peppeniello


E non sarriano bone 'e doie cannele d''a Cannelora, ca stanno appese 'o lietto?...

Amalia


Va! e viene ambresso.

Peppeniello


Duie minute e sto cca!...

SCENA III.


Amalia e Cuncetta.


Cuncetta


(Esce dal basso e si avvicina a 'onn'Amalia, che piange appoggiata con le braccia allo stipite della porta). 'Onn'Ama', Aniello ve vò.

Amalia


'O vedite cca!.... (Si asciuga gli occhi). È Dio, siè Cuncetta mia, ca accussì vò!... N'aggio fatto priarie, n'aggio mannate messe all'aneme pezzentelle.... Niente! Niente!.....

Cuncetta


Vuluntà 'e Dio!... Segno ca accussì era destinato, 'Onn'Amà!.....
[p. 312 càgna]

Amalia


Parlate bello, parlate!... Mm'è figlio!..

Cuncetta


E chi ve dà tuorto. Aniello, pe essere troppo nu buone giovene, s'è arredutto accussì. Avite visto che smanie ca tene 'sta sera?

Amalia


Siè Cuncè, io so' mamma, e nun mme 'nganno. Chi sa si figliemo 'a tira anfino a dimane!... Me l'hanno acciso, me l'hanno!..

Cuncetta


Veditene 'a fine, 'onn'Amalia mia. L'hanno 'a chiagnere a lagrime 'e sanghe chello c'hanno fatto a chillo guaglione!

Amalia


(Singhiozza) Ah! Nun me ne scurdarraggio maie e po' maie 'e chillo figlio!... Che core, siè Cuncè, che core!... Ha perdunato a tutte chille che l'hanno fatto male. L'avite sentuto?

Cuncetta


E vuie pure, avite 'a perdunà.

Amalia


(Con scatto) Io no!... Maie, maie!... Me n'aggia vevere 'o sanghe 'e chella scellerata, me n'aggia vevere!...
[p. 313 càgna]

Cuncetta


'Onn'Amà, dich'io, pecchè va pigliate tanto cu chella povera scunzulata?

Amalia


'A difennite?...

Cuncetta


No, ca nun 'a difenno; ma l'avisseve 'a vedè comme è arredotta... Chiagne matina e sera, e propio ogge m'ha ditto ca vuleva venì ccca pe se menà 'e piede d'Aniello.

Amalia


Ma, io, ce l'aggio scunzigliato.

Amalia


Avite fatto buono!... Nun saccio comme le sarria venuta.

Aniello (d. d)


Aiutateme!... Mo moro!... Oi' ma'!... (Le due donne si precipitano nel basso).
[p. 314 càgna]

SCENA IV.


Peppeniello e Cuncetta


Peppeniello


(Arriva di tutta corsa e grida) Siè Cuncè! (Concetta esce dal basso) Sta venenno 'o Santissimo!... Vene 'o sottaparroco.

Cuncetta


Peppeniè, fallo trasì p''o palazzo. (Fa per rientrare nel basso).

Peppeniello


'E vulite 'e cannelotte?...

Cuncetta


Appiccele tu stesso nnanze a Gesù Cristo. (Indica il Calvario)

Peppeniello


Tenite nu fiammifero?...

Cuncetta


Aspè!.. (Entra nel basso, mentre Peppeniello aggiusta i ceri innanzi al Calvario. Quindi riesce e dice al ragazzo) Peppeniè te'.
[p. 315 càgna]

Peppeniello


Va bene accussì?... È schiuòppeto.

Concetta


(Con le mani giunte in atto di preghiera). Ah! Gesù Cri, fance 'a grazia!... (Rientra nel basso. Il viatico, non visto, è entrato in casa di Aniello. Si ode il tintinnio del campanello; una luce viva di candele e di frasche accese risplende nella via. Assunta appare sulla loggetta alla destra del calvario con un lume acceso, che depone sul parapetto; poi si inginocchia e prega. Nunziatina, Furturella e Gnesella escono dalla destra, si fermano e s'inginocchiano dinanzi al basso di Aniello... Così pure Vito, Tore, Biagio e Mimì, i quali con devozione si curvano e si tolgono il berretto. La pioggia è cessata. Si sente il pianto di 'Onn'Amalio e il campanello del Viático che si allontana nella notte oscura. Il basso di Aniello resta nella oscurità. Le donne si alzano, gli uomini si rimettono il berretto. Assunta toglie il lume e rientra).

SCENA V.


detti, Taniello e Carmeniello.


Taniello


(All'amico) S'ha fatto pure 'e sacramente, 'e' visto?... Povero Aniello!

Carminiello


Era nu bravo amico.
[p. 316 càgna]

Taniello


Ch'aggia di'?... É stata corpa mia? Che ne putevo sapè!...

Carmeniello


Corpa toia?... E pecchè?... Segno ch'aveva succedere accussì.

Taniello


Chi 'o ssape? Forse sarrìa stato meglio si nun ll'avesse ditto 'a verità.

Furtunata


(Alle donne che la circondono) Cca nun se ne capisce niente, pecchè chi 'a conta cotta e chi 'a conta cruda.

Gnesella


'O certo è ca Aniello, a comme se dice, ha pigliato 'sta scippa centrella pe mezzo d''a 'nnammurata...

Taniello


(A Carmeniello) Che stanno dicenno?...

Carmeniello


Parlano d'Aniello.. So' femmene, se sape..
[p. 317 càgna]

Taniello


E che diceno?

Carmeniello


Ch'hanno 'a dicere?.., Nun se sape? 'E ssolite chiacchiere.

Taniello


Tutte contro 'e me, 'o saccio. Aggio tuorto; si nun avesse parlato sarria stato meglio.

Carmeniello


Chesto po' no; anzi sarria stato peggio, siente a me... Aniello t'era amico...

Taniello


Ma io 'o voglio vedè pe l'urdema vota... lle voglio parlà pe chiarì tutte cose pe rimorso 'e coscienza.

Carmeniello


Si' pazzo?... Chillo sta 'e chella manera!

Taniello


Io ll'aggia parlà!...

Carmeniello


Taniè, ma tu si' pazzo?!
[p. 318 càgna]

Taniello


Io nun me pozzo dà pace... Ma comme, era na bella cosa si lle faceva sposà chella femmena... ca io? E l'amicizia, allora?... e l'onestà?

Carmeniello


Ma, dico io: tu nun ce 'o putive avvertì primma?...

Taniello


Primma?... Ma isso me n'ha fatto sempe nu mistero d''o bene ca vuleva a Rusella.

Carmeniello


E Rusella?...

Taniello


Pure 'o stesso. É femmena... E quanno cchiù 'e na vota ce l'aggio addimannato, se l'ha anniato sempe...

Carmeniello


Che busciarda, assassina!...
[p. 319 càgna]

SCENA VI.


detti e Assunta.


Assunta


(Uscendo sulla loggetta dice, al gruppo che parla in fondo sottovoce) Guè, state facenno suggità?... Chi veco! Furturella, Gnesella, e pure vuie, 'on Vito?... Bravo! Simmo tutte d''e nostre!

Vito


Me so' truvato a passà 'a cca, e me so fermato pe vedè addò ieva 'o Santissimo!

Forturella


(Ad Assunta) Assù, 'è visto?...

Assunta


È nu sparpetuo, Furturella mia!... Io sola saccio chello ca passa ogne notte chella povera 'onn'Amalia, ca p''a malatia d''o figlio s'ha levato anfino 'e chiuove d''a casa. (Scende nella via).

Vito


Povera femmena!... E isso, povero giovane che ha appezzato 'a pelle!...

Forturella


'On Vì, vuie 'o canusciveve?...
[p. 320 càgna]

Vito


Si 'o cunuscevo?.. Comme! Eramo amice.

Tore


Mannaggia 'e femmene e chi 'e ccrede!...

Mimì


Se ne pozza perdere 'a semmenta!...

Gnesella


Schiavo oscellenza! Vuie ate uommene pure site na bella mercanzia...

Assunta


Aspè! Si vulimmo, àve ragione Tore: nun è sempe pe causa vosta ca succedono tanta guaie?...

Biase


Se capisce!

Mimì


'A verità, Aniello ne puteva fa' a meno 'e ne piglià na malatia... Nun ce steveno cchiù femmene a Napule?...

Vito


E già! 'O ragiunamento d''o ciuccio!...
[p. 321 càgna]

Mimì


Pecchè?...

Vito


Pecchè è bello chello ca 'o core piace..

Assunta


Comme no!... L'avisseve avuto 'a vedè quanno Aniello sapette ca Rusella era stata disgraziata.....

Biase


E chi nce 'o dicette?...

Assunta


Chillo stesso c'aveva fatto 'o guaio.

Gnesella


Che mfamità!... Nun disprezzanno, Rusella è na bella figliola overo...

Mimì


E c'arta fa?

Assunta


'A capera.

Gnesella


Arta liggiera!...

Taniello


'E ssiente quante ne stanno dicenno?.. [p. 322 càgna]

Carmeniello


Lassa 'e di', che te ne 'mporta!... A stu paese, e 'a penzà na cosa, accussi s'ausa... 'O cetrangolo spremmuto ce se dà nu caucio 'a coppa...

Taniello


(Trattenuto da Carmeniello). Ma io...

Carmeniello


Che 'e perzo 'a capa?... Lassa 'e di'!... (Taniello parla concitato con l'amico).

Gnesella


(Ad Assunta) E vulite fernì 'e ce cuntà 'o fatto?...

Assunta


Sempe pe ditto, sora mia, ca po' 'a verità 'a sape Dio!...

Nunziatina


E dicite, dicite chello che sapite.

Assunta

È sempe 'a stessa storia! Nu giovane chiammato Taniello, tanto tiempo fa, faceva 'ammore cu Rusella e, comma succede spisso e vulentiere, 'sta povera figliola cadette.. Vuie mme capite... Po' fuie abbandunata.
[p. 323 càgna]

Nunziatina


L'uommene fanno tutte accussì!

Gnesella


Faccio buono io, ca 'e faccio spantecà!...

Assunta


Rusella, però, nun se perdette 'e curaggio, e doppo poco tiempo se truvaie Aniello, ca se n'annammuraie comme a nu pazzo.

Mimì


Mo accumencio a capì, 'o bi'!...

Assunta


Sempe comme m'hanno cuntato, diceno ca stu Taniello, quanno appuraie ca l'amico suio, Aniello, s'era miso cu Rusella e sa vuleva spusà, se dichiaraie su dui' piede, e sbelette tutto 'o fatto. Avite capito?... Ora mo, nun se sape si 'o facette pe gelusia, o pe nun tradì l'amicizia.

Vito


O l'uno o l'ato, facette na mala azione!..

Carminiello


(A Taniello) Taniè, jammuncenne...
[p. 324 càgna]

Taniello


(A 'on Vito) E pecchè, si è lecito, facette na mala azione?...

Vito


(A 'on Vito) E pecchè, si è lecito, facette na mala azione?...

Vito


(Sorpreso guarda Taniello) Sentite: io nun saccio... s'avev''a sta zitto.

Taniello


A lengua vosta, venea di' ca l'aveva fa' messere?...

Assunta


Giuvinò, scusate, ma vuie chi site?...

Taniello


Song'uno ca sape tutte 'e particulare 'e 'sta storia sfortunata!...

Carmeniello


(Sottovoce) Statte zitto, Taniè... Ma che vuò fa'?

Gnesella


E allora cuntatincella vuie.

Taniello


(Risoluto) Si, ca va conto, e ve dico ca Taniello se cumpurtaie onestamente, quanno [p. 325 càgna]a tiempo arapette ll'uocchie a ll'amico suio cchiù caro e affezionato.

Carmeniello


(Tira l'amico per un braccio) 'A vuò fernì o no?

Assunta


Lassate 'o parlà, giuvinò!

Vito


Ammeno se chiariscono 'e ccose.

Gnesella


Na vota ca ce truvammo...

Taniello


Aniello, giovane aonesto e faticatore, nun se puteva spusà Rusella, e 'st'amico, ca 'o vuleva bene assaie, sarria stato nu 'nfame se nun ce l'avesse avvertito...

Vito


Ma Aniello nun 'o credette... Pecchè?

Taniello


Pecchè a stu munno scellarato sempe accussì succede... Aniello, p''o troppo bene ca vuleva a Rusella, credette ca ll'avevano [p. 326 càgna]cacciata na calunnia: e po', essa s'anniaie, e giuraie e scongiuraie ca nun era overo...

Assunta


Puverella!...

Biase


Ve vulite fa' nu nemico? Dicite 'a verità.

Mimì


Si, accussì è...

Tore


E Rusella?... Pur essa puverella, c'aveva 'a fa'? Puteva di' a ll'ommo ca vuleva bene: « Io t'aggio 'ngannato »?... È na parola!

Gnesella


Forse sarria stato meglio... Certo, mo, (indica il basso di 'onn'Amalia) nun avriano visto stu sparpetuo.

Mimì


Mimì


N'ha pigliato 'a mala salute..... Povero Aniello!

Nunziatina


Comme s'è arredutto!.. Che simmo nuie!...

Mimì


'Sta sera starrà peggio assaie. Te', vide cca, hanno menato pure 'a paglia pe terra, pe nun fa' sentì 'o rummore d''e ccarrette. [p. 327 càgna]

SCENA VII.


detti e Cuncetta.


Cuncetta


(Appare sulla soglia del basso). Bona ge'!... che v'avite fatto afferrà?... 'O ssapite ca ce sta nu malato, ca s'ha fatto pure 'e sacramente?

Assunta


Si, si, avite ragione... Gnesè, io ve saluto...

Gnesella


Bonasera e salute, Assù... Neh, bonasera a tutte!...

Vito


Bonanotte! Bonanotte!...

Assunta


(A Concetta) Comme sta?

Cuncetta


Chiù 'a llà, che 'a cca.

Assunta


Cuncè, se ve serve quaccosa... senza cerimonie... chiammateme.
[p. 328 càgna]

Cuncetta


Ve ringrazio, Assù!

Assunta


Dateme 'o permesso... (Rientra in casa).

Cuncetta


Stateve bona... (Tutti, a poco a poco, escono; meno Taniello e Carmeniello).

Taniello


(Si avvicina a Cuncetta). Cuncè!

Cuncetta


Uh, Taniè! Vuie?...

Taniello


Io... Pecchè?

Cuncetta


Aniello s'ha fatto 'e sacramente...

Taniello


'O ssaccio... Cuncè, crediteme, pe quanto è certo Dio, io so' nnucente!...
[p. 329 càgna]

Cuncetta


Taniè, iate, cuntatelo a n'ata...

Taniello


Pure vuie?!...

Cuncetta


Vuie l'avite acciso, a chillo povero giovene, vuie, vuie!...

Taniello


So' stato io?... E che v'aggia dicere!... Eppure, sentite, 'a tutte quante me putevo aspettà na calunnia, ma 'a vuie no!... Basta: 'o Signore v''o perdona. Si ve cerco nu favore, m''o facite?..

Cuncetta


Che vulite?... Parlate.

Taniello


Vurria vedè Aniello pe l'urdema vota.

Cuncetta


Ve faccio pazzo?!

Carmeniello


(All'amico). Che vaie penzanno?... Iammuncenne...
[p. 330 càgna]

Taniello


No, io 'a cca nun mme movo... I' tengo 'a cuscienza netta...

Carmeniello


(A Cuncetta) Iammo, ca si vulite 'o potite cuntentà. Che ce sta 'e male?... Lassate nu mumento 'a porta aperta, chillo, Taniello 'o vede 'a cca fora....

Taniello


'A cca, si, 'a cca!... Io me cuntento.

Cuncetta


(Incerta). Ma nun po essere... E si se n'addona 'a mamma?...

Taniello


Ma io nun mme faccio vedè.

Carmeniello


Meh, iammo, facitelo cuntento.

Cuncetta


Vuie che bulite, che bulite 'a me?... Si fosse pe Aniello, chillo già v'ha perdunato..
[p. 331 càgna]

Taniello


(Con gioia) M'ha perdunato?!

Cuncetta


Si... È 'onn'Amalia ca sta ustinata cu vuie e cu Rusella... Ce pazziate, a perdere nu figlio giovane giovane?

Taniello


E chi po dicere 'o cuntrario...

Carmeniello


Iammo, Cuncè, facitelo cuntento.

Cuncetta


Vuie me cumprumettite...

Carmeniello


Nun avite paura.. È custione 'e nu mumento...

Cuncetta


(Risoluta) Embè, allora, subeto subeto; mo lasso 'a porta aperta e vuie 'o vedite.. V'arraccumanno però... (Entra e lascia la porta aperta).

Taniello


(Va a guardare e indietreggia). Madonna mia!....
[p. 332 càgna]

Carmeniello


'E' visto mo? e iammuncenne

Taniello


'O voglio vasà!...

Carmeniello


(Lo trattiene). Pe l'accidere cchiù ampresso?

Taniello


(Torna a guardare). Se sta muvenno. Dio, comme s'è cagnato!

Carmeniello


Iammuncenne. Se po truvà ascì 'onn'Amalia...

Taniello


(Con l'ansia di chi vuole avere il perdono.) Aspè, n'ato mumento!...

Carmeniello


Che vuò fa'?... (Lo allontana dal basso. In questo, Cuncetta chiude la porta).

Taniello


Ah! Che barbara sorte!... (Sospirando, si volta per guardare Aniello, ma la porta s'è chiusa). Hanno nchiuso!...
[p. 333 càgna]

Carmeniello


Facimmece duie passe...

SCENA VIII.


detti e Rusella


Rusella


(Avvolta in uno sciallo nero, s'incontra con Taniello vicino al calvario. Riconoscendolo, gli dice:) Tu cca?!...

Taniello


(Con dolore) Si.. so' venuto pe vedè Aniello pe l'urdema vota...

Rusella


(Con spavento) Muorto?!...

Taniello


Nun ancora... Ma nun tene manco nat'ora vita....

Rusella


Nat'ora?!... Dio, io l'aggio acciso!... Ma tu cchiù 'e me!... Ah!... Nun truvarraie maie requie pe chello ca m''e' fatto!
[p. 334 càgna]

Taniello


Tu aie ragione; ma io nun te voglio male, no. E si so' stato sincero cu Aniello...

Rusella


È stato.. pecchè 'o vulive bene, 'o ssaccio... e p''o troppo bene l''e' acciso!... Io nun te dico niente... Dio t''o perdona 'o male ca m''e' fatto.

Taniello


Aggio tuorto... È ghiusto! (Tirato dall'amico s'incammina per andar via).

Rusella


Addio, e sperammo 'e nun ce ncuntrà maie cchiù...

Taniello


(A Carmeniello) Tutte nemice, tutte! (Escono).

SCENA IX.


Rusella sola


Rusella


(Si getta ai piedi del Crocefisso) Gesù Crì! Tu ch''e' sufferto tanto 'n croce, pe nuie, perdona a 'sta peccatrice ca nun è degna manco 'e t'annummenà!... (Dal basso di ' [p. 335 càgna]onn'Amalia si sente tossire Aniello. Rusella solleva il capo, si alza e risoluta corre a battere alla porta di Aniello).

SCENA X.


Rusella e Amalia


(Appare sulla soglia del basso, pallida, severa). Te stevo aspettanno.

Rusella


(Con voce di pianto) Aniello?... Pe carità, diciteme comme sta!

Amalia


E tiene 'o curaggio 'e m'addimannà?

Rusella


Diciteme tutto chello ca vulite, ma rispunniteme: comme sta?

Amalia


Vattenne! Vattenne! ca nun me te fido manco 'e te guardà!

Rusella


Ma c'aggio fatto?... C'aggio fatto ca me disprezzate 'e 'sta manera?
[p. 336 càgna]

Amalia


Chello ca fanno 'e femmene perdute!.... M''e' ngannato nu figlio, m''e' ngannato!...

Rusella


Ngannato, è overo! Che v'aggia risponnere? Vuie site 'a mamma, e io, pe quanto me potesse disculpà so' sempe na scellerata 'nfame a ll'uocchie vuoste... Ma, 'sta scellerata, ll'ha voluto bene assaie 'o figlio vuosto: e prova ca mo mentre isso sta morenno se trova nnante 'a porta d''a casa soia.

Amalia


Pe le venì a dà l'uoglio santo!...

Rusella


Io?!.... E cu che core 'o putite di', 'onna Amà? È peccato murtale! Surtanto chillo Giesù Cristo beneditto, ca p''e peccate nuoste hanno miso 'n croce, po di' chello ca ce sta cca dinto... (Si tocca il lato del cuore).

Amalia


Nun 'o iastemmà!... Statte zitta!...

Rusella

'O iastemmo?... E già! Dicte buono pecchè io so' stata ca l'aggia miso 'n croce... [p. 337 càgna]Giesù Crì! so' stata io ca t'aggio 'nchiuvato?. Si, si, so' stata io, e m''o mmereto d'essere trattata accussì!... C'aggia fa'? È 'o destino 'nfame ca me perseguita!...

Amalia


(Ironica) Povera 'nnucente!

Rusella


'Nnucente, si! Fuie n'ommo ca me lusingaie e me 'ngannaie. E io 'o credette, pecchè, senza mamma e senza pate. Si primma 'e 'ncuntrà stu scellerato, avesse 'ncuntrato a chill'angelo d''o figlio vuosto, tutto chesto nun sarrìa succiesso!...

Amalia


Ma tu avive 'a parlà: tu avive 'a cunfessà tutte a figliemo!

Rusella


E 'o potevo, io?:.. Quanno po' sapette ca Taniello sapeva tutto, me vedette perduta e.....

Amalia


Ll'aie 'a chiagnere a lagrime 'e sanghe!..

Rusella


Cchiù 'e chello c'aggio chiagnuto?... No, nun 'o ccredo, no!...
[p. 338 càgna]

Amalia


E te lagne?... Tu si' stata 'a distruzione d''a casa mia sana sana!...

Rusella


Io sto cca: facitene 'e me chello ca vuie vulite; ma nun m'anniate 'o bene d''o figlio vuosto, c'aggio amato cchiù e ll'uocchie mie!.. Io l'aggio 'ngannato, è overo; ma è stato pe nun 'o perdere...

Amalia


T'avive 'a zuffunà sotto terra p''o scuorno, e nun t'avive 'a fa' vedè cchiù!:..

Rusella


Io speravo.... Io aggio sempe sperato, 'onn'Amà!....

Amalia


E tu 'o vulive bene?... Tu?

Rusella


L'aggio amato comme se po amà 'a Madonna!... E l'ammore d'Aniello m'aveva fatto addeventà n'ata vota comm'era primma... V''o ghiuro!

Amalia


Nun ghiastemmà!... Statte zitta!... Vattenne!
[p. 339 càgna]

Rusella


Site sempe 'a stessa femmena vuie; ma io c'aggio fa', c'aggia di' pe ve smovere?... Me vulite fa' ascì pazza?... (Con preghiera) 'Onn'Amà, facitelo pe chi tenite mparaviso: perdunateme: so' na povera sfortunata!

Amalia


Ma nun te n'adduone ca io sto tremmanno sana sana?... Ah, ca te vulesse sceppà 'o core 'a pietto, te vulesse!...

Rusella


Site senza core!

Amalia


Senza core, si... Ma vattene 'a nnanze a me, ca si te vedesse morta 'n terra te sputarria ciento vote 'n faccia!

Rusella


Dicite, dicite chello ca vulite vuie... Se ne sentette tante chillo Cristo beneditto.. (Indica il Calvario).

Amalia


Vattene, auciello 'e mala nova, 'annanze 'a casa mia!... Vattenne!...
[p. 340 càgna]

Rusella


Me ne vaco; ma primma aggio 'a vedè Aniello... I' so' venuta cca p'essere perdunata... E vuie me l'avite 'a fa' vedè...

Amalia


(Va incontro a Rusella in atto di minaccia) Vattenne, si nun vuó na botta 'e curtiello sott''o core! (Rusella indietreggia) 'Nfame 'Nfame!

Rusella


(Risoluta). Acciditeme, si tenite o' curaggio. Si, acciditeme nnanz''a porta d''o figlio vuosto...

Amalia


(Minacciosa) Rusè, nun me tentà... (Afferra Rusella, e con la mano armata d'un coltello). T'accido!!...}}

Aniello (d. d.)


Ma'!... Oi' ma'!... (Si ode tossire Aniello)

Amalia


(Ha ribrezzo di quello che stava per commettere). È isso ca t'ha salvata!... 'O siente?... Tiene 'o coraggio d'aizà ll'uocchie sulamente
[p. 341 càgna]

Rusella


(Abbassa lo sguardo) Dio ve risponne pe me!... (Ricomincia a piovere, tuona e lampeggia in lontananza).

Aniello (d. d.)


Ma'! Ma'!.. (Rusella si slancia per correre nel basso di Aniello. 'Onn'Amalia la ferma).

Amalia


'O vuò fernì e distruggere?...

Rusella


(Dà un grido) Aniè!... Core mio!...

Aniello (d. d.)


Rusè!... Rusè!.. (La voce si spegne).

Rusella


(Con scatto) Acciditeme, ma l'aggia vedè pe l'urdema vota!...

Aniello (d. d.)


Ma'!... Oi ma'!...
[p. 342 càgna]

Rusella


(Si sofferma ed escalama:) Ah! Giesù Crì, Giesù Cristo mio! (Corre al Calvario e cade in ginocchio. 'Onn'Amalia si precipita nella casa e ne chiude la porta. Rusella prega).

Amalia (d. d.)


Figlio! Figlio! mio bello!...

Rusella


(Si alza, si precipita alla porta del basso e picchia ripetutamente) Arapite! Arapite!.. 'Onn'Amà!.... Aniè! Aniè!... (Qui è fioca e le forze le vengono meno. Rusella con le braccia protese scivola sulla porta, si piega su sè stessa, e resta accosciata, singhiozzando:) Aniè!... Aniè!... (Tace. Il temporale imperversa orribilmente. Le due guardie di P. S. di ronda attraversano la scena).

FINE



Napoli, 9-10 Settembre 1895.

[p. 343 càgna]

A
Camillo Antona-Traversi



A VOCE D' 'E CCOSE


notturno in un atto

[p. 345 càgna]
PERSONE
---



Arturo.
Assuntina
'Onna Teresa,
'a foggiana
On Biagino,
cafettiere.
Pascariello,
guaglione 'e cafè
Nu venditore
'e giurnale.
Don Ciccio,
maestro elementare.
Reporter.
Brigadiere di P. S.
in borghese.
Guardia di P. S.
in borghese.
Luca,
conduttore di tramvays.
Mimì,
scugnizzo.
Checchina,
cerinaia.
Emiliella,
cerinaia.
Voce d'un carrettiere.
Na cumpagnia 'e giuvinotte cu chitarre e manduline.

[p. 347 càgna]
LA SCENA


L'antica piazzetta a Portanova, nella notte inoltrata. A destra, sulla terza quinta, la vecchia chiesa con la sua facciata biancheggiata, e coi gradini in pietra vulcanica.
Sul davanti, alla prima quinta, il
«Caffè dei buoni amici», caratteristico ritrovo notturno, con tondini di marmo e sediolini disposti in ordine, sul marciapiede, dinanzi la porta. A sinistra: una casa di tolleranza, così detta: « 'A Foggiana » dalla facciata giallastra, con persiane verdi, allumacate, dalle griglie marcite, cadenti per l'incuria e per il tempo.
Di fronte alla chiesa, si eleva un Calvario con Gesù in croce, cinto da una ringiera di ferro. Dinanzi al Cristo agonizza una lampada votiva.
In fondo, la via del Pendino, che forma arteria dell'intricato laberinto dei vicoli e dei chiassuoli.
La scena offre delle curiose e strane visioni, che solo Napoli sa dare nelle tiepide notti, coi suoi caffè popolari che non si chiudono mai, e con le sue strane riunioni di gente poverissima, di figure losche, di fantasmi umani, senza un passato, e senza avvenire.
[p. 349 càgna]

ATTO UNICO


---


Mimi, un ragazzo, di poco più che 12 anni, dorme raggomitolato su gli scalini della Chiesa; una bambina, Checchina, gli s'è addormentata accanto, stringendo tra le piccole mani la cassetta di legno con le poche scatole di cerini.
Pascariello, il garzone, dorme a gimitello sul tondo di marmo, dinnanzi al « Caffè dei Buoni Amici».

SCENA I.


Checchina e Mimi


Mimi


(Sollevando il capo) Neh! 'e' visto niente?

Checchina


Ch'è stato?

Mimi


Nun 'e' visto a uno ca fuieva?

Checchina


No, nun l'aggio visto.
[p. 350 càgna]

Mimi


Io si.

Checchina


(Piagnucolosa) Iammuncenn''a casa...

Mimi


Ma tu si' pazza?... Vance tu.

Checchina


Accumpàgneme tu... Io sola me metto paura. (Si vede un'ombra disegnarsi in vicinanza: è la piccola Emiliella. Un gallo canta il suo «Chicchirichì».

SCENA II.


detti e Emiliella.


Checchina


(Chiama l'amica) Miliè!...

Emiliella


(Con voce piagnucolosa) Vuie state lloco? Che stiveve facenno?...

Mimi


Miliè, 'e' fatte 'e cinche sorde pe te ne [p. 351 càgna]

Emiliella


No. Ne tengo uno sulo....

Mimi


Di' 'a verità: Te si' mettuta a chiagnere?

Emiliella


Sì... Comme faccio a turnà a' casa?... Mammà me vatte, e papà me ne caccia d''a casa!

Mimi


Papà?! Tu qua' papà me vaie cuntanno? Chillo nun t'è pate.

Emiliella


Mammà accussì vò c''o chiammo (Ricanta il gallo).

Mimi


S'è fatto iuorno.

Checchina


E mammà mia nun fa 'o stesso cu nuie?...

Mimi


Si mo ce sentessero!...
[p. 352 càgna]

Emiliella


E i' comme faccio?...

Checchina


Va buò: nun piccià. Duie sorde t''e dongo io, ca n'aggio fatte sette.

Emiliella


E ll'ati duie chi mm''e dà?.. Tengo famme...

Mimi


(Porgendole del pane). Iammo, cca sta 'o pane... Ne teneva nu bello piezzao dint''a sacca.

Emiliella


(Addenta voracemente il pane) Comm'è sapurito!... Me pare pane 'e Spagne!...

Mimi


E dimme: soreta nun c'è turnata cchiù a' casa?

Emiliella


Chi t''a dà! Chi l'ha vista!... Mammà, dopp''o fatto...

Mimi


'E Vicenzino?
[p. 353 càgna]

Emiliella


Già...

Mimi


Chillo llà è malamente... Mo è passato pure cammurrista. E soreta, Assuntina, nun saie manco addò sta?...

Emiliella


Addò sta?

Mimi


(Indica la casa di tolleranza) Llà!... Pecchè, nun 'o ssaie?

Emiliella


No, apparola! Ll'aggio vista stammatina. E che bella veste ca purtava!...

Checchina


È ghiuta nchino?

Mimi


Vicenzino, 'o cammurrista, s''a magna viva viva... Io 'o saccio. Aggio ntiso io stammatina ca Arturo 'o tintore, chillo giovene ca faceva 'ammore cu soreta, lle diceva: « Lass''o i' a chillo! Vienetenne a' casa mia »
[p. 354 càgna]Ma Assuntina ha risposto 'e no, pe paura 'e Vicenzino. Chillo è na mala spina!...

Emiliella


Allora, nun è cuntenta?

Checchina


'I quant'è scema chesta!

Mimi


Ha avuta na mala sciorta. Si lle fosse asciuto nu signore, allora sì...

Checchina


Ascesse pure a nuie signore!...

Mimì


'I che scema! Vuie site piccerelle...

Emiliella


Neh, pecchè? Nuie nun 'o putimmo servì?

Mimi


Ma io mo che v'aggi''a dicere, a vuie? Chelle femmene so' servute cu 'e guante. M'avite capito? Addeventano, comme se dice?... Addeventano 'e... cocotte!
[p. 355 càgna]

Emiliella


Ma che vò dicere sti cocotte?

Mimi


'E nnammurate...

Emiliella


(Con ingenuità) Mo aggio capito: se sposano ...

Mimi


(Maliziosamente) Già, se sposano... comme s'è spusata Assuntina... Ma chelle tèneno 'e llire, 'e brillante, 'a carrozza, tutt''o bene 'e Dio...

Emiliella


'A verità... Io nun te capisco...

Mimi


Mo me spieco cchiù meglio. Aie 'a sapè... (Il silenzio profondo viene lacerato da un acutissimo fischio). Zitte!... So' mariuole...

Emiliella


Io mme metto appaura!...

Checchina


(Prende per mano Emiliella). Fuimmencenne. (Rimbomba un colpo di rivoltella).
[p. 356 càgna]

Mimi


(Si leva, spaventato) Ll'hanno fatta!.. Fuimmencenne... (Fuggono, alle spalle della chiesa. Il garzone del caffè si sveglia di soprassalto, e guarda attorno, spaurito)..

Voce del Brigadiere d. d.


Arresta! Arresta!

Voce della Guardia d. d.


Ferma! Ferma!

SCENA III.


Biagio e Pascariello


Biagio


(Appare sulla soglia del caffè e con ironia dice:) Comme te pare? T''a faie a suonno?

Pascariello


Chillo, 'o suonno... Sto allerta tutta 'a santa iurnata...

Biagio


Va fa' 'o cafè... Nun 'o vide, ca sta schiaranno iuorno?
[p. 357 càgna]

Pascariello


Vuie nun avite sentuto niente?

Biagio


Che cosa?

Pascariello


'A botta 'e rivultella?

Biagio


Quacche mariuolo assecutato d''ambulanza.

SCENA IV.


Detti e Luca


Luca


(A Pascariello) Na piccola.

Pascariello


Pronti!

Biagio


Biagio


(Rientra nella bottega) Avite fatto matino?

Luca


Songo 'e servizio a' Turretta.
[p. 358 càgna]

Biagio


Che brutta vita è 'a vosta!

Luca


V''o giuro ca si, nun fosse p''e figlie, me ne iarrìa ogne iuorno a' Villa 'o Popolo, a scarfarme 'a panza 'o sole, comme nu ricco pruprietario...

Biagio


'E figlie so' belle...

Luca


'O ccredo, ma costano caro!

Biagio


Vuie me date 'o premmesso?... (Entra in bottega).

Luca


(Guarda verso il Calvario, e si scopre) Giesù Crì!... Me metto sott''a prutezziona toia. Sàrvame d''e disgrazzie!
(Da lontano giunge il canto d'un carrettiere, interrotto, tratto tratto, dagli « Ah! » per avviare la bestia. S'ode anche il cupo rumore delle fuote, e il tintinnìo dei sonagli). [p. 359 càgna]

Canto del Carrettiere d: d:


Bellezza, che bellezza vuie teníte!
'E stelle stanno 'n cielo e vuie durmite;
(Ah!... Ah!... Colpo di frusta)

Scetateve c''ammore abbampa e coce!
Passa nu carrettiere e dà sta voce...
(Ah!... Ah!... Colpo di frusta)

Pascariello


(Reca in un piccolo vassoio una tazza di caffè ed un bicchiere d'acqua) 'A capa tazza 'e cafè!...

Luca


(Sorseggia il caffè) 'I comme scotta!...

Pascariello


Cafè Moka.

Luca</center<


Luca


'E cicoria e favucce!...

Pascariello


Pe nu sordo!

Luca


Ma nun t''e' 'a scurdà ca mo 'o cafè va pe niente...
[p. 360 càgna]

SCENA V.


Detti e Ciccio


Ciccio


(Si avvicina al Caffè, e siede al tavolino, salutando Luca). Come si va?

Luca


Comme vò Dio...

Pascariello


Prufessò, c''o solito senzo?...

Ciccio


Ma se lo sai, santo Iddio!... Pecchè me rompe 'e scatole?

Pascariello


I' v'aggio spiato pecchè...

Ciccio


Perchè sei un asino! (Pascariello entra nel caffè, sorridendo).

Luca


Prufessò, comme se porta 'o guaglione mio?
[p. 361 càgna]

Ciccio


Comme s'ha dda purtà?... Nun è buono a niente. Pecchè, tu nun 'o ssaie?

Luca


E io ve ringrazio!...

Ciccio


Già!... tu, come padre... avresti voluto che ti avessi detto ca era nu scenziato... Siente a me, mànnalo a ll'arte. Farai na santa cosa. Tanto, la penna, non ha dato mai nulla...

Luca


Vuie overamente dicite?

Ciccio


Parlo con la verità tra le mani. Che cosa guadagno, io? Si sapisseve 'e guaie mie...

Pascariello


(Reca un vassoio identico a quello recato a Luca). È servito 'o prufessore. (Nel silenzio, si ode l'abbaiare d'un cane).

Ciccio


Maledetto cane!... Nun me fa repusà tutta 'a notte!
[p. 362 càgna]

Pascariello


È 'o cane d''o canteniere.

Ciccio


(A Luca) È l'inferno, stu quartiere! Cani, gatti, grida, colpi di rivoltella, donnacce...

Pascariello


Prufessò, pure vuie?...

Ciccio


Statte 'o posto tuo! Chi te dà tanta confidenza?

Pascariello


(Rattiene a stento le risa) Ma io....

Ciccio


Insolente, non ridere!... Imbecille!

Luca


Prufesso. Napole è nu paese ca pure quanno dorme parla nzuonno, canta, se move. E nu mbriaco c'allucca... Nu guaglione verrezzuso...
[p. 363 càgna]

SCENA IV.


Detti e Giornalaio.


Giornalaio


(Salutando) A sti signore... (a Pascariello) Pascariè, na presa d'XXXXX. (Pascariello entra nel caffè).

Ciccio


Vanno 'e giurnale?... Che novità?

Giornalaio


Nisciuna. Stanotte, manco nu muorto, manco nu ferimento!.., sperammo 'a Dio...

Luca


Che cosa?

Giornalaio


Ca succedesse quacch'aggrisso! Che ssaccio, na botta 'e curtiello...

Ciccio


E bravo!... Ecco la civiltà!

Giornalaio


E nuie comme campammo?... 'O giurnale tanno se venne, quanno porta nu fatto 'e sanghe... 'O riesto so' chiacchiere.
[p. 364 càgna]

Pascariello


Anice! (Il giornalaio lo tracanna d'un fiato. Il cane abbaia di tempo in tempo).

SCENA VII.


detti e Arturo


Arturo


(Viene correndo dallo svolto della via, come chi è inseguito: va presso Pascariello, agitato, supplichevole). Salvàteme! Pe carità salvàteme! Ll'aggio fatta!...

Pascariello


Ch'è fatto?

Arturo


Vicenzino... Llà adderetto 'a Vecaria!...

Ciccio


Vi siete rovinao!.. Che cosa avete fatto?

Arturo


'E gguardie 'o sucutavano... Io l'aggio avuto 'e faccia... e fermannose, m'ha alluccato: «Va vide 'a nnammurata toia... Ll'aggio accisa io... » M'è ghiuto 'o sanghe a ll'uocchie... e ll'aggio dato na botta 'e curtiello sott''o core...
[p. 365 càgna]

Luca


Vuie, avite acciso a Vicenzino?

Arturo


M'è parzo... É caduto pe terra. Nun aveva accisa Assuntina?... Fu isso ca le levaie 'a stima, e 'a ittaie 'int''a mala vita... 'Nfame!.. S''a vennette a' Fuggiana...

Pascariello


Fuitevenne!... Fuitevenne!

Arturo


No, voglio parlà primma cu 'a Fuggiana! (Va a picchiare alla porta di 'onna Teresa). Arapite, 'onna Terè! Arapite!

Teresa


Chi è?

Arturo


'Onna Terè, songo io...

Teresa


Chi site? Che bulite?

Arturo


Songh'io, Arturo... Assuntina sta lloco?
[p. 366 càgna]

Teresa


No. Pecchè?

Arturo


E arapite! Nun vedite? Sto ncopp''e spine.

Teresa


Sto venenno!...

Ciccio


(Ad Arturo) Ma, voi finirete col confessare il vostro delitto... E se Vicenzino v'ha detto una bugia?...

Arturo


No, no, nun è na buscia.

Teresa


(Esce dal portoncino; ha uno scialletto su le spalle) Ch'è stato?...

Arturo


Assuntina?...

Teresa


Nun ce sta. Se n'è fuiuta stanotte. Ma io 'a faccio piglià...

Arturo


Ll'ha accisa!... Ll'ha accisa!...
[p. 367 càgna]

Teresa


Vuie che dicite? Chi è stato?...

Arturo


Vicenzino! Vicenzino!

Teresa


Giesù, Giuseppe, Sant'Anna e Maria! Io ce l'aveva ditto 'a tanto tiempo. Nun m'ha vuluto sèntere! Puverella! Che bona guagliona ca era!...

Arturo


(Guarda attorno. Va verso il fondo, si interna in un vicoletto. Poco dopo s'ode la sua voce disperata) Assassino! assassino!

Teresa


(Accorre. Poco dopo riappaiono Luca e Arturo, trascinando il corpo di Assuntina). Morta?...

Luca


Accussì pare...

Arturo


(Scuotendo il cadavere dolcemente) Assunta!.. Assuntina mia!
[p. 368 càgna]

Luca


È morta. Nun 'o vedite 'o sanghe ncopp''a camicetta? (Raccolta il coltello). Teh, teh!... cca sta pure 'o curtiello...

Teresa


(Tastando una mano della morta) Madonna, e comm'è fredda!

Arturo


Nu cerino!... Facite ampressa!

Luca


(Trae di tasca la scatola dei cerini ne accende uno, e lo pone dinanzi alla bocca della giovane). È morta!...

Arturo


(Con gran dolore) E' morta, è morta, è morta! (Abbraccia il cadavere, e lo bacia disperatamente). Assunta! Assunta!
[p. 369 càgna]

SCENA VIII.


Detti, Brigadiere, Guardia e Biagio


Brigadiere


Che cosa succede qui?

Ciccio


Una disgraziata uccisa dal suo amante.

Guardia


(Si avvicina al gruppo) Largo, largo al brigadiere!

Brigadiere


Morta?

Luca


Morta.

Brigadiere


In che modo?

Pascariello


Cu na botta 'e curtiello.

Luca


Chist'è 'o curtiello a fronna 'auliva.

Brigadiere


Dev'essere morta sul colpo.
[p. 370 càgna]

Pascariello


Nun avarrà avuto manc''o tiempo 'e dicere: « Mamma, scànzeme! »

Brigadiere


(Indicando Arturo). Chi è stu giovane?... L'amante?

Arturo


(Solleva la testa) N'amico.

Guardia


(Dopo aver parlato a bassa voce col brigadiere). Non vi pare?

Brigadiere


(Anche a voce bassa). Non lo perdere di vista... Credo pur io... (Si volge a 'on Biagio e gli parla da solo a solo). E voi non ne sapete niente?...

Biagio


Ncuscienzia...

Brigadiere


Sapevo la risposta. E questo giovane 'o canoscite? (Indica Arturo).

Biagio


Sì, è nu giovene d''o quartiere...

Brigadiere


Che arte fa?
[p. 371 càgna]

Biagio


'Arefice d''o ffino.

Luca


Cca parlammo parlammo, e nun se piglia nisciuna dicesione 'onna Terè.

Teresa


E che ce pozzo fa' io puverella? M''a pozzo carrià ncoppa? Sarria nu sacrileggio.

Brigadiere


Il cadavere non si può rimuovere. Bisogna lasciarlo qua, fino a che non arriva il Pretore.

Guardia


È la legge.

Brigadiere


(Facendo allontanare tutti) Largo! Largo! Scostatevi! (A 'onna Teresa) Tenite na coperta? Nu lenzuolo?

Teresa


Ve servo subeto. (Rientra in casa, e ne esce poco dopo recando una coperta che getta alla meglio sul cadavere).

Luca


Quanno è destinato!... Giesù! Giesù!
[p. 372 càgna]

Giornalaio


Almeno, è succiesso quaccosa... Nu micidio, nu muorto... e na storia d'ammore!...

Ciccio


(Lo guarda) Ma te staie zitto!...

SCENA IX.


Detti e il Reporter


Reporter


(Al Giornalaio) Ch'è stato?

Giornalaio


Hanno accisa na femmena...

Reporter


Presto, presto, ca 'o giornale va in macchina. Tu saie niente?

Giornalaio


'A verità, niente... Ma lloco ce sta 'o bricatiere.

Reporter


(Rivolgendosi al Brigadiere) Scusate...
[p. 373 càgna]

Brigadiere


Abbiamo da fare, sapete. Pe mo non è possibile.

Reporter


Ma io sono del Mattino...

Brigadiere


Ah! dite... Volete,naturalmente, qualche notizia...

Reporter


Così... Almeno qualche accenno del fatto... Il nome... la causale... (Cava un taccuino sul quale segna gli appunti fornitigli dal Brigadiere).

Brigadiere


Un assassinio.

Reporter


Un morto?

Brigadiere


Una morta.

Reporter


E la stessa cosa... Dunque?...

Brigadiere


Io ne so meno di voi.

Reporter


Come? Comme se chiammava?
[p. 374 càgna]

Teresa


Mo ve serv'io. Assuntina 'a Casertana.

Reporter


Era di Caserta? Ma il cognome?

Teresa


Di Domenico.

Reporter


Zitella?

Teresa


Nonzignore...

Reporter


Ah! Capisco. (Segnando nel taccuino) Donna libera. Chi l'ha uccisa?

Brigadiere


Non si sa ancora.

Arturo


(Scattando) È stato Vicenzino, 'o nnammurato suio.

Brigadiere


(Ad Arturo) E voi che cosa ne sapete?

Arturo


(Si confonde) Io?
[p. 375 càgna]

Reporter


Ora ne so abbastanza... Il cronista farà il resto. Signori! (Saluta il brigadiere e via di corsa).

Brigadiere


(Ad Arturo) Favorite con me... Voi ci potete illuminare.

Arturo


(Turbandosi) Io?

Brigadiere


Si, voi... Non avete detto che la vittima l'ha uccisa Vicenzino? Dunque, ne sapete qualche cosa?

Arturo


(Confondendosi) Sapeva a Vicenzino, ca cchiù 'e na vota ll'aveva ammenacciata... Allora essa veneva addo me...

Brigadiere


Ah, capisco. (Fissa Arturo insistentemente) Ah! veniva da voi?...

Arturo


Sì.

Brigadiere


E voi, le eravate... parente?
[p. 376 càgna]

Ciccio


(A Luca) Mo se tradisce.

Arturo


Nonzignore. Amico.

Brigadiere


Allora, amico pure di quel tale Vicenzino?
Io!? Me n'avesse vippeto 'o sanghe!

Brigadiere


Ci tenevate un odio? E perchè mo non ce lo tenete più?

Luca


(A 'on Ciccio) Ah! S'è perzo!

Brigadiere


(A 'onna Teresa) Conoscete questo giovane?

Teresa


Sissignore, 'o conosco (La guarda va a collocarsi alle spalle di Arturo).

Brigadiere


(A 'onna Teresa) Dite la verità, se no, peggio per voi: vi chiudo subito il locale...
[p. 377 càgna]

Teresà


'A verità sto dicenno.

Brigadiere


E parlate subito.

Teresa


Chisto giovene, pe ve fa' capace a buie, è nu giovene...

Brigadiere


Lo vedo.

Teresa


Ca teneva nu penziere pe Assuntina...

Brigadiere


Era l'amante?

Teresa


Nonzignore. L'amante, comme dicite vuie, era chill'ato, stu tale Vicenzino.

Brigadiere


Lo so.

Teresa


'O bbedite, mariscià, io ve stongo dicenno 'a verità... Propetamente, stu giovene cca, 'a paricchio, faceva 'o ruciello attuorno [p. 378 càgna]Assuntina, p''a luvà 'a dint''a malavita.... Ma Vicenzino, spisso spisso, l'ammenacciava, p''o fatto ca... Ma no p''ammore... ma p''o fatto ca...

Brigadiere


Ci campava...

Arturo


(Con ira e disprezzo) Era nu carugnone!

Brigadiere


Ho capito tutto. (Alla guardia indicando Arturo). Impossessatevi di costui. (La guardia lo tien fermo per le spalle).

Arturo


Lassateme! Lassateme, sanghe d''a...!

Brigadiere


Non ti ribellare... T'avimmo acchiappato. Tu sei quello che ha ucciso Vicenzino. (Arturo, atterrito, china il capo, tremando violentemente). Confessi? (S'ode il rintocco prolungato d'una campana di una chiesa vicina).

Arturo


(Alza la testa, e fisa in volto tutti). Pe 'sta santa campana che sona a matutino, pe 'sta santa iurnata ca sta schiaranno, sì, è [p. 379 càgna]overo, ll'aggio acciso io a Vicenzino, e nun me ne pento! (I primi chiarori dell'alba si diffondono). Chillo nfame curreva, fuieva comm'a che! 'E botto, me esce 'e faccia, me ferma, e cu na resella me dice: « Va, va vide a Assuntina toia! Te ne vulive fuì cu essa? E va, va... te sta aspettanno. Sta lloco, 'n terra 'a Croce, mmiezo a Portanova! Va t''a piglie, va! » Nu velo m'è sciso nnant'a ll'uocchie... Nun ce aggio visto cchiù... E... vuie sapite 'o riesto.

Luca


Povero giovene! 'A passione leva 'e lume!

Ciccio


L'ammore è na brutta bestia!

Biagio


Ha fatto buono!... Vuie nun 'o sapiveve a 'on Vicenzino?... Chillo era nu pripotente.

Brigadiere


(Alla guardia). Portatelo alla Sezione. E telefonate alla Questura, per il Pretore... Il cadavere non può rimanere qui, sulla strada...

Guardia


(Ad Arturo, bruscamente). Andiamo.
[p. 380 càgna]

Arturo


(Indica il cadavere di Assuntina). Pe l'urdema vota... Mme costa 'a libbertà!...

Brigadiere


(Esitando un istante). Ma...

Arturo


(Si precipita sul corpo di Assuntina, l'abbraccia, lo bacia, piangendo). Assunta! Assuntina!... Assunta mia!... (Il brigadiere allontana Arturo dalla morta, e lo consegna alla Guardia. Un suono di mandolini e chitarre giunge insieme alle voci che cantano « Or che la note è placida ... »

Arturo


(S'incontra con la compagnia chiassosa, mentre viene tradotto dalla Guardia) Ce sta na povera morta!... Llá, vedite!... (I giovani della comitiva si fermano. Cesano i suoni e il canto. Tutti portano la mano al cappello in segno di saluto alla morta. Arturo passa con la guardia).

FINE


Napoli, 7-10 dic. 1895.
[p. 381 càgna]

A
Benedetto Croce



'E GUARATELLE


sogno in un atto


[p. 383 càgna]

PERSONE


---




'on Rafaele.

'on Vicienzo.

'onna Carmela.

Giulietta.

Virginia.

[p. 385 càgna]
SCENA


Una piccola camera, quasi oscura, a pianterreno, in una via solitaria di Napoli. Una lampada votiva, posta sopra un canterano, a sinistra, dinanzi ad una immagine sacra, diffonde un tenue chiarore, che a quando a quando oscilla. A destra un ampio letto, con una coperta logora. Un tavolo sta in un angolo, con alcune sedie in pessimo stato. Un'aria triste, di miseria, dà a tutte le cose d'intorno un senso di pena infinita. La bambina è coricata e piange a singulti. La bambina è coricata e piange a singulti. La camera è deserta. Nel braciere il fuoco è spento. È un vespero triste di Gennaio. [p. 387 càgna]
ATTO UNICO
---



SCENA I.


Giulietta sola


Giulietta


(Col capo sotto la coperta bucata): Ah! Ah!... papà mio!.. papà mio!.. (Mette fuori dalla coperta una manina): Ah! Ah! (Tossisce fortemente. Mette fuori dalla coperta il capo e guarda attorno la camera): Papà mio... papà... papà!... (Un colpo di tosse forte, da spezzarle il petto, la costringe a sedere in mezzo al letto). Aaah!.. Aaah!.. Aaah!.. Aaah!... (Porta il lembo del lenzuolo alla bocca): Aaah!.. aaah!... (con l'occhio illanguidito, spento dall febbre, guarda attorno): Papà!.. papà mio!... (Piange e si dispera).

SCENA II.


detta e Carmela


Carmela


(Spinge l'invetriata e guarda, dalla porta, verso Giulietta, che piange) Giuliè! Si tu ca staie chiagnenno? Che t'è succieso?
[p. 388 càgna]

Giulietta


Mammella!...

Carmela


Ah! fosse viva 'a bonanema 'e mamma toia!.. Ma 'a colpa è stata 'e pateto, a spusarse chella furastera!... (Poichè la bambina si sostiene il braccio sinistro con la mano destra, le domanda): Che t'ha fatto?

Giulietta


M'ha vattuta!

Carmela


È senza core chella femmena.... Ma che ll' 'e' fatto?...

Giulietta


Niente!

Carmela


E va buò... nun chiagnere... T'ha fatto male?

Giulietta


C''o bastone...

Carmela


Ma chi?... Mammella?

Giulietta


No mammella... don Federico...


[p. 389 càgna]
Carmela


(Con l'aria di chi à tutto compreso) Aggio capito... E papà nun ce steva?

Giulietta


Ah, no! Si ce steva papà, nun me vatteva...

Carmela


E mammella c'ha ditto?

Giulietta


M'ha tirate 'e capille e m'ha ditto: «Nun di' niente a pateto, si no te dongo 'o riesto...»

Carmela


(Con curiosità, accarezzando la fanciulla) Ma pecchè? < br/>

Giulietta


(Vergognosa, portando le mani agli occhi). No... niente...

Carmela


Io saccio tutte cose; cu me può parlà.... Chella, mammella, soffre 'e stu male...

Giulietta


Si 'o sapesse papà! [p. 390 càgna]

Carmela


Ma c'hanno fatto?

Giulietta


(Con malizia, a mezza voce)
Se so' vasate...

Carmela


Mbè? E che ce sta 'e male? (Sotto voce): Gesù! Gesù!

SCENA III.


dette e Vicienzo


Vicienzo


(Sotto la porta) Aggio 'aspettà cchiù?

Carmela


St'anema 'e Dio chiagneva e io so' curruta a vedè ch'era succiesso... Sa', è stato don Federico ca l'ha vuttata... (strizzando l'occhio) 'E' capito?

Vicienzo


E chesto si' bbona a fa' 'a ntrincarte d''e fatte 'e ll'ate...

Giulietta


(Si lamenta sottovoce). Me fa male!... [p. 391 càgna]
Carmela


Iammo ferniscele! Nu pilo 'o faie nu trave...

Vicienzo


(Notando che la ragozza si lamenta) Pecchè se lagna?

Carmela


Nun t'aggio ditto? L'hanno vattuta... (Si avvicina a Giulietta) Te fa male assaie?

Giulietta


(Accenna col capo di si, e mostra il braccio) Cca.

Carmela


(Guardando) Che 'nfame scellerato! Ll'ha fatto na mulignana!

Vicienzo


Miettece nu poco d'acqua... (Prende da canterano un fiaschetto di vetro pieno d'acqua) Addò sta nu poco 'e pezza?

Carmela


(Girando gli occhi oattorno) E chi t''o ddà? Cca nun ce sta manca 'o ppittato!


[p. 392 càgna]
Vicienzo


(Cava dalla saccoccia il fazzoletto e lo bagna) Ecco fatto! (Fasciandole il braccio) Mo nun sentarraie cchiù dulore!

Carmela


(A Giulietta) Nun 'o perdere 'o fazzoletto, si no se spara 'a duzzina...

Vicienzo


Statte attienta!... Se perde stu muccaturo 'e seta!

Carmela


Comme si' scemo!

Giulietta


(A Carmela) 'Onna Carmè.... nun avite appaura, io nun aggio maie perzo niente...

Carmela


'O ssaccio... tu si' na femmenona... (Scorgendo suo marito, che pensieroso guarda la ragazza) A che pienze?

Vicienzo


(Con un gran sospiro) Penzo ca quanno na povera figlia perde 'a mamma è na gran }} [p. 393 càgna]disgrazia... (S'avvicina al letto) Te siente nu poco meglio?

Giulietta


Si, 'on Viciè.

Vicienzo


Mo nun 'e' 'a chiagnere cchiù... Repuòsete; e fatte nu bello suonno.

Giulietta


Vurria arrepusà, ma nu pozzo.,.

Vicienzo


E pecché?

Giulietta


'A tosse..

Carmela


Chesta è stata tutta l'acqua ch''e' pigliato... (A suo marito) 'O pate apprimma se purtava appriesso 'a mugliera, 'a rumana, p&#39,'a fa girà c''o piattiello; una chella bbona crestiana, annascuso, s'arrubbava sempe quacche soldo, p''o dà... m''è capito? (Con significato).

Vicienzo


Aggio capito...

Carmela


Nu iuorno, ca se purtaie 'a guagliona, chesta se ne addunaie, e 'o dicette a 'o pate... [p. 394 càgna]
Giulietta


(Che ha ascoltato) S''e metteva dint''o mantesino...

Vicienzo


Ce vò tanto p''a nduvinà 'a ventura...

Carmela


Da chillo iuorno nun se purtaie cchiù 'a mugliera, e 'st'anema e Dio accumpagnaie 'o pate, 'e vierno, 'e state, pe girà c''o piattiello attuorno...

Vicienzo


(A Giulietta) E mo pateto sta a ffa' 'e guarattelle?

Giulietta


Che ora s'è fatta?

Vicienzo


Ce vò poco p''avummaria!

Giulietta


Sta 'o llario 'o Castiello...

Vicienzo


E po' addò va? [p. 395 càgna]
Giulietta


Se retira...

Carmela


Mo 'o vide 'e venì.

Giulietta


(Tossisce) Me fa male 'o pietto!...

Vicienzo


(A sua moglie) Ma che tene?

Carmela


(Sottovoce) Tene 'a purmunia!...

Vicienzo


Zitto... Sciò llà!.,.. (a Giulietta) 'O miedico tha vista?...

Giulietta


Si, m'ha dato chella medicina p''a tosse... (Indicando la boccettina che sta sul canterano) Io nun 'a voglio... è amara...

Carmela


(Accarezzandola) Tu te ll'aie 'a piglià! Si no, come staie bona?

Vicienzo


Ne vuò nu cucchiarino? Iammo... pigliatella...
[p. 396 càgna]

Giulietta


È amara...

Carmela


(Prende la bottiglia e versa in un cucchiaio un po di quel liquido) Iammo... sùsete...

Giulietta


È amara...

Vicienzo


(Le mostra un soldo) Iammo! Si t''a piglie, te dò nu sordo...

Giulietta


(Con gioia) M''a piglio!... M''a piglio...

Carmela


(Dopo averle dato la medela) Bravo!... Pare na santa...

Vicienzo


(Dandolo il soldo) E chisto è 'o sordo...

Carmela


(A suo marito) E tu nun vaie a' suggità?

Vicienzo


Che buò! M'ha fatto tanta 'mpressione sta guagliona, ca me sento 'o core niro niro... Ma me n'aggia i' pe forza... Stasera s'ha dda vutà 'o presirente...


[p. 397 càgna]
Carmela


E si te fanno presirente!

Vicienzo


(Ridendo) Eh, me facevano presirente!

Carmela


Pecchè, nun può essere?

Vicienzo


Io me ne vaco... Addio, Giuliè (Giulietta lo saluta con la mano).

Carmela


Retirate ampresso... Io resto n'ato ppoco pe lle fa' cumpagnia... ('On Vicienzo esce, chiudendo dietro di sè l'invetriata) S'è fatto scuro Vulimmo appiccià 'o lume?

Giulietta


Nncopp''o cumò ce sta 'a lampa... (Carmela ravviva la lampada innanzi la Madonna).

Carmela


Tiene appetito?

Giulietta


Si... [p. 398 càgna]

Carmela


E che vuò? Di'...

Giulietta


Nun pozzo tuccà niente. 'O miedico nun vò... (lungo silenzio). 'Onna Carmé, me vulite cuntà 'o cunto d''auciello grifone?

Carmela


N'ata vota 'o vuò sentere?

Giulietta


Sì, sì,... me piace 'e sentere...

Carmela


E te staie zitta?

Giulietta


(Ponendosi la mano al petto) A parola mia!

Carmela


(Comincia a raccontare, con voce monotona, da cantilena, col ritmo eguale, col quale le vecchie sogliono narrare le fiabe) Ce steva na vota nu Re cecato. Stu Re, na notte, se sunnaie ca pe se sanà ce vuleva na penna 'e ll'auciello grifone. 'A matina chiammaie 'e figlie e dicette chello ca s'aveva sunnato, e [p. 399 càgna]prumettette ca chi lle purtava sta penna addeventava Re. 'E figlie subeto s'armaieno e curretteno, pe truvà 'a penna 'e l'auciello grifone, chi pe na via e chi pe n'ata. Cammina, cammina, doppo tre iuorne e tre notte, nun truvaieno a nisciuno ca sapeva di' adò steva l'auciello... (Si ferma, non ricordando la fiaba) Ah! E chi se ricorda cchiù!

Giulietta


(Con voce dolce riprende la narrazione) 'O cchiù piccerillo d''e frate, ca s'era spierzo 'nt'a nu bosco, 'ncuntraie a nu vicchiariello, e lle dicette: «San Giuseppiello mio, me vuò di' addò sta l'auciello grifone?» 'O vicchiarello se mettette a ridere e dicette: «Chillo che vaie truvanno sta ncopp'a chill'albero»; e dicenno chesto scumparette.

Carmela


Ah, si! Aie ragione! (riprende lei la narrazione) 'O piccerillo sagliette ncopp'a ll'albero e tiraie na penna a l'auciello. Mentre se ne turnava a' casa soia, 'ncuntraie 'e frate. Chiste, pe mmidia 'e rignà, l'afferraieno, le levaieno 'a penna, l'accedettero e l'atterraieno.....

Giulietta


'Onna Carmè, nun abbreviate!


[p. 400 càgna]
Carmela


Arrivate che fuieno add''o Re, 'o frate cchiù grusso dicette: «Chesta è 'a penna!» Nce 'a passaieno tre vote ncopp'a ll'uocchie d''o pate, ca subeto ce vedette. Ma 'o Re, nun vedenno 'o figlio cchiù piccerillo, addimannaie addò steva, e 'e figlie rispunnettero subeto ca nun 'o ssapevano. Allora 'o pate mannaie a tanta gente; ma nisciuno 'o putette truvà. Nu vaccaro, passanno p''a via addò era stato acciso 'o figlio d''o Re, vedette n'uosso c'asceva 'a sottaterra: 'o tiraie, e l'uosso se mette a parlà accussì:

« Vaccaro mio, vaccà...
« Tieneme astrinto e nun me lassà,
« Pe na penna 'auciello grifone,
« Frateme è stato nu traditore!


(Giulietta, a poco a poco, per lo spavento, si nasconde sotto la coperta) Quanno 'o vaccaro passaie sotto 'a casa d''o Re, l'uosso accuminciaie a parlà n'ata vota. 'O Re, ca 'o vedette, vulette sentì che diceva; pigliaie l'uosso mmano, e chillo se mettette a parlà accussì: (Con voce cavernosa)

« Papà mio, papà...
« Tieneme astrinto e nun me lassà,
« Pe na penna 'auciello grifone,
« Frateme è stato nu traditore!


Giulietta è scomparsa interamnete sotto la coperta. Carmela se ne avvede, solleva la [p. 401 càgna]coperta e resta a guardarla lungamente) Povera figlia! S'è addurmuta! (Sotto la porta appare la matrigna di Giulietta).

SCENA IV.


dette e Virginia


Virginia


(Entrando, vede Carmela) Ve saluto, sora Carmela; che fate? Spregate er tempo co 'sta sgrinfia? Me sembra 'n ghiro! Se dorme la settimana santa!

Carmela


Che dicite! Sta povera figlia tene na freve 'e cavallo!

Virginia


La possino acciaccà! 'Un crepa mai! L'avrebbe dovuto capì prima...

Carmela


S'è addurmuta... Sta proprio brutto...

Virginia


So' tutte imposture! Volete vedè come s'arza? Quatto papaveri sur grugno e zompa dar letto!

Carmela


(Difendendo la ragazza). Donna Virgì... embè? Chesto ca vuie facite nun è bello! Se vede propio ca nun le site mamma!


[p. 402 càgna]
Virginia


(Risentita) Sora Carmela, impicciatevi de li fattacci vostri...

Carmela


(Con calma) 'O ssaccio...

Virginia


Non voio legge... La padrona de casa so' io...

Carmela


E chi ve dà tuorto?... Ma, vedite, a 'sta piccerella io 'a voglio bbene... Canuscevo 'a mamma...

Virginia


Embè? Che me ne mporta?

Carmela


Ve pregavo... nun 'a maltrattate quanno ce sto io...

Virginia


(Scoppia a ridere) Non me fate ride'!

Carmela


(Scattando) Tu 'e qua' paese si'? Cca, a Napole, nun ausammo 'e fa' tanta chiacchiere. [p. 403 càgna]
Virginia


E' meio che ve n'annate; ne so, pe li mortacci vostri...!

Carmela


Sa che te dico?... Nun annummenà 'e muorte mieie, ca te faccio fa' 'o strascino pe quanta è longa 'a via!

Virginia


A chi dici, a me?

Carmela


Si, a te!... A te!...

Giulietta


(Si sveglia, siede in mezzo al letto, e come sognando dice) Nun 'o ffaccio cchiù!... Nun 'o ffaccio cchiù!

Carmela


(Avvicinandosi alla ragazza) L'ha appaurata! (accarezzandola) Nun avè appaura... ce sto io cca...

Giulietta


Nun me lassate... Chillo... don Federico..

Virginia


(Le fa cenno di tacere) Che vole?


[p. 404 càgna]
Carmela


T'ha vuttata? (Giulia guarda Virginia). Nun avè paura!... Di'... (appare sotto la porta il padre).

Giulietta


Papà!... papà!...

SCENA V.


dette e Rafele


Rafele


(Si ferma sotto l'arco della porta. Ha sul dorso il teatrino e nelle mani il sacco coi pupi. Guarda sua moglie e 'onna Carmela, come per chiedere cosa sia avvenuto. Depone la barracca e i pupi, e si avvicina al letto della figlia) Ch'è succieso? Tiene ll'uocchie appaurate...

Giulietta


Mammà...

Rafele


(A sua moglie) Ma che te si' miso 'n capo d'acciderla a 'sta povera criatura?

Virginia


Ti rode quarche cosa?
[p. 405 càgna]

Rafele


(Alla figlia) Di', ch'è succieso? Che t'ha fatto? (Giulietta guarda la matrigna con occhio pauroso) Guarda a me... Di', che t'ha fatto?... Nun avè paura...

Giulietta


(Con un fil di voce): Niente!

Rafele


(A donna Carmela): 'Onna Carmè... parlate vuie... ch'è succieso?

Carmela


E io che ve pozzo di'?... So' venuta pe vedé comme steva 'a piccerella, e l'aggio truvata chiagnenno, sola sola...

Rafele


(A sua moglie): Sola?... E tu aie avuto 'o curaggio 'e l'abbandunà? Addò si' ghiuta? Ma tu a chi 'ntienne 'e fa' passà nu guaio?... No!... No!... 'A vi' stanema 'e Dio? Io campo sulo p'essa!... E tu ll''e' vattuta!... Tu?

Giulietta


(Protestando): No... nun è stata essa...


[p. 406 càgna]
Rafele


(Con premura a sua figlia): E chi é stato?.. Di'! Parla!

Carmela


Che ghiate penzanno!... Chi puteva essere?

Rafele


(Afferrando per il braccio sua moglie, le chiede): Isso ll'ha vattuta?! E tu, nfame, l'aie fatto trasì cca? Dint''a casa mia?! Cca... addò sta figliema? Schifosa! Di'!... parla! (si schiaffeggia per la vergogna).

Carmela


'On Rafé.; che facite!

Giulietta


Papà!..., papà!...

Virginia


Saie che te dico? Me so' seccata...

Rafele


(Scattando): Iesce!... Iesce d''a casa mia! Iesce!


[p. 407 càgna]
Virginia


Si, sì, mo me ne vado... Tanto cu te che ce guadambio? M'ha fatto sempe morì de fame!

Rafele


Va... va... add''o nnammurato tuio! Chillo è l'ommo ca fa pe te! (si avvicina alla figlia e le chiede): Chi è venuto cca? (Giulia lo guarda e tace). È fenuto don Federico? (Giulia afferma con la testa. A sua moglie) E staie ancora cca?... (a Giulia): E t'ha vattuta?... (Giulia afferma con la testa). Nfame! nfame! (si slancia contro la moglie)

Giulietta


(Con spavento): Papà... papà mio!...

Carmela


(Lo trattiene) Lle vulite fa' piglià na vermenara?

Rafele


(A sua moglie indicandole la porta) Iesce!.... Iesce!.. (Virginia esce guardando con disprezzo il marito). Giuliè... figlia mia! (scoppia in pianto, abbracciando la figlia, e cade sulla sedia).

Giulietta


Papà! papà mio!...


[p. 408 càgna]
Carmela


Meno male! Se n'è ghiuta!... 'On Rafè, ringraziatene a Dio! Chella chi sa qua' iuorne ve faceva passà nu guaio... Ma chella ha fatto pe fa' vedè.. (avvicinasi con premura) Iammo... don Rafè... 'o diavolo non è brutto comme se pitta... Se sape: so' chiacchierie ca passano...

Rafele


Nun mettarrà maie cchiù 'o pede 'int''a casa mia... Maie, maie, maie cchiù! È pe st'anema 'e Dio ca me dispero... Chi l'assistarrà? Chi le lle farrà da mamma? Vuie o sapite quant'aggio 'a faticà pe m'abbuscà nu tuozzo 'e pane...

Carmela


E ch'è fenuto 'o munno? Simmo o nun simmo napulitane?

Rafele


Grazie; vuoie avite tenute sempe 'o buon core, e pure 'o marito vuosto...

Carmela


Ah! Vicienzo, sì, è overo, è stato sempe nu buon ommo... E pure tene 'e vizie suoie.. (Giulietta tossisce). Giuliè, iammo: pigliate 'a medicina... (va a prendere un cucchiaio di medela). [p. 409 càgna]
Rafele


Te siente male?

Carmela


Ecco cca! (le cdà la medicina) Brava... brava Giulietta...

Rafele


Don Federico è stato cca?

Giulietta


Si.

Rafele


Nzieme cu mam... cu chella femmena?

Giulietta


No... mam... steva cca... Po' è venuto don Federico...

Rafele


E t'ha vattuta?

Giulietta


Sì... c''o frustino...

Rafele


(Stringendo i pugni): Nfame! [p. 410 càgna]
Giulietta


(Mostrando il braccio destro). Cca... m'ha fatto male!

Rafele


(A donna Carmela): 'Onna Carmè... nu minuto... vaco e vengo... (fa per prendere il cappello).

Carmela


Site pazzo! Cu chi ve vulite mettere?

Giulietta


(Spaventata scende dal letto e gli abbraccia le gambe) No... papà... no... papà!..

Rafele


(La prende sulle ginocchia): Nun te mettere appaura...

Giulietta


Voglio sta' nzino a te!

Carmela


Nun facimmo capricce...

Rafele

(A donna Carmela):: Scusate, dateme 'a cuperta! (Carmela esegue, ed avvolge le gambe della ragazza): E mo che vuò fa'? [p. 411 càgna]
Giulietta


Voglio sta cca... abbracciata cu tte... (l'abbraccia) Papà mio!..

Rafele


Ma tu pigliarraie friddo...

Giulietta


No, vicino a te sto meglio, nun sento friddo..,

Carmela


(Si asciuga una lagrima): Viato a vuie ca tenite na figlia... Io sta gioia nun l'aggio maie avuta... Dio m'ha voluto fa scuntà 'e peccate mieie.

Rafele


È overo! 'E figlie so' care, ma quanno nun ce manca niente... E a me manca tutto!..

Carmela


Dio vede e pruvvede.

Rafele


È giusto! Na vota io ero artista 'e teatro e chello ca m'abbuscavo 'o spennevo... Nuie simmo fatte accussì... tenimmo 'e mmane spertusate... Chille erano ati tiempe... M' [p. 412 càgna]aviveve 'a sentere 'int''e «Due Sergenti» onna Carmè! Fuie 'o destino ca me facette 'ncuntrà cu chella femmena. Ero videvo, tenevo 'sta piccerella, e m''a spusaie. Da chillo iuorno nun avette cchiù pace... tutto iette a rotta 'e cuollo... 'A cumpagnia se sciugliette, io perdette 'a voce, cadette malato, nun putette cchiù recità... e pe vivere, mo... (indica il teatrino dei pupi) ecco chello ca me tocca a ffa'... 'o pupante!

Giulietta


(Gli asciuga una lagrima): Papà... pecchè chiagne?... Nun ce sto io pe tte?

Rafele


Si, è overo; ma te vularria vedè allegra, cuntenta, e no' malatella accussì...

Giulietta


Aggia sta sempe malata?

Rafele


No!... Tu t''e' a sanà!

Giulietta


E me purtarraie sempe appriesso a te?

Rafele


Sempe!... sempe!... (la bacia). [p. 413 càgna]

Giulietta


Papà, me vuò mettere 'a veste ianca? chella ca me mettette quanno me facette 'a cummenione?... Te ricuorde?

Rafele


E comme t'è venuto stu pensiero?

Giulietta


'A vi': sta llà, 'nt''o cumò!

Rafele


Che capriccio è chisto, Giuliè?

Giulietta


Sì, papà; cuntenteme; te voglio tanto bene! (l'accarezza): Si me faie cuntenta, te do nu vasillo...

Rafele


(A donna Carmela) 'A sentite? Me pare na vicchiaralla!

Carmela


(A Giulietta, dopo essersi avvicinata al comò). Addò sta, cca?... 'Int'a stu teraturo?

Giulietta


No, llà, a ll'ultemo teraturo! Sta arravugliata 'inta nu panno russo.
[p. 414 càgna]

Rafele


Ma che vuò fa'?

Giulietta


M''a voglio mettere... E... si moro?

Rafele


Nun 'o ddi'! (turandole la bocca); E me lassarisse accussì?! Sulo sulo?

Carmela


E che so' sti discurse? Iammo, mo te vesto io! (la prende in braccio, la porta sul letto e la veste).

Rafele


Nun tengo parole pe ve ringrazià...

Carmela


(A Giulietta): Quanno po' starraie bona, te ne venarraie pe sempe cu me!

Giulietta


E papà?

Carmela


Papà ha dda fa' 'e fatte suoie... Quanno po' vene, 'a sera, allora te starraie cu isso... [p. 415 càgna]

Giulietta


E nun 'o pozzo accumpagnà?...

Carmela


No!... Tu starraie sempe cu me! Ce vuò sta? Sì? Rispunne...

Giulietta


E papà?

Rafele


Papà nun te lassarrà cchiù... Starrà sempe vicino a te... Si' cuntenta?

Giulietta


(Batte le mani per la gioia): Ah! si... si!...

Carmela


È fatto!

Giulietta


'E scarpe?

Carmela


Pure 'e scarpe? Addò stanno?

Giulietta


'Int''o cumò... (Rafele le prende e le dà a Carmela).

Carmela


Dimme na cosa, mo ca te si' vestuta vulisse ascì?


[p. 416 càgna]
Giulietta


No... me l'aggio voluto mettere... che ssaccio... (Rafele guarda 'onna Carmela col gesto disperato di chi sa che il destino non ha più rimedio).

Carmela


(Sottovoce a Rafele): E che so' sti lacreme? Curaggio!... Nun 'a vedite comme sta allegra?

Rafele


Ogge sta peggio! Nun vedite c'uocchie tene?

Carmela


'E piccerelle so' fatte accussì... Mo 'e vedite abbattute, malate... a n'ato poco zompano a ridono... (a Giulietta): È overo ca te siente meglio? (Giulietta con la testa afferma e si avvicina al padre) Avite visto? Me date 'o permesso, 'on Rafè? Vaco a priparà nu poco 'e cena a Vicienzo, e torno subeto...

Rafele


Facite 'affare vuoste...

Carmela


(Fa per uscire poi ritorna) E vuie, 'on Raffè, avite mangiato? Nu muorzo 'e cchiù, nu muorzo 'e meno, pe nue fa 'o stesso... senza cerimmonie... [p. 417 càgna]
Rafele


Ve ringrazio...

Carmela


Ma che so' sti ringraziamente?

Rafele


No, grazie... veramente... m'aggio suppuntato 'o stommaco...

Carmela


Allora cchiù a tarde, quanno vene Vicienzo, trasite nu mumento... Nuie v'aspetammo!...

Rafele


Si... cchiù tarde... grazie!

Giulietta


(Con gioia): I' pure...

Rafele


Tu mo t''e' 'a cuccà...

Giulietta


Voglio venì pur io...
[p. 418 càgna]

Carmela


E va buono... nun piccià... (esce).

Rafele


Comme te sta bella sta veste!... T''a vuò levà?

Giulietta


A n'ato ppoco... 'Into''o cumó ce sta pure 'a nocca celeste p''e capille... (fruga nel tiretto, prende un velo bianco e lo mostra al padre) Papà, guarda: te ricuorde? M''o purtaste quanno me facette a primma cummenione... (Il padre guarda con dolore la figlia) Mo 'o metto cca, 'nt''a sta scatola, accussì nun se sciupa... (seguita a cercare) Ah! 'A vi' cca! (mostra il nastro cilestrino e lo lega tra i capelli) Me sta buono?

Rafele


Giuliè... iammo... cuccàmmece...

Giulietta


(Ha un forte colpo di tosse): N'ato poco...

Rafele


'E' visto?

Giulietta


Io me sento meglio! (ha un capogiro). [p. 419 càgna]
Rafele


(Sostenendola) 'E' visto? Tu nun te mantiene a ll'erta... Iammo, famme cuntento...

Giulietta


Si... papà,... é overo... m'avota 'a cape...

Rafele


Cucchete (sostenendola, la porta vicino al letto).

Giulietta


Ma 'a veste nun m''a levo...

Rafele


Comme vuò tu. (La fa sedere sul letto, accomodandole i cuscini alle spalle). Staie bona accussì?

Giulietta


Papà, me vuò fa' un piacere?

Rafele


Di'... che vuò?

Giulietta


Ma tu me dice ca si?


[p. 420 càgna]
Rafele


Eh sì... te dico ca si...

Giulietta


Me vuò fa' sentere l'opera d''o diavolo cu Pulicenella?

Rafele


Giuliè, che vaie pensanno!

Giulietta


(Con voce di pianto) Si, papà... me l'aie prummiso...

Rafele


Giuliè, nun me fido... Tu saie c'aggio faticato tutt''a iurnat...

Giulietta


Chi sa' si 'a pozzo sèntere... n'ata vota...

Rafele


Te si' dispiaciuta? (Giulietta non risponde) Che mme puorte 'o musso? E te voglio fa' cuntenta! Ma sulo l'opera d''o diavolo cu Pulicenella?

Giulietta


Sì... sì... Bravo papà!...


[p. 421 càgna]
Rafele


Tu nun te movere 'a lloco... Miettete 'a cuperta ncopp''e ggamme... (le mette la coperta sulle gambe, poi va sciogliere il sacco, che li contiene; e, prendendo nella mano destra Pulcinella e nella sinistra Colombina, si prepara alla recita).

Giulietta


Papà, nun abbrevià... Fammella sentì tutta quanta...

Rafele


E va buono! (entra nel teatrino e con voce nasale, chioccia, comincia la farsa «Pulcinella e il diavolo»).

LA RAPPRESENTAZIONE


SCENA I.


Pulcinella e Colombina


Pulcinella


(Picchia alla porta di Colombina e la chiama) Culumbì!... Culumbì!... Culumbì!... (Picchia di nuovo) Neh! tu ce siente?

Colombina


(S'affaccia al balcone) Si' tu, Pulecenè?


[p. 422 càgna]
Pulcinella


Scinne: nun 'o vvide ca sta chiuvenno?

Colombina


Zitto, ca ce sta 'o patrone!

Pulcinella


E scinne zitto zitto...

Colombina


Mo scengo... (Scende e fa segno a Pulcinella di avvicinarsi) Si' sempe nu scemone!

Pulcinella


(Abbracciandola) Sciasciona mia, viene 'int''e braccie meie!

Colombina


Tu si' tutto d''o mio?...

Pulcinella


Chello ch'è tuo è mio e chello ch'è mio è tutto d''o mio!

Colombina


Me vuò bene? [p. 423 càgna]
Pulcinella


Io moro e spanteco pe tte... St'uocchie tuoie m'hanno apierto na furnace 'int''o core. Io nun dormo cchiù. 'A notte me sceto, e penzo a tte! Nun arreposo, nun trovo cchiù arricietto... Me sento 'e viscere arrevutà... 'O core fa tic-tac. Io so' nu Vesuvio!.... (abbraccia Colombina e la bacia).

SCENA II.


detti e don Anselmo Tartaglia


d. Anselmo


Brrrè... brè... brè...

Pulcinella


(Come se suonasse il tamburo) Brè... brè... brè...

d. Anselmo


Brrr.. bravi.. bravi... Seh! Mo v'acconcio io! (rientra in casa e ne esce con un bastone).

Colombina


(Intercede per Pulcinella) Signò, chisto m'è frateme; mo è venuto 'Acerra...

d. Anselmo


Bu... bu.. bu.. giarda! [p. 424 càgna]

Pulcinella


Bu, bu, bu!... Ma ch'è 'o ffuoco 'o Carmene?

d. Anselmo


Insalata!... Insolente!... (Alza il bastone e cerca di picchiare Pulcinella, ma ad ogni colpo questi abbassa la testa e il colpo fallisce. Giulietta batte le mani).

Pulcinella


Ah! ah! So' muorto!

d. Anselmo


Accussì nun 'o farraie cchiù... (Pulcinella ad un tratto si alza e afferra il bastone. Qui ha luogo una lotta per la conquista del bastone. Pulcinella riesce vincitore, e giù legnate da orbo) Aiuto! aiuto!...

Giulietta


(Ride e batte le mani per la gioia). Da', da'!...

Pulcinella


Teh! teh! N'ata vota te 'mpara a ffa' 'o malandrino!
[p. 425 càgna]

d. Anselmo


(Sotto la pioggia delle bastonate è morto. Pulcinella lo prende fra le mani e lo dondola fuori dal parapettino, come una campana).

Pulcinella


Ndà mbò!... ndà mbò!...

Giulietta


(Ha un violento colpo di tosse, si porta le mani alla gola, come chi si sente strozzare, vacilla, reclina il capo) Papà!... Papà mio!...

Rafele


(Esce di sotto le tende, gitta a terra i fantocci, si strappa il grembiule, si precipita verso Giulietta e la chiama con voce d'angoscia) Giuliè... Giuliè... figlia... figlia mia!... (la scuote, le solleva la testa, la guarda neglio occhi, poi si alza, si guarda attorno, si precipita sul letto e baciando la piccola morta) Morta!... Morta!... (Resta lungamente abbracciato al corpicino della ragazza. Ad un tratto si alza automaticamente, avvicina il tondo ai piedi del letto, prende la lampada votiva dal canterano e la pone sul tondo. Si avvicina alla morticina e con amorosa pietà le accarezza i capelli, le congiunge le mani, le chiude gli occhi, la bacia. Un sorriso di sfiducia gli sfiora il labbro, dondola il capo e con disprezzo guarda il teatrino, i pupi sparsi per terra, e col piede li spinge lontano. La porta [p. 426 càgna]si apre e appare Virginia. 'On Raffaele ha un sussulto, guarda la moglie, questa abbassa il capo; poi guarda il cadaverino, indietreggia, sparisce nella via. 'On Raffaele fruga nel tiretto del canterano, prende il velo e commeunautoma copre il corpo della figlia. Cade in ginocchio dinanzi al letto, ed erompe in pianto, abbandonando il capo sul materasso).


FINE




Napoli, 16-20 luglio 1896.
[p. 427 càgna]

A
Gerolamo Rovetta



'A MERCANTE


(la morte)


commedia in un atto

[p. 429 càgna]
PERSONE
---



'Onna Sufia 'a Nirone,
mercantessa.
'Onn'Amalia.
Criscienzo,
cocchiere da molo marito di 'onna Sufia.
D. Eugenio,
impiegato al Monte della Misericordia.
Luca,
artista pittore.
Emilio,
studente.
Salvatore,
aperaio di Guppy.
Mariano,
muratore.
D. Ferdinando,
medico.
Cuncettina,
Franceschella,
ragazza al servizio di 'onna Sofia.

[p. 431 càgna]
LA SCENA


Il basso di Donna Sofia, la mercantessa. Sulla sinistra un gran letto d'ottone lucente, con una ricca coperta di seta damascata, a colori volgarmente sgargianti. Al capezzale un'imagine dell'Addolorata con le sette spade d'argento in petto, chiusa in una cornice ovale dorata. Poco più in giù un acquasantino di argento antico, accanto al quale pendono due candele listate di carta colorata. Ai due lati del letto due comodini di mogano, massicci.
Di contro un armadio a due luci, due sciffoniere con sopra due grandi quadri; una oleografia di S. Vincenzo Ferreri, ed una stampa di S. Anna. Dinanzi alle sacre imagini stanno lampade e candelabri.
In fondo è la porta d'entrata. Alla destra una cristalliera piena di stoviglie e di argenteria. Tutto il mobilio è quasi ammucchiato, senza ordine, nè stile, in quella casa di popolana arricchita, come in un magazzino di rigattiere.
Dal soffitto pende un lampadaro di cristallo con steariche rosse. Sedie di Vienna per la casa; ai piedi del letto una dormosa; nel nel mezzo, un tondo con marmo bianco.
Sono le ore antimeridiane di un giorno di Marzo, mite e odoroso.


[p. 433 càgna]
ATTO UNICO
---




SCENA I.


Sufia e Criscienzo


(Sofia è seduta su di una paltrona; è pallida, sofferente. Criscenzo le siede vicino e cerca di confortarla).

Sufia


(Con un filo di voce). É fenuta pe me!... Mm''o sento!..

Criscienzo


Nun ghiastemmà, ca finchè c'è vita, c'è speranza.

Sufia


(Con tristezza) 'O ssaccio... Tu comme aie 'a di', pe mme dà curaggio? Rieste vidovo nun ce penzà, e te può spusà a 'Nnarella cu 'e denare mie.

Criscienzo


E sempe 'a stessa canzona!


[p. 434 càgna]
Sufia


Tu 'a vuò bene a 'Nnarella... e chi sa si nun so' state 'e ghiastemme soie!...

Criscienzo


Tu qua' Nnarella vaie cuntanno?...

Sufia


N'ato poco, e t''a spuso... e c''o sanghe mio, c''o sudore d''e fatiche meie...

Criscienzo


Sufì, penza a sta' bona! Che vai mettenno mmiezo, mo! Mmece 'e te mettere 'ngrazia 'e Dio, ca te l'ha ditto pure 'o cunfessore.

Sufia


(Con terrore) 'O cunfessore?! 'O cunfessore... è overo, chesto m'ha ditto: «Sufì, figlia benedetta, miettete 'ngrazia 'e Dio, na vota pe sempe... » E ave ragione... Giesù Cristo pe chesto m'ha fatto arreducere accussì, e po' se n'è scurdato!...

Criscienzo


Vattennne, ca Dio nun abbandona a nisciuno... e specialmente a chi se pente... Fa chello che t'ha ditto 'o cunfessore, e nun te n'incarricà. [p. 435 càgna]

Sufia


E chesto farraggio. Aggio mannato già a chiammà pe Francischella na bona purzione 'e gente, p''e pave che tengo dispenzate, e l'aggio mannato a di' ca nun voglio manco nu cientesemo 'e 'nteresse... Me voglio ritirà sulo 'o capitale, e niente cchiù. Faccio buono Criscenzo?

Criscienzo


Buono.

Sufia


(Addita il comò) Tira 'o primmo teraturo d''o cumò: llà ce stanno sei fazzulette 'e seta, e sei scialletielle 'e lana; pigliatille e vide d''e vennere pe chello ca me costano... cinche lire l'uno e... ammeno accussì scacciammo 'a tentazione...

Criscienzo


Va buò: po' se ne parla 'e chesto.

Sufia


No: primm''e mo... Tu nun saie nuiate mercantesse che passione tenimmo pe stu mestiere... Simmo tentate ogne minuto sicondo...

Criscienzo


(Va a chiudere il tiretto). E va be': io mo nzerro e me porto 'a chiave cu mme.


[p. 436 càgna]
Sufia


Accussì pure va buono... Ma saie ched'è? Io vuleva 'ntruità subeto subeto 'e denare mieie, pecchè, capisce?.... a prezzo 'e costo tu l'avarrisse vennute ampresso ampresso... Ma basta: nun fa niente: stanno nchiuse 'int''o cumò, e pure è 'o stesso.

Criscienzo


Penza a Dio, ca te fa santa.

Sufia


Ch'aggia fa'? Perdo chello pucurillo ca m'aveva abbuscà... Tanto pe tanto mo è ghiuta 'a varca a mare! Accussì po essere ca me levo 'o vizio. (una breve pausa, poi con rimpianto) Vizio! E già... ch'aggia dicere mo? nu vizio, ca s'abbuscano 'e dudece carri c''a pala...

Criscienzo


Se sape: 'o ciento pe' ciento 'o mese.

Sufia


E chello ca se perde nun nce 'o mmiette? Parle bello, parle... E t'aie sta' zitto pure... si no appurano 'o debole, nisciuno pava cchiù.


[p. 437 càgna]
Criscienzo


Sì, ma tu nun 'e' perduto maie nu sordo... Si tutte 'e banche se sapessero fa' pavà, comme te saie fa' pavà tu, t'assicuro ca nun se sentessero tante fallimente.

Sufia


Povera a me! Già: tu me si' state sempe cuntrario.

Criscienzo


Se capisce!... 'A cuscienza nnanz''a tutte cose...

Sufia


E mo ca te lasso 'e denare mieie, cu che cuscienza t''e piglie?

Criscienzo


Primma 'e tutto, chesto nun succederà maie, pecchè tu staie bona, ma si, a ffunno 'e mare pozza i', succedesse, io ne facesse sempe dicere messe a l'aneme pezzentelle.

Sufia


'O ssaccio... tu si' ommo 'e cchièsia e quanno muore truove 'e porte d''o paradiso aperte... A me m'attocca l'inferno... 'O ssaccio... 'o ssaccio... (piange)

Criscienzo


Tu chiagne? E che so' sti lacreme? 'N capo a te, ca tutte 'e pec cature vanno 'a casa [p. 438 càgna]'o diavolo? Si, staie fresca... Si sapisse quante se ne sarvano pe nu minuto, nu sicondo sulo 'e pentimento sincero... E tu ll''e' avuto!

Sufia


Sufia


Accussì fosse overo!

Criscienzo


Ce vò 'a fede: 'a fede sulamente.

SCENA II.


detti e Franceschella


Franceschella


'Onna Sufi?

Sufia


Guè, Franceschè, si' stata a du tutte quante?... Ll'e' ditto ca 'e voglio assolutamente, nicessariamente?...

Franceschella


Gnorsì. Comme m'avite ditto vuie. Sulo a Cuncettina 'a sarta nun l'aggio truvata; 'e figlie m'hanno ditto ch'è ghiuta anfino a ncoppa 'agenzia 'e don Mariano pe fa' nu pigno...

Criscienzo


Povera guagliona! S'è zeffunata 'a ch'è muorto 'o marito! Cinche aneme 'e Dio; [p. 439 càgna]e tutte 'e cinche comme songo 'e dete d''a mano!

Sufia


Guè, a la fine è figliola: ce stanno tanta vie pe ghì a Roma!

Criscienzo


Cuncettina, però, comme tu saie, è na bona figliola...

Sufia


Chi campa deritto, campa afflitto! (Dolendosi). Ah! Mamma d''o Carmene! Che dulore! Cca sta 'o mmale mio, cca dinto!... (Toccandosi la pancia).

Criscienzo


Signò, miettece 'a mana toia!

Sufia


Na furnace cca dinto!... Me sento ardere 'e stentine 'n cuorpo... Ah! San Giro beneditto! Vengo scàveza a nfino a Puortice, si mme faie 'sta grazia... Criscè!... Siente... Nun te sfastirià... Me vuò fa' nu piacere?

Criscienzo


Si putisse passà nu mumento 'a chella mariola d''a Rossa...


[p. 440 càgna]
Criscienzo


Pecchè?

Sufia


M'ha dda dà vinte lire; e nfino a ogge ancora m'ha dda mannà nu srodo...

Criscienzo


E parle 'e te mettere 'n grazia 'e Dio?

Sufia


Allora, comme dice tu, me vuò fa' perdere pure 'o capitale?

Criscienzo


Siente a me: aizele 'a mano...

Sufia


(A poco a poco accalorandosi) Aizele 'a mano?! E già! Tu te ll''e faticato cu ll'anema 'e mammeta! Ch'aggio ditto ca voglio 'o 'nteresse? Io voglio 'o sanghe mio, 'o sanghe mio sulamente... E sì! MO lle manno pure nu cumprimento appriesso! Si avesse tenuto a n'at'ommo vicino, a ll'ora 'e mo... chi sa... Ma aggia sta' bona!... Puverella a essa.

Criscienzo


Figlia mia, 'o Pat'Eterno te sta aspettanno cu 'e braccia aperte e tu... [p. 441 càgna]
Sufia


Ma comme aggia fa'? Io m''o scordo, me scordo 'e tutte cose... (Si commuove). Sto 'n punto 'e morte, è overo, ma me vene n'arraccia, ca mme farrie passà brutto nu guaio.

Criscienzo


Nun 'mporta: nun te piglià collera... ('onna Sufia si riversa con la testa sulla spalliera della poltrona). 'E' visto? Tu t'arragge e te faie cchiù male. Nun penzà a niente, ca 'e denare veneno cu 'e piede loro.

Sufia


Si, aie ragiona: nun voglio curà niente cchiù. Sulo 'a salute mia... (alla ragazza di servizio) Francischè, 'e' avisato a tutte quante che venessero?...

Franceschella


Nun dubitate. M'hanno ditto ca mo veneno.

Sufia


E quanno po'?... Criscè, da nu fazzuletto 'e seta a Francischella... (Criscienzo fa per cercare la chiave del comò nella saccoccia, quando Sufia lo ferma con la mano) Ma tu mo già 'e' nchiuso 'o teraturo... Ce 'o daie n'ato iuorno. [p. 442 càgna]
Franceschella


C''o commeto vuosto, 'onna Sufi. IO nun vaco truvanno chesto.

Criscienzo


(Sottovoce alla ragazza) Nun ce penzà: 'o fazzuletto t''o dongo io dimane.

Sufia


(Sospettosa) Che ll' 'e' ditto?

Criscienzo


Che fosse iuta a chiammà 'o miedeco.

Sufia


E pecchè? Io nun 'o voglio...

Criscienzo


Chesta è n'ata fissazione...

Sufia


Vattenne ca chillo è nu 'mbruglione.

Criscienzo


Pure chesto!

Sufia


Pecchè? Nun aveva ditto ca era gravidanza?!


[p. 443 càgna]
Criscienzo


Tutte quante ponno sbaglià.

Sufia


Seh! Isso sbaglia, e io me ne vaco 'o campusanto!

SCENA III.


detti e Ferdinando.


Ferdinando


(Dalla soglia) È permesso?

Sufia


Guè! 'E vuie stevemo parlanno...

Ferdinando


Forse per la bevanda, che è un poco amaretta?

Criscienzo


Già... Dice ca è nu poco amara.

Ferdinando


Figlia mia, a la fine è nu calmante. E poi, come si dice? amaro, tienelo caro!

Sufia


No... No... Io nun voglio niente cchiù! Voglio murì!


[p. 444 càgna]
Ferdinando


Ma la scienza non lo permette.

Sufia


'I che scienzia ca tenite vuie! M'avite pigliata pe prena, m'avite.

Criscienzo


Sufì! Sufì!... Accumminciammo?!

Sufia


Vattennne, va te fà squartà tu pure!... 'O miedeco! È meglio ca ve mettite a fa' 'o ferracavallo, mmece d'accidere 'a carna vattiata...

Ferdinando


Ma, don Crescenzo! Questo è troppo!

Criscienzo


Duttò, cumpatitela: è 'a malatia.

Ferdinando


Vedete... Solo per rispetto vostro mi sto zitto. (a donna Sofia) Poi, del resto, voi siete la padrona di farvi curare da chi vi pare e piace. Pagatemi, e felice notte.

Sufia


Ve pavo?! E che m'avite fatto sta' bona? [p. 445 càgna]
Ferdinando


Oh, bella questa! Secondo voi, per essere pagati, dovremmo guarire tutti? Eh! E starriemo frischi!

Sufia


E allora è meglio ca ve mettite a fa' 'o schiattamuorte!

Ferdinando


(A Crescenzo) Ma la sentite!?

Criscienzo


Sufì!...

Sufia


Ma che te si' miso 'n capo, tu e isso? Ve credite ca 'e denare se ietteno?

Ferdinando


Questo non m'importa.. Vi ho curato per più di due mesi, e quindi...

Sufia


V'aggia ringrazià pure appriesso? Vuie pe nu miracolo 'e Giesù Cristo nun m'avite accisa prima d''e iuorne mieie...

Ferdinando


Ecco quanto mi tocca di sentire per non essere stato cauto...


[p. 446 càgna]
Criscienzo


Duttò! Chella è femmena, e parla addò va va!

Ferdinando


Ma la mia dignità...

Sufia


Nè... don comme ve chiammate vuie, ma che ve credite ca io tengo 'e mmane attaccate? 'A dignità!... Guardate chi parla 'e dignità!

Ferdinando


Ora, basta

Sufia


Pecchè? M'avisse 'a vattere? (fa per alzarsi) Mo, me faie saglì 'o sanghe 'a parte 'a capa!...

Ferdinando


A me?!

Sufia


Si, a te!

Criscienzo


(Si alza e si pone fra i due; avvicinandosi di più al medico, gli dice sottovoce) Don Ferdinà, tenite nu poco 'e prudenza, si no chella ve vatte.

Ferdinando


Bene pagatemi, e finiamola.


[p. 447 càgna]
Criscienzo


Sufì, figlia mia benedetta, nun te sbollere! (sottovoce) Tu 'o ssaie ca 'e miedece doppo c'accideno, s'hanno a pavà 'e stesso.

Sufia


E chillo tene chella bella maniera!...

Ferdinando


Ma, scusate: vuie parlate a schiovere.

Criscienzo


Venimmo a nuie. (al medico) Quanta visite avite fatte?

Ferdinando


Sentite: non parliamo di visite, perchè sono più di duecento.

Sufia


Ched'è? Ogne vota ca veneva era na visita?

Ferdinando


Ve site scurdata ca venevo 'a matina, 'o mezzogiorno e 'a sera?

Sufia


Ih, comme 'o vennite caro! Na scarfatura 'e seggia m''a passate pe visita? [p. 448 càgna]
Criscienzo


Va be' pavalo, e nun fa' chiacchiere...., Duttò, quanto avite 'avè?

Ferdinando


Che debbo dire? Fate voi.

Criscienzo


Dicite vuie, ca è meglio.

Ferdinando


Be' fate duecento lire.

Sufia


(Ha uno scatto e salta dalla sedia come spinta da una molla) Duiciento scannaturate 'n canna!.. E chi 'e tene duiciente lire!

Ferdinando


'E denare mancano a me, non a voi... Capisco ca ve sape a duro; ma non c'è che fare.

Sufia


E si nun ve voglio dà manco nu sordo?

Ferdinando


E se vi mando una citazione?


[p. 449 càgna]
Sufia


Io nun tengo che perdere...

Ferdinando


Questo poi lo vedremo, si tenite che perdere...

Criscienzo


Nonzignore, chesto nun ce ha dda essere (a sua moglie) Piglie 'e denare e dammille a me, ca mo acconcio io 'o duttore...

Sufia


Ma quanto vuò, 'a me puverella?

Criscienzo


Damme cinquanta lire: iammo.

Sufia


Cinquanta lire?!

Ferdinando


Ma per fare che cosa?

Criscienzo


Pe ve pavà...


[p. 450 càgna]
Ferdinando


Cinquanta lire! Mavuie forse state pazzianno?

Criscienzo


No, io dico seriamente...

Sufia


Povere denare mie!

Criscienzo


Facimmo iusto sissanta.

Ferdinando


Che vendiamo all'asta pubblica, forse?

Criscienzo


Sissanta lire, meh!

Ferdinando


Impossibile!

Criscienzo


Ottanta.

Sufia


Guè, ma che ghiammo arrubbanno? Tu a quanto vuò saglì?


[p. 451 càgna]
Ferdinando


Per farvi vedere quanto sono galantuomo, datemi cento lire, e finiamola.

Sufia


Mio signò, vuie nuvanta lire 'e vulite? No? E allora facite chello ca vulite vuie.

Criscienzo


(Sottovoce al medico) Duttò, pigliatevelle, ca ve dongo io l'ate diece lire.

Sufia


(A Franceschella) Si' rimasta llà mpalata! Te muove o nu' te muove? Llà, int''o tiraturo d''a culunnetta, piglia 'o sacchetiello d''e denare.

Franceschella


(Esegue l'ordine della padrona e porta il sacchetto. 'Onna Sofia incomincia a cavare da esso due tondi da cinque lire che consegna al marito). Chesto succede! Quanno 'int'a na casa arriva a mettere pede 'o miedeco... So' duie... tre... quatto... cinche... [p. 452 càgna]
SCENA V.


detti e Eugenio.


Eugenio


È permesso?

Sufia


Don Eugenio! Favorite. Favorite.

Eugenio


Grazie.

Sufia


Francischè, piglia na seggia a 'onn'Eugenio.

Eugenio


Non vi pigliate fastidio: m''a piglio io stesso. (piglia una sedia e siede).

Criscienzo


Senza ceremmonie... Io tengo 'e mmane 'mbarazzate.

Sufia


(Al marito) Avimmo cuntato?

Criscienzo


Cinche cuoppe.


[p. 453 càgna]
Sufia


Sei... sette... otto... nove... diece...

Ferdinando


Scusate, sti solde sono pe me?

Sufia


Pecchè? nun 'e vulite?

Ferdinando


Ma io non sono venuto a riscuotere con l'asinello.

Sufia


Pecchè, non so' denare?

Criscienzo


Va bene, duttò, nun fa niente; (al medico mettendogli nella saccoccia i tondi da cinque lire). 'O vedite cca: ve ll'aggio sistemate io stesso. (poi sottovoce) Aggiate pacienza... Nun 'a cuntrariate... È malata, capite? (alla moglie) Sufì, e ll'ati quaranta lire nce 'e daie 'e carta?

Sufia


Si 'e tenesse, pecchè no?

Ferdinando


(Irritato) Ma!...


[p. 454 càgna]
Criscienzo


Allora nce 'e daie 'argiento?

Sufia


'E bi' cca: duie cuoppe 'e vinte lire l'uno. (al medico) Avite 'avè niente cchiù?

Ferdinando


(Intascando il danaro) Nonsignore... Ah! Povero Esculapio!... Statevi bene. Vi ringrazio... Statevi bene... (esce).

Criscienzo


Conservatevi...

Sufia


Te pozzano addeventà gravunelle, sperammo a Dio!

Eugenio


'Onna Sofia... In verità, io non so che cosa volete da me. Io mi trovo perfettamente in regola col pagamento....

Sufia


Sissignore, sissignore... Io 'e vuie nun ne pozzo chiudere vocca... V''aggio mannato a chiammà pe ve dicere ca 'o 'nteresse ca m'avite 'a dà v''o benedico. [p. 455 càgna]
Eugenio


(Con meraviglia) Dite sul serio?!

Sufia


Sufia


Don Eugenio mio, io sto assaie malata e me voglio mettere nu poco 'ngrazia 'e Dio.

Eugenio


Quanto siete buona!...Ma che ve sentite?

Sufia


'O male mio sta cca dinto... (si tocca la pancia),

Eugenio


Povera 'onna Sufia!

Sufia


Sulo Dio me po salvà! A isso, a isso sulamente tengo fede!

Eugenio


Non dubitate, guarirete subito... E diciteme na cosa: mo io non vi debbo più nulla?

Sufia


(Con scatto) D''o nteresse? Ma 'o capitale me ll'avite dà quanto cchiù ampresso è possibele. [p. 456 càgna]
Eugenio


'Onna Sofia mia, se non viene il ventisette del mese, non vi posso servire... Voi lo sapete. Il Pio Monte della Misericordia paga il ventisette. Però vi avverto che non vi porto tutto. Quanto più posso: ecco.

Sufia


Facite vuie... Vuie site nu galantomo... Chi sa! Forse, quanno venite 'e vintisette, nun me truvarrate nemmeno.... Ma vuie 'e denare 'e putite consegnià a Criscienzo... Avite capito?

Eugenio


Non dubitate. Fino all'ultimo centesimo.

Criscienzo


Site rimasto cuntento?

Eugenio


Contentisimo, vi pare! Fino a mo, pagando solo gli interessi, ho pagato già tre volte il capitale.

Criscienzo


E che vulite di'?

Eugenio


Voglio dire ca... na vota ca me trovo abballanno, voglio pavà pure 'o nteresse, e [p. 457 càgna]da voi non voglio essere benficato nemmeno un soldo.

Sufia


(Sorpresa) Ah sì!? Giesù! Va a fa' bene ncoppa a 'sta terra!

Eugenio


Io ve ringrazio d''o bene vuosto... Il mio desiderio è di pagarvi tutto.

Criscienzo


Ma sapite ca site nu bello tipo?

Eugenio


Io non voglio niente da voi. Comm''o vulite capì?

Sufia


Gué! Nun v'alderate... Facite comme vulite vuie... 'E vintisette quanto me purtate?

Eugenio


Cinquanta lire.

Sufia


Sentite a me, io ll'ati cinquante 'e nteresse v''e perdono.

Sufia


Sentite a me, io ll'ati cinquante 'e nteresse v''e perdono.

Eugenio


Io nun 'e voglio... Avrete tutto. Dovessi toglierlo di bocca ai miei figli!


[p. 458 càgna]
SCENA VI.


detti e Luca.


Luca


(Un giovanotto smilzo e nervoso. Gesticola sempre). M'avite mannato a chiammà, 'onna Sufì? Ma, avite avè 'a buntà d'aspettà n'ato ppoco... Ora mi trovo assicco a denare e nun tengo nemmeno per pagarvi gl'interessi.

Sufia


No: nteresse nun ne voglio cchiù; aggio aizato 'a mana a tutte quante!

Luca


(Con gesto di grande sorpresa) E comme va?

Sufia


Pe fa' na bona azione.

SCENA VII.


detti, Tore e Mariano


Tore


Salute e bene!

Mariano


'Onna Sufi, sèveri voste!


[p. 459 càgna]
Sufia


Turì, Marià, v'aggio mannate a chiammà pe ve dicere ca nun voglio cchiù 'o nteresse d''a pava ca tenite mmano.

Tore


(Che ha già i soldi nelle mani) Allora vene a di' ca m''astipo n'ata vota 'int''a sacca? Guè, 'onna Sufia s'ha fatto cuscienzia!

Sufia


Io v'aggio dato denare, e nu' pezze vecchie. Cca 'a cuscienzia nun ce trase.

Mariano


Ave ragiona 'onna Sufia. 'A cuscienzia nun ce trase.

Tore


Ched'è? Ve site pigliata collera?

Criscienzo


Tò, fanne a meno 'e sti chiacchiere.

Luca


Ave ragione 'on Criscienzo... Certe cose non bisogna dirle.


[p. 460 càgna]
Tore


Embè, allora stammece zitte!

Sufia


(In tono lamentevole, come per dolore) Ah! Nun mme fido cchiù! Io mo moro!

SCENA VIII.


detti e Amalia.


Amalia


Comme iammo, 'onna Sufi?

Criscienzo


Nun 'a vedite? Se sta turcenno 'e chella manera!

Amalia


E 'o miedeco ch'ha ditto?

Sufia


Ch'aveva 'a di'! Chillo mariuolo!...

Amalia


Si avisseve ntisa a me, a ll'ora 'e mo... chi sa!


[p. 461 càgna]
Sufia


Avite ragione! Avite ragione! Aggio tenuto 'a capa tosta.

Amalia


Ma, si vuie vulisseve, starrieme ancora a tiempo.

Sufia


(Con gioia) Ancora a tiempo?! 'Onn'Amà vuie dicite overamente?

Amalia


Nu tentativo, a la fine, nun ve costa niente.

Sufia


E 'o putimmo fa' mo?

Amalia


Mo stesso.

Sufia


Uh! Aneme d''o Priatorio! Fose angelo 'a vocca vosta, 'onn'Ammà!

Amalia


Però, avimmo 'a restà sole sole.


[p. 462 càgna]
Sufia


Sì... sole... tutte 'e doie... Neh, bella ge', vuie ce facite 'a gentilezza 'e ve ne i'? P''e denare, v''a vedite cu maritemo. E ricurdateve ca ve l'aggio date 'argiento... Me l'avisseve 'a purtà 'e bronzo?

Tore


Stateve a penziero sicuro.

Mariano


Nun ce penzate. Doppo ca nce aggia pavà 'a cagnatura...

Luca


Statevi bene. Allora, a vostro marito?

Sufia


Sì... sì... a maritemo.

Eugenio


A rivederci. <br/<

Sufia


Stateve buone tutte quante (escono tutti).

Criscienzo


(A 'onn'Amalia) Io pure aggio 'ascì?
[p. 463 càgna]

Amalia


'On Criscè, vuie pure.

Criscienzo


Ma ch'avit''a fa'? Si 'o miedeco nun ce 'a pututo!

Amalia


'On Criscè, me dispiace ca site vuie!..... Comme cheste fosse stata 'a primma c'aggio fatto sta' bona!.... 'Onna Sufia tene 'o diavolo 'n cuorpo... Vuie capite o no?... E a fforza 'e scungiure ce ll'aggia fa' ascì...

Criscienzo


Ched'è? Mo è diavolo mo?...

Amalia


È diavolo, gnorsì.

Criscienzo


Ma, dich'i', pe do' ll'è trasuto?

Amalia


Quanto site buono! 'O diavolo se mpizza pure...

Criscienzo


Sarrà!


[p. 464 càgna]
Amalia


Nun ce penzate ca v''a faccio sta' bona, subeto subeto.

Sufia


Giesù Cristo mio! Mo se vede!

Amalia


Meh! Nun perdimme tiempo.

Criscienzo


Io mo vengo, allora (esce).

Sufia


Nun tricà, ca io me metto paura... Veco tant'ombre nere attuorno a me.

Amalia


'O vedite? Io nun me sbaglio maie. 'Onna Sufi, primm''e tutto nzerrammo 'a porta.

Sufia


Nzerratela c''a chiave...

Amalia


Accussì stammo sicure (chiude).
[p. 465 càgna]

Sufia


Che ce vò?

Amalia


'Onna Sufia mia, nun ve pigliate collera... Cca, primma 'e tutto ce vonno 'e llire.

Sufia


(Trepidante) E... quanto ce vò?

Amalia


Vedite... pecché site vuie... pecchè ce canuscimmo 'a tanto tiempo... me date duiciento lire.

Sufia


Accussì assaie?! Mo me vene na cosa!...

Amalia


P''a salute se fa chesto e ato!

Sufia


(Forzatamente rassegnata). Embè, quanto vulite vuie... Ma sto bona overamente?

Amalia


Ncoppa a chesto, nun ve pozzo risponnere... a colpo sicuro. Quann''o vulite sapè, vonno mille lire.
[p. 466 càgna]

Sufia


Mille lire?!

Amalia


Tanto ce vò. E m'avite 'a dà primma n'anticipo...

Sofia


(Accesa dalla speranza) V''o dongo...

Amalia


Cincuciento lire nnanze, e nun ve credite ca v'afferro pe ccanna... Sti cose se pavano a caro prezzo. Ve ricurdate 'a Nnarella? Nun teneva 'a stessa malatia vosta?

Sufia


(Dandole cento lire) Pe mo chesto.... Appriesso quanto vulite vuie.

Amalia


E vulite vedè comme è overo ca tenite 'o diavolo 'n cuorpo? Diciteme na cosa: ve sentite nu fuoco n'abbruciore dint''a panza?...

Sufia


Sì.

Amalia


Ve vene sempe 'o desiderio 'e iastemmà, 'e fa' peccate?...
[p. 467 càgna]
Sì...

Amalia


Embè, chisto è 'o diavolo...

Sufia


Madonna d''a libera!... Io mo moro d''a paura!

Amalia


Ma io ve salvo, però.

Sufia


'Onna Amalia mia, pe carità, levateme 'a tentazione! Io sto 'int''e mmane voste. Vuie m'avite 'a fa sta' bona. Io faccio tutto chello che vulite vuie!...

Amalia


Ecco cca. Io so' pronta. Accuminciate 'a di' duie paternostre. E nun ve mettite paura si sentite quacche rummore, ca appriesso ce penz'io.

Sufia


(Recita atterrita i due paternostere).

Amalia


Addò ve sentite 'o dulore?
[p. 468 càgna]

Sufia


(Indica il lato destro della pancia) Cca!

Amalia


(Spaventata) Cca?! A deritta?... Ah! Puverella a vuie! Si era a sinistra, era cchiù facile. Basta. Tentammo.. (S'inginocchia davanti a 'onna Sofia e le fa parecchie croci sulla pancia, mormorando parole incomprensibili). Ve sentite niente?

Sufia


Nu fuoco...

Amalia


Zitto, ca mo se scatena: «Spireto maligno!... Avummaria, grazia plena. Pe San Michele Arcangelo ca sotto 'a spata te tenette... Avummaria... Scràstete, sciògliete, scatènate 'a stu cuorpo 'e sta femmena! (Cava dalla tasca del grembiale una figura di San Michele e la mette sulla pancia di 'onna Sofia).

Sufia


(Implorante). San Michele! San Michele beneditto!

Amalia


(Tiene con ambe le mani la figura sulla pancia di 'onna Sofia ed esclama un'ultima volta) Scràstete, sciuògliete... scatènate... [p. 469 càgna]Avummaria ecc. (Una breve pausa). Ve sentite meglio?

Sufia


Si, nu poco meglio: 'o dulore m'è passato.

Amalia


Allora è fatta 'a botta!... San Michele ha scacciato 'o diavolo. Pe tutto dimane, ve susite e cammenate.

Sufia


Vuie che dicite?! Io mo moro p''a cuntentezza!

Amalia


Nun ce penzate: è riuscito tuttecosa.

Sufia


A nomme 'e San Michele beneditto! Isso è stato ca m'ha fatto 'a grazia.

Amalia


Isso primma... e po' io... e me ne so' addunata, quanno v'aggio fatto 'e croce ncoppa 'a panza... pecchè m'aggio ntiso sotto 'e mmane comme a na cosa ca s'è muvuta e s'è arravugliata... Allora aggio ditto: è fatta. E vuie stessa 'a chillo mumento avite avuto 'a sentere nu brutto dulore.
[p. 470 càgna]

Sufia


N'ato poco murevo! M'aggio ntiso ammancà 'o rispiro,.. è overo. Me sento bona e me pozzo n'ata vota chiaità 'o sanghe mio, cu sti quatte magnafranche ca conno sempe denare. Io 'o diceva ca 'o miedeco s'era sbagliato e s'ha pigliata nuvanta lire 'a me vergene vergene. Ha dda ittà nuvanta cate 'e veleno, sperammo a Dio! E chill'ato buono cristiano d''o cunfessore, che m'aveva cunsigliato d'aizà 'a mano, p''o nteresse, 'a tutte ll'accunte mieie!... Seh! Avevemo magnato a una taverna, forze, o ce ll'avevamo faticate nzieme!

Amalia


'E prievete?! Manco 'e notte v''e puzzate sunnà! Vuie dimane, piacenno a Dio, ve n'ascite e ghiate arrecogliere vuie stessa.

Sufia


Se capisce... 'e voglio accuncià io p''e feste. Accuminciammo 'a 'onn'Eugenio, chillo puducchiuso, ca s'è vestuto pure 'e carattele. Dimane me vesto, bello pulito, mo metto 'o crespo, 'a rusetta, 'e perne, 'anella 'e brillante; e mm''e vaco piscanno p''a mano attuorno... Seh! Me vulevano fa murì!.. [p. 471 càgna]

SCENA IX.


detti e Cuncettina.


Cuncettina


È permesso? (timidamente)

Sufia


(Con dispetto) Guè, si tu? Che te manca? Che, pure tu me credive morta?

Cuncettina


No, 'onna Sufia mia, cient'anne 'e salute a chi male e bene ce vò...

Sufia


'O saccio, 'o saccio!... Ma che buò? Si viene pe denare, t''o dico 'a mo ca nun tengo manco nu cientesemo. 'Sta malatia....

Cuncettina


Ma io v'aggio pavata sempe. Io stammatina aveva 'a cunzignà otto cammise 'e musullina a na signora... So' ghiuta, e chella benedetta pozza essere, nun ce steva. Io nun vuglio assaie, che ve credite?...

Sufia


E m''e' purtate 'o 'nteresse ncoppa 'e vinte lire?
[p. 472 càgna]

Cuncettina


Ma guardate: io vengo pe ve cercà quacche cosa, e vuie vulite 'o nteresse d''e vinte lire! Io nun ve l'aggio anniato. Dimane matina cunzegno e v''o porto.

Sufia


E dimane te piglie pure 'e denare, allora. Va bene?

Cuncettina


Tengo 'e criature ca m'aspettano a' casa. Io che lle dico?... 'Onna Sufì, io nun ve cerco assaie... Vuie me prestate doie lire e io dimane v''e porto aunite c''o 'nteresse 'e ll'ata pava.

Sufia


E chi m''e ddà?...

Amalia


Quanno chela nun 'e tene, ch'ha dda fa'?

Sufia


Vuie vedite!

Amalia


Se capisce, bella mia, vuie avite 'a levà primma 'o viecchio, e po' mettite 'o nuovo... A la fine, 'onna Sofia, nun campa 'e renneta! E si sapisseve chello ca se n'è ghiuto p''a malatia...
[p. 473 càgna]

Sufia


M'hanno spugliata viva viva.

Cuncettina


(Con dolcezza) Ma io nun v'aggio cercato na somma. Se tratta 'e doie lire. Dimane ve ne porto tre.

Sufia


E pe chi m'''e' pigliata? 'A cuscienzia nun mme l'apporta; tu 'o ssaie ca me piglio quatto sorde a lira pe na semmana; tu dimane puorteme 'o nteresse d''e vinte lire e io t''e dongo 'e doie lire.

Cuncettina


Ma dimane nun me servono cchiù.

Sufia


E allora vattenne. I' che ce pozzo fa'! 'Onna Amà, dimane me venite a truvà?....

Amalia


Comme, no!...

Sufia


V'aspetto?

Amalia


Comme, no!...

Sufia


V'aspetto?

Amalia


Certamente, ve pare! Vulite niente 'a me?

Sufia


Voglio ca state bona.
[p. 474 càgna]

Amalia


Manteniteve forte, e ce vedimmo dimane (esce).

Sufia


Bona iurnata! Bona iurnata!... (a Cuncettina) E tu? Staie ancora lloco? Nun te ne vaie?...

Cuncettina


(Con le lacrime agli occhi). 'Onna Sufì, facitelo pe carità tengo cinche aneme 'e Dio ca m'aspettano. Si fusseve mamma pure vuie me putarrisseve cunsiderà overamente! Vuie nun sapite chye vò di' sta parola!

Sufia


Ma pecchè nun cagne arte, dich'i'? Che te può abbuscà cusenno biancaria? Mo ce stanno tanta belli mestiere, ca se fatica poco e s'abbuscano 'e cape lire.

Cuncettina


(Con risentimento) A me m'è piaciuta sempe 'a fatica, pe revula vosta! Melgio purtá na vunnella 'e percalla, ca na veste 'e seta, 'onna Sufì! Io nun ne mangio 'e stu ppane!...

Sufia


Ma tu, 'e' capito, io che voglio di'?...
[p. 475 càgna]

Concettina


E ce vò 'a zingara?... Basta: cagnammo trascurza ca è meglio pe me e pe vuie (tornando dolce). E che vulite fa'? Me vulite prestà 'e doie lire? Nun dibutate: dimane, 'a costo 'e me vennere 'n galera, ve ne porto tre.

Sufia


(Seccata) 'I che zecca cavallina! Ma comme 'o vuò sentere ca nun tengo denare?

Cuncetta


E addò vaco? A du chi vaco? Ah, Madonna mia, famme murì!... (Piange e cade su si una sedia. In questo mentre il dolore assale di nuovo 'onna Sufia, che siede contorcendosi).

Sufia


Ah! Madonna!... Madonna!... Io mo moro!. Aiutateme! Io mo moro!... (Cuncettina la guarda in atto di disprezzo, e si alza quasi per fuggire). Cuncettè!... Fèrmete!... Viene 'a cca!... Siente... Nun me lassà accussì... I' mo moro!... Aiuteme!... Aiuteme!... Pe carità!...

Cuncettina


E n''e' tenuta carità pe me, che t'aggio cercate 'o ppane p''e figlie mieie?! Tu si' n'anema dannata!
[p. 476 càgna]

Sufia


No!... No!...

Cuncettina


Anema dannata! Comme a na cana 'e' 'a murì!

Sufia


Perdoneme... perdoneme!.. Siente... Viene a cca... Chiamma a quaccheduno (si contorce sempre più). Damme na mano...

Cuncettina


(Indietreggiando). No, tu me faie paura! (spalanca la porta) Tu si' dannata! Si' dannata!...

Sufia


No... Siente... No...

Cuncettina


No... Siente... No...

Cuncettina


Dannata!... (Esce. Sufia, brancolando, con dolore atrocissimo, cerca di giungere alla porta ma cade bocconi sul pavimento. Si alza abbrancandosi al letto; ma ricade tirandosi addosso la coperta). [p. 477 càgna]

SCENA X.


detta, Francischella e Voce d: d:


Francischella


'Onna Sufi... 'o marito vuosto... (Vedendo 'onna Sofia a terra, da in un grido) Madonna mia! (Si avvicina, la chiama ripetutamente). 'Onna Sufì?... 'Onna Sufì?... (Con spavento, fugge, gridando). È morta 'onna Sufia! È morta 'onna Sufia!

Voci (in lontananza)


È morta 'onna Sufia!... È morta 'onna Sufia!...

FINE


Napoli, febb, 9-10-11 1897.
[p. 479 càgna]

A
Luigi Capuano



NAPULITANA


dramma in un atto


[p. 481 càgna]

PERSONE
---


Cannetella,
acquaiola.
 
Fortunato,
cucchiere.

Totore,
facchino.

'Onna Cuncetta,
«'a bellella ».

'On Giuvannino,
vrennaiuolo.

Nannina,
capera.

Faraone,

Lucariello,
sapunaro.

'O cafettiere.

'O Ferracavallo.

Nu scugnizzo.

[p. 483 càgna]
LA SCENA


Prima che si levi il sipario, la sala del teatro si oscura.
Durante questo breve intervallo, dall'interno squillano festosamente i sonagli, scalpitano i cavalli che partono per la festa di Montevergine, schioccano le fruste, e scoppiano con fragore assordante i petardi.
Il sipario si leva sulla via della Marina, là dove sorge l'angiporto
Sbranno, volgarmente denominato «'A Sciscia»
.
Sotto l'arco dell'angiporto, in fondo, nell'oscurità, una porta ferrata, con chiodi alla romana, che dà nello stallazzo di Furtunato; a sinistra, un'immagine della Madonna del Carmine, dinanzi alla quale arde una lampada votiva, fiocamente. Sul davanti, che dà sulla via, a sinistra dell'arco, il
basso di Cannetella, a destra un carrettino a mano.
È un'alba di estate. La via è deserta.


[p. 485 càgna]
ATTO UNICO
---
SCENA I.



(Faraone è seduto sul carretto a mano, e manda piccoli sbuffi di fumo da una pipa breve. A tratti, guarda verso l'uscita dell'Angiporto, donde giungono il tintinnio dei sonagli e lo stropiccìo della brusca sulla striglia. Si odono i colpi secchi della brusca battuta sul selciato).

Faraone


(A voce alta) 'On Furtunà! 'On Furtunà! E levàte mano, nu poco! Facimmo quatto chiacchiere assieme. (Cessa lo stropiccìo della brusca).

Faraone


(Con insistenza, chiamando). 'On Furtunà! (Lo stropiccìo della brusca ricomincia). [p. 486 càgna]
SCENA II.


Faraone e Cannetella


Faraone


(A Cannetella, che esce dal suo « basso » e si affacenda ad addobbare, con limoni, bicchieri e frasche, il banco per la rivendita dell'acqua solfurea).
— Iesce sole! iesce!... È spuntato 'o sole! 'O sole è fatto pe puverielle!

Cannetella


Ll'avite cu mme, neh Faraò?

Faraone


Propio. Vuie site 'o sole! 'O sole d''a Marina!

Cannetella


(Sorridendo) Tenite 'a capa a' pazzia! Chesto è quanno corre 'a suglia!

Faraone


'A suglia s'è arruzzuta, Cannetè! Cca 'a miseria c'è ncuollo! 'A cuncurrenza nce ammazza. E mo pure l'arte d''o puveriello sta in ribasso!

Cannetella


Uh! E comme, comme?


[p. 487 càgna]
Faraone


Na vota, se cercava 'a lemmosena 'e nu soldo. Ma, mo? Chi v''o dà! Mo, s'è perzo 'o cuntegno. So' venute 'e guastamestiere, ca se ribassano a cercà 'a lemmosena 'e nu cientesemo!

Cannetella


(Con comica considerazione) Giesù! Giesù! E pecchè nun facite na sucietà? Mo fanno tutte quante accussì.

Faraone


E chesto ce mancarria! Na sucietà 'e pezziente! Ve vulite piglià 'o poco 'e Pusilleco, Cannetè?

Cannetella


Io pazzeo.

Faraone


E pazziate, pe ciente anne! Già, pe chesto intanto, 'a cuncurrenza nce 'a fanno pure ll'uommente ch'hanno cumannata 'a pezza. Accussì, chillo grande artista ca recitava a San Ferdinando, ched'è, nun murette cercanno 'a carità?

Cannetella


(Con sincera commiserazione) Puveriello!


[p. 488 càgna]
Faraone


Tutte accussì, sti ccape gruliose! Spènneno, spànneno, zeffònnano; e nun penzano ca 'a giuventù è nu sciuscio e 'a vicchiaia è dura a passà!

Cannetella


Accussì è.

SCENA III.


detti e Fortunato d. d.


Fortunato


(Dall'interno a stesa) Alesio, Alè!

Faraone


(Dirigendo le parole verso l'uscita dell'Angiporto). 'On Furtunà! E fenìtela 'e striglià stu trentacarrì! 'O state scurtecanno vivo vivo!

Fortunato


(Dall'interno aspramente) Vulesse striglià 'a lengua a chi dico io !

Faraone


(A Cannetella, ammiccando dell'occhio). A chi va 'sta sunata, Cannetè?


[p. 489 càgna]
Cannetella


(Sorride amaramente). A me no, certo. Ll'avarrà cu 'a bella mbriana soia.
(Di dentro, il fischio lungo e acuto del caffettiere ambulante).

Faraone


(Lo chiama) Savè, fatte cca.

SCENA IV.


detti e Un caffettiere.


Caffettiere


(Entrando) 'O caffettièere! (A Faraone). Cumannate?

Faraone


(Dandogli il soldo) 'O sòleto cicchetto. Cannetè, state servita?

Cannetella


Senza cerimonie. Simmo accunte ' Saverio, (Al Caffettiere). Nu soldo 'e cafè cu n'addore d'ànnese. (Il caffettiere versa in un bicchierino parecchie specie di liquori, da diverse bottiglie, e lo porge a Faraone. Versa del caffè e poche stille di anici in una tazza, e la porge a Cannetella. Faraone e Cannetella bevono). [p. 490 càgna]
SCENA V.


detti e Fortunato.


Fortunato


(Viene da sotto l'angiporto. Trascina un cavalletto; sul quale appoggia i finimenti del cavallo, per lucidarli. Al cafettiere). Nu poco 'e cafè.

Faraone


Avite fenuto 'e strigliè?

Fortunato


(Barbero) Pecchè? Ve devo fastidio?

Faraone


A me? E chi so' io? Iese mmiezo 'e lettere d''a santacroce. (Una pausa). Cannetella, 'a vedite? (indicandola).

Caffettiere


(Porgendo a Fortunato la tazza colma di caffè) È servito 'on Furtunato.

Fortunato

(Prende la tazza colma e lancia un soldo al caffettiere, il quale la raccoglie a volo. Sorbendo il caffè, ha un movimento di disgusto). E chesto è tuosseco!


[p. 491 càgna]
Cannetella


(Con ironia) 'O signore piglia 'o cafè 'o Gambrinusso!...

Caffettiere


Vulite n'ata preta 'e zucchero?

Furtunato


Lassa sta'. (Gli restituisce alla tazza). Chesto nun è cafè: so' favucce.

Caffettiere


(Borbottando) Vuie qua' favucce! Chesto è Moca! Sia fatta 'a vuluntà 'e Dio! (Esce lentamente, ripetendo la stesa): 'O Caffettièeere! (Poi fischia per ben due volte).

Faraone


(Piano e confidenziale, a Furtunato). Ched'è neh?... Avite fatto sciarra?

Furtunato


(Un po' seccato) Faraò!

Faraone


Vabbuò! Chesta è nuvola ca passa.

Furtunato


'I comme so' seccante 'e viecchie!


[p. 492 càgna]
Faraone


(A Cannetella, che fa per rientrare in casa) Ve ne trasite, Cannetè?

Cannetella


Sentite, Faraò: si nun vulite ca me ne vaco, faciteme 'a finezza 'e levà sti storie 'a miezo.

Furtunato


(Sarcastico) Nun ve n'adunate, Faraò, ca madama se disturba?

Cannetella


(Amaramente ironica) 'E mmadame 'e canuscite vuie! Chelle che portano 'a veste 'e seta e 'o scuorno 'n faccia!

Furtunato


E se capisce. Se io canosco a sti femmene... comme dicite vuie... ce sta chi affianca a cierti tale e quale uommene, ca vanno, bello a menà 'o rangio e a manià 'o curtiello.

Cannetella


(Con risentimento) Nun ve 'ngannate l'anema. Totore nun è chello ca vuie penzate.

Furtunato


'E ffemmene bone nun s'accazettano cu [p. 493 càgna]'sta specie 'e... Mme spiego? Già: nuie ce capimmo a sische.

Cannetella


Totore mme prutegge, è overo; ma senza siconde fine, comm'a cierte ate. Io, 'on Furtunà, cammino p''a via deritta. 'A via storta 'a sanno 'e ffemmene ca vuie prutiggite: chelle ca se vanno a battere 'n pietto, 'o martedì, a Sant'Anna 'o Rifugio, pe prià a Sant'Anna ca nun lle facesse perdere 'o nnammurato.

Furtunato


(Con ira). Nun taccariate cu sta vocca! Nun mettite carne e cocere! (È per inveire contro Cannetella).

Faraone


(Trattenendolo) 'On Furtunà! (A Cannetella) Iate scavanno cierte muorte, vuie!

Cannetella


Nun so' stata io. Quanno 'a verità dispiace, cusìmmece 'a vocca.

Faraone


(A Furtuanto) Ma pecchè ve vulite fa' 'o sanghe acito?

Furtunato


(Respingendolo bruscamente) Lète 'a lloco! (A Cannetella). Io nun tengo nisciuna catena [p. 494 càgna]a 'o pede, e nun aggia dà cunto a nisciuno 'e ll'azione meie.

Cannetella


(Subito sottolineando le parole) Na vota, sì. Ma, mo... 'a tenite, 'a catena. E 'sta catena è cchiù pesante 'e chelle ca attaccano 'e bastimente, 'n terra 'o Muolo.

Furtunato


(Deciso) E a vuie che ve preme?

Cannetella


A me? Manco pe suonno! Spusatevella. (Quasi sogghinando). Ma.... lloco te voglio, zuoppo! Ce sta 'o tierzo... 'o marito (Si batte ripetutamente le labbra). E mannaggia, ca nun se po parlà!

Furtunato


E facite buono. Ntricateve d''e fatte vuoste.

Faraone


(A Cannetella) Si avesse saputo ca v'appicciaveve accussì, nun avarrie smuòppeto tutto stu fuoco (Affabilmente), Meh! Mpattammo 'sta facenna... Facimmo pace...

Cannetella


A chi?!... Mmiez'a nuie, ce sta 'o mare, Faraò.


[p. 495 càgna]
Furtunato


Avite ragione. Vuie site ll'Ioropa e io so' l'America.

Faraone


E sissignore. Io torno cchiù tarde. E... levammo stu capo 'a terra (Va via, borbottando): 'A giuventù!... Fuoco 'e paglia! Una lampa, e po'... (Esce).

SCENA VI.


detti e Lucariello.


Lucariello


(Dall'interno, a stesa): Capillèee!... (Fuori sempre a stesa): Chi tene pezze vecchie 'a vè!... (A Cannetella) Tenite pezze vecchie?

Cannetella


No, Lucariè.

Lucariello


(Depone a terra il sacco e vi siede sopra, sbuffando). Bubbah! A Napule nun se iettano cchiù manco 'e pezze! L'economia fa furore, a stu paese!

Cannetella


Pecchè nun dice: 'a miseria?


[p. 496 càgna]
Lucariello


(Borbottando) 'A miseria, seh! 'A miseria! E po' se ietta 'a pezza sana, pe ghi' a Muntevergene. (Una pausa). A preposeto, 'on Furtunà: avite affittata 'a carruzzella?

Furtunato


Si.

Cannetella


(Ironica) E nun s'è badato a spese. Se so' fatte 'e ccose alla grande! (Furtunato freme).

Lucariello


Cu chi iate a truvà a Mamma Schiavona?

Cannetella


(c. s.) Cu 'a princepessa 'o Vasto!

Furtunato


(A Cannetella) Embè? Io mo v'aggio pregata: ntricateve d''e fatte vuoste.

Cannetella


(Con un sorriso amaro) Giesù! Dicevo accussì, pe di'...

Lucariello


Cannetella pazzea, 'on Furtunà. Pozzo pazzià pe ciente anne! E po', so' vruòccole, [p. 497 càgna]Iusto iusto: quanno 'e pruvammo sti cunfiette?

Cannetella


So' ghiute 'acite, Lucariè!

Lucariello


(Sorpreso) Comme? comme?

Cannetella


Eccuccà. D''o meglio, se dice, ce sta 'o migliore. Amice povere, amante perdute! (Furtunato passeggia, sbuffando). Io so' na povera figliola, senza pate e senza mamma: n'anema sperza. Nun tengo anella. Nun tengo toppe 'e brillante, cullane 'e perne, veste 'e seta...

Lucariello</center<


(Interrompendo). Ma tenite 'e meglie ricchezze: 'a bellezza e l'onestità.

Cannetella


(Sorridendo penosamente) No, ca io nun so' bella! No, ca io nun so' bona! E po', che conta tutto chesto? Ogge, corrono sulo 'e llire, Lucariè! Cca, Dio 'o ssape e 'a Madonna 'o bede che s'ha dda fa' pe cammenà deritto!

Lucariello


Chella bella Madonna prutegge 'e ffigliole bone... [p. 498 càgna]
Cannetella


(Subito, vivamente) So' ll'uommene che so' nfame! 'A Madonna è mamma 'e misericordia.

Furtunato


(Nervoso, stropicciandosi le mani e agitandosi tutto). E vabbè! Mo levo io 'a frasca! (E per togliere il finimento dal cavalletto).

Lucariello


(Cercando di cambiar discorso). 'On Furtunà, ve truvasseve pezze vecchie?

Cannetella


Na vota 'e teneva. Ma, mo... Mo se marcia cu punto e virgola!

Furtunato


(Fissandola acutamente). Che vulite di' cu chesto?

Cannetella


Dico... dico ca 'a furtuna v'ha fatto aunnà... e v'ha fatto scurdà 'e tiempe triste.

Furtunato


'A furtuna mia se chiamma fatica, Cannetè!

Cannetella


E pecchè no! 'O diceno tutte quante.

<br/< [p. 499 càgna]
Furtunato


'E mmale legue io nun 'e curo.

Lucariello


E facite buono. Lassate 'e tacarià! (A Furtunato, sempre per deviare il discorso). Ne tenite stracce?

Furtunato


(Stanco) No! T'aggio ditto ca no!

Cannetella


(Con ironia dolorosa) 'E stracce t''e dongo io, Lucariè. Io ne tengo pe tutte 'e pizze d''a vita mia! (Entra nella sua casa).

Lucariello


Bona figlia, Cannetella! Fa bubbà: ma po'...

Furtunato


Tene 'a lengua troppa longa, Lucariè!

Lucariello


Tutte 'e ffemmene so' fatte accussì!...

Cannetella


(Viene, recando un piccolo involto. A Lucariello). Teh! Sta mercanzia se trova sempe 'int''a casa d''e puverielle.


[p. 500 càgna]
Furtunato


Peggio pe chi nce attoppa! (Borbotta); Quanno se sceglieno cierti prutetture!...

Cannetella


(Con risentimento vivissimo, per inveire). Nun parlate accussì! Si no, pe ll'anema 'e mammema...

Lucariello


'On Furtunà! E site vuie!...

Furtunato


Embè! Vulimmo pògnere e po' nun vulimmo essere pugnute? Basta: mo rompo io 'o ngiarmo. Salute, Lucariè. (Toglie il finimento dal cavalletto e rientra nella stalla).

Lucariello


Bona iurnata. (A Cannetella). Dateme 'o permesso, Cannetè (Solleva il sacco).

Cannetella


Facite ll'ora vosta.

Lucariello


(Si carica il sacco sulle spalle ed esce ripetendo la stesa): Capillèee! Capillèee!... [p. 501 càgna]

SCENA VII.


Cannetella e Nannina.


Nannina


(Una popolana bruna e vivace. A Cannetella, che è per rientrare in casa). Cca sta Nannina vosta.

Cannetella


(Rivolgendosi a lei) Guè, Nannì, si' tu?

Nannina


E accussì? Nce 'a facimmo, o no, st'asciuta a Muntevergene? Ve voglio fa' na capa proprio a llicchetto! Aggio purtato pure 'a pòvere 'argiento... (Notando la mestizia di Cannetella). Ma ched'è, neh? Nun saccio comme ve veco... I' so' asciut'a chest'ora....

Cannetella


(Penosamente) E ch'ha dda essere, Nannina mia! Ch'ha dda essere!

Nannina


(Ammiccando dell'occhio) Custione? (Cannetella risponde con un sospiro) È nuvola che passa! Meh! dicite, a Nannina vosta. Mentre ve faccio 'a capa, cuntateme ch'è stato.
[p. 502 càgna](Cannetella rientra in casa. Ne riesce, recando una sedia. Siede. Nannina toglie dai suoi capelli il pettine e comincia a ravviare i capelli di Cannetella).

Nannina


Comme ve piaceno: 'a vergene o c''o tuppo aizato?

Cannetella


Comme vuò tu.

Nannina


'O fierro p''e ricce nun è nicessario, pe vuie. Tenite e capille ca fanno mmiria a na luciana!

Cannetella


A che mme giova, Nannina mia: a che mme giova? (Con un singhiozzo represso). So' accussì sfurtunata!

Nannina


Nun 'o dicite. Tenite tutte 'e bellizze ca Dio ha criate, e ve perdite 'e curaggio?! Uocchie e mal'uocchie, e cacciate 'o malaurio! (Pausa) Stiveve dicenno... 'O si' Furtunato v'ha lassata?

Cannetella


(Con un fremito sordo, accenna di si). Si. [p. 503 càgna]
Nannina


Pe quacche culumbrina 'e chesta?

Cannetella


Si.

Nannina


'A canuscite?

Cannetella


Si 'a conosco!

Nannina


E chi è? chi è 'sta...? (Percotendosi la bocca ripetutamente). Uh... Madò, perdoneme! (A Cannetella). Chi è, quacche amica vosta?

Cannetella


(Di scatto). No! Nun mm'è stata maie amica! Maie!

Nannina


Che core, 'o si' Furtunato! Ma pecchè? Cunfidateve, cu Nannina vosta. Io ve pozzo mettere p''a bona strada. 'E ccapere ne sanno cchiù loro ca S. Pietro. Tenimmo 'a prattica: capite? E nu buono cunziglio 'o putimmo sempe dà... Dicite. Chi sarebbe 'sta mia signora? [p. 504 càgna]
Cannetella


(Aspramente) 'Onna Cuncetta: 'a mugliera e 'on Giuvannina.

Nannina


Traschete!... 'Onna Cuncetta 'a bellella? 'A chiammano accussì, 'int''o quartiere. È essa?

Cannetella


Essa. Essa.

Nannina


Brutta scigna! E... 'o si' Furtunato?

Cannetella


Pss!... Nun alluccà. Furtunato sta 'int''a stalla, mettenno in ordine 'a carruzzella (sogghigna) pe ghi' a Muntevergene... cu essa, cu 'a bellella.

Nannina


(Preoccupata) E 'o marìto?

Cannetella


Quanno maie 'o marito ha cuntato niente!

Nannina


Nun dicite chesto. 'On Giuvannino, è overo, è nu buon ommo, ma st'affronto cca non 'o suppurtarria. [p. 505 càgna]
Cannetella


Ll'aggio vista io, cust'uocchie mieie! Ll'aggio vista io, martedì, 'int''a chiesia 'e Sant'Anna 'o Rifugio, a chiagnere, mmiez'a tanti ati femmene annemmecate, pecchè Sant'Anna nun lle facesse perdere 'o nnammurato.

Nannina


Giesù, Giuseppe, Sant'Anna e Maria! Mai isso lle vò bene?

Cannetella


Chi sa!

Nannina


(Curiosa). — Chi sa?

Cannetella


Fortunato non 'a vò bene!

Nannina


E allora?

Cannetella
Allora... allora... è custione 'e mangianza. Capisce? 'Onna Cuncetta ll'ha miso 'a carruzzella e 'o cavallo cammenatore; lle ienghe 'o protafoglio; 'o fa fa' l'ommo... Capisce? [p. 506 càgna]
Nannina


Ah! Mo ce simmo spiegate. Eppure, nun ll'avarria creduto, maie e po' maie. (Con evidente disgusto). 'O si' Furtunato fa 'o.:. Vuie che dicite?!

Cannetella


(Con angoscia). — Doppo tanta prumesse..... Doppo tanta giuramente... Capisce? Già: tutte accussì ll'uomene! Tutte accussì!

Nannina


Mme ricordo, comme si fosse mo ll'anno passato. Tutte 'e duie... È ovè? (Cannetella accenna di si) Isteve a Muntevergine, assieme... È ovè?

Cannetella


Vinta dalla suggestione dei ricordi, con fervore) — Sì. E ncoppa 'o Spitaletto... mme ricordo... fermaiemo 'a carruzzella... e scennetteme... e ntrezzaiemo dui rame 'e ginestre pe di' ca nun ce sarriemo spartute cchiù... (Le lacrime le strozzano la parola).

Nannina


E mena, mo! 'Ateve curaggio... Ve credite, 'n capo a vuie, ca durano assaie sti mpicchie? Chi sa qua' iuorno, quanno meno ve l'aspettate, isso turnarrà, e tutte 'e duie arrate a sciogliere 'e ginestre.
[p. 507 càgna]

Cannetella


No! No! Io nun 'o voglio cchiù bene! Nun 'o voglio vedè manco muorto!

Nannina


So' chiacchiere, cheste! 'O core dice ca no.

Cannetella


(Ripete cupamente: — Muorto! Muorto!

Nannina


(Ha finito di pettinare. Poi, china su lei, le dice dolcemente:) — E nun ve pigliate collera... 'A collera trase... 'O bedite? avite fatto ll'uocchie russe...

Cannetella


(Con moto subitaneo). — Io? No!

SCENA VIII.


dette e un Monello


Il Monello


(Giunge di tutta corsa, dalla destra; si sofferma sotto l'arco e grida:) — Si' Furtunà! Mettite in ordine! 'On Giuvannino mo vene (Fortunato esce dalla stalla e appare sott. l'arco). [p. 508 càgna]

SCENA IX.


detti e Fortunato


Furtunato


(Al monello). — Dille ca nun appena so' pronto, vengo io llà.

Il monello


Addò? Mm'anno ditto ca veneno lloro cca.

Furtunato


Va bene.

Il monello


(Fa per andar via, poi ritorna a Fortunato, gli dice sommessamente:) — A preposeto: 'onna Cuncetta dice ca nun ve scurdate d'annuccà 'o cavallo.

Furtunato


È stato buono ca me ll''e' ditto, pecchè fettucce nun ne tengo. (Il monello fa nuovamente per partire). Aspè! Damme n'uocchio a' stalla, quanto vaco accattà sti ffettucce.

Monello


Mme dispiace, si' Fortunà; ma nun ve pozzo servì. Chi sentarria a 'onna Cuncetta! Andiamo in fretta! (Esce correndo).
[p. 509 càgna]

Furtunato


Ebbiva 'o cane 'e palazzo! (Imitando la voce e il gesto del monello) Andiamo in fretta! (Pausa; poi, sbuffando). Be'! Iàmmece a mpuverià nu poco!

Cannetella


(A mezza voce). — Addò c'è gusto, nun c'è perdenza!

Furtunato


(Si volta a guardarla con dispetto. — Ce vo' pazienza!..

Cannetella


(Finge di parlare con Nannina. — Tenite Nanní chesta è 'a settimana d''a capa. (Conta alcune monetine nel palmo della mano di Nannina).

Nannina


Grazie. (Intasca il denaro. Poi, a Cannetella, pianissimo). Io me ne vaco. Chisto è 'o mumento 'e ce parlà a quatt'uocchie.

Cannetella


(Pianissimo). — Che fusse pazza?!

Nannina


(C. S.) — Iammo. Nun facito a' spigiosa! (Poi, a voce alta). Io vaco 'e pressa. Ce [p. 510 càgna]vedimmo dimane. (A Fortunato). Ve saluto, si' Fortunà. (Con civetteria). Ve lasso in buona cumpagnia...

Furtunato


(Guarda fugacemente le due donne, e non risponde. Poi rientra nella stalla. Poco dopo, ne esce frettolosamente, col cappello in mano, e sparisce a destra).

Nannina


(Quando Fortunato è uscito, amaramente). Ah! E tuosto l'amico!

Nannina


(Trattenendo la collera). — Meglio accussì!

Nannina


Eppure, tengo fede ca avimmo 'assaggià sti cunfiette.

Cannetella


(Mormora cupamente:) — Cunfiette amare!

Nannina


Vulite che vengo, dimane?

Cannetella


(Distratta.) — Sì. Ma nun tanto priesto. (Nannina esce).
[p. 511 càgna]

Cannetella


(Appare come assorta in una meditazione lugubre. Guarda a terra, e nei suoi occhi passano fugaci lampi di ferocia. Sogghigna, come assaporando tuta la voluttà di una vendetta. Lancia uno sguardo verso la via. Avanza verso l'arco dell'Angiporto. Si sofferma, un istante. Poi, vinta dal suo proposito fermo, corre alla banca, prende il coltello che è sopra di essa, mormora con voce soffacata.) — No! Nun ce ha da i' (Sparisce sotto l'arco ed entra nella stalla. Dopo un breve silenzio si ode nell'interno un rumor sordo, seguito da un replicato scalpifio di cavallo. Cannetella riappare sotto l'arco. Getta il coltella sulla banca. È pallida, agitata, tremante).

SCENA X.


detta e Totore.


Totore


(Nell'entrare, è colpito dall'agitazione di Cannella. D'un tono preoccupato:) — Cannetè! Nun saccio comme te veco... Che te siente?

Cannetella


(Dominandosi). — Niente...
[p. 512 càgna]

Totore


(Indredulo). Niente? È troppo poco. Ti si' fatta ianca comm'a na morta. (Si accorge che ella ha una mano lievemente macchiata di sangue). Chesto è sanghe! che te si' ferita?

Cannetella


(Cercando di nascondere la mano) — Io? No!...

Totore


(Le prende la mano). — Comme, no? Chesto è sanghe! Addò te si' ferita?

Cannetella


Cca... vicino a' gamma... Ma è nu scippo: cosa 'e poco mumento.

Totore


(Ansioso). E comme? comme?

Cannetella


Accussì... 'nnavvertentemente... so' ntuppata vicino a 'e fierre d''o lietto.
[p. 513 càgna]

SCENA XI.


detti e Fortunato.


Furtunato


(Viene dalla via. Reca parecchi nastri azzurri e rossi. Entra, canticchiando una nenia popolare. Si avvia verso la stalla. Attraversando la via, guarda con un lieve sorriso di scherno Cannetella e Totore). Ve saluto.

Totore


(Con alquanta freddezza). — Bongiorno. (Fortunato entra nella stalla)..

Cannetella


(preoccupatissima, ma contenendosi per non impressionare Totore). — Si' stato a' Dugana?

Totore


Mo vaco.

Furtunato


(Dall'interno, forte, come sferzando un cavallo). — Ah!... Ah!... (Cannetella allibisce).

Totore


(Osservandola). — Ma che d'è?... Tu cagne culore?)... Ch'è stato?
[p. 514 càgna]

Cannetella


T'aggio ditto ca nun è niente... Nun è niente!

Furtunato


(Riappare sotto l'arco, agitatissimo. Borbotta): Sanghe d''a morte! E... chi è stato?

Totore


(A Furtunato) Che v'è succieso?

Furtunato


Mm'hanno svenato 'o cavallo!... Na botta 'int'a gamma deritta!... È nu dispietto! Sanghe d''a Marina! È nu dispietto! (A cannetella). Vuie... nun sapite niente?... nun avite visto niente?

Cannetella


Niente.

Fortunato


(Contemplandola acutamente). Nun stiveve cca vuie, quanno io so' asciuto, p'accattà 'e fettucce?

Totore


(Guarda Cannetella; comprende. A Furtunato, come a distoglierlo). Che saccio, si' Furtunà: state parlanno 'e na manera... [p. 515 càgna]
Fortunato


(Amaro). E... si è lecito, comme aggia parlà?

Totore


Vuie state mangianno limmuncella piccole! Pare comme si 'o dispietto ve l'avesse fatto Cannetella.

Furtunato


Io, pe massima vosta, nun faccio mali penziere 'e nisciuno...

Totore


E allora?

Cannetella


(Con simulata commiserazione). Va trova chi ve vo' male, Furtunà!

Fortunato


(Concitato) È nu dispietto!... È nu sfregio!... Severeddio! Me l'hanno fatto pe nun mme fa i' a' festa! Pe me fa fa' na scumparza!

Totore


E allora, addimmannatelo a chi teneva stu scopo.

Furtunato


E mo, a don Giuvannino chi 'o sente?!... [p. 516 càgna]
Totore


(A Cannetella, pianissimo, con severità). Si' stata tu?

Cannetella


(Abbassa gli occhi e non risponde).

SCENA XII.


Cuncetta, Giuvannino e detti.


Giuvannino


(Un uomo sulla quarantina, un po pingue e un po goffo negli abiti di festa. Entra a braccetto di sua moglie.) Salutammo.

Cuncettina


(Una florida popolana di trentacinque anni, Veste sfarzosamente). A questi signori! (Guarda Cannetella, che volge le spalle, e sorride dispettosamente).

Totore


Salute a don Giuvannino! Ve ne iate a Muntevergine?

Giuvannino


È pe fa' cuntenta la mia signora.


[p. 517 càgna]
Totore


Facite buono. Ogne tanto cev''o poco 'e divertimento.

Giuvannino


(Grave e compunto, correggendo:) — È pe devuzione, nun già pe divertimento.

Totore


Cca sta pure 'onna Cuncetta nosta! (Ammirandola). Teh! Mme parite na rigina!

Cannetella


(Pianissimo, d'un tono sarcastico). — Già. 'A rigina Giuvanna!

Giuvannino


(Che è vicino a Cannetella). — Comme dite? come dite?

Cannetella


Dico... ca 'a iurnata è bella; ma 'o diavolo nce ha miso 'a coda, pe nun ve fa i' a Muntevergine.

Giuvannino


(Sorpreso). — Comme? comme? E pecchè? (Fissa acutamente Cannetella). — Pecchè?

Cannetella


Che saccio... 'O cavallo.... [p. 518 càgna]
Giuvannino


'O cavallo?... (A Fortunato). Ch'è stato, 'o cavallo?

Furtunato


(Con poca voce). — Cose 'e ll'ato munno! Poco fa, so' asciuto nu mumento, p'accattà 'e ffettucce p''e nocche. Quanno so' turnato, aggio truvato 'o cavallo... cu na botta 'e curtiello 'int''a gamma deritta.

Giuvannino


Severeddio! (Corre precipitosamente nella stalla).

Cuncettina


Uh! (Quando il marito è uscito, disperatamente:) E mo chi 'o sente? chi 'o sente, a maritemo? E chi 'o po dà tuorto? Giesù! 'O murello! 'O meglio cavallo d''a stalla!

Furtunato


È stata na disgrazia, o nu dispietto ca mm'hanno fatto!

Cuncettina


Nu dispietto?! E pecchè, stu dispietto?

Furtunato


(A 'on Giuvannino, che rientra). — Avite visto?


[p. 519 càgna]
Giuvannino


(Tremante d'ira). — Aggio visto! Aggio visto! Sa' che te dico? Pigliete 'a bacchetta; e vattenne!

Furtunato


Ma che colpa nce aggio io, princepà?

Giuvannino


Niente! Nun sento ragione! (Una pausa) A Muntevergine nun ce se va. Nu patrone 'e cetatine, comme a me, nun po ghi' a' festa cu nu cavallo 'e scarto (A 'onna Cuncetta). Mme dispiace pe te.

Cuncettina


Abbasta ca nun te piglie collera, nun fa niente. Ce iammo dimane, c''o baio... Tanto pe tanto, è buono ca ce stammo a' essa, ogge. Tenimmo 'e piccerillo malato.

Giuvannino


Aie ragione. (A Furtunato, con livore). Ma tu, tu, fore d''a casa mia!

Furtunato


Ma ragiunammo: si è stata na disgrazia...

Giuvannino


E che sto parlanno francese? Si te dico ca nun voglio ragiunà!


[p. 520 càgna]
Cuncettina


(A 'on Giuvannino, teneva e circospetta) E mena, mo! Quanno maie 'e' fatto male a quaccuno, tu? Furtunato è nu buono giovene, è nu buono cucchiere. E nun t'ha fatto maie lagnà...

Cannetella


(Ha un sorriso fremente di rabbia). Così è!

Furtunato


E po', è na cosa 'e poco mumento! 'O cavallo se guarisce. Ll'aggio fatto pure 'a mmedecatura.

Giuvannino


Te ne vaie, o no? Ma che mm'avisse pigliato pe pastore? 'O cavallo mme resta zuoppo! E so' cchiù 'e mille lire iettate a mare! Capisce? Cchiù 'e mille lire! (A 'onna Cuncetta) Già, io t''o dicevo: chiste so' cucchiere ch'anno 'a manià cavalle d''o Ponte!

Furtunato


(Alquanto risentito, ma contenendosi). 'On Giuvannì!...

Cuncettina


(Subito, interrompendo). Iammo, mo: nun esagerammo... Chesta è 'a collera ca te fa parlà accussì...


[p. 521 càgna]
Giuvannino


(A 'onna Cuncetta). E prutieggelo, tu! Prutieggelo! Tu piglie 'e difese 'e stu bello mobele; e a me chisto mme tocca 'a nervatura!

Fortunato


Ma, Giesummaria! Io me ll'aggio cresciuto 'int''e ccarte, a chill'animale! Ll'aggio tenuto comm'a nu brillante! Mannaggia chi nce ave colpa!

Totore


Iammo, 'on Giuvannì! Vuie site nu brav'ommo...

Concettina


(Pigliando a braccetto il marito). Iammo... Iammuncenne a' casa... A Muntevergene nce iammo dimane, si Di' vo'... (A furtunato con finta severità). E tu resta... E penza a curà 'o cavallo. Capisce, o no? Va chiamma 'o ferracavallo...

Furtunato


Pe mo, ll'aggio fatto 'e bagnature 'e ll'aggio nfasciato. Vedite ca 'o cavallo, 'int'a duie o tre ghiuorne, si rimette. Mo vaco a chiammà 'o ferracavallo, areto 'a chiazza. Chillo è 'a penna! [p. 522 càgna]

Giuvannino


(Alquanto rabbonito). Statte lloco, tu e guardeme 'aimale. Mo, passanno, nce 'o dico io ca venesse. E miette 'a capa a fa' bene! Penza ca mo te canosco piro.

Fortunato


Stàteve sicuro, princepà.

Cuncettina


E bona giurnata. Tengo nu penziero pe chell'anema 'e Dio!

Futunato


Ma che tene 'o piccerillo vuosto, 'onna Cuncè?

Cuncettina


Soffre 'e cummerzione. Povera criatura!

Furtunato


È na iettatura, chesta! Mettitele 'o curniciello p''e mal'uocchie.

Totore


Quanta sciucchezze! Chiammate 'o miedeco... [p. 523 càgna]

Giuvannino


Io, pe me, miedece e medecine luntane 'a casa mia! 'A mmedecina io nun ce credo. Quanno ha da venì na disgrazia, è Dio ca nce 'a manna.

Cuncettina


(Scandalizzata). Uh, Sant'Anna mia! Giuvannì, tu che dice?!

Giuvannino


Dico ca è tarde, e nuie stammo ancora cca. Iàmmece a spuglià. (Con gesto largo). Salute a tutte!

Totore


Ve saluto, 'on Giuvannì. ('On Giuvannino esce solo. Cuncetta si accosta a Furtunato: entrambi parlano sottovoce, animatamente).

Totore


(A Cannetella) Io vaco a' Dugana. Arrivo tarde, ma nun fa niente.

Cannetella


E, si è tarde, che ce vaie a fa'?

Totore


Nce aggio 'a i' a forza. Ogge è sàpeto, e corre 'a paga.
[p. 524 càgna]

Cannetella


(Accennando con l'occhio a 'onna Cuncetta e a Furtunato). Tutte comm'a tte avarriano 'a essere ll'uommene, Totò! Ma che! manco 'e scarpune, ll'ate! Manco 'e scarpune!

Totore


(Spallucciando). Cannetè!

Cannetella


Tu si' nu faticatore. Tu si' nu galantomo. Tu 'e calle 'e ttiene ncoppa 'e mmane, no ncopp''o core. Tu nun si' comm'a ll'ate.... nun si' cumm'a ll'ate, ca vanno ascianno 'a fatica leggia....

Cuncettina


(Pianissimo, a Furtunato). Che ll'ave cu vuie chella zandraglia?

Furtunato


'Assate 'a sfucà! È 'e mmiria! (Ripiglia il discorso interrotto, con ardore). Dunque? Venite

Cuncettina


(Quasi a fior di labbra). No.... nun po essere, Giuvannino... [p. 525 càgna]

Furtunato


E meh! Cca nun ce passano manco 'e sierpe, a chest'ora. (Supplichevole) Meh!

Cuncettina


E va buono! Facio tutto 'o pussibile. Sperammo ca 'o piccerillo passasse meglio.

Furtunato


Io v'aspetto...

Totore


(Che finora avrà parlato sottovoce con Cannetella, ora un pò severo). Mme so' spiegato? Penza a tte, e nun te mettere mmiezo a sti rotola scarze. Io torno cchiù notte. (A 'onna Concetta e a Furtunato). Bongiorno e salute!

Cuncettina


Ve saluto, Totò.

Furtunato


Salutammo.

Totore


Salutammo. (Esce).

Cannetella


(Lentamente, va a sedere dietro il banco). [p. 526 càgna]

Furtunato


'A cca a n'a' poco, vene 'o masto e ve faccio sapè 'o cavallo comme passa. Anze cchiù tarde, venite vuie cca.

Cuncettina


Si pozzo lassà nu mumento 'a criatura.... Chi 'o vo' sentì a Giuvannino, si 'o cavallo lle resta zuoppo!

Furtunato


Stàteve a penziero cuieto. Chillo 'o masto o fa guarì a ll'istante.

Cuncettina


(A Cannetella, con un sorriso sforzato). Ve saluto Cannetè.

Cannetella


(Ironica). Schiavuttella vosta! E cunzervatece l'amicizia!

Cuncettina


Sempe! (Esce). [p. 527 càgna]
SCENA XIII.


Cannetella e Furtunato.


Cannetella


(Non appena 'onna Cuncetta è uscita, vivissimamente). 'A semmenta s'avarria 'a seccà, 'e sti spine!

Furtunato


(Dispettosamente)- So' spine doce! Schioppano lire!

Cannetella


'O sanghe d''a povera gente! (Una pausa) Eppure.... chi sa?... tutto nzieme, vuie ve site cagnato... Mo iate 'n tuosto (Fa l'atto di chi conta monete). Mme spiego? Nun ireve accussì, l'anno passato.

Furtunato


(La guarda, come volendo indagarne il pensiero).

Cannetella


E pecchè mme guardate? Che mme vulisseve canoscere?

Furtunato


(Calmo, ponderando le parole). Abbuonicunte, vuie mo... nun sapite... chi ha ferito 'o cavallo?
[p. 528 càgna]

Cannetella


(Senza turbarsi). Io? E che fosse 'o muzzo 'e stalia vuosto, io? E po', vuie pecché ve pigliate tanta collera? 'A signora ve prutegge... Nun avite visto comme appapagnava 'o marito?

Furtunato


E turnate 'a ceppo! Mettite sempe campanelle 'n canna 'a gatta, vuie!

Cannetella


Ve sbagliate. Comme se dice? Chello ca nun se fa, nun se sa. Stateve accorto, però...

Furtunato


(Subito). A vuie che ve ne preme?

Cannetella


(Sarcastica). Mme preme 'e vuie, ca site nu buono giovene... ca mangiate pane e fatica, mo nce vo'!

Furtunato


'I comme 'a sapite longa!... (D'improvviso, aspramente). Site stata vuie, ca mm'avite ferito 'o cavallo, pe nun mme fa' i' a Muntevergene. Bella azione ca sapite fa'!... [p. 529 càgna]
Cannetella


(Senza scomporsi). Na vota mme putevo mpurtà 'e vuie. Ma, mo! Acqua passata...

Furtunato


Vuie tenite 'a malignità 'n cuorpo! E site capace 'e chesto e ato.

Cannetella


Overo?

Furtunato


Sì, vuie sarrisseve bona pure 'e mme fa fa' 'a pelle, pe ve levà 'a preta 'a 'int''a scarpa.... Già, site napulitana....

Cannetella


(Subito, con alterigia). E pe chesto nun saccio fa' male a nisciuno! (Recisamente), Vuie, pe me, site n'ommo muorto.

Fortunato


E, allora, pecchè ce perdite 'o tiempo 'e mme dà tuosseco?

Cannetella


A vuie?! Io penzo a vuie quanto penzo a' gatta ca tengo a' casa. (Una pausa. Poi con un subitaneo senso di malinconia). Però si pe nuie quacche cosa nun è morta ancora, [p. 530 càgna]ha da murì!... Vuie iate a Muntevergine, dimane?... Mme facite nu piacere, si v''o cerco?

Fortunato


Nu piacere?

Cannetella


(Contenendo la sua commozione). Ncoppa 'o Spitaletto... l'anno passato... ve ricurdate?... attaccaiemo duie mazzette 'e ginestre... Ve ricurdate?...

Fortunato


(Accenna di si). Sì. Mme ricordo.

Cannetella


Ah, ve ricurdate!.. Embè, sentite... Dimane, quanno arrivate llà.... ricurdateve 'e chilli ginestre attaccate... e sciuglitele (Sorridente, ma tutta vibrante di tenerezza pietosa). Io v''o dicevo.... v''o dicevo: che l'attaccammo a fa', si nce avimmo 'a spartare? E vuie dicisteve ca no.... Invece!...

Furtunato


(Confuso, stanco e un po' rude). Ma che so' stato io?...

Cannetella


(Subito, impossessandosi di tutto il suo orgoglio, come pentita della sua breve, involontaria dedizione, esclama recisamente:) No... No... Avite ragione.... So' stata io... E forse... [p. 531 càgna](Riassumendo il tono sarcastico abituale). E, forse, è stato meglio accussì... Nun se sape maie chello ca po succedere... (Una pausa).

Furtunato


È giusto. Meglio nu dispiacere mumentaneo. A la fine, vuie site figliola e... (Come a liberarsi da un incubo, va sotto l'arco e chiama, a stesa): Mastu griò! Mastu Griò!

Cannetella


(Con un sordo ruggito di disprezzo:) Nfame! (Ritorna al banco e si abbatte sulla sedia).

SCENA XIV.


detti e Un maniscalco.


Maniscalco


Eccoce cca, a nuie. (Reca gli strumenti del suo mestiere).

Furtunato


E tanto ce vuleva, p'avè l'onore!

Maniscalco


Levàte sti ffrase! Aggio avuto 'a ferrà 'e premura 'o cavallo 'e 'on Peppe 'e San Giuvanne. E so' tricato nu poco. Addò sta 'o cavallo? [p. 532 càgna]

Furtunato


Dinto. (Indica verso la stalla).

Maniscalco


E purtatelo cca fore! È meglio ca l'osservammo a 'o llustro.

Furtunato


E chillo nun se po sosere. Sta iettato 'n terra 'a lettèra.

Maniscalco


Na botta 'e sanghe?

Furtunato


Vuie qua' botta 'e sanghe! È stata na botta 'e curtiello. Nu dispietto. Trasite.

Maniscalco


Iammo a vedè! (Furtunato e il maniscalco entrano nella stalla)

Cannetella


(Si alza e si avvicina, con circospezione alla porta della stalla, spiando).
[p. 533 càgna]

Furtuna


(Di dentro, forte). Ah!.... Ah!.... Ah!....

Maniscalco


(Di dentro). Tenitele ferma 'a gamma.... Accusssì... Aizate 'a lanterna.... Addò sta 'o sicchio?...

Furtunato


(Di dentro). Vicino a' mangiatora....

SCENA XV.


Cannetella e Totore.


Totore


(Sorprendendo Cannetella a spiare, le chiede in tono di rimprovero:) Che staie facenno lloco?

Cannetella


(Impacciata) Guardavo....

Totore


Che guardave? Tu staie facenno 'a spia... Pecchè ll'e' ferito 'o cavallo?

Cannetella


(Esitante). Io?.. [p. 534 càgna]

Totore


Tu, sì! Nun annià. Si' stata tu! Ll'''e' fatto pe dispietto a Furtunato, è ovè? Pe dispietto? E comme, comme tu nun te vuò scurdà 'e chill'ommo? Tu nun te vuò capacità ca chillo mio signore nun è marito pe te? Chillo è n'anema perza.

Cannetella


Nun ce penzo cchiù, Totò. Nun ce penzo cchiù! (Sta qualche momento come assorta. Poi, con un sorriso). Vaie a mangià?

Totore


No. Si vuò venì a mangià cu mmico? Chella vicchiarella 'e mammema mm'ha priparato nu poco 'e capretto 'o furno. Viene. Te voglio fa' alleccà 'e ddeta.

Cannetella


Nun pozzo venì. Mme dispiace... ma nun pozzo venì.

Totore


Pecchè?

Cannetella


Nun è pe te, Totò. Tu 'o ssaie. Ma 'o munno è malamente.


[p. 535 càgna]
Totore


Tutte sanno ca io so' stato nu pate, pe te.

Cannetella


Ma 'e mmale lengue so' troppe.

Totore


(Rassegnato). E allora, 'amme 'o permesso. E te raccumanno: nun penzà cchiù a chillo galantomo (Esce).

Cannetella


(Dopo una breve meditazione, rientra nella sua casa. Sotto l'arco, compariscono Furtunato e il maniscalco).

SCENA XVI.


Furtunato e il Maniscalco


Maniscalco


(A Furtunato). Lassate 'o sta' accussì, pe mo. Dimane lle facimmo 'a mmedecatura.

Furtunato


(Preoccupato). Ma se guarisce, o perde 'a gamma, masto Griò?


[p. 536 càgna]
Maniscalco


Chesto nun se po di' ancora, pecchè 'a gamma sta gunfiata (Grave). Cheste so' malatie 'e surpresa, pecchè, capite?, l'animale nun tene 'a lengua, comme 'o cristiano.... Be'. Ce vedimmo dimane...

Furtunato


Tenitece 'o pensiero, se' ma'.

Maniscalco


L'arte fa chello che po. 'O Pataterno fa 'o riesto (Esce furtunato rientra nella stalla).

SCNEA XVII.


Cuncetta, poi, Cannetella


('Onna Cuncetta entra guardigna, sospettosa. Avanza un po', lentamente; poi raggiunge, con passo rapido, il portone della stalla. Bassa, a brevi, replicati colpetti. D'improvviso, Cannetella appare sulla soglia della sua casa; vede 'onna Cuncetta; si ritrae dietro l'arco, in osservazine. La porta si apre; Furtunato è tra i battenti. Cannetella ha un impeto di [p. 537 càgna]ribellione, subito represso. 'Onna Cuncetta e Furtunato entrano nella stalla. La porta si chiude).

(Cannetella riappare. È agitata, sconvolata, tutta scossa da brividi. Si sofferma, pensosa. Pure invasa da un'idea di morte. Muove qualche passo. Si sofferma nuovamente. Raggiunge, a passi cauti, lo stallazzo. Rimane un po' in ascolto, quasi in agguato. Poi, vinta da un'impeto irresistibile di vendetta, corre al banco, impugna il coltello, ritorna alla porta. I suoi occhi lampeggiano di ferocia. È per bussare; ma udendo i passi di 'on Giuvannino, che sopraggiunge, retrocede con terrore).

Cannetella


'O marito?! (Il coltello le cade di mano).

SCENA XVIII.


Cannetella e Giuvannino.


Giuvannino


(Colpito dall'esclamazione di Cannetella, ripete, sbalordito:) 'O marito?!... (Balbettante:) E che d'è.... 'o marito? (Come vinto da un terribile sospetto, si batte violentemente la fronte, e manda un urlo soffocato). Muglierema sta llà? (Indica il portone della stalla). Llà?! (Vede il coltello, lo raccoglie, si precipita verso la porta della stalla). [p. 538 càgna] (Il dialogo seguente deve esser detto a voce bassissima).

Cannetella


(Atterrita, cerca di trattenerlo). No!... No!... Ve site sbagliate....

Giuvannino


(Ritornando). Mme sbaglio? (Sogghignando). E tu?... Che facive tu, nnanze a chella porta?

Cannetella


(Confusa, balbetta). Io?.... Io?....

Giuvannino


(Svincolandosi e respingendola, bruscamente). Lète 'a lloco!

Cannetella


(Barcolla; ma riafferra il braccio di 'on Giuvannino, soffocando). No!... Nun voglio! Nun voglio!...

Giuvannino


(Lottando). Lassa!... Mannaggia!...

Cannetella


(Resistendo). No!... Io allucco!.... Io chiammo gente!....
[p. 539 càgna]

Giuvannino


(Impaurito e feroce). Zitta! Statte zitta!

Cannetella


No.... Si facite nu passo, guaie a vuie!

Giuvannino


Zitta!

Cannetella


No!

Giuvannino


Mannaggia!.... (Al colmo del furore, le è addosso; l'afferra per le spalle, mentre con una mano le chiude la bocca; la trascina verso la casa, e ripete con voce soffocata:) Cca!.... Cca!.... E zitta!...

Cannetella


(Simultaneamente, dibattendosi, con rantolo affannoso). No!... No!... Gente!... Currite!... Gente!... ('On Giuvannino e Cannetella spariscono, lottando, nella casa. Dopo qualche momento, 'on Giuvannino riesce e chiude la porta).

Giuvannino


(Ha gli occhi terribili, il volto acceso. Va alla stalla; vi si ferma innanzi qualche istante. Poi, si decide a picchiare. Chiama con voce addolcita:)
Cuncè! Cuncè! (Con viva [p. 540 càgna]premura). Cuncè! Viene a' casa. 'O piccerillo passa peggio!.... Ll'è venuto nu svenimento!.... Io mm'abbìo!...

Cannetella


(Di dentro, con voce soffocata). Furtunà!.. Furtunà!... Nun arapì!... T'accide!
(Ma la sua voce arriva fiacca e affannosa).

Giuvannino


(Rimane qualche istante a origliare dietro la porta della stalla, sogghignando. Quando si accorge che la porta è per aprirsi, si allontana e va ad appiattarsi dietro l'arco).

SCENA XIX.


detto e Cuncetta, Furtunato, Cannetella.


Cuncettina


(Comparisce sotto l'uscio. Ha il volto arrossato, il petto in ansia. Nei suoi capelli ha alcuni fili di paglia. Guarda impaurita intorno. È per uscire dall'angiporto. Il marito le piomba alle spalle e l'afferra).

Cuncettina


(Manda un grido di terrore). Madonna mia!... (Fa un breve giro su sè stessa; e cerca di sfuggire dalle braccia del marito). [p. 541 càgna]

Giuvannino


(La trascina sotto l'arco, colpendola). Mala femmena!...

Cuncettina


(Con un rantolo). Ah!...

Giuvannino


(Getta il coltello; esce atterrito dall'angiporto e fugge, silenzioso).

Cannetella


(Di dentro, con voce soffocata). Nun arapì!... Furtunà!... Nun arapì!... (Batte replicatamente alla porta).

Cuncettina


(Si trascina carponi, morente, fino alla stalla. Leva la mano a picchiare. Invoca col rantolo dell'agonia:) Furtunà!... Aiuteme!.... Mm'ha accisa!.... (Picchia nuovamente. Nessuno risponde. Ella cade, sfinita, imprecando negli spasimi della morte immediatamente:) Nfame!... Mm'ha lassata... Nfame!... (Si abbatte contro il suolo, morta).
(Continuano le grida rauche di Cannetella, Giungono dalla via, lo scalpitìo dei cavalli e il tintinnio dei sonagli.

FINE



Napoli, Sett. 15-19-1898.